Doxa: la scuola piace di più, ma gli Italiani studiano di meno…

Doxa: 9 italiani su 10 hanno un bel ricordo della scuola

A pochi giorni dalla riapertura delle scuole nel nostro Paese, la Doxa, principale ideatrice delle ricerche di mercato in Italia, ha recuperato dagli archivi una ricerca condotta ben venticinque anni fa, nel 1992, per avviarla nuovamente al fine di confrontare i risultati ottenuti in passato con quelli del presente e far luce su un tema poco discusso ma estremamente importante per ciascuno di noi: i ricordi delle esperienze vissute tra i banchi di scuola.

Attraverso questa ricerca è emerso che la maggior parte degli intervistati serba un ricordo relativamente positivo della propria esperienza scolastica.

Se nel 1992, infatti, il 6% degli intervistati aveva riferito di avere un ricordo negativo della propria esperienza scolastica elementare, media e superiore, per quanto concerne la scuola elementare, solo il 3.5% degli intervistati nel 2017 riferisce di averne un ricordo negativo, mentre appena il 4.5% confessa di avere un brutto ricordo delle scuole medie e superiori.

È evidente, dunque, che la percezione negativa, attualmente, è generalmente inferiore rispetto a quanto registrato un quarto di secolo fa.

Attraverso la ricerca della Doxa è emerso anche un altro dato interessante, cioè la grande importanza che ciascuno degli intervistati ha attribuito alla scuola per la formazione della propria personalità e del proprio bagaglio culturale ed esperienziale.

L’88% degli intervistati giudica fondamentale l’apporto della scuola superiore, definita una vera e propria «scuola di vita»; seguono le elementari con l’85% delle risposte positive.

I sostenitori delle scuole superiori sono soprattutto soggetti appartenenti alla generazione dei baby-boomers, ovvero gli over 55, oltre ai cosiddetti millenials, nati tra il 1979 e il 2000, mentre oltre la metà dei 30-35enni considera le scuole elementari più formative di medie e superiori.

Gran parte degli ex studenti italiani serba un ricordo complessivamente positivo della propria esperienza scolastica e per i futuri studenti, certo, la situazione non può che migliorare.

La scuola è cambiata, è stata travolta dal progresso tecnologico, ha dovuto aggiornarsi sulle più recenti teorie dell’apprendimento, ha mutuato i più innovativi modelli d’insegnamento.

Dall’ormai obsoleto registro cartaceo in cui incasellare i voti e le assenze con la biro, all’etereo registro elettronico da gestire e consultare in remoto; dalla mitica lavagna in ardesia, al suo corrispettivo elettronico e interattivo, la LIM; dalle piccole aule coi banchi addossati gli uni agli altri, alle aule ampie e ariose che possono contenere fino a trenta studenti; dalla calcolatrice al tablet; dalla Treccani ad Internet, sono state numerose le trasformazioni che hanno investito il mondo della didattica, riguardando da vicino sia i docenti che gli studenti e consentendo a questi ultimi, tra le altre cose, di svestire i panni di meri ascoltatori passivi dei prolissi sermoni dell’insegnante per partecipare attivamente al momento della spiegazione.

Oggi i docenti si impegnano per rendere le lezioni stimolanti e accattivanti, al fine di catturare e non perdere l’attenzione degli alunni. Ricordo perfettamente quando al liceo la mia insegnante di lettere ci sottoponeva suggestivi confronti tra una poesia di Leopardi e una canzone di Mogol e Battisti o ci svelava i riferimenti sessuali nascosti nel Gelsomino notturno di Pascoli, nel tentativo di attualizzare quanto più possibile un patrimonio letterario tanto vicino alla nostra sensibilità moderna, quanto difficile da presentare nel modo giusto a un gruppo consistente di adolescenti annoiati.

L’epoca del maestro intransigente, freddo e severo, che bacchetta poveri ragazzi terrorizzati in grembiule, è bella che finita.

Oggi ai docenti viene chiesto di essere aperti al dialogo e al confronto e la scuola millanta il ruolo precipuo rivestito nell’educazione dei giovani al pensiero critico, da krino che in greco significa “giudizio”, quindi “pensiero giudicante”.

A partire dal 2015 con la legge 107 (“La buona scuola”) sono stati attivati percorsi di alternanza scuola-lavoro per consentire agli studenti di superare più agevolmente il gap formativo esistente tra mondo accademico e mondo del lavoro, in termini di competenze e preparazione.

Insomma, la scuola ce la sta mettendo tutta per rendere l’apprendimento sempre più agevole e interessante per gli studenti e non mi sorprenderebbe se tra venticinque anni, a seguito di una nuova indagine condotta dalla Doxa, venisse fuori che il 100% degli intervistati serba un bel ricordo della propria esperienza scolastica.

Viene da chiedersi, però, quanto i giovani d’oggi siano disposti ad usufruire di questo confort didattico che aleggia nelle aule degli istituti scolastici senza adagiarvisi troppo comodamente, rischiando di addormentarsi e di perdere l’opportunità di formarsi e arricchirsi in un contesto sicuramente più incoraggiante rispetto al passato.

Le nuove generazioni, infatti, tendono spesso a trascurare l’importanza della cultura, la sua capacità di aprire la mente, di arricchire il cuore, e farsi motore della mobilità sociale.

Costantemente delusi, arrabbiati, mai contenti o soddisfatti di quello che hanno, sono purtroppo lo specchio della nostra arida società.

Li vedi seduti tra i banchi, imbronciati, con le lingue taglienti e la risposta sempre pronta, capaci di far vacillare anche un generale nella sua autorevolezza.

Talvolta aggressivi, spesso viziati, fanno i duri ma sono in realtà così fragili da scoraggiarsi alla prima difficoltà, iperprotetti e sollevati da qualsiasi responsabilità.

Quando rimproverati, non esitano a invocare l’intervento di mamma e papà per mettere a posto il povero docente che, esasperato, ha deciso di ricorrere alla sospensione; e mamma e papà si precipitano a scuola trafelati e infervorati per protestare contro il trattamento ingiusto riservato al proprio figlio, mettendo in discussione l’operato del docente e, perché no, improvvisandosi anche esperti pedagoghi pronti a muovere critiche sul suo metodo o sulla tipologia di tema propinato in classe.

I ricordi di scuola degli studenti saranno sicuramente positivi in futuro, ma possiamo dire lo stesso per gli insegnanti?

All’apertura al dialogo delle scuole, gli studenti e le loro famiglie hanno risposto in maniera ingiusta e irriconoscente, scambiando il tentativo di garantire condizioni più serene attraverso cui facilitare e rendere più accattivante l’apprendimento, col passo falso di chi abbassa la guardia.

 

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