Emergenza sociale: riflessioni sotto l’ombrellone

Stiamo andando verso una democrazia digitale e a mio parere potrebbe diventare anche un salto nel buio.

E’ una riflessione che mi hanno suggerito gli ultimi avvenimenti di cronaca politico e sociale, perciò quando ci porremo il problema della deriva della democrazia digitale dobbiamo verificare prima se siano aumentati il numero degli elettori e soprattutto se è aumentato lo spazio in cui ogni cittadino vede consolidato in crescere il suo potere di elettore.

Oggi lo spazio in cui il cittadino svolge l’esercizio della democrazia sta aumentando anche grazie agli strumenti tecnologici ma insieme agli spazi stanno aumentando anche i rischi correlati  che possono diventare mine vaganti per la democrazia stessa.

Un fenomeno politico tutto italiano e penso al Movimento 5 stelle, affida a una piattaforma informatica il valore della democrazia rappresentativa che offre ai propri iscritti di votare su temi diversi e formulare proposte di disegni di legge e altri iter politici.

E’ notizia recente che un hacker ha violato il loro sistema informatico per dimostrare la facilità con cui si può accedere a dati sensibili ed eventualmente alterare una votazione online , questa beffa, apparentemente dimostrativa ci deve far riflettere sui rischi e sull’affidabilità degli attuali sistemi di democrazia diretta.

Questo è solo uno dei casi più recenti che ci deve far riflettere sulla praticabilità di una democrazia digitale, è vero che delegare ad altri a rappresentarci è sempre un rischio ma fare un salto nel buio digitale e nel mondo esclusivamente virtuale può risultare ancora peggio in virtù del fatto che queste strade innescano anche processi irreversibili.

Sono convinto che ancora una volta sia stato sottovalutato il problema e solo oggi ci rendiamo conto a quali rischi andremo incontro se non poniamo dei limiti ma soprattutto se non educhiamo le nuove generazioni all’uso della rete.

Già molte volte mi sono occupato di cyberbullismo, di dipendenza da giochi elettronici e della scarsa consapevolezza che giovani e adulti hanno dell’utilizzo della rete e dei social.

Recentemente è stata approvata la legge sul cyberbullismo, è un primo passo ma non basta in quanto il problema dei rischi della rete deve essere affrontato in tutte le sue forme e non per casi singoli che il più delle volte sono solo un tentativo della politica per disinnescare la pressione della opinione pubblica.

Però bisogna ammettere che qualcosa andava fatto specialmente col dilagare della stupidità telematica dei ragazzi e progetti criminali da parte di cyberdelinquenti.

Infatti la legge stabilisce una serie di sanzioni su ogni forma di pressione telematica, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto di identità,  acquisizione o trattamento illecito dei dati personali, nonché la diffusione di contenuti con lo scopo della messa in ridicolo di una persona e ancor peggio se minore.

La prima azione, a mio parere, deve concentrarsi su una alleanza educativa tra famiglia e scuola per gestire meglio l’utilizzo inconsapevole delle nuove tecnologie. I genitori hanno la consapevolezza dei rischi a cui vanno incontro i propri ragazzi ?

A volte mi è capitato di confrontarmi sulla materia con alcuni genitori che vivono con stupore gli attacchi che vengono perpetrati da parte dei giovani nei confronti dei propri coetanei, sono convinti che cose del genere a loro non potranno mai capitare.

Un altro risvolto preoccupante  è che spesso i genitori hanno a che fare con ragazzi per certi versi estranei o addirittura stesse vittime delle nuove tecnologie che tendono sempre più all’isolamento delle persone e a costruire uno spazio limitato in cui l’unico mezzo di comunicazione è la rete.

Il problema non deve essere sottovalutato e bisogna aiutare questi genitori ad acquisire più consapevolezza e aiutarli a stabilire regole chiare e precise che definiscano tempi ed età in cui è consentito l’uso degli strumenti tecnologici e la rete internet.

I genitori non devono discutere con un bambino di 10 anni sull’uso delle nuove tecnologie, devono dire no  e magari spiegare anche i motivi, così come si faceva una volta col motorino o con altre richieste fuori luogo e fuori tempo.

La scuola, da parte sua, deve educare i ragazzi fin dalle elementari a seguire percorsi didattici sui social network mettendo in evidenza le ragioni positive con una conoscenza approfondita dei percorsi sicuri da seguire e senza la demonizzazione del web.

La scuola deve far capire che internet e i social sono una ottima opportunità ma devono essere governati in maniera consapevole sia da parte degli ragazzi che degli adulti che potrebbero essere coinvolti negli stessi progetti scolastici.

Buona riflessione e buone vacanze.

Salvo Esposito

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