Nostalgia di “Grunge”

Che fine ha fatto Seattle, Patria del Grunge? Una domanda che in molti si stanno ponendo, per lo più quarantenni che hanno vissuto quegli anni ’90 ma anche i figli di quella generazione, la mia generazione. Quello “strano” stile musicale divenuto vero e proprio movimento di massa, riuscendo a coinvolgere intere folle giovanili. Un fenomeno dilagato in Europa prendendo piede anche da noi e riuscendo ad influenzare il panorama rock e a dominare pure il mondo della moda e quello dell’arte. Non a caso la rivista Vogue dedicava la copertina alla nuova moda che avanzava da Seattle, moda giunta fino ai giorni nostri. Osannato anche dal cinema, che con il film “Singles” mostrava attraverso la splendida interpretazione di Matt Dillon tutto il sottobosco culturale da cui traeva origini questo fenomeno, il Grunge ha avuto tra i suoi capostipiti i giovani musicisti di Seattle, Andrei Wood e i suoi Malfunkshun in primis. Pearl Jam, Mother Love Bone, Soundgarden, Alice in Chains, Skin Yard, Coffin Break, Mudhoney sono solo alcune delle bands nate nei garages della cittadina della West Coast ma quando si parla di Grunge a tutti viene in mente il “teen spirit” per eccellenza: Kurt Cobain dei Nirvana. Canzoni come “Smells Like Teen Spirit” sono suonate ancora oggi dalle radio, dalle Tribute Band e pure dalle discoteche condite in salse “techno-mix”. Suicidatosi nella sua villa di Seattle a soli 27 anni (oggi ne avrebbe 49; n.d.a.), Kurt ha interpretato coerentemente fino all’ultimo l’inquietudine e la rabbia gridate in ogni suo pezzo. Le sue ultime righe: “Meglio andarsene con una vampata, che morire giorno dopo giorno (…)” Come i “Mods”, il “Punk” ed altri fenomeni giovanili del passato il Grunge è rimasto oggi nel cuore di pochi irriducibili. D’altronde la nostra è un’epoca dove tutto viene bruciato in pochi attimi e il tempo non risparmia certo gli Stones di Jagger o i Pink Floyd di Gilmour. Anche quelle chitarre incazzate farcite di camicioni felpati, scarpe slacciate e jeans rigorosamente corti, elementi necessari della divisa ordinaria di ogni “grunger” che si rispetti, sono durati poco più di un lustro. Oggi è tutto diverso, oggi si conusmano canzonette propinate dal piccolo schermo in quantità industriali. Oggi i “talent” stanno uccidendo la musica. Oggi il Grunge sarebbe deriso… troppa rabbia da gridare! Chris Cornell, amico di Kurt e leader dei Soundgarden in una storica intervista a Rockstar alla domanda che fine avesse fatto il Grunge, afferma: “…cambiando è già ora di cambiare!”, zittendo così tutti quelli che per capire ciò che accade loro attorno cercano di catalogare ogni cosa, per poterla conoscere o, meglio ancora, usare. Ma per fortuna il Grunge non è stato una bella definizione da vocabolario e come la fine dei Jam di Paul Weller ha portato necessariamente la fine dei Mods, la morte di Kurt ha definitivamente chiuso il capitolo Grunge… thanks teen spirit!

 

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