LA SINTESI: INTERVISTA CON GIUSE SABELLA

Sono sempre stato attratto (e lo sono tuttora) dalle band italiane che hanno portato bellezza e novità in un panorama musicale, quello italiano, che non lascia spazio alle composizioni originali ed innovative, ripiegando spesso sul “già sentito” o peggio sulle imitazioni dei cosiddetti “Big”.

Il lettore oramai ben conosce la posizione di chi scrive e sa pure la sua totale avversione per le canzonette ed i tributi.

Dai tempi dei KARMA di “Terra” e dei MOVIDA di “Frammenti simili”, tra la fine degli anni novanta e l’inizio degli anni zero, ho sempre ammirato l’underground milanese foriero di novità innovative dal punto di vista musicale e compositivo.

A quattordici anni dallo scioglimento ho incontrato per una chiacchierata Giuseppe “Giuse” Sabella basso e voce del disciolto gruppo milanese “La Sintesi”, progetto seducente di quegli anni a cavallo del nuovo millennio.

Oggi Giuseppe Sabella è ricercatore sociale e saggista, collabora con varie testate giornalistiche tra cui Il Sole 24Ore, è autore di libri legati al welfare ed all’economia tra cui cito “Da Torino a Roma: attacco al sindacato – La crisi dei corpi intermedi e il futuro della rappresentanza” e l’ultima fatica fresca di stampa che ho appena acquistato: “Rivoluzione metalmeccanica. Dal caso Fiat al rinnovo unitario del contratto nazionale” (Guerini e Associati – La Nuova Industria – Pagine 149).

Lucido, senza rimpianti, Giuse racconta scavando nei ricordi, qualcosa del gruppo, esprimendo alcune interessanti considerazioni sulla scena musicale italiana.

PERTH: Mi è sempre piaciuto il nome della band di cui hai fatto parte per 12 anni assieme a tuo fratello Michele, a Giorgio Mastrocola e a Lele Battista, mi pare quasi una «risposta definitiva» che c’entra con la vita. Senza facili retoriche, senza troppe nostalgie, senza esagerati romanticismi: chi è stata “La Sintesi”?

GIUSE: “La Sintesi” è stata la grande avventura della nostra adolescenza. Ci siamo ritrovati da amici attorno ad un grande progetto che faceva vibrare il nostro cuore sognante. Da qui anche il nome del nostro primo disco, “L’Eroe Romantico”, l’Eroe che rincorre i suoi sogni.

PERTH: Dopo molti anni ce lo puoi dire: perché vi siete sciolti?

GIUSE: Semplicemente perché per ognuno di noi la vita stava cambiando. Ma non ne eravamo del tutto consapevoli. Cosi, con molta sofferenza, abbiamo accettato di andare incontro al cambiamento, senza mai dirci «è finita». E così ognuno di noi ha capito ciò che desiderava per il proprio sé e, col tempo, ad accettare il nuovo sé dell’altro. È stata dura, ma dopo un primo momento difficile ci siamo riscoperti amici in un modo nuovo… amici per sempre: quello che ci ha unito resta indelebile.

PERTH: Alcuni componenti de “La Sintesi” hanno continuato con proprie esperienze musicali, ora ti occupi con successo di tutt’altro ma tu hai mai pensato ad una carriera solista?

GIUSE: No, mai. In un primo momento volevo lavorare per l’ufficio artistico di una Casa Discografica, volevo continuare a lavorare con gli artisti in un modo nuovo. Alla fine mi ero sempre occupato dei rapporti con la nostra Casa Discografica ma molti fattori mi hanno portato ad accettare una proposta che arrivava da altro settore, che è quello dove mi sono specializzato e dove ho maturato la mia professione attuale.

PERTH: “Ho mangiato la mia ragazza”, Sanremo 2002, un pezzo che fa storia anche oggi, come è nato?

GIUSE: È un brano scritto da Lele (Battista) dopo aver letto un saggio sul cannibalismo, ha molto a che fare con il rapporto con l’altro. Anche Gesù si fa mangiare dai suoi apostoli per essere sempre con loro. Questo era ciò che Lele voleva dire con questa canzone: «ho mangiato la mia ragazza affinché lei fosse con me per l’Eternità». Tant’è che Pippo Baudo, che ci aveva voluto al Festival, ci presentò parlando di «atto d’amore completo, metafisico». Aveva capito bene…

PERTH: Immaginiamo oggi una ipotetica raccolta dei gruppi italiani appartenenti alla scena, alla generazione, di cui anche voi avete fatto parte in un modo o nell’altro, quali tra i vostri brani metteresti nella compilation?

GIUSE: Sicuramente “Tempo alle Mie Voglie”, la nostra prima Hit; suona ancora attualissima. E poi “Sbalzi d’Amore”, “Curiosità”, “Nero”, “Stare Fuori”, “Bollette Trasparenti”, “Un Periodo un po’ Così”. E, perché no… “L’Impronta”.

PERTH: Il fermento milanese degli anni zero di cui avete fatto parte, al netto di pochissime band, non è riuscito a confermare le attese. A tuo avviso perché?

GIUSE: Perché da allora i principali «fruitori» della musica sono stati interessati più agli eventi televisivi come i Talent che non alla musica stessa.

PERTH: “Curiosità“ per un rocker incallito come il sottoscritto è il brano più bello dell’album “L’eroe Romantico” e oltre alla musica una frase mi ha colpito: «…voglio passare tutta la vita a curiosare…» affascinante la posizione. Ce ne parli?

GIUSE: Per me è sempre stata il nostro inno. E lo è anche oggi. La curiosità è importante per poter scoprire ogni giorno cose nuove. Mi sono sempre sentito molto descritto da questa canzone, non solo nelle parole ma anche dall’energia che liberava.

PERTH: Quanto è contata per “La Sintesi” la vicinanza artistica di Morgan ex leader dei “Bluvertigo”?

GIUSE: Abbiamo incontrato e conosciuto Morgan nel 1995 ad un concorso per giovani band milanesi che avevamo vinto anche col suo voto di giudice. Già all’epoca si cimentava in questo ruolo in cui è molto bravo – fatti salvi i suoi eccessi – perché è un profondo conoscitore di musica. E questo è ciò che ci ha unito: la sua cultura musicale. Condividevamo ascolti che all’epoca erano banditi, vedi la musica anni ’80 per esempio. Morgan ci ha spinto a credere fino in fondo nella nostra musica e ci ha permesso di agganciarci alla Sony Music, che ha poi prodotto i nostri album e ci ha portato a Sanremo nel 2002. Morgan non è stato solo un produttore, ma, come dicevamo allora, il “Quinto Elemento” giocando col titolo del famoso film di Luc Besson.

PERTH: La Sony vi ha lasciato libertà artistica?

GIUSE: Si, da un punto di vista musicale nessuna intrusione. Aggiungo che la Sony ci ha permesso di lavorare con professionisti di altissimo livello nel campo dell’immagine, registi, videomaker, fotografi, grafici, etc.

PERTH: Come ricordavi prima, oggi, non solo è cambiata la musica in Italia, ma è cambiato l’intero meccanismo discografico, legato più alle produzioni televisive dei Talent che non alla musica originale e suonata. Cosa ne pensi?

GIUSE: Si, ed è ciò che toglie valore al circuito dei club. Oggi tutti vogliono essere «Talent». Ma il talento non si crea, il talento non lo crei perché insegni a cantare. Il talento ha solo bisogno di incontrare chi se lo prende a cuore e lo valorizza, facilitandogli un percorso virtuoso. Tutto il resto sono le baggianate che anche noi sentivamo dire dai nostri discografici. Ma quando poi loro ascoltavano la nostra musica battevano le mani. E lì finivano le chiacchiere.

PERTH: Quali erano i tuoi sogni di allora? E di oggi?

GIUSE: Allora sognavo di fare musica e di suonare dal vivo anche all’estero. In Italia avevamo suonato ovunque, da nord a sud. Oggi sogno di raccontare i miei libri: in Italia già lo faccio, vorrei farlo oltre confine. A volte penso che non sia cambiato poi molto.. (sorride).

PERTH: Un’ultima domanda che devo farti, perché interpreta il sentimento di molti lettori: non è che ci ripensate e tornate insieme?

GIUSE: Potrebbe un giorno «scapparci» una Reunion per un concerto ma come avrai capito le nostre strade oggi si sono divise, ma la nostra amicizia… quella è per sempre!

 

 

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