PERGOLESI & CARAVAGGIO: LA PROVOCAZIONE DELLA BELLEZZA

I miei studi classici di pianoforte non hanno fatto di me un bravo interprete e un bravo esecutore, soprattutto per due motivi: il primo è che dopo anni passati a suonare Bach, Wagner, Beethooven ho avuto la repulsione per lo strumento a corde più famoso al mondo ed il secondo è che sin da piccolo ho sempre desiderato fondare una Hard Rock Band, scrivere musica originale e passare finalmente alla mia passione: la chitarra elettrica, passione che coltivo tuttora.

Ad onor del vero devo ringraziare i miei genitori perché solo dopo anni ho capito quanto importante sia stato il sudore versato tra solfeggi e tasti bianchi e neri che ha suscitato una passione forte per la musica in genere e, a piccole dosi, anche per la musica classica.

Oggi apprezzo molto, oltre ai classici succitati, compositori straordinari come Stravinskji, Ravel, Debussy, Bartók e attuali come Ludovico Einaudi e l’amico Remo Anzovino (è fresco di stampa il suo nuovo album “Nocturne” che consiglio vivamente ai lettori di BetaPress.it; n.d.a.).

L’incontro più bello e commovente l’ho avuto però con Giovanni Battista Draghi detto “Pergolesi” (Jesi, 4 gennaio 1710 – Pozzuoli, 16 marzo 1736) ad una presentazione di un quadro del più grande pittore di tutti i tempi: Michelangelo Merisi detto il “Caravaggio” (Milano, 29 settembre 1571 – Porto Ercole, 18 luglio 1610).

Il quadro in questione era “La morte della Vergine” e la musica di sottofondo l’ultima opera di Pergolesi, lo “Stabat Mater” (Pergolesi morì a soli 26 anni di tubercolosi; n.d.a.).

L’affinità e la simpatia provata durante l’esposizione del quadro per il binomio Caravaggio-Pergolesi mi ha spinto a conoscere più a fondo i due artisti e le loro opere.

Di Caravaggio potrei scrivere per ore (pur non essendo un critico d’arte; n.d.a.), ma mi limiterò a parlare del quadro in questione e dell’ultima opera di Pergolesi e di quella strana corrispondenza tra una delle più grandi meraviglie del pittore lombardo e dell’immensa melodia gregoriana del compositore campano.

Non posso negare che “La vocazione di San Matteo”, che ho contemplato più volte nella Chiesa di San Luigi dei Francesi a Roma, è il quadro che preferisco in assoluto del Caravaggio ma “La morte della Vergine” a mio avviso è qualcosa di sublime!

I capolavori di Pergolesi e di Caravaggio furono commissionati da ordini e confraternite religiose.

Ne “La morte della Vergine” si narra che Caravaggio abbia utilizzato il cadavere di una prostituta annegata nel Tevere qualche anno prima come modello per Maria.

Ci fu grande scandalo per il presunto squallore dell’opera che pareva non richiamare alla santità della Vergine, Caravaggio al contrario volle pensare ad un quadro in perfetto equilibrio tra religiosità, quotidianità e… provocazione!

Quella di Maria è una delle immagini morte più rivoluzionarie di tutta la storia dell’arte.

Diversamente da altre opere infatti, nella scena è assente ogni riferimento al sacro, e non c’è alcun indizio che possa suggerire il riconoscimento della Vergine.

Anche gli apostoli e gli altri protagonisti del quadro sono ritratti come dei semplici popolani, privi di aureola o di qualche particolare che li renda identificabili! Spettacolo!

Un tributo alla povertà non compreso dai Committenti (votati tra l’altro alla povertà; n.d.a.) ma soprattutto un messaggio fortissimo: la Madonna, secondo le testimonianze dei Vangeli morì anziana, guardando invece la donna ritratta di Caravaggio, sembra essere il contrario; una donna molto giovane simbolo della Chiesa immortale e con il ventre gonfio per simboleggiare la Grazia Divina che riempie la Vergine…un vero genio!!! Ma passiamo a Pergolesi, destino simile.

L’accusa maggiore, che fu mossa a Pergolesi dai suoi detrattori circa lo Stabat Mater, fu quella di aver musicato un testo sacro con una musica di carattere lirico e profaneggiante.

Per il compositore ci furono polemiche sia in patria che all’estero da parte di chi contestava che lo stile non fosse appropriato per una opera religiosa.

La provocazione di Pergolesi è di una bellezza e di una profondità uniche! Ogni strofa musicata della preghiera di Jacopone da Todi (la sequenza “Stabat Mater” è attribuita al religioso e poeta italiano Jacopone da Todi – III Secolo, venerato come beato della Chiesa Cattolica; n.d.a.) è affrontata con autenticità, schiettezza e profonda pregnanza, altro che profanazione! Stupore assoluto!

C’è una strana e piena sintonia tra i due capolavori del Caravaggio e del Pergolesi, una sintonia che mi ha colpito sin dal primo istante e che mi ha portato a riflettere sulla genialità dei due personaggi.

Vorrei invitare il lettore ad immedesimarsi con ciò che sto dicendo e, di fronte alle immagini del quadro del Caravaggio, con il sottofondo del componimento del giovanissimo Giovan Battista Pergolesi, verificare di persona quanto sia realmente palpabile la provocante Bellezza espressa dai due tra i più grandi talenti cui il nostro Paese ha dato i natali.

 

 

Perth

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