Do Androids Dream of Electric Sheep?

Il cacciatore di androidi (in originale Do Androids Dream of Electric Sheep?) è un romanzo di fantascienza scritto da Philip K. Dick nel 1968, da cui è stato tratto il celebre film Blade Runner di Ridley Scott (1982), in cui si rendevano umani gli androidi e si prospettava un futuro in cui il senso della razza umana erano le emozioni e i ricordi, quindi cambiava il rapporto elitario con la natura.

Da una recente intervista di Marco Carta, cantante molto acuto e intelligente, ho  recepito in una sua frase : « il digitale non avrà mai una pelle » una composta ammirazione per la tecnologia digitale e allo stesso tempo la sua « disumanizzazione ».

Ma è proprio così ?

personalmente non generalizzerei perchè in alcuni casi mi sento di asserire che : « il digitale ha la sua pelle ».

Informix  è un alchimista dei tempi moderni, diremmo, alla ricerca di una nuova forma di oro.

Per coloro che lavorano in una media o grande organizzazione possono chiedere al proprio CIO (Chief Informaton Officer) o al Capo dell’Informatica quanto grande siano i dati accumulati sui server che conservano tutti i dati portanti dell’azienda.

Scommetto che la risposta non sarà molto distante, se non inferiore, rispetto a quanto l’uomo più connesso al mondo ha accumulato a casa sua.

Se generalizziamo questo fenomeno, nel suo complesso, considerando i dati prodotti dalla nostra società, includendo individui e organizzazioni di ogni genere, possiamo capire quanto sempre più digitali e quanto Big sono i dati che ci circondano.

Cosa significa tutto questo?

Semplice (o difficile): l’informatica sta cambiando pelle. L’informatica si trasforma da “Computing Science” a “Scienza dell’Informazione”,  ma quest’ultimo era anche il nome di un corso di laurea che avevamo in Italia qualche anno fa? Esiste ancora?

 

Per decenni la priorità è stata quella di digitalizzare, o de-materializzare, come si dice in alcune industrie. In termini pratici significa trasformare carta in bit.

Quindi l’impegno principale è stato quello di rendere digitali anche i processi aziendali.

Al posto di passare carta da una parte all’altra abbiamo, in modo più economico ed efficiente, imparato a traferire bit da una parte all’altra della nostra organizzazione.

Dismettendo, di fatto, la mansione di fattorini o postini aziendali.

Adesso l’Informatica si pone un’altra sfida: guardare dentro le “carte”, ormai digitali, che vengono passate da una parte all’altra.

Il fattorino o il postino vuole capirci, magari, qualcosa di quello che trasporta.

Interpretare ciò che c’è scritto nei plichi o nei faldoni digitali, che viaggiano sulle autostrade e sulle strade elettroniche aziendali ci permette di automatizzare il processo o qualche step di lavorazione. Altra efficienza, in sostanza.

La nuova pelle dell’Informatica ci permette di passare da un mondo che potremmo definire di “automazione del processo” ad un mondo concentrato sulla “comprensione dei contenuti”.

A che pro? Supportare e automatizzare quando possibile le decisioni di uomini e o robotizzare le azioni delle stesse macchine.

Acquisire, Conservare, Trattare e ultimamente Analizzare e Interpretare dati digitali per realizzare sistemi di supporto decisionale o robotizzare un processo non è solo necessario ma è sempre questione di sopravvivenza delle aziende e delle organizzazioni, piccole e grandi. 

Il mestiere dell’informatico cambia, evolve.

Il Programmatore e Analista in grado di acquisire con interviste lunghe e faticose “requisiti” dagli utenti finali per realizzare l’auspicato sistema informativo aziendale vengono sempre più affiancati da nuovi mestieri, come quello del Data Scientist.

Quest’ultimo racchiude tra le sue competenze molte esperienze e specializzazioni.

In realtà saper analizzare ed interpretare dati è un vecchio mestiere.

L’analisi dei dati sperimentali, economici, di business, provenienti da indagini sociali o censuari è una disciplina che ha una storia di più di due secoli e che ha un nome: statistica.

C’è un elemento di novità, però.

I dati non sono solo numeri ma la digitalizzazione genera per forza di cose anche “contenuti”: immagini, video, audio, testi di ogni sorta che, abbinata all’abbondanza che si diceva prima, fa sì che alla statistica e alla Ricerca Operativa classica si affiancano nuove competenze come quelle di data mining, o competenze specializzate per l’analisi di contenuti: video, audio, testi, dati bio-informatici e cosi via.

Il Data Scientist estende lo spettro delle competenze originali in modo orizzontale, sempre più ampie ed eterogenee, combinando assieme competenze statistiche, matematiche e informatiche con competenze di problem solving e capacità di identificare problemi di business che possono essere affrontati grazie all’analisi e all’interpretazione dei dati.

Possiamo dire che il Data Scientist ha anche competenze di mediazione quando aiuta a distinguere quello che si può fare da quello che irrealizzabile.

Il Data Scientist più che uno scienziato è un professionista che applica un metodo scientifico per affrontare i problemi che riguardano l’analisi e l’interpretazione dei dati nelle aziende pubbliche e private.

La sostanza di tutto ciò è che dietro a « Informix » c’è sempre un essere umano e che quindi possiamo  concludere dicendo che il digitale ha la pelle di chi la controlla,manipola e la diffonde.

 

Salvo Esposito

 

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