Chi non ricorda Torch Song o Keyleigh enormi successi degli ultimi anni ’80 firmati Marillion? Gruppi immortali come Pink Floyd, Genesis, Jethro Tull, Yes e tutti i pionieri del Prog Rock hanno “lanciato” circa un decennio più tardi una band inglese capitanata dal mastodontico Fish (quasi due metri d’altezza ed un peso che si aggira sui 140 kg; n.d.a.): i Marillion.

Una voce particolare, molto calda che a tratti ricorda Peter Gabriel, Fish ha lasciato un’impronta indelebile nella storia della musica Prog fin dai tempi dei primi quattro capolavori: Script for a Jester’s Tear, Fugazi (acronimo di “Fucked Up, Got Ambushed, Zipped In”, “fottuto, preso in imboscata, bloccato”, espressione slang dei soldati statunitensi durante la guerra del Vietnam; n.d.a.), Misplaced Childhood e Clutching at Straws.

Compositore e Songwriter raffinato che ha tratto spunto dalla realtà personale cantando l’infanzia difficile, gli insuccessi amari e gli amori impossibili, con accurata introspezione ha rifiutato sin dagli albori della carriera i clichè da Rockstar e le imposizioni metriche delle etichette discografiche.

Durante un’intervista una decina di anni fa, durante la promozione di 13th Star, nono album da solista di Fish, alla domanda: «…da trent’anni lei scrive, produce e canta, come si è evoluta la scena rock in tutto questo tempo? » la risposta, una perla: «E’ evoluta, si, ma in negativo…c’è così tanta merda musicale (testuali parole “Shit Music”; n.d.a.) che passa per radio, musica fatta di plastica senza che batta un cuore all’interno di essa. Io continuo ad amare la musica degli anni 70, quella con la quale sono cresciuto».

Fish ha prodotto da solista 10 album di uno spessore compositivo eccezionale.

La sofferenza per le alterne vicende sentimentali e per la salute cagionevole mostrano una sensibilità fuori dal comune che nel corso degli anni ha portato ad una maturazione evidente nei lavori in studio, album unici ed irripetibili pieni di poesia e supportati dall’ugola inconfondibile e dal carisma di un’autentica leggenda del progressive rock.

Mi permetto di consigliare ai lettori di BetaPress.it due album in particolare: Vigil in a Wilderness of Mirrors del 1990, forse l’unico di matrice Marillion e Fellini Days del 2001, tributo al famoso regista ed alla sua Roma.

Per quanto riguarda l’antica band di Fish, i Marillion, dal 1990 hanno continuato a suonare dal vivo ed a produrre album con Steve Hogarth alla voce ed il resto della formazione originale (il chitarrista – e leader della band – Steve Rothery, Pete Trewavas al basso, Mark Kelly alle tastiere e Ian Mosley alla batteria) ed hanno recentemente  pubblicato il loro diciottesimo album in studio “Fuck Everyone and Run (F E A R)”.

Ho seguito “a singhiozzo” l’attività degli ultimi decenni della band forse anche a causa della simpatia e della stima che ho avuto e nutro tuttora per Fish e… per l’antipatia provata in più occasioni per Steve Rothery!

Un esempio? Due recenti interviste a Fish e a Rothery!

Steve (Rothery), cosa accadde quando vi separaste da Fish? «Non so perché, ma non ci preoccupammo per nulla quando Fish se ne andò, anzi! ».

Fish, che rapporto hai oggi con Steve Rothery e gli altri tuoi ex compagni dei Marillion? «Preferisco solitamente non rispondere perchè vengo spesso frainteso. Scherzi a parte sono in buoni rapporti con Steve e i ragazzi! »

 

 

Perth
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