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21 settembre 2018

Noemi uccisa per amore


“Non è amore se ti fa male…”

Ha confessato il fidanzato di Noemi Durini, la sedicenne scomparsa domenica 3 settembre in provincia di Lecce: è stato lui ad ucciderla.

Gli inquirenti hanno trovato il corpo della giovane.

Al padre quarantunenne del fidanzatino diciassettenne  di Noemi Durini è stato notificato un avviso di garanzia per sequestro di persona e occultamento di cadavere.

La svolta nelle indagini è arrivata ieri, mercoledì 13 settembre, 10 giorni dopo la denuncia di scomparsa della ragazza: il fidanzato diciassettenne di Noemi è ora indagato per omicidio volontario.

Le telecamere di sicurezza di un’abitazione di Specchia certificano che il ragazzo e Noemi erano insieme all’alba del 3 settembre, a bordo di una Fiat 500 di proprietà della famiglia del ragazzo.

Messo sotto pressione dagli inquirenti, il giovane ha confessato l’omicidio di Noemi: è stato lui stesso ad indicare agli inquirenti il luogo in cui si trovava il cadavere della sua fidanzatina, a Castignano di Leuca.

Il corpo della ragazza era nascosto in una campagna adiacente alla strada provinciale per Santa Maria di Leuca, parzialmente sepolto da alcuni massi: ad un primo esame sarebbero stati riscontrati segni di ferite, forse dovuti alle pietre.

Dal momento della scomparsa, i genitori di Noemi avevano continuato a lanciare appelli nella speranza di trovarla viva.

Del resto, l’iscrizione del nome del ragazzo nel registro degli inquirenti era stata subito disposta dalla Procura per i minorenni di Lecce per permettere l’esecuzione di accertamenti utili alle indagini.

Ma tanti, ora possiamo dire troppi, sono stati i lati oscuri della vicenda che hanno rallentato il lavoro degli inquirenti.

Il fidanzato ha raccontato, in una prima versione dei fatti, di aver lasciato Noemi nei pressi del campo sportivo, ma le sue dichiarazioni presentavano delle contraddizioni che hanno insospettito gli inquirenti.

Sospetti alimentati anche da un filmato che ritraeva il ragazzo diciassettenne mentre rompeva, a colpi di sedia, i vetri di un’autovettura parcheggiata nei pressi di un bar ad Alessano, città in cui il giovane vive.

L’auto, una vecchia Nissan Micra, era di una persona con la quale il giovane aveva avuto un acceso litigio proprio sulla sorte della fidanzatina.

Poco prima – a quanto si è appreso – il diciassettenne e suo padre avevano avuto un diverbio con il papà di Noemi che si era recato nella vicina Alessano per chiedere notizie della figlia.

E, adesso, si scopre che la sorte di Noemi era “CRONACA DI UNA MORTE ANNUNCIATA”.

I familiari di Noemi avevano un rapporto conflittuale con il diciassettenne e non volevano che la ragazza lo frequentasse.

Il fidanzato «era possessivo e geloso, non voleva che mia cugina vedesse altre persone, la picchiava», ha raccontato Davide, cugino della vittima.

Qualche tempo fa la mamma di Noemi, Imma Rizzo, aveva segnalato alla magistratura minorile il ragazzo a causa del suo comportamento violento.

La donna aveva chiesto ai magistrati di intervenire per far cessare il comportamento violento del ragazzo e allontanarlo dalla figlia, che frequentava con qualche difficoltà l’istituto professionale «Don Tonino Bello» di Alessano.

Ne erano nati due procedimenti: uno penale per violenza privata; l’altro civile, per verificare il contesto familiare in cui viveva il giovane.

Ma nessuna denuncia aveva portato a provvedimenti cautelari.

Per questo motivo erano sorti accesi contrasti tra le due famiglie.

A 17 anni, il ragazzo era già in cura al Sert, per uso di droghe leggere.

Inoltre, aveva subito tre trattamenti sanitari obbligatori in un anno e aveva avuto qualche guaio con la giustizia.

Pur non avendo la patente, guidava regolarmente la Fiat 500 della mamma, fatto di cui si vantava con gli amici.

Non riusciva a controllarsi, era irascibile con tutti, anche con la sua fidanzata, una studentessa ribelle e innamoratissima di lui, tanto da assecondarlo ogni volta, anche se il ragazzo la picchiava perché geloso e possessivo.

È questo il ritratto che gli investigatori fanno ora del fidanzato di Noemi.

Forse a causa delle violenze subite la ragazzina, il 23 agosto, aveva condiviso su Facebook il post di «Amor De Lejos, Amor De Pendejos« in cui si vede il volto emaciato di una ragazza alla quale la mano di un giovane imbavaglia la bocca.

Sul polso del ragazzo c’è un tatuaggio con la scritta «Love?».

«Non è amore se ti fa male. Non è amore – è scritto – se ti controlla. Non è amore se ti fa paura di essere ciò che sei. Non è amore, se ti picchia. Non è amore se ti umilia (…). Il nome è abuso. E tu meriti l’amore. Molto amore. C’è vita fuori da una relazione abusiva. Fidati!».

Ma, a nulla sono valse queste parole profetiche… Noemi, cassandra del proprio destino, non si è fidata di se stessa, ha voluto rischiare.

All’alba del 3 settembre è uscita di casa per incontrare il fidanzato, forse dopo una telefonata, ed è stata uccisa.

E pensare che un mese fa, il 12 agosto, i due avevano festeggiato il loro primo anno di fidanzamento e Noemi aveva scritto sul social: «E non stupitevi se siamo ancora qua, abbiamo detto per sempre e per sempre sarà!».

 

 

Antonella Ferrari

 

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