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Dad fallimento o insegnamento?

Da domani, tutti in classe, almeno per le medie.

Bene, riprendendo gli spunti di riflessione di Paolo Crepet, sul coraggio e sulla fatica di educare, sia come genitori che come docenti, dopo un anno di Dad a singhiozzo, traiamo qualche indicazione di percorso efficace.

Perché, non so voi, ma io ne posso più di perder tempo.

Se, come diceva Dante “Perder tempo, a chi più sa, più spiace”, è evidente, visto che di tempo ne abbiamo sprecato parecchio, almeno adesso, diamoci una mossa.

Dunque, proviamo a fare il punto, post Dad o Did che dir si voglia.

Primo.

L’educazione non è democratica.

I figli non contano quanto i genitori e gli studenti non sono al pari dei professori.

Genitori ed insegnanti devono svolgere il proprio ruolo, autorevole, di capitano, non sottomettersi ai ricatti dei figli e degli allievi, pensando di farli felici.

Secondo.

Nel pieno dell’epoca della digitalizzazione bisogna porsi il tema di come tenere insieme innovazione ed educazione.

Bisogna discernere ciò che rende la tecnologia e il digitale noioso e tenere ciò che è creativo e gioioso, tipo Google.

Per insegnare ad essere donne e uomini del futuro bisogna spiegare che Google è un bosco incantato, una meraviglia.

Dentro c’è tutto, molto più dell’insegnamento del maestro.

E’ un rimando alla realtà del mondo e del pianeta che ti permette di fare ricerca attraverso la tecnologia del digitale.

Ma Google non deve essere usato per fare un copia incolla dei dati, senza né selezione, né rielaborazione.

L’overdose di dati presenti nei motori di ricerca, implica analisi degli stessi, capacità di sintesi, atteggiamento critico e spirito riflessivo.

Inoltre, bisogna far capire ai minori, ai nativi digitali del terzo millennio, che Google non sono i social, i social sono una selva oscura, un pericolo per coloro che li confondono con il bosco incantato di cui parlavamo prima.

Terzo.

Uso ed abuso dei social = noia.

I social fanno vivere tutti i ragazzi in una bolla psicologica nella quale non esistono né il tempo, né lo spazio.

Ma, sono le coordinate spazio temporali, l’hic e il nunc, i parametri esistenziali.

Senza la durata del tempo trascorso insieme e lo spazio condiviso in presenza, resta la noia.

Quarto.

La Dad ha fallito perché ha scimmiottato la didattica in presenza, ma senza tensione, né novità.

Ma l’elemento della noia, si sa, porta alla nausea.

Ed ecco che la didattica a distanza ha fatto la fine che ha fatto, producendo danni in termini cognitivi comportamentali, perché si è nutrita di noia.

Quinto.

Ricordiamoci la lezione dei giovani non ascoltati dalle istituzioni.

Con i ragazzi che sono scesi in piazza per manifestare a favore di un ritorno a scuola.

Ma ci rendiamo conto? Una cosa mai vista.

Un tempo, far stare un ragazzo in casa con i genitori, era una punizione esemplare, viceversa, perdere scuola era una piacevole novità.

Adesso, per i geni della politica, abbinare queste due cose è stata una condizione necessaria e a tratti auspicabile.

Ma per i giovani non è stato così.

Passata l’euforia dei primi tempi, stare sempre a casa, senza amici, a perdere tempo, facendo una finta scuola, svuotata di senso, relazione ed umanità, è stata una punizione ad oltranza, altro che festa.

Traiamone la morale: qualsiasi cosa che viene trasformata in quotidianità, diventa evidente, ma al tempo stesso diventa scontata, perdente.

E, generalmente, quando le cose si fanno per lungo tempo, senza rinnovamento e si ripetono monotone, ne emerge sempre il loro difetto, raramente il loro pregio.

Le ripetizioni portano all’annientamento del tempo e alla perdita di senso.

Sesto.

Finale a sorpresa.

I geni della politica, non l’avevano calcolato, ma sono riusciti in un capolavoro: allontanare i giovani dagli strumenti digitali, dimostrando che la scuola di persona è un grande allenamento sensoriale.

Un ragazzo ha bisogno di socialità, di essere lodato, sgridato.

E, soprattutto i più piccoli imparano sviluppando tutti i cinque sensi, non solo le abilità visive o uditive.

Bisogna soprattutto insegnare a riabilitare i bambini alla manualità.

Perché, sempre secondo Crepet,” un bambino con il pongo é di gran lunga più fortunato di un bambino con l’iPad”.

Dunque, speriamo che la Dad, non sia stata solo un fallimento, ma che sia anche una fonte di insegnamento.

Io, da eterna adolescente e da inguaribile romantica, ci spero ancora dopo 55 anni di vita (di cui 49 passati a scuola, prima come discente e poi come docente), che l’esperienza è maestra di vita.

E, mai come questa volta, mi auguro di tornare in classe, in presenza, mettendo a frutto la lezione della Dad, perché, spesso, nella vita come nella scuola, si impara dagli errori compiuti, sempre che non li si ripetano all’infinito!…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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1 thought on “MA VAFFAN DAD …

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