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Webeti senior e Webeti Junior


Nel nostro paese (ma non solo) c’è una generazione di persone che è stata anestetizzata dalla televisione commerciale, dalla mancanza di approfondimento per una leggerezza da cercare e proporre a tutti i costi, dall’incapacità della società civile di esprimere un modello fondato sul contraddittorio.

Manca la capacità di confrontarsi e a volte mancano anche le parole per poterlo fare, infatti c’è una povertà di linguaggio, tant’è che le nuove generazioni il più delle volte parla a gesti e con suoni più che con frasi complete e con senso compiuto.

Per meglio chiarire questo stato di fatto, un noto giornalista( Mentana) ha coniato una parola che rende molto bene l’idea : webeti

Il webete, se così vogliamo chiamarlo, è il frutto di anni di questo approccio, una persona che è stata cresciuta ed educata ad assorbire tutto ciò che le veniva proposto senza chiedersi nulla, a prendere tutto per buono. Ecco quindi che “l’ho sentito dire alla tv quindi è vero”, diventa automaticamente “l’ho letto su Facebook quindi è vero.”

Ecco quindi di cosa stiamo parlando, dei figli parlanti di una generazione di tv che ha reso queste persone “webeti” nell’era della rete che per poter parlare d’amore si limitano a scrivere «  TVB ».

Il futuro delle nuove generazioni  dipenderà dalla loro capacità di trovare un equilibrio tra le diverse opinioni, soprattutto avere delle opinioni.

Un ruolo importante lo potranno avere le piattaforme come Facebook o Google o Twitter che non dovrebbero proporre  solo i contenuti simili a quelli su cui clicca Mi Piace,  altrimenti si rischierà l’appiattimento e la crisi dei webeti  non farà altro che aggravarsi.

Il rapporto tra i  giovani di oggi e la precedente generazione è molto conflittuale,  i primi sono accusati dai secondi di essere in qualche modo responsabili della attuale situazione di degrado in cui viviamo perché sono demotivati e non si impegnano abbastanza.

In questa fase della mia riflessione mi  chiedo le ragioni di  questo “astio” nei confronti dei giovani, considerando che ogni cambiamento, ogni trasformazione parte proprio da loro. E’ vero, molti fattori ci fanno ritenere che le nuove generazioni siano un popolo dii sconfitti, a volte la rassegnazione la fa da padrona, eppure la forza di tutti loro insieme può affrontare ogni ostacolo che si presenta davanti. Forse però questo “astio” da parte della generazione passata è dovuto proprio alla paura di cambiamento, a questa presa di distanza dal passato basato su egoismi, sprechi, interessi personali, raccomandazioni e ingiustizia.

I giovani si trovano spesso a dover affrontare prospettive contraddittorie, confuse, in bilico tra fragilità ed esibizione di forza. Bisogna farli riflettere che non devono accettare con passività tutto perché nella storia ci sono stati tanti esempi di persone morte per rivendicare i propri diritti, per cambiare qualcosa che per molti non sarebbe mai cambiato.

Dimostrare alla vecchia generazione che insieme si possono cambiare in meglio le cose facendo tesoro degli errori precedenti.

Chi ha creato la società attuale?

Sicuramente non le nuove generazioni che si trovano semplicemente in un periodo storico difficile, nel quale l’unica cosa che possono, ma soprattutto devono fare è rimboccarsi le maniche e intraprendere lunghi percorsi per rendere questo mondo così ingiusto un posto migliore.

Tutti i giorni, tramite fonti informative di diverso genere percepiamo notizie “flash” su persone che lottano quotidianamente, che siano giovani, adulti, che sia uno studente o un operaio, per cambiare l’esistente ma spesso tutto è avvolto nell’indifferenza.

E questo è inaccettabile, è inaccettabile assistere a queste forme di menefreghismo, di disinteresse, di superficialità.

I giovani sono il futuro, e proprio per colpa della generazione passate ora si ritrovano ad affrontare e lottare per problematiche più grandi di loro, talvolta con un’energia invidiabile.

“ Costi quel che costi”. In una società come quella odierna si ha bisogno di persone che non temono nulla e che siano sempre capaci di lottare per cambiare sempre in meglio.

Cosa c’è di meglio di poter dire un domani:” Ho lottato affinché le cose cambiassero.”

Una generazione può essere vittima dello stesso giudizio che essa dà della generazione precedente, come sarebbe più comodo se i genitori avessero già fatto il lavoro dei figli.

Nella svalutazione del passato è implicita una giustificazione della nullità del presente: chissà cosa avremmo fatto noi se i nostri genitori avessero fatto questo e quest’altro…, ma essi non l’hanno fatto e quindi noi non abbiamo fatto nulla di più.

E’ proprio su questo concetto che le nuove generazioni devono concentrare le proprie riflessioni.

Salvo Esposito

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