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Il futuro è ibrido

L’emergenza Covid-19, ha costretto tutti ha obbligato ferocemente ad essere e  diventare finalmente digitali,  non doversi recare in comune per richiedere un certificato, non dover andare all’Agenzia delle Entrate per avere il PIN, ma comunque per non farti perdere l’abitudine l’Agenzia ti lascia la tua bella coda virtuale infatti lo ricevi dopo almeno 20 giorni, e eviti pure di andare dal medico di base per ritirare  la solita ricetta con le solite medicine.

Dai primi di Marzo, in comune si accede solo da remoto, l’Agenzia delle Entrate ha chiuso gli uffici e non risponde neanche più al telefono, mica che prendono il coronavirus, ma ci sono solo per e-mail o dal portale.

Le ricette on-line erano un tabù, se non per qualche medico eretico, oggi arrivano in pochi secondi nella tua casella di posta.

Ed ancora le assemblee regionali, i consigli comunali ed i consigli di amministrazione delle aziende che per regolamento possono essere svolte in presenza altrimenti sei assente, in pochi giorni sono stati modificati senza le solite sterili discussioni, l’emergenza ha costretto tutti quanti a cambiare approccio, o da remoto o  nessuna alternativa.

In queste settimane la richiesta di servizi di video conferencing e unified communication sono aumentati a dismisura, in realtà l’utilizzo è aumentato, i servizi esistevano da anni.

Anche l’e-learning che negli ultimi anni aveva perso il suo slancio, in quest’ultimo mese ha ripreso vigore e fioriscono ovunque offerte per l’apprendimento online, dovuto soprattutto alle tante persone bloccate in casa senza più palestra e corsetta al parco.

Per anni aziende pubbliche hanno sperimentato lo strano strumento, a loro dire, dello smart working, provando a far lavorare alcuni dipendenti un giorno alla settimana da casa, mi raccomando non di più potrebbe essere dannoso, ed immediatamente con la Pandemia si può lavorare tutti da casa, e non è più pericoloso, anzi è diventata una grande opportunità e sembrerebbe anche con un notevole aumento della produttività.

Certo, come tutte le cose, ha le sue controindicazioni, infatti se sei in smart working allora il tuo capo o i tuoi clienti, visto che sei a casa, ti chiamano alle 21:00 perché hanno un’emergenza che non può essere assolutamente demandata al giorno dopo, e se non rispondi sei pure cafone o poco dedito al lavoro.

Ma anche in futuro, terminata l’emergenza, continueremo ad utilizzare queste nuove modalità lavorative o ritorneremo alle vecchie abitudini ?

Molto probabilmente, viste le tante richieste che aziende grandi e piccole e la stessa Pubblica Amministrazione stanno ponendo ai player di connettività e di servizi online, il futuro sarà ibrido.

Si ibrido come le macchine un po’ elettrica ed un po’ termico, anche i nuovi strumenti digitali dovranno essere pensati per la modalità remota e on-site, oggi nessuno strumento digitale è stato pensato per essere ibrido, o tutti da remoto o tutti in un luogo fisico, è la prossima sfida tecnologica, una nuova generazione di servizi.

 

Roberto De Duro

 

IL DIGITALE potrà contribuire ad una Italia migliore

 

Do Androids Dream of Electric Sheep?




A.N.Co.Di.S. lotta estrema contro le ingiustizie

Seguiamo con grande attenzione l’Associazione Nazionale Collaboratori Dirigenti Scolastici che sempre più sta illustrando il suo pensiero e dimostrando come la figura del collaboratore del Dirigente, il vecchio Vice Preside, ha sempre più importanza sopratutto oggi, momento nel quale tra reggenze e carichi onerosi di responsabilità del dirigente la figura del collaboratore diviene fondamentale.

La Scuola è purtroppo gestita con Miopia assoluta, gli stipendi sono troppo bassi e non c’è bonus che tenga per ripagare chi ci mette il cuore nella scuola. Certo c’è anche chi non si merita un euro, ma non si può colpevolizzare una categoria per due mele marce.

L’Associazione Nazionale Collaboratori Dirigenti Scolastici si batte per una scuola giusta e noi siamo con lei.


COMUNICATO STAMPA

In merito al ritiro dell’emendamento Puglisi relativo al distaccamento dalle attività di docenza (ex esonero) per “un docente individuato dal dirigente reggente tra i soggetti di cui all’art. 1 comma 83 della legge 107/2015” nelle I.S. in regime di reggenza, l’Associazione Nazionale Collaboratori DS dichiara – con amarezza – che in Parlamento si continua a “giocare” con la Scuola Italiana ed i suoi lavoratori. Con la vicenda vaccini, infatti, si è voluto ancora una volta dare un altro duro colpo alla scuola. Si è dimostra l’insipienza e l’incapacità di guardare alla scuola in una visione di sistema unitario. Intanto si è usata una emergenza (gestione amministrativa vaccinazione alunni da parte delle scuole) per affrontare un’altra emergenza e cioè le scuole in reggenza (nel prossimo anno si stimano in circa 1900). E di mezzo ci siamo noi, i collaboratori dei ds, vittime di questi politici che usano le emergenze per fare scelte inadeguate, avanzando proposte risolutive ancora peggiori!! In questa vicenda, si sarebbe potuta trovare un’altra soluzione più ragionevole e senza costi: riassegnare a tutte le scuole che ne sono prive una unità di potenziamento consentendo al DS, nell’ambito dell’organico dell’autonomia, di dare il distaccamento al suo collaboratore!! Si dava cosi una duplice risposta: ai ds – reggenti e non – che si sarebbero trovati in condizione di avere un collaboratore a tempo pieno; ai collaboratori che avrebbero dedicato tutto il loro servizi contrattuale e ben oltre alla governance della scuola. Adesso invece avremo molti collaboratori che dovranno assolvere al loro lavoro di docenza in condizioni tali da non potere svolgere la funzione loro conferita e DS che dovranno fare a meno di un collaboratore che assuma a tempo pieno deleghe e carichi di lavoro. E’ chi subirà i danni? Sicuramente gli alunni in primis e l’I.S. che si troverà a dover affrontare emergenze su emergenze con una governance depotenziata. E cosa diranno a tal proposito le OO.SS. e le Associazioni dei DS? Rinunceranno – come dichiarato da più parti – a prendere gli incarichi di reggenza?
Come mai per i tanti “distaccati” negli uffici, nei sindacati, nei settori degli uffici scolastici centrali e periferici si sono trovate le unità per la copertura mentre per i collaboratori dei DS tutto questo risulta complicato se non impossibile? La Scuola italiana è in una condizione di emergenza forse mai così acuta! A questo punto, il Governo deve intervenire per rimettere ordine in tutta questa vicenda che ha solo fatto altro danno alla già martoriata Scuola Italiana. Occorre un provvedimento d’urgenza che metta le scuole senza DS titolare o in aspettativa in condizioni di funzionare in modo efficiente ed efficace nel settore gestionale ed organizzativo. I Collaboratori in queste scuole – come hanno sempre dimostrato – sono pronti ad assumere impegni a favore delle loro I.S.: mettiamoli in condizione di farlo e di dimostrare la loro professionalità riconoscendo loro responsabilità con “incarichi annuali di gestione”. Un sistema complesso qual è la scuola di oggi necessità di scelte che devono guardare alla qualità didattica del servizio offerto ad alunni e famiglie tenendo però conto delle necessità organizzative e gestionali. Non può esserci una buona offerta formativa senza un’ottima governance affidata ai DS ed ai loro Collaboratori che devono essere messi in condizione di prestare il loro servizio con professionalità e competenza nell’esclusivo interesse dell’I.S. Per queste ragioni invitiamo tutti a riflettere sulle possibili soluzioni che dovranno essere prese dalle Istituzioni preposte – sempre con l’urgenza che ci caratterizza – entro l’inizio del prossimo anno scolastico. Ed ANCODIS è pronta a dare il proprio contributo di idee.

Rosolino Cicero, Presidente ANCODIS Palermo
Mara Degiorgis, Presidente ANCODIS Cuneo
Renato Marino, Presidente ANCODIS Siracusa
Cristina Picchi, Presidente ANCODIS Pisa
Silvia Zuffanelli, Presidente ANCODIS Firenze




Unipegaso, la prima Università a misura di Studente e non di Professore…

Stiamo svolgendo un’importante ricerca sulle università telematiche italiane ed i primi risultati hanno portato l’Università Telematica Unipegaso al primo posto per territorialità ed iscrizioni.

Il successo non è solo dato da un buon rapporto qualità prezzo, ma dall’efficacia delle lezioni e dalla loro qualità.

Abbiamo intervistato i rappresentanti degli studenti Unipegaso per capire la formula del fenomeno.

domanda: In poche parole, cosa significa Unipegaso?

Leyla Lunghi,COMMISSIONI PARITETICHE DOCENTI-STUDENTI “GIURISPRUDENZA”, ci racconta:

Per me l’esperienza Unipegaso si racchiude in poche ma significative parole, eccole:

Flessibilità: per la possibilità di fruire delle lezioni quando è possibile visti gli impegni lavorativi e familiari 
Competenza: perché le lezioni sono accuratamente preparate, e i docenti, in linea di massima, sono stimolanti nell’affrontare gli argomenti

Preparazione: di qualità e certamente all’altezza del titolo da conseguire, io ne ho le prove ogni giorno perché sul lavoro mi accorgo immediatamente della qualità del mio percorso accademico.

il mio impegno negli organismi di di Facoltà vuole rappresentare la mia espressione di passione e solidarietà fra alunni, sicuramente le rappresentanze studentesche servono a creare un gruppo che ha lo scopo di migliorare la propria attività di studio e il proprio apprendimento.

Per questo motivo le rappresentanze di facoltà promuovono la solidarietà tra gli studenti, in quanto c’è condivisione dei problemi e la possibilità di ragionare su come risolverli tutti insieme, non lasciando nessuno solo.

Antonio Brienza, COMMISSIONI PARITETICHE DOCENTI-STUDENTI “SCIENZE UMANE” , espone in modo molto chiaro il suo impegno negli organismi di rappresentanza:

” La mia esperienza personale vissuta presso l’Università Telematica Pegaso la descriverei al contempo una vera e propria maturazione cognitiva, affettiva, professionale ed esistenziale. Una valida opportunità che mi ha concesso la possibilità di coniugare brillantemente lo studio al mio prezioso lavoro, l’occasione di conoscere gente valida, cortese e disponibile,nonché l’irripetibile opportunità di costituire, in qualità di fondatore, il Consiglio dei Rappresentanti degli studenti Unipegaso e l’Associazione Alumni dell’Università Telematica Pegaso. Esprimo un ottimo giudizio in merito alla qualità del materiale didattico elargito dall’Ateneo, alla preparazione posseduta dai docenti, al decoro delle prestigiose sedi d’esame dislocate su tutto il territorio nazionale ed al consolidato spirito di squadra emerso dalla fattiva collaborazione tangibile tra i vari Organi di quella che rappresenta un’Istituzione Accademica di tutto rispetto. Al pari dei colleghi iscritti presso atenei tradizionali, posso fermamente asserire che lo studente immatricolato presso un ateneo telematico è da ritenere a tutti gli effetti un discente impegnato attivamente e consapevolmente nell’espletamento del proprio percorso di studi e che quindi, come tale, investe tempo, passione, sacrificio e dedizione nella costruzione della propria carriera universitaria; una carriera edificata sui valori portanti di una decorosa esistenza. Eletto Rappresentante studentesco nella CPDS della Facoltà di Scienze Umanistiche nel mese di Dicembre 2016, sono fermamente convinto che il miglior modo per raggiungere traguardi grandiosi nella vita, così come nello studio ed in ogni altro settore dell’esistenza, sia quello di collaborare attivamente in team e, dunque, valorizzare il lavoro di squadra che definisco una delle migliori strategie per realizzare obiettivi di tutto rispetto. Più che soddisfatto dell’esperienza sinora condotta presso questo Ateneo, e della fattiva collaborazione riscontrata quotidianamente sia con i Rappresentanti dei vari Corsi di Studio, che con i vertici dell’Ateneo, resto dell’idea che molto altro possa essere realizzato grazie al prezioso contributo di ciascuno di noi.”

Insomma un Ateneo a misura di alunno e non di Professore.

 




Domenico Terlizzi eletto alla carica di Presidente del C.R.S.U.

Domenico Terlizzi è stato eletto alla carica di Presidente del Consiglio dei Rappresentanti degli Studenti Unipegaso, prestigioso organismo che interagisce direttamente con gli organi di vertice dell’ateneo.

Il Presidente Terlizzi ha iniziato il suo incarico nominando Leyla Lunghi quale Segretaria del C.R.S.U.

Nelle sue dichiarazioni di apertura riportiamo: ” … La figura del Presidente è una figura di rappresentanza, è il collante di tutto il gruppo che lo ha eletto è il loro portavoce, non può esistere un valido Presidente se alle spalle non ha un valido gruppo di persone che giorno dopo giorno, con lavoro incessante e instancabile, producano idee e mettano in campo il cambiamento che noi tutti auspichiamo.

Ebbene si, il gruppo: il gruppo siamo noi tutti nella nostra interezza e bravura, nelle nostre fragilità e nella nostra caparbietà. Nella mia vita la parola gruppo ha sempre avuto un forte impatto, credo che la forza sia nell’unione e nell’energia che esso può produrre … “

Per quanto riguarda le linee programmatiche dichiarate dal neo Presidente sono semplici e già rispecchiano i valori per cui si opera nei vari organi di Ateneo:

  • Miglioramento delle condizioni di studio e della capacità di apprendimento a vantaggio degli studenti;
  • Coerenza con i principi generali dell’Assicurazione Qualità e del sistema AVA;
  • Capacità di creare valore per l’Ateneo e per il territorio;
  • Maggiore e migliore confronto con una modalità più snella e condivisa con la governance dell’Ateneo.

Domenico Terlizzi ha iniziato la sua attività a supporto degli organismi di Ateneo già con la nomina a rappresentante del corso di laurea L18, dove è stato eletto nel luglio 2016.

Le sue prime attività lo hanno portato ad essere riconosciuto come leader per la sua indiscussa capacità di porsi al servizio degli studenti, portando avanti idee innovative a vantaggio della crescita di tutto l’Ateneo.

La sua elezione è stata fatta per acclamazione su richiesta di tutta l’assemblea, un risultato davvero impressionante che dimostra come gli studenti abbiano riconosciuto nel neo Presidente un indiscusso trascinatore.

Nel consiglio sono stati nominati:

COMPOSIZIONE DEL CONSIGLIO DEI RAPPRESENTANTI DEGLI STUDENTI UNIPEGASO

 

INCARICO

NOMINATIVO

RAPPRESENTANTE

 

PRESIDENTE:

TERLIZZI DOMENICO

CORSI DI LAUREA  L18

SEGRETARIO PERMANETE:

LUNGHI LEYLA

COMMISSIONI PARITETICHE DOCENTI-STUDENTI “GIURISPRUDENZA”

COMPONENTE

GIUGLIANO MARCO

CORSI DI LAUREA  L7

COMPONENTE

COSENTINO DIANE

CORSI DI LAUREA L15

COMPONENTE

FALETTI CORRADO

CORSI DI LAUREA L19

COMPONENTE

CACCAVIELLO SIMONA

CORSI DI LAUREA L22

COMPONENTE

SCALA GIOVANNI PAOLO

CORSI DI LAUREA LM47

COMPONENTE

BRENTINO NUNZIO

CORSI DI LAUREA  LM56

COMPONENTE

TOSTI GENNARO

CORSI DI LAUREA LMG01

COMPONENTE

IAGLIETTI DIEGO

CORSI DI LAUREA  LM26

COMPONENTE

ARRIGO ROBERTO

COMMISSIONI PARITETICHE DOCENTI-STUDENTI “GIURISPRUDENZA”

COMPONENTE

VACCARO VITTORIO ANDREA

 

COMMISSIONI PARITETICHE DOCENTI-STUDENTI “GIURISPRUDENZA”

COMPONENTE

BRIENZA ANTONIO

 

 

COMMISSIONI PARITETICHE DOCENTI-STUDENTI

“SCIENZE UMANE”

COMPONENTE

PRESTIANNI VINCENZO

COMMISSIONI PARITETICHE DOCENTI-STUDENTI

“SCIENZE UMANE”

COMPONENTE

FALZARANO RAFFAELE

PRESIDIO DI QUALITA’

COMPONENTE

FONTANA GIUSEPPE

NUCLEO DI VALUTAZIONE

 

 




La Compliance bancaria 2.0 nel modello Faletti: la compliance che calcola l’EVA.

La trasformazione del mondo bancario oggi assume connotati particolari in quanto apre spazi a competitori che normalmente erano molto lontani dal perimetro bancario classico, quali ad esempio Amazon e Paypal, che fortemente destabilizzano le normali regole del “Fare Banca”.

 

E’ pertanto fondamentale guadagnare competitività rendendo al massimo efficace il sistema dei controlli: il nuovo modello di compliance adattativa 2.0 di Faletti sembra riuscire a farlo.

 

Nel contempo il mondo bancario sta subendo una importante trasformazione dovuta all’ingresso delle banche on line.

Il modello bancario sta orientandosi sempre di più verso il modello chiamato Banca O2O.

Figura 1 – la banca O2O

Questo nuovo modello di banca ha tre tipologie di impatto che scardinano il modello di banca tradizionale:

  • L’estrema velocità caratterizzata dall’uso continuo di tecnologia, velocità che si ritrova sia nella transazione al cliente che nell’adeguamento dei sistemi alle novità introdotte sul mercato (mero esempio se viene aggiornato un sistema operativo tutte le app della banca devono funzionare immediatamente anche sull’aggiornamento).

  • La volatilità della consapevolezza delle abitudini del cliente e la sua stessa effimera conoscenza nel senso di preferenze e di interazione, che ormai avviene solo on line (i conti aperti on line creano il paradosso che la banca nuova non vede mai il suo cliente).

  • La difficoltà di mantenere il livello dei controlli coerente con il transato banca, anche in considerazione del fatto che le modifiche sui processi sono quotidiane.

Occorre notare che il nuovo modello di banca si scontra anche con un mercato cambiato in cui una grossa fetta dell’operatività bancaria è ormai in mano a competitors differenti.

Figura 2 – il nuovo scenario bancario

La perdita del sistema di pagamento ed incasso e delle carte di credito elimina molto della capacità delle banche di remunerare le operazioni e quindi sostenere i costi, muovendole verso sistemi di gestione del risparmio (reti di promotori) in cui è possibile operare up front commissionali significativi.

Tutto questo rende le banche più esposte a rischi e soprattutto le pone in un mercato aperto (quello on line) dove è molto probabile perdere di vista il flusso generato dal trinomio cliente, promotore, operazione, assumendo più rischi di quelli attesi.

In questo contesto si delinea una maggiore complessità legata al modello del sistema dei controlli interni (SCI) che lega l’operatività quotidiana della banca con le necessità di controllo e di compliance richieste dalla normativa.

Non da ultimo appare che un legame tra business e controlli diviene ora, se mal gestito, strumento di limitazione e di perdita di quote di mercato.

Figura 3 – il processo dei controlli interni

In effetti i tre mondi in cui ora si gioca la partita dei controlli sono clienti, promotori e processi.

In questo nuovo contesto quella che prima era la variabile Tempo ora diviene importante parametro di settaggio del sistema dei controlli in quanto la velocità delle informazioni può fare la differenza fra l’individuazione di una frode e la sua attuazione.

Nel meccanismo individuato il sistema dei controlli interni cambia diventando uno strumento di pre-analisi deduttiva invece che un sistema di verifica ex post.

Figura 4 – il nuovo SCI

Per il nuovo sistema dei controlli interni clienti e promotori viaggiano sullo stesso piano perché sono figure che muovono i processi intervenendo su di essi, mentre processi e normativa devono adeguarsi anche alle mutate operatività dei clienti.

È talmente vero suddetto accadimento che oggi le banche per presidiare correttamente questi segmenti creano uffici ad hoc nelle funzioni di controllo per poter seguire i rischi legati a ciascun segmento.

Secondo l’indagine di Thomson Reuters solo il 20% delle istituzioni finanziarie europee ha avviato efficaci progetti di adeguamento al cambiamento delle regole, lasciando prevedere un netto divario fra le istituzioni in cui sarà palese la ricerca di player con soluzioni chiavi in mano ma modulari.

 

La compliance oggi

 

Nelle banche, negli intermediari finanziari e nel comparto assicurativo, la funzione di compliance è chiamata a svolgere un ruolo complementare rispetto al sistema di gestione dei rischi previsto dalla regolamentazione prudenziale (Basilea II, Solvency II); la compliance ha infatti un’ottica prevalentemente preventiva nel presidiare rischi di carattere legale e reputazionale

  • Banche, intermediari che offrono servizi di investimento ed assicurazioni devono obbligatoriamente istituire una funzione di compliance secondo le indicazioni fornite rispettivamente da:

  • Banca d’Italia il 12 luglio 2007 nelle “Disposizioni di Vigilanza – La funzione di conformità (compliance)”;

  • CONSOB (congiuntamente a Banca d’Italia) il 29 ottobre 2007 nel “Regolamento in materia di organizzazione e procedure degli intermediari che prestano servizi di investimento o di gestione collettiva del risparmio”;

  • ISVAP il 26 marzo 2008 nel “Regolamento N. 20 recante disposizioni in materia di controlli interni, gestione dei rischi, compliance (…)”.

Tali normative di vigilanza recepiscono i principi guida sulla materia pubblicati nel 2005 dal Comitato di Basilea.

Molte aziende facenti parti di gruppi multinazionali specie se quotate in borsa, pur non essendo tenute a norma di legge, istituiscono una funzione di Compliance.

La funzione di conformità si inserisce nel più ampio sistema dei controlli interni ed in particolare nell’ambito delle funzioni di controllo sulla gestione dei rischi.

Nelle banche la Compliance è una funzione di controllo di “secondo livello” ed ha l’obiettivo di “concorrere alla definizione delle metodologie di misurazione/valutazione del rischio di conformità, di individuare idonee procedure per la prevenzione dei rischi rilevati e di richiederne l’adozione.

Il ruolo descritto differenzia sostanzialmente la funzione di conformità da quella di revisione interna (cfr. Titolo IV – Capitolo 11 – Sezione II – Par. 1 delle Istruzioni di Vigilanza)”.

L’adeguatezza ed efficacia della funzione di conformità devono essere sottoposte a verifica periodica da parte dell’Internal Audit o revisione interna (che nelle banche è una funzione di controllo di terzo livello); di conseguenza, per assicurare l’imparzialità delle verifiche, la funzione di conformità non può essere affidata alla funzione di revisione interna.

Figura 5 – i livelli di controllo

In ambito bancario “in via generale, le norme più rilevanti ai fini del rischio di non conformità sono quelle che riguardano l’esercizio dell’attività di intermediazione, la gestione dei conflitti di interesse, la trasparenza nei confronti del cliente e, più in generale, la disciplina posta a tutela del consumatore”.

  • Antiriciclaggio e contrasto del finanziamento del terrorismo

  • Lgs. 231/01 sulla “responsabilità amministrativa delle persone giuridiche”

  • Privacy e protezione dei dati personali

  • Lgs 141/10 e Codice del Consumo

  • Security – sicurezza informatica

  • Safety – d. lgs. 81/2008 sulla “sicurezza sul posto di lavoro”

  • legge 28 dicembre 2005, n. 262, “Disposizioni per la tutela del risparmio e la disciplina dei mercati finanziari”.

Di conseguenza oltre le normative “generali” la funzione di Compliance in banca si occupa anche di:

  • Trasparenza dei Servizi Bancari

  • Normativa di contrasto all’Usura

  • MiFID- Markets in Financial Instruments Directive (Direttiva sui mercati degli strumenti finanziari)

  • PSD – Payment Services Directive (Direttiva sui servizi di pagamento)

  • Business Continuity o continuità del servizio.

 

La compliance adattativa 2.0

 

Oggi serve un nuovo modello di compliance che si adatti alle esigenze evidenziate portando il sistema dei controlli verso un nuovo meccanismo ove il tempo sia il più possibile un elemento di raccordo con tutte le operatività necessarie.

Figura 6 – il plurimodello

In questo modello, che è in realtà un plurimodello perché integra una serie di sotto modelli logici che ne fanno un modello matrice, girano in grande sintonia e con una visione a 360 gradi una serie di interventi di controllo e di formazione che non possono ormai essere disgiunti.

In questa visione la Compliance non è più una funzione super partes, ma diviene motore evolutivo del business, affiancandolo e diventandone una ala stabilizzatrice.

Figura 7 – il flusso del nuovo SCI

 

Il nuovo modello di compliance pertanto deve riassumere tutte le funzioni di un efficace BPM collegato ad un ottimo motore di analisi dati, integrando tecnologia e modello concettuale del sistema dei controlli interni in una unica rappresentazione.

 

Il concetto di tempo zero

 

La novità assoluta introdotta è il concetto di tempo zero, ovvero adattare la compliance ai sistemi on line in cui non v’è nessun tipo di overlay.

È infatti cruciale oggi che le figure preposte al controllo possano vedere la situazione del profilo di rischio in tempo reale (o quasi).

Affinché sia operativo il concetto di tempo Zero il nuovo sistema contiene un motore logico aggiornabile, una significativa capacità di agganciarsi a qualsiasi fonte dati interna – esterna, un potente PBM facilmente configurabile, un buon motore di reporting e una dettagliata gestione dei permessi utente.

Il sistema prevede anche una particolare capacità di automazione verso altri processi per poter verificare on line eventuali anomalie segnalate (ad esempio: se un cliente opera sulla procedura bonifici in modo anomalo andare a verificare immediatamente se il destinatario di quei bonifici è nelle black list o è lo stesso usato da qualche promotore).

Figura 8 – modello di compliance adattativa 2.0

In pratica un buon motore di input in grado di ricevere informazioni da qualsiasi fonte ed in qualsiasi formato, un motore di BPM interno che operi sui principali processi di controllo, una interfaccia in grado di interagire con altri applicativi ed un sistema di output funzionale sia al reporting che alla visualizzazione on line.

Il sistema è in grado di ragionare a Tempo Zero, ovviamente questo dipende anche dal motore di input collegato a CA 2.0.

Il modello concettuale dei controlli integrato in CA 2.0 contiene un motore funzionale e quattro punti cardinali di interazione:

  • Input – con la possibilità di interfacciarsi a qualsiasi fonte dati

  • Output – con un alto livello di personalizzazione dei report

  • Metrics – un riferimento tabellare a normative esterne

  • Interact – interagire con procedure esterne in caso di anomalie

 

Come calcolare l’EVA della Compliance

Se è quindi possibile arrivare alla costruzione di un modello di compliance 2.0 cosi come ipotizzato, allora è possibile individuare i modelli di calcolo dell’Eva della compliance.

Negli ultimi anni l’attenzione dei professionisti e degli studiosi si è progressivamente spostata dal problema della valutazione al problema della verifica della creazione del valore non solo per le aziende ma anche per i singoli rami operativi all’interno dell’azienda stessa.

Si ritiene infatti che le variazioni di valore intervenute per un’impresa siano la miglior espressione dell’effettiva performance economica di una società.

Il principio su cui si fonda l’EVA (Economic Value Added) è molto simile a quello adottato dai criteri di valutazione classici di tipo misto: il punto di partenza è il capitale investito all’interno di una certa società o ramo d’azienda, ma anche struttura operativa; moltiplicando questo capitale per il costo del capitale stesso  si ottiene un livello di reddito minimo atteso, appena sufficiente  a remunerare gli investitori senza quindi lasciare alcun valore aggiunto all’interno della società.

Sottraendo dal livello di reddito effettivamente realizzato la soglia di reddito minima appena definita si ottiene l’EVA misurato sul segmento di interesse.

Il metodo di valutazione dell’EVA indica dunque la quantità di valore creato dall’impresa nel corso dell’anno, valore che conseguentemente dovrebbe riflettersi nel valore di mercato della stessa.

L’Eva può essere considerato un indicatore di performance aziendale.

Infatti  per la massimizzazione del valore è necessario che il management dell’azienda sia in grado di effettuare con cognizione di causa scelte strategiche quali, ad esempio la decisione se intraprendere o meno una strategia di espansione o diversificazione del proprio business tramite la realizzazione o il change di prodotti.

L’obiettivo del management deve essere quello di massimizzare il valore di mercato di un’azienda.

E’ necessario però confrontare il valore di mercato dell’azienda con il valore del capitale investito nell’azienda.

La differenza può essere definita come “valore creato”, o “valore di mercato aggiunto”.

Quindi:

      EV= MVA + CI

Ovvero il valore di un’azienda (EV, Enterprise value) è uguale al Capitale Investito (CI) nell’azienda stessa, più il valore aggiunto che l’azienda stessa è riuscita a creare.

In questo senso EVA (come misura del “valore creato” nell’anno) può essere utilizzato come uno strumento di valutazione dell’operato del management.

Uno strumento che fa coincidere gli interessi del management a quelli dell’azionista: infatti il management, premiato in base al valore aggiunto creato, è stimolato ad accrescere anno per anno l’ EVA e quindi il MVA (MVA=valore attuale di tutti I futuri EVA).

Inevitabile quindi che la compliance 2.0 abbia un forte impatto sul calcolo del valore aziendale e possa essa stessa essere fonte di valore.

Inutile dire che il calcolo dell’EVA in un modello di compliance prende come base di partenza il capitale assorbito dal modello stesso rapportato ai singoli assorbimenti di capitale dei profili di rischio identificati ed osservati.

E’ pertanto fondamentale ottenere un corretto monitoraggio dei rischi e degli indicatori di rischio, ponendo come base di analisi non una osservazione ex post, ma una serie di trend che permettano di ottenere dei valori previsionali di rischio.

Per fare questo il modello di compliance 2.0 deve considerare gli indicatori come progressioni del rischio e non come segnalatori di evenienze.

A questo punto è possibile calcolare il coefficiente ß per un corretto calcolo del CAPM.

Il modello Faletti  permette quindi di allineare il costo della Compliance al valore generato dal contenimento del rischio sia in fase operativa ma anche in fase di definizione di prodotti / processi.

 

 

Corrado Faletti è il Direttore responsabile di Betapress e ha contribuito a definire la prima struttura di compliance nel mondo bancario nel 2004; da allora si occupa di analisi di rischio e sistemi di controllo. Nel 2010 ha realizzato il sistema di AUDIT dei Fondi Europei per il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca.




40.000 click per un video

Siamo oggi a fare quattro parole con il regista Roberto Vairano che ha girato un video musicale per Barbara Vagnini, esordiente nel mondo della musica POP, i cui video su Youtube in pochi mesi hanno superato le 40.000 visualizzazioni.

 

Ciao Roberto come nasce la tua passione per i video musicali?

Sono romano dal 1967, anno in cui vedo la luce per la prima volta e già da quell’anno ho visto il mondo attraverso una telecamera. I miei occhi hanno sempre “inquadrato” la realtà e visto il mondo come un grande palcoscenico pieno di interessanti scene da girare.

A cinque anni già usavo le dita incrociate a V V per vedere la realtà e tutto da quel momento è stato incentrato sulla fotografia.

Negli anni l’evolvere della tecnica e della tecnologia hanno mutato il modo di lavorare anche per la televisione, parliamo del passaggio dalla pellicola al digitale che ha fatto nascere tante società divenute poi fornitrici Rai, per la produzione e post-produzione dei programmi.

È qui che inizia la mia avventura lavorativa, da specializzato di ripresa a tecnico del suono, da organizzatore delle troupe ad ideatore di sigle e spot, oggi giunto alla regia di video musicali.

Una passione che viene dal piacere di ascoltare tutta la musica italiana e internazionale e dal mettersi in gioco.

Oggi essere una goccia in mezzo al mare è abbastanza usuale, ma il restare fermo a guardare non mi piace, preferisco fare, al meglio delle mie possibilità, indipendentemente dai mezzi tecnici ed economici, tentando di fare un prodotto comunque buono, godibile e poi chissà … l’arte non ha confini per nessuno e creare, è stimolo, è esser vivi, è vita

 

E’ il tuo primo lavoro come regista?

Si è il mio primo lavoro da regista per un video musicale, ma c’è tutta l’esperienza accumulata in tanti anni di collaborazione con programmi del calibro di Chi l’ha visto?, Samarcanda, La storia siamo noi, Linea Verde, Sereno Variabile, Telefono giallo, Duello, Storie maledette, Porta a Porta, Il divano in piazza.

Programmi che mi hanno dato modo di lavorare al fianco di importanti operatori e direttori della fotografia del panorama televisivo e del cinema: Piergiorgio Albertini, Bruno Di Virgilio, Riccardo Calamai figlio del primo operatore Rai e non per ultimi Sandro Grossi,  Nino Celeste, Paolo Maestrelli, Walter Ferrari, Maurizio Fulli, Stefano Bosco e l’elenco è ancora lungo, con loro tanti stupendi ricordi e tanta esperienza accumulata

 

La cosa più facile e quella più difficile durante le riprese?

Una persona non può far niente se non trova la collaborazione di tanta gente, con una buona suddivisione dei lavori e dei tempi, tante persone che hanno bisogno di essere guidate e dirette.

Ecco quindi il compito del regista, coordinare il tutto per far sì che il progetto riesca al meglio.

La difficoltà più grande è stato il tempo, cercare di non perdere tempo, perché lo stesso non ti basta mai.

Questo è stato l’handicap più insidioso, soprattutto quando fai un progetto da indipendente, anche se poi, uno dei punti di forza è proprio l’essere indipendenti, in quanto si è mossi dalla fede nel progetto, quindi le motivazioni sono maggiori.

 

Quanto tempo sono durate le riprese?

un paio di mesi.

Le riprese sono state effettuate nel mese di Luglio, c’era bisogno del sole, per registrare le immagini abbiamo scelto un luogo insolito, un luogo abbandonato da molto tempo, spazioso forse una fabbrica non me conosciamo la storia ne abbiamo parlato a lungo con Barbara prima di avventurarci lì dentro,  ma si cercava un luogo anche vicino al sentimento che la canzone vuole esprimere, il sole, infatti il sole c’è, per tutti, non fa distinzioni di razza lingua o religione, nessuno escluso,  una specie di inno alla vita, una canzone che vuole esprimere un augurio, che si ritrova nelle parole della canzone “ c’è un sole per te “.

È l’espressione di un sentimento di vicinanza rivolto a tutti nessuno escluso, come alle persone che hanno subito calamità naturali come il terremoto, in fondo il sole il simbolo di speranza, calore, Vita.

La cantate Barbara Vagnini è stata brava ad interpretare questa canzone con linearità senza essere troppo evidente, senza eccessi, al contrario, addirittura, accettando di non truccarsi, di avere non abiti di marca, di dare semplicità alla canzone con gusto senza esporsi, come la semplicità del quotidiano che viviamo senza dimenticare che dopo la tempesta torna sempre il sole.

 

Come mai la scelta di girare un video per un’esordiente, quindi senza budget?

La cosa più bella ed emozionante è quella di affiancare chi non ha molta esperienza come può essere un esordiente appunto,  affiancarlo con la mia professionalità per costruire un progetto da portare fino in fondo, consapevoli però che la musica oggi guarda, anzi ascolta, solo chi già è un po’ più in là, tipo chi ha già vinto talent show o  festival,  è una sfida, una scommessa,  che passa attraverso alle tante difficoltà che si incontrano quando sei al primo importante appuntamento, quando finalmente esci dal garage dove hai sempre suonato.

Io non sono nato per arrendermi davanti alle difficoltà, esattamente come quelle in cui si trova un esordiente, senza budget, senza un’etichetta discografica, che non potrà mai far ascoltare la propria musica, la propria creazione in nessuna radio; nessun giornale o rivista avrà attenzioni nei suoi riguardi,  facendo così,  neanche il pubblico può conoscere un esordiente, eppure basterebbe far fare un solo passaggio di queste canzoni alla radio per far conoscere al grande pubblico e far decidere a loro se dare un consenso favorevole o una bocciatura.

Penso che sia importante far scegliere al pubblico, ma la scelta nel mondo della musica viene fatta da altri al posto nostro, con una somministrazione quotidiana studiata a tavolino che non dà spazio a nessun povero esordiente.

Che peccato! E allora io voglio rompere il ghiaccio ed essere dalla parte di un esordiente, faccio il mio mestiere per dargli visibilità.

Voi da quale parte vi mettereste? Questo uno dei tanti motivi del perché collaborare con un’esordiente potete scriverlo con la e maiuscola? Ve ne sarei grato.

 

Collaborare con Barbara Vagnini come è stato?

Lei è una cantautrice, c’è un sole per te è un singolo che anticipa la creazione di un nuovo album che dovrebbe uscire nella prossima primavera, Lei è una persona solare dinamica, ha una grande passione per la musica  sa restare con i piedi per terra,  l’umiltà fa di lei una persona semplice capace di fermarsi a riflettere per trovare quel giusto equilibrio tra il cantare, interpretare muoversi sul palco o davanti a una telecamera, ha le idee chiare ed grintosa quanto serve, è una persona che non si risparmia quando lavora.

Quindi tutto il lavoro è stato fatto con armonia e spero che il risultato si veda.

 

Quali le figure che l’hanno ispirata per la creazione di questo video?

Che bella questa domanda, intanto a Barbara che comunque mi ha affidato questo lavoro e se sono riuscito a fare un qualcosa di positivo io debbo ringraziare un grandissimo della televisione, Piergiorgio Albertini, una persona che non è un personaggio pubblico perché è sempre stato come me,  da quest’altra parte, in quella nascosta, come si dice dietro la telecamera,  per me una persona davvero speciale,  che mi ha insegnato passo dopo passo, giorno dopo giorno, fotogramma per fotogramma, tutto quello che c’è da vivere e sapere di questo mestiere, a cui devo tantissimo, vero maestro di vita, visto che per ben oltre 25 anni siamo stati in giro per il mondo lavorando in tutti i tipi di situazioni in cui ci siamo trovati.

Una persona rigorosa e oggi so bene il perché, capisco perfettamente, ora è tutto più facile anche il difficile.

Poi se mi permettete vorrei fare dedicare questa mia prima regia a una persona per me speciale ad una donna, giornalista Rai, scomparsa a Cracovia il 29 luglio 2016 per un malore, Anna Maria Jacobbini, lo voglio fare con un sorriso, come i tanti che mi ha sempre regalato quando si lavorava insieme, Grazie Anna Maria sei stata un angelo e adesso lo sarai per sempre.

 

la cantante Barbara nel suo video c'è un sole per te
la cantante Barbara nel suo video c’è un sole per te

c'è un sole per te il video clip musicale di barbara
c’è un sole per te il video clip musicale di barbara

il regista roberto vairano
il regista roberto vairano

il concerto di barbara vagnini
il concerto di barbara vagnini

 

 

 




Rampelli vs Cineca – scontro di civiltà?

L’incredibile vicenda della rimozione del Direttore Generale dei sistemi informativi del MIUR, Marco Filisetti, viene ben stigmatizzata dall’interrogazione parlamentare di Fabio Rampelli:

“… la direzione generale per i sistemi informativi del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca dovrebbe, a breve, rinnovare il bando per le attività di informatica, per un valore presunto di circa trecento milioni di euro in quattro anni; tra l’altro, il capo della direzione generale dei sistemi informativi del Ministero è stato recentemente trasferito all’ufficio scolastico regionale della regione Marche, con due anni di anticipo rispetto alla scadenza del mandato; alla luce di quanto esposto, il Consorzio Cineca non sembra costituire un soggetto affidabile per la gestione dei servizi informatici e tantomeno per la realizzazione di concorsi…”

Ucci Ucci sento odor di magagnucce…

Perfettamente noto a tutti gli Italiani che al solito si spostano le persone per mettere al loro posto i vari raccomandati, sicuramente più affidabili e “leali” verso il potere, ma quale sia il motivo  vero dell’allontanamento del Direttore Generale Marco Filisetti, ben due anni prima della scadenza del suo mandato e contro la sua volontà, dalla direzione generale dei sistemi informativi del ministero dell’istruzione università e ricerca, non è per nulla chiaro, anzi viene fatto proprio quando lo stesso Filisetti si stava muovendo sia per il nuovo bando per l’appalto dei sistemi informativi sia per i controlli sulle strutture che avrebbero gestito il concorso dei docenti (cineca n.d.r.), ma anche quando Filisetti iniziava a svolgere verifiche riguardo alla “gestione” dell’organico potenziato e di quello dell’autonomia (anche queste attività spesso gestite da cineca).

Sembra opportuno notare che lo stesso Filisetti aveva la responsabilità dell’unità di Audit dei fondi europei che, nel lontano 2011, venne smantellata perchè aveva segnalato qualche “piccola” magagna nella gestione dei fondi stessi. (vedi nostro articolo PON fondi europei)

Pechè Filisetti venga poi spostato non è dato da sapere, ne vi sono risposte all’interrogazione parlamentare fatta da Rampelli.

Da notare alcune strane concomitanze ovvero che il ministero dell’istruzione università e ricerca ha posto in essere una serie di gestioni tecniche per la realizzazione delle attività legate ai concorsi tramite il consorzio Cineca, che lo stesso Cineca dispone di personale che lavora per il MIUR senza alcuna definizione di progetto né di contratto, che si avvicina il momento del rinnovo del bando per le attività di informatica del MIUR (valore presunto circa 300 milioni di euro in 4 anni), che non vi sono contratti che definiscano gli impegni di Cineca per le attività realizzate ma solo posizioni di fatto, che vi sono perplessità anche nella stessa corte dei conti che nel suo rapporto Deliberazione 6 ottobre 2015, n. 7/2015/G pone alcune questioni riguardo la gestione di cineca.

 

Insomma Filisetti scomodo al potere forse anche perchè come al solito aveva iniziato a guardare dentro all’organico dell’autonomia ed a come viene assegnato.

Ma perchè il Cineca è così intoccabile?

ci restano altre domande senza risposta:

Quale è la pianificazione della spesa informatica da parte del miur e le motivazioni che richiedano l’attivazione di ulteriori coperture?

Quale sia lo stato delle società in house che ricevono fondi europei senza bando ed in particolare le relazioni dei revisori dei conti che garantiscono il corretto utilizzo degli stessi, le motivazioni per cui gli stessi non vengono sottoposti a controllo?

Che fine hanno fatto le denunce dell’autorità di Audit del 2011? sepolte?

 

filisetti marco fabio-rampelli cineca

 

 

 

 

 

 

chi tocca cineca muore

 

 

 

 

 

 

Sorgente: 4/12265 : CAMERA – ITER ATTO




Tragedia in Puglia, incidente ferroviario tra Andria e Corato: almeno 27 morti. Istituito un pool di indagine

 

Ci si chiede spesso se certe tragedie si potevano evitare  e di solito la risposta è si!

in questo caso la risposta non solo è si, ma anche sembra che sia stato fatto tutto nell’incuria generale, fondi europei non utilizzati, capo stazioni che si telefonano per chiedere se i treni sono partiti, semafori che non vanno… però i passeggeri ci sono sempre e ci vanno di mezzo.

 

Incidente su tratto a binario unico tra Andria e Corato.

LE FOTO[http://www.ansa.it/sito/photogallery/primopiano/2016/07/12/scontro-treni-come-un-aereo-caduto_4e136843-7e09-4963-b44b-8b27de3e8d8f.html]. Un bimbo estratto vivo dalle lamiere. Persone ancora intrappolate. Nella collisione uno dei duemacchinisti è morto mentre non si hanno, al momento, notizie della sorte del collega che erasull’altro convoglio. Soccorritore: “Una scena allucinante”. Renzi: “Fare chiarezza”. Il governoriferirà in Aula Senato. Mattarella: ‘Una tragedia inammissibile’. Delrio: “Faremo una commissioned’indagine” I precedenti[http://www.ansa.it/sito/photogallery/primopiano/2016/07/12/scontro-tra-treni-gli-incidenti-ferroviari-piu-gravi-in-italia_5c6854dd-1c83-4c49-9be9-182b97846cf4.html]© ANSA

Sorgente: Puglia, incidente ferroviario tra Andria e Corato: almeno 27 morti. Istituito un pool di indagine – Puglia – ANSA.it




Istat gonfia gli occupati

Così l’Istat gonfia gli occupati

Facciamo chiarezza sui numeri del lavoro perché le polemiche anche di queste ore sono francamente ridicole. A chi nei giorni scorsi gli faceva notare il numero dei disoccupati è aumentato ancora, Matteo Renzi scodellava il numero degli occupati elaborato dall’Istat: Da quando noi siamo al governo del Paese (febbraio 2014) i posti di lavoro sono aumentati di 455 mila unità – ha puntualizzato – 455 mila posti di lavoro in più, di cui 390 mila circa a tempo indeterminato. Questi sono numeri, non discorsi. Fatti, non parole.

I numeri del’Istat, però, hanno fatto storcere il naso a molti. Tanto che Claudio Pellegrini ha chiesto all’ente di statistica chiarimenti sulla classificazione delle prestazioni di lavoro: Vorrei sapere come effettuate le statistiche io lavoro con un voucher da 8 ore al mese cosa sono occupato o disoccupato?. La replica dell’Istat è arrivata a stretto giro: È consideratooccupato se nella settimana di riferimento dell’indagine ha lavorato almeno un’ora, confronta il Glossario.

@claudio301065 è considerato occupato se nella settimana di riferimento dell’indagine ha lavorato almeno un’ora, cfr Glossario

Il tweet dell’Istat ha scatenato un putiferio in rete. Ora capite perché ‘grazie al Jobs Actaumentano gli occupati’?, hanno tuonato i più sbertucciando il premier che dopo ogni rilevazione dell’ente di statistica corre a omaggiare la riforma del mercato del lavoro. Possiamo e dobbiamo fare meglio – twittava Renzi due giorni fa – ma recuperare quasi mezzo milione di posti di lavoro in due anni è stato possibile solo e soltanto grazie al JobsAct. Lo stesso giorno anche il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, brindava ai dati Istat che, a suo dire, confermano un quadro positivo in cui si registra anche un maggiore fiducia per le prospettive del mercato del lavoro.

Messi sotto pressione sui social, gli analisti dell’Istat hanno provato a mettere una pezza alla figuraccia fatta spegando che si rifanno agli standard condivisi a livello internazionale. E hanno pubblicato la definizione di occupati: Coloro che hanno dai 15 anni in poi che nella settimana di riferimento: hanno svolto almeno un’ora di lavoro in una qualsiasi attività che preveda un corrispettivo monetario o in natura; hanno svolto almeno un’ora di lavoro non retribuito nella ditta di un familiare nella quale collaborano abitualmente; sono assenti da lavoro (per ferie o malattia, per es.).

Un chiarimento sulla definizione di occupato pic.twitter.com/BCcvDFQztH

Rileggere i dati dell’Istat alla luce della definizione di occupato, fa ricredere sullo stato di salute del sistema Italia, ridimensiona i benefici del Jobs act e dovrebbe ridimensionare pure l’ottimismo di Renzi.

da Il Giornale Sergio Rame




Xiaomi lancia il drone ‘low-cost’ 

Arriva Mi Drone, costa circa 400 euro e ha videocamera 4K(ANSA)

Sorgente: Xiaomi lancia il drone ‘low-cost’ – Hi-tech – ANSA.it