Luglio 17, 2026
OIP (1)

Comunicato dell’OSA, “ORGANIZZAZIONE SINDACALE AUTONOMA POLIZIA” che pone gravi spunti di riflessione, per “Governi” e Cittadini.

Un comunicato, frutto di una decisione di enorme gravità, che denuncia uno status quo che non può essere sottovalutato, ignorato e nascosto, come comunemente viene fatto da quei media, legati non agli interessi dei cittadini, ma ad altri interessi, meglio definibili come “Lobby”.

Più volte questa testata giornalistica ha denunciato l’assoluta assenza di risposte da parte delle Istituzioni verso i cittadini ignorati o quando ascoltati, assai raramente e forse solo per qualche ingerenza mediatica, immediatamente “censurati” con il silenzio.

L’elenco dei casi sarebbe assai lungo e questo comunicato è il termometro di una situazione che ogni giorno di più sta incancrenendo e che potrebbe portare a situazioni ad alto rischio.

Un comunicato che ha origine, si con un caso specifico, ma che evidenzia drammaticamente come tutto il comparto Istituzionale e le sue derivazioni sia coinvolto, dal momento che è proprio il sindacato di un organo delle Istituzioni, che chiede alle istituzioni di far luce su alcuni gravissimi aspetti di grave interesse per la salute dei cittadini, a quei personaggi delle Istituzioni che ne hanno la responsabilità, evidenziando come chi ha il dovere di rispondere, eviti, in ogni modo di risponde.

Un atto di Dignità, quindi, di Orgoglio e Lealtà verso le Istituzioni Italiane, non certo verso alcuni uomini che le rappresentano e che hanno forse perduto quell’alto senso del Dovere e dello Stato cui sono stati chiamati a rappresentare, ed al Popolo Italiano, spesso ingannato e forse anche tradito, da chi scelto, avrebbe dovuto tutelarlo. 

Un comunicato che ci ha profondamente colpito, specialmente quando nel convegno dal tema: “Metaboliti tossici dell’ALC-0315: Criticità farmacocinetiche e regolatorie in un “vaccino ad mRNA”, tenutosi Sabato 4 Luglio, nella prestigiosa “Sala del Carroccio” in Piazza del Campidoglio a Roma, il Dott. Antonio Porto, Segretario Generale Nazionale sindacato OSA Polizia, ha comunicato, con grande tensione emozionale frutto di una attenta e sofferta valutazione : OSA POLIZIA LASCIA IL MONDO DEL DISSENSO NON È UNA RESA. È UN CAMBIO DI STRATEGIA.

Questo è il titolo del comunicato, che trovate in TESTA e che vi invitiamo a leggere e di cui in questo editoriale cerchiamo di evidenziare alcuni aspetti più salienti, ricordando che OSA è stata artefice di alcune dettagliate denunce presso le Procure della Repubblica di cui mai ha avuto riscontro, sembrerebbe qualcuna archiviata, nonostante la gravità, o peggio “smarrita”, lo apprendiamo informalmente.

E’ da rilevare, come riporta il comunicato, che OSA abbandona tutti i circuiti riconducibili al cosiddetto mondo del “dissenso”.

Non possiamo più ignorare ciò che gran parte di quegli ambienti è diventata: chat sommerse da una condivisione convulsa di link, quasi mai seguita da un confronto serio e propositivo; convegni nei quali si continua a raccontare ciò che è accaduto, senza indicare soluzioni concrete e percorsi realmente praticabili; assenze pesanti proprio nei momenti più importanti, quando sarebbe necessario esserci, esporsi e partecipare a un vero dibattito.

OSA Polizia non si riconosce nei monologhi autoreferenziali, nelle passerelle mediatiche o nella continua ricerca di visibilità per questo o quel personaggio. Il cambiamento non nasce dalla ripetizione sterile dei

problemi, ma dal confronto, dalle proposte, dalla responsabilità e dalla capacità di trasformare le parole in azioni efficaci.

Importanti queste affermazioni, che danno l’idea di voler scongiurare ogni estremismo fautore di disordine pubblico, cui invece alcune entità non ben definite vorrebbero spingere.

“L’Italia non ha bisogno di protestatori permanenti chiusi nelle chat a consumare il proprio rancore. Ha bisogno di donne e uomini capaci di trasformare il dolore in responsabilità, l’indignazione in proposta e il coraggio in azione concreta.”

 E continua: “Ha bisogno di guerrieri della luce: persone libere, determinate, competenti, capaci di unire, costruire e guardare avanti.”

OSA Polizia continuerà a essere una voce libera, autonoma e non ricattabile, ma porterà le proprie battaglie nei luoghi istituzionali, nelle piazze del confronto democratico, nei tribunali, nei convegni, nel dibattito pubblico e in ogni sede nella quale sia realmente possibile difendere i diritti dei poliziotti, dei lavoratori e dei cittadini.

Un Paese non si cambia con iniziative velleitarie, proclami quotidiani o guerre combattute dietro uno schermo. Un Paese si cambia entrando nei luoghi in cui si decide, presentando proposte credibili, costruendo alleanze trasparenti e assumendosi fino in fondo la responsabilità delle proprie azioni.

La nostra non è una fuga. Non è un arretramento. Non è una resa. È un atto di consapevolezza, maturità e responsabilità.

La rabbia può accendere una protesta, ma soltanto le idee, la disciplina, la competenza e l’unità possono cambiare una nazione.

L’Italia è nostra e abbiamo il dovere di riprendercela.

Rileviamo questa frase, assai simile ad una frase scritta in lenzuolo ed appeso ad una finestra del Liceo Monti di Cesena, che è costato un inspiegabile 6 in condotta ad i due alunni rei di difendere il loro diritto di essere Italiani, come previsto dalla Costituzione Vigente.

Ci chiediamo quali provvedimenti sono stati presi dagli organi preposti, nei confronti di quei funzionari, docenti, sindaci ecc. che hanno emesso questo provvedimento verso gli studenti? Che insegnamento ai giovani se lo Stato e le Istituzioni non intervengono contro chi utilizza impropriamente e in maniera ideologica il potere che egli stesso gli ha attribuito?

Ma di questo sarà frutto di un altro articolo.

Concludiamo, consapevoli che l’OSA sta presentando una Class Action contro Pfizer-BioNTech, per la ricerca della verità, l’accertamento delle responsabilità e la tutela di coloro che ritengono di aver subito un danno e di cui ne seguiremo le varie fasi, evidenziando le ultime frasi, assai vicine a quelle che si riscontrano nel Nostro libro pubblicato a Novembre 2025 “Ne Uccideva più la Penna che la Spada” ed in tanti Nostri articoli.

“Non con l’odio che divide, non con la paura che paralizza e non con le illusioni che conducono alla sconfitta, ma con il coraggio che unisce, con le idee che costruiscono, con azioni efficaci e con l’amore incrollabile di chi non ha mai smesso di credere nel proprio Paese.

Non ci fermiamo. Cambiamo strada per raggiungere finalmente l’obiettivo.”

Quell’obiettivo che Noi di Betapress, scriviamo nel libro: “Italia paese Interruptus”

 

Considerazioni del Direttore di Betapress

Lo Stato che tace ha paura della verità

C’è un rumore che in Italia fa più paura delle piazze, più paura delle chat, più paura dei convegni e perfino più paura della rabbia popolare. È il rumore secco, limpido, insopportabile di una domanda ben posta.

Per questo il potere preferisce il caos. Preferisce il cittadino urlante, il dissidente scomposto, il commentatore da tastiera, il rancore che si consuma nei gruppi social, la protesta che gira su sé stessa come un cane legato alla catena. Quello non fa paura a nessuno. Anzi, torna utile. Serve a ridicolizzare ogni dissenso, a confondere le vittime con gli esaltati, a trasformare qualunque richiesta di verità in folklore da marginali.

Il comunicato di OSA Polizia, invece, rompe il giocattolo.

Quando un sindacato di Polizia decide di lasciare il cosiddetto mondo del dissenso e dichiara che non si tratta di resa, ma di cambio di strategia, bisognerebbe fermarsi. Non per applaudire a comando, non per trasformare OSA in un nuovo santino civile, ma per capire la gravità del messaggio. Qui non siamo davanti all’ennesima sigla che cerca visibilità. Siamo davanti a uomini dello Stato che dicono, in sostanza, che la protesta sterile non basta più e che le battaglie vanno portate nei tribunali, nelle sedi istituzionali, nel confronto pubblico, dove chi ha responsabilità non può continuare a nascondersi dietro il solito muro di gomma.

Ecco il punto. Il problema non è chi domanda. Il problema è chi non risponde.

In Italia, ormai, il silenzio istituzionale è diventato una tecnica di governo. Non si nega, si lascia marcire. Non si affronta, si archivia. Non si chiarisce, si insabbia. Non si risponde, si aspetta che il cittadino si stanchi, che la famiglia ceda, che il lavoratore rinunci, che il giornalista passi ad altro, che la vittima venga inghiottita dalla propria solitudine.

Questo non è Stato. È amministrazione dell’impunità.

E sia chiaro, Betapress non ha alcuna intenzione di sostituirsi alla magistratura, né di pronunciare condanne senza processo. Noi non siamo tribunale, non siamo procura, non siamo commissione d’inchiesta. Siamo però un giornale. E un giornale, quando vede il potere tacere davanti a domande gravi, ha un dovere semplice, antico, quasi dimenticato: disturbare.

Disturbare il sonno dei prudenti.
Disturbare la quiete dei burocrati.
Disturbare la comodità dei politici.
Disturbare la liturgia dei media addomesticati.

Perché c’è un Paese reale che chiede risposte e c’è un Paese ufficiale che si comporta come se i cittadini fossero seccatori da sportello. Pagano, votano, obbediscono, attendono, sopportano. Ma quando chiedono conto, improvvisamente diventano sospetti. Se fanno domande sono complottisti. Se portano documenti sono agitatori. Se pretendono verità sono pericolosi. Se non si piegano al silenzio sono da isolare.

Che meravigliosa democrazia da salotto: il cittadino è sovrano finché sta zitto.

Il comunicato di OSA Polizia ha il merito di dire una cosa che molti fingono di non vedere. L’indignazione, da sola, è diventata un recinto. Ci si entra pieni di dolore e ci si resta prigionieri del proprio rancore. Chat piene di link, convegni pieni di parole, palchi pieni di personaggi, ma spesso poche strategie, poca competenza, poca capacità di incidere davvero. Il dissenso che non costruisce finisce per fare un favore al potere. Diventa sfogo controllato. Diventa folklore. Diventa il diversivo perfetto.

Per questo la scelta di cambiare strada è seria. Perché il potere ride davanti alla rabbia disordinata, ma smette di ridere davanti a un atto depositato, a una class action, a una richiesta formale, a una memoria ben scritta, a una domanda pubblica formulata con precisione chirurgica.

Il potere non teme chi urla. Teme chi sa dove colpire con il diritto, con la competenza, con la parola, con la memoria.

E allora diciamolo fino in fondo. L’Italia non ha bisogno di protestatori permanenti che consumano il proprio dolore dietro uno schermo. Ma non ha neppure bisogno di istituzioni pavide, mute, arroganti, chiuse nel loro castello di procedure e formule vuote. Non ha bisogno di sudditi educati alla rassegnazione. Non ha bisogno di giornalisti da buffet, di editorialisti con il guinzaglio, di funzionari che scambiano la poltrona per un trono e la firma per un’investitura divina.

Ha bisogno di verità.

Verità sui diritti negati.
Verità sulle responsabilità pubbliche.
Verità sulle omissioni.
Verità sulle archiviazioni frettolose.
Verità sulle denunce ignorate.
Verità sui silenzi che puzzano più delle menzogne.

Perché la menzogna almeno ha il coraggio osceno di mostrarsi. Il silenzio, invece, è più vile. Non si espone, non firma, non guarda negli occhi. Lascia che il tempo faccia il lavoro sporco. È la vigliaccheria vestita da procedura.

Betapress sta dalla parte di chi chiede verità con strumenti limpidi, democratici, istituzionali. Sta dalla parte di chi non vuole incendiare il Paese, ma nemmeno lasciarlo marcire. Sta dalla parte di chi comprende che l’amore per l’Italia non è uno slogan buono per le ricorrenze, ma un dovere scomodo, quotidiano, costoso.

E se qualcuno nelle stanze del potere pensa ancora che basti non rispondere per far finire tutto, si sbaglia.

Il silenzio non chiude le questioni. Le aggrava.
Il silenzio non spegne la sfiducia. La organizza.
Il silenzio non protegge le Istituzioni. Le delegittima.

Quando lo Stato non risponde, non difende sé stesso. Si accusa.

Per questo il comunicato di OSA Polizia va letto come un segnale politico e morale, non come una nota sindacale qualunque. È il segno che una parte del Paese ha capito che la rabbia va trasformata in azione, che il dolore va trasformato in responsabilità, che la protesta va strappata ai professionisti della passerella e portata dove il potere deve finalmente mettere la faccia.

L’Italia è nostra, sì. Ma non nel senso volgare degli slogan gridati. È nostra perché appartiene ai cittadini, non alle lobby, non ai salotti, non agli apparati, non alle burocrazie autoreferenziali, non ai media inginocchiati, non ai piccoli satrapi che confondono una carica temporanea con il possesso della Repubblica.

L’Italia è nostra perché siamo noi a pagarne il prezzo quando viene tradita.

E allora Betapress continuerà a fare ciò che un giornale deve fare: domandare, incalzare, disturbare, ricordare. Non per odio. Non per fazione. Non per moda. Ma perché un Paese senza domande è già un Paese morto.

La rabbia da sola non basta.
Le chat non bastano.
I convegni non bastano.
I proclami non bastano.

Ora servono atti. Servono nomi. Servono risposte. Servono responsabilità.

E a chi governa, amministra, dirige, archivia, tace e spera che tutto finisca nel nulla, diciamo una cosa sola: avete abusato abbastanza della pazienza degli italiani.

Il silenzio è finito.

Ora rispondete.

 

Autori

  • Responsabile redazione Betapress.it Lazio e Sicilia

    Giornalista pubblicista iscritto all’Ordine dei Giornalisti, Ettore Lembo è una voce autorevole nell’ambito dell’attualità, della politica, della storia e della geopolitica. Con un percorso ricco di esperienze come editorialista, opinionista e moderatore di convegni, ha diretto la testata indipendente Betapress e collaborato con numerose realtà giornalistiche tra cui “La Notizia.net” e “Ettore Lembo News”. Ha ricevuto importanti riconoscimenti giornalistici, come il Premio “Le Voci della Libertà – Omaggio a Oriana Fallaci” (2025), il Premio “Ciao Federico” (2022) e il Premio Internazionale “Angeli di Luce” (2019).

  • Direttore responsabile Betapress.it

    Corrado Faletti è una figura complessa e poliedrica del panorama culturale e giornalistico italiano contemporaneo, capace di intrecciare nel suo percorso professionale e intellettuale dimensioni differenti — pedagogiche, civiche, storiche e mediatiche — in un’unica visione coerente e profondamente etica del giornalismo. La sua importanza nel panorama giornalistico odierno non si misura soltanto con i parametri della notorietà o della carriera accademica, ma soprattutto con la capacità di proporre un modello alternativo di giornalismo: quello che egli stesso definisce, con felice intuizione, “giornalismo pedagogico” o “giornalismo educativo”.


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