1

Brava Giorgia, adesso occhio allo spoils system!

Dopo una vittoria così netta, almeno per fratelli d’Italia, verrebbe facile lasciarsi andare alla più sfrenata gioia, ebri di una ubriacatura da potere acquisito.

E’ successo a tanti, a quasi tutti, e spesso questa “ubriacatura” era accompagnata dalla convinzione che avendo vinto si era pronti a fare tutto ed a gestire tutto.

Ebbene il passato ci insegna che non è così!

Come abbiamo già avuto modo di ricordare in precedenti articoli (i partiti … ed i rimasti), l’Italia è un paese dalla difficile governabilità, e l’unico modo ora di governare correttamente per la destra è essere impopolare.

Lo so, non piace a nessuno, ma la prima operazione a cui stare attenti oggi è il cosiddetto spoils system; ma non quello incardinato nella Legge n.145 del 15 luglio 2002, ma bensì nella più ampia gestione delle posizioni della media ed alta dirigenza della pubblica amministrazione, in cui inevitabilmente risiede la macchina organizzativa del nostro governo.

Come dicevo prima, l’errore che si compie è quello di pensare di saper gestire una macchina organizzativa come lo stato italiano, complesso ed imperfetto come pochi altri, e di conseguenza non fare caso ai “manovratori”, ovvero a quel sottobosco di dirigenti che in realtà muovono e decidono i processi organizzativi.

Proprio all’interno di quella fascia dirigenziale si muovono, appunto, i meccanismi operativi delle scelte politiche e proprio quella fascia dirigenziale ha il potere di rallentare qualsiasi scelta che l’organismo politico faccia.

O, anche, se non peggio di trasformare qualche piccolo cavillo in ostacolo insormontabile.

Cari lettori voi ora vi starete chiedendo “ma possibile che politici navigati non stanno attenti a questa cosa?”, ma ci stanno attenti benissimo, e ci sono stati attenti per anni, ma stranamente quando la destra prende il potere questo aspetto lo sottovaluta.

Lo sottovalutò Berlusconi, come altri, ma soprattutto a differenza della sinistra, la destra, quando anche è riuscita a prestarvi attenzione, ha sempre considerato lo spoils system come un sistema di remunerazione degli amici, lasciando così posizioni importanti in mano a persone inesperte sia tecnicamente che “politicamente”.

In effetti in quella fascia di controllo dello stato l’ideale sarebbe mettere tecnici con esperienza operativa, leali, e comunque non influenzabili, cosa non facile effettivamente, ma quello serve.

Sarebbe necessario creare un think tank, ovvero un’importante laboratorio di idee e di soluzioni, pescando a mani basse dal mondo dell’accademia, dei manager, dei tecnici, possibilmente persone che abbiano dimostrato lealtà all’idea e non le solite banderuole che si adattano a chi c’è, al fine di non restare senza teste valide da mettere nelle posizioni chiave, e soprattutto sarebbe necessario avere l’umiltà di capire chi mettere rispetto all’obiettivo, che è quello di riuscire a governare il paese.

Non tutti quelli candidati nei collegi sono poi adatti a ricoprire ruoli tecnici, questo sarebbe un passo importante da metabolizzare al fine di non sbagliare questo momento importante.

Ricordo di un noto politico che aveva formato un gruppo di coordinamento dei capi di gabinetto di tutti i ministeri, controllando in questo modo una grossa fetta dell’attività dello stato.

Ne parleremo in altro articolo.

In ogni caso complimenti ancora, Giorgia, ma occhio allo “spoils system”.

 

 




Puppet-show: lo spettacolo continua.

Un’era tanto moderna (per la rapida ascesa e caduta di innovazioni non sempre all’altezza dell’umano) ma nello stesso tempo tanto d’impronta antica (per il ricondurci a epoche di sacrifici, alla miseria e alla corruzione umana e materiale, alla privazione di diritti anche fondamentali, alla povertà d’animo e all’ignoranza più retrive: tipiche di un nuovo medioevo, dove anche le nobili tradizioni del clero appaiono spente e opache), non si era mai vista.

Uniche, ma affatto trascurabili novità di questi ultimi giorni, in un contesto dove la perdurante incomprensione dell’est da parte di un occidente (rimasto al Vietnam, all’Afghanistan, o al rude e spietato bombardamento di Belgrado) che tuttora si auto-valuta con troppa generosità, è sorretta dalla ormai dichiarata e ribadita volontà di ‘spianare’ la Russia, immiserendola e radendola al suolo con le belle macchine volanti che consentono di bombardare in ogni parte del mondo standosene comodamente in ciabatte a casa propria, aizzando alla guerra ma facendo togliere le castagne dal fuoco ad altri.               

Qualcuno, sostiene che lo stile assomigli a quello cosiddetto ‘mafioso’: mamma comanda e i picciotti vanno e fanno (ossia, eseguono gli ordini senza discutere e fanno il lavoro sporco); per parte mia non intendo offendere alcuno, anche se il paragone è possibile ma non so quanto probabile.              

Di certo c’è una parte che sostiene il (proprio) diritto a dettare le (proprie) regole, disconoscendo che anche altri possano avere similare diritto: ma qui entra in ballo il Marchese del Grillo della situazione, che non esita a far capire che “io so’ io e voi nun contate un caxxo”.

Odio per la Pace, odio per l’Essere Umano, smania di arricchimento e potere, si contendono la testa del potere: una testa, ovvero la forma di una testa, belluina tanto simile a quella di cui alle corna di capro che, a Washington, rabbi Schneider ha consegnato a testimonianza di un premio concesso a Draghi qualificandolo come ‘statista’.                                

Tante strane situazioni e tutte nelle stesse ore.

Strane, ma che seguono una loro logica, poiché un filo comune le lega, anche se all’apparenza possono sembrare conflittuali tra di loro.

A Londra, si spegne – con un peggioramento dal rapido finis – Elisabetta II°, Regina d’Inghilterra e Capo del Commonwealth.

Termina un’epoca durata oltre 70 anni di regno: ovviamente con i suoi chiaroscuri.

Certamente la fine di un’epoca, segnata proprio dal voluto scandire delle tradizioni.

Simboli forti, scanditi dal ritmo degli scarponi dei militari in tenuta solenne: ma già pronti a scattare se il Comandante in Capo desse loro l’ordine.

Non si percepisce se potrà essere anche l’inizio di una lenta fine: ma gli inglesi hanno il senso della Patria e sanno stringersi l’un l’altro nei momenti di difficoltà e crisi.

Certo, non c’è più la voce e la presenza della Regina nei club economico-finanziari che contano e che comandano il mondo: ma, per prassi, anche se cambia il soggetto prima presente, chi subentra non perde la battuta    né il posto.                                                                                           

Da poche ore il Presidente Putin ha parlato alla Russia: come previsto, di cose molto serie, che ancora qui ignoriamo nella loro complessità e di cui forse non riusciremo a comprenderne la reale portata (teso com’è, l’occidente, a voler ignorare la pratica della diplomazia nonché a sostenere l’eliminazione a ogni costo del leader russo, anche stimolando e foraggiandone la protesta interna).

Una guerra praticamente dichiarata per interposta persona dagli USA – con il codazzo di yes-men ai suoi ordini, targati più o meno NATO – alla Russia.

Che ormai non fa che rispondere colpo su colpo alla evoluzione imposta da ovest. Un male creato dal 2014 da un Occidente indifferente e sordo ai richiami, e inadempiente agli obblighi assunti.

 Altrove si svolgono cerimonie e mosse di un puppet-show che prevede mance, gratifiche e passerelle a chi obbedisce ai comandi impartiti: uno show che, a poche ore dalla comune convergenza a Londra per l’ultimo saluto alla Regina d’Inghilterra, ha visto convergere in sede ONU il gotha della politica.

Persino in eccessiva evidenza nel sostenere il ruolo del “siam tutti qui, siam tutti d’accordo, siam tutti uniti, continuiamo tutti insieme”. 

Al solenne momento londinese, a distanza di ore, si contrappone l’usuale bla-bla-bla di un contesto per i più troppo segnato dai sospetti di ingenti finanziamenti ricevuti da parte di chi è troppo invischiato in questioni economico-finanziarie.

Certo, la meno rappresentativa è proprio l’Europa: una volta culla della diplomazia e ora mestamente sottomessa agli altrui voleri.

Voleri che hanno consentito al dollaro di recuperare con forza sull’euro, deprimendolo e quindi deprimendo l’economia e la finanza della stessa area euro: ma ottenendo anche il risultato di fermare la propria curva di inflazione e il pericolo depressione, scaricandone tutto il peso su un’Europa sottomessa, tutta impegnata a indossare abiti civettuoli o T-shirt con i colori giallo-blu.

Mi ha colpito una non-coincidenza (vista l’attenzione che viene data alle scenografie di Bruxelles): in una posa ieratica di madonna fiorentina una testa bionda è posta visivamente al centro di uno sfondo dominato dal cerchio delle stelle della UE; uno sfondo blu con stelle gialle, con al centro un soggetto in delizioso contrasto cromatico quanto in perfetta simbiosi, tale da far quasi gridare ‘al miracolo’ facendo prostrare i presenti in ginocchio, così accreditando una favola, un’apparizione celestiale. 

Ma, a proposito delle corna di caprio assegnate all’italico leader – e che taluno, tout-court, ha sentenziato essere un sorta di bonus-aziendale per servizi resi (mah! Ma a chi?) – v’è da dire che chi utilizzi certe espressioni non dovrebbe mai confondere la meritoria attività di un vero statista (vocabolario: un uomo di stato il cui contributo alla vita politica ha rivestito o riveste una importanza di grande rilievo o addirittura storico) con le attività tipiche della camarilla (vocabolario: un gruppetto di persone che si muove per la difesa di interessi particolari, influenzando l’azione di un governo).

In questo caso: una banale, volgare, cricca: una consorteria che pensa solo agli affari, per arricchirsi, distorcendo a proprio vantaggio la politica, ovvero ogni occasione che possa derivare attraverso la politica.

Peraltro, come non concordare con le parole del Presidente Biden che ha lodato il premiato di turno “Mario Draghi è stato una voce potente nel promuovere tolleranza e giustizia…”: è un buon segno notare che c’è chi sembra ben conoscere che esistono tolleranza e giustizia.

Occorre vedere i mezzi con cui si perseguono, e il senso con cui si opera.

Diversamente, quando la prospettiva è del tutto personale e persino discutibile, tutto è deviato e ‘sembra’ solo vero: sono solo ricche, fulgide parole, pronunciate e sciupate in un attimo, nella cornice del solito bla-bla-bla.

In Europa, una serie di appuntamenti elettorali segna la vita politica di molte nazioni: ma solo in Italia tutti i pretendenti al trono confessano la propria scarsezza di idee e della propria vis politica, allorché indicano di voler proseguire nelle azioni previste dalla c.d. ‘agenda Draghi’ (in verità, un’agenda parte di una sua relazione al G30 – Gruppo dei Trenta, dai contenuti più distruttivi che costruttivi: in sintesi, per innovare occorre distruggere).

Un’agenda che, punto di riferimento di chi ha esordito con “mi avete chiamato, sono venuto” e con un reiterato “voi italiani” ha indicato fin da subito da che parte era, attuando – ma sarà stato un caso – proprio quello che era indicato in quella relazione.

La popolazione Italiana è stata impoverita; il settore energetico è in tilt (peraltro, previsto con ampio anticipo e affrontato con altrettanta ampia incapacità: quando di guerra in territorio ukraino neanche se ne parlava); la produzione soffre e le aziende, impossibilitate a fronteggiare i costi spropositati dell’energia e dell’approvvigionamento di materia prima, stanno serrando i battenti una dopo l’altro, spostando il costo sociale della crisi sulla CIG e sull’INPS (ma per quanto tempo sarà possibile?) già ridotta in difficoltà da anni di cattiva gestione, dove è stata il bankomat di menti ideologicamente sconvolte; i dati sul PIL, presunta crescita inclusa, non si sa quanto possano essere attendibili; in area EURO, la moneta si è deprezzata, poiché attaccata dal dollaro di cui ora è utile scudiera, assorbendone i contraccolpi negativi (è un dato di fatto: l’inflazione USA ha avuto uno stop grazie alle politiche della FED e al forte impulso della produzione pesante, mentre l’inflazione in Europa (certamente non quella dei dati ufficiali) sta sottoponendo a erosione tutto il tessuto produttivo, i risparmi, le finanze, e – in Italia – anche la stagnazione è un dato di fatto.

E che dire della ridda di mance e mancette temporanee date sotto forma di bonus?

Questo non è fare corretta politica finanziaria: reddito di cittadinanza e tutta una serie di aiutini vanno completamente rivisti e rimodulati, ivi incluso il barrage del dagto ISEE che privilegi solo alcuni, discriminando.

Cero, ci sarà chi soffre più intensamente, ma si soffre tutti: anche perché il reddito minimo ISEE può celare benissimo extra guadagni non fiscalmente percepibili.

La BCE non segue una propria politica, né assume misure pro-Europa: più semplicemente è a ricasco delle decisioni della Federal Reserve, decidendo di non decidere, con la conseguenza che nessuna misura di stimolo per il lavoro e l’industri è stata assunta; nessuno – Italia compresa, anzi ne è leader – esplicita il giusto rapporto: la possibilità di lavoro è direttamente proporzionale alla presenza di imprese, di aziende, di società che possano produrre, distribuire e vendere i propri prodotti, ricavandone un margine di guadagno che possa consentire di coprire i costi, lasciando margini per il riacquisto di materie prime idonee a riproporre un nuovo ciclo produttivo e così mantenendo i livelli di occupazione.                                              

I fattori della produzione restano sempre quelli che l’economia classica ha fissato da decine e decine di lustri: lavoro, natura (beni naturali), capitale e organizzazione, ai quali la mia Prof. di Economia Politica Bianca Turbati – un ‘mito’ per competenza e bravura – ci ricordava di aggiungerne sempre un quinto, ossia l’uomo (il fattore umano); senza il quale nulla è possibile.

Oggi, più di uno è tentato di ‘eliminare’ l’uomo per posizionarci (pericolosissimi) sistemi di Intelligenza Artificiale: nessuno dei quali potrà sostituire la scintilla divina della determinazione del pensiero, dello scaturire dei sentimenti, della coscienza.

La macchina, i robot, potranno essere un aiuto ma mai una sostituzione, potranno avere una ‘consapevolezza di sé’ come test di prova dei propri circuiti e degli elementi inseriti nei loro chip di memoria.

Null’altro di più.

Scusate se mi sono dilungato: so che queste cose le insegnano fin dal primo anno alle scuole superiori, ma sembra che il bagaglio dei politici ne sia fortemente sprovvisto.                             

Oggi, in questo preciso momento, una ridda di notizie insegue i fatti: ma non costituisce una verità, bensì un insieme di mezze verità corredate da una marea di menzogne, ovvero di false notizie.

Ma ritengo che nessuno possa gioire, anche chi ha avuto apparenti vantaggi scaricando gli oneri bellici su altri, deve cominciare a prendere atto che le sole manovre sui tassi stanno contraendo drammaticamente i consumi.

Nessuno sa con esattezza i costi enormi della macchina bellica USA, ma per certo si sa che per sopperirvi non si può proseguire a stampare carta moneta.

Dati che filtrano dagli USA e pubblicati su molti siti, danno un quadro più che allarmante, anzi pessimo, solo tenuamente alleggerito dalla sbandierata sensazione di ‘far male alla Russia’.

Vengono segnalate richieste di disoccupazione per circa 38 milioni di lavoratori, pari a ca. il 25% della massa lavorativa costituita da 160.000.000 di lavoratori.

E senza reddito, la domanda dei consumatori si contrae drasticamente e l’economia tutta, senza denaro circolante che produca nuova ricchezza, soffre.

D’altronde, i dati che vengono rilasciati dalle Camere di Commercio USA, indicano una serie impressionante di fallimenti mentre altre realtà commerciali e produttive hanno preavvisato drastiche riduzioni di personale.

Del segno che, se l’economia ha imparato a muoversi in modo globale, spalmando su tale globalità tanto le forze che le sue debolezze, è evidente che le contrazioni, gli spasmi, si espandono altrettanto rapidamente, non escludendo il grande capitale, che non sempre può riposizionarsi secondo il proprio solo volere. 

Zara ha chiuso 1.200 punti vendita; Victoria’s Secret ha dichiarato bancarotta;  La Chapelle si è ritirata da oltre  4.300 negozi; Chanel ha cessato ogni attività diretta, al pari di Hermes – a testimonianza che anche l’industria del lusso sta soffrendo pesantemente -; Nike, appesantita dalle sofferenze, sta approntando una seconda fase di licenziamenti; il fondatore di AirBnb ha dichiarato che, a causa della pandemia, 12 anni di sforzi sono stati distrutti in 6 settimane; Starbucks ha annunciato la chiusura definitiva di 400 negozi; la Hertz, proprietaria anche di altre catene di vetture a noleggio, ha dichiarato bancarotta; la più grande società di autotrasporti (Comcar, che ha 4.000 autocarri) ha presentato istanza di fallimento; J.C. Penny, la più antica catena di vendita al dettaglio, ha dichiarato bancarotta (l’acquisterà Amazon per una manciata di dollari); Warren Buffet e la stessa BlackRock – colosso di investimenti del mondo, con una gestione di oltre 7 trilioni di USA$ –  stanno segnalando un disastro nell’economia mondiale…

Ma decine di altri importanti nomi di quello che è il ‘commercio vitale’ negli USA sono in sofferenza acuta: segno che qualcuno è scivolato sulla più classica delle bucce di banana, ossia ‘ha fatto i conti senza l’oste’.

           

Non passi avanti fatti calzando scarponi militari e imbracciando armi, possono recare miglioramenti!         

 Non lo scoppio di altre guerre ma solo lo scoppio della Pace, possono salvare il Mondo!                     

Una Pace fatta non di bombe, cannoni, aerei da combattimento, portaerei e missili supersonici, o virus manipolati per uccidere; una Pace fatta da nuovi uomini in grado di ragionare con mente aperta e con nuovi e diversi presupposti (il più importante è che se distruggo te, anche tu distruggerai me), perché le guerre a eliminazione, di stampo medievale non sono più praticabili.

Anche questo dovrebbero rammentare gli elettori che in Europa si apprestano a entrare nelle cabine elettorali: oggi hanno la possibilità di influenzare scelte sicuramente coraggiose, ma decisamente più sane e intelligenti, lasciando a casa soggetti che praticano della politica deteriore, fine a sé stessa, senza arte né parte, maldestra e persino ridicola, tesa all’arricchimento stolto di pochi.

E questo si potrà raggiungere solo esprimendo il proprio voto.

E la Svezia se ne è rapidamente accorta: con una straordinaria affluenza alle urne, l’84%, ha ribaltato la propria attesa di Governo, gettando alle ortiche quegli ideologi che le hanno causato tanti danni.

Solo la Pace, potrà salvarci: ne usciremo con le ossa rotte, ma il Mondo ha in sé la forza di poter produrre la ‘giusta medicina’, una ‘medicina’ che non può fare a meno dell’Uomo, del Bene, della Solidarietà dei Popoli, della Tolleranza delle Genti e – in particolar modo – della Libertà.

Abbiamo toccato con mano l’inutilità di chi sosteneva e sostiene che ‘libertà e democrazia’ siano esportabili, come fossero degli oggetti inanimati da collocare su una mensola. I livelli di ‘libertà e democrazia’ non possono prescindere dalla diversa sensibilità, storia e cultura di Popoli e Genti.

Va individuato, e quindi condiviso, un nuovo modello di vita, più equilibrato quanto certamente riconducibile a una Nuova Armonia Universale, grati a Chi possa aver dato la possibilità all’Uomo di esistere.

Aristotele – filosofo, scienziato e logico della Grecia antica, ritenuto una delle menti più universali, innovative e prolifiche di tutti i tempi, tanto per la vastità del suo sapere che per la profondità dei campi di conoscenza – sintetizzava così il proprio pensiero politico: ogni popolo ha il governo che si merita.            

Non so altrove, ma in Italia meritiamo qualcosa di più e di meglio: se ne accorgerà il Popolo?

Spero proprio di sì: e andare alle urne, depositare il proprio voto, potrà esserne valida testimonianza.




I Partiti … ed i Rimasti.

Fratelli d’Italia al 27%, PD al 20,4%, Lega al 12,1%, Azione Italia Viva al 7,5%, Forza Italia al 6,7%, 5stelle 12,8% e siamo già al 86,5%, il restante 14,2% % se lo dividono i minoritari.

Questi i numeri dei sondaggi che, ovviamente, non hanno chiesto agli intervistati se poi andranno a votare davvero.

Infatti credo che il problema di questa tornata elettorale potrebbe essere l’affluenza al voto.

Rischiamo che pochi decidano per molti.

A parte questo siamo di fronte al mondo delle meteore, la famosa trasmissione degli ex famosi che in batter d’occhio sono tornati nell’oblio della normalità.

Non voglio portarvi alla facile riflessione che chi era al 30 ora è al 10 e chi era al 10 ora è al 30, nemmeno vorrei farvi notare come rispetto a 30 anni fa sono spariti alcuni partiti, il simbolo più eclatante è la Democrazia Cristiana ma non è la sola, ma mi piacerebbe farvi vedere come le persone sono sempre le stesse ed addirittura non sono più nel partito da cui erano partiti (scusate il facile gioco di parole).

Voglio farvi vedere questa tabella che racconta quanti governi abbiamo avuto in Italia fino ad oggi: 67 e sono messi in ordine di durata.

N. Giorni in carica Giorni effettivi Governo Periodo in carica Data di termine
1. 1412 1409 Governo Berlusconi II 11 giugno 2001 – 23 aprile 2005 20 aprile 2005
2. 1287 1283 Governo Berlusconi IV 8 maggio 2008 – 16 novembre 2011 12 novembre 2011
3. 1093 1058 Governo Craxi I 4 agosto 1983 – 1 agosto 1986 27 giugno 1986
4. 1024 1019 Governo Renzi 22 febbraio 2014 – 12 dicembre 2016 7 dicembre 2016
5. 886 874 Governo Prodi I 18 maggio 1996 – 21 ottobre 1998 9 ottobre 1998
6. 852 832 Governo Moro III 24 febbraio 1966 – 25 giugno 1968 5 giugno 1968
7. 722 617 Governo Prodi II 17 maggio 2006 – 8 maggio 2008 24 gennaio 2008
8. 721 704 Governo De Gasperi VII 26 luglio 1951 – 16 luglio 1953 29 giugno 1953
9. 684 670 Governo Segni I 6 luglio 1955 – 20 maggio 1957 6 maggio 1957
10. 629 614 Governo Andreotti VI 23 luglio 1989 – 13 aprile 1991 29 marzo 1991
11. 613 598 Governo De Gasperi V 24 maggio 1948 – 27 gennaio 1950 12 gennaio 1950
12. 591 535 Governo Andreotti III 30 luglio 1976 – 13 marzo 1978 16 gennaio 1978
13. 581 547 Governo Moro II 23 luglio 1964 – 24 febbraio 1966 21 gennaio 1966
14. 577[4] 523 Governo Draghi 13 febbraio 2021 – in carica 21 luglio 2022
15. 575 555 Governo Fanfani III 27 luglio 1960 – 22 febbraio 1962 2 febbraio 1962
16. 561 527 Governo Colombo 6 agosto 1970 – 18 febbraio 1972 15 gennaio 1972
17. 545 535 Governo De Gasperi VI 27 gennaio 1950 – 26 luglio 1951 16 luglio 1951
18. 536 467 Governo Gentiloni 12 dicembre 2016 – 1 giugno 2018 24 marzo 2018
19. 529 401 Governo Monti 16 novembre 2011 – 28 aprile 2013 21 dicembre 2012
20. 527 509 Governo Conte II 5 settembre 2019 – 13 febbraio 2021 26 gennaio 2021
21. 511 497 Governo Scelba 10 febbraio 1954 – 6 luglio 1955 22 giugno 1955
22. 487 359 Governo Dini 17 gennaio 1995 – 18 maggio 1996 11 gennaio 1996
23. 485 448 Governo Fanfani IV 22 febbraio 1962 – 22 giugno 1963 16 maggio 1963
24. 466 401 Governo De Mita 13 aprile 1988 – 23 luglio 1989 19 maggio 1989
25. 461 445 Governo Conte I 1 giugno 2018 – 5 settembre 2019 20 agosto 2019
26. 446 410 Governo Moro IV 23 novembre 1974 – 12 febbraio 1976 7 gennaio 1976
27. 442 377 Governo Andreotti VII 13 aprile 1991 – 28 giugno 1992 24 aprile 1992
28. 427 423 Governo D’Alema I 21 ottobre 1998 – 22 dicembre 1999 18 dicembre 1999
29. 421 405 Governo Spadolini I 28 giugno 1981 – 23 agosto 1982 7 agosto 1982
30. 411 400 Governo Amato II 26 aprile 2000 – 11 giugno 2001 31 maggio 2001
31. 408 395 Governo Zoli 20 maggio 1957 – 2 luglio 1958 19 giugno 1958
32. 404 373 Governo Segni II 16 febbraio 1959 – 26 marzo 1960 24 febbraio 1960
33. 389 374 Governo Berlusconi III 23 aprile 2005 – 17 maggio 2006 2 maggio 2006
34. 377 351 Governo Andreotti II 26 giugno 1972 – 8 luglio 1973 12 giugno 1973
35. 377 259 Governo Ciampi 29 aprile 1993 – 11 maggio 1994 13 gennaio 1994
36. 373 324 Governo Andreotti IV 13 marzo 1978 – 21 marzo 1979 31 gennaio 1979
37. 358 346 Governo De Gasperi IV 1 giugno 1947 – 24 maggio 1948 12 maggio 1948
38. 305 298 Governo Amato I 28 giugno 1992 – 29 aprile 1993 22 aprile 1993
39. 300 292 Governo Letta 28 aprile 2013 – 22 febbraio 2014 14 febbraio 2014
40. 260 214 Governo Craxi II 1 agosto 1986 – 18 aprile 1987 3 marzo 1987
41. 259 226 Governo Goria 29 luglio 1987 – 13 aprile 1988 11 marzo 1988
42. 253 220 Governo Forlani 18 ottobre 1980 – 28 giugno 1981 26 maggio 1981
43. 253 202 Governo Rumor V 15 marzo 1974 – 23 novembre 1974 3 ottobre 1974
44. 251 225 Governo Berlusconi I 11 maggio 1994 – 17 gennaio 1995 22 dicembre 1994
45. 250 237 Governo Rumor IV 8 luglio 1973 – 15 marzo 1974 2 marzo 1974
46. 246 149 Governo Fanfani V 1 dicembre 1982 – 4 agosto 1983 29 aprile 1983
47. 243 227 Governo Cossiga I 5 agosto 1979 – 4 aprile 1980 19 marzo 1980
48. 236 204 Governo Rumor I 13 dicembre 1968 – 6 agosto 1969 5 luglio 1969
49. 234 185 Governo Rumor II 6 agosto 1969 – 28 marzo 1970 7 febbraio 1970
50. 231 204 Governo Moro I 5 dicembre 1963 – 23 luglio 1964 26 giugno 1964
51. 229 208 Governo Fanfani II 2 luglio 1958 – 16 febbraio 1959 26 gennaio 1959
52. 203 190 Governo De Gasperi II 14 luglio 1946 – 2 febbraio 1947 20 gennaio 1947
53. 197 177 Governo Cossiga II 4 aprile 1980 – 18 ottobre 1980 28 settembre 1980
54. 171 147 Governo Leone II 25 giugno 1968 – 13 dicembre 1968 19 novembre 1968
55. 169 78 Governo Moro V 12 febbraio 1976 – 30 luglio 1976 30 aprile 1976
56. 166 136 Governo Leone I 22 giugno 1963 – 5 dicembre 1963 5 novembre 1963
57. 155 141 Governo Pella 17 agosto 1953 – 19 gennaio 1954 5 gennaio 1954
58. 137 10[5] Governo Andreotti V 21 marzo 1979 – 5 agosto 1979 31 marzo 1979
59. 131 100 Governo Rumor III 28 marzo 1970 – 6 agosto 1970 6 luglio 1970
60. 129 8[5] Governo Andreotti I 18 febbraio 1972 – 26 giugno 1972 26 febbraio 1972
61. 126 119 Governo D’Alema II 22 dicembre 1999 – 26 aprile 2000 19 aprile 2000
62. 123 115 Governo Tambroni 26 marzo 1960 – 27 luglio 1960 19 luglio 1960
63. 119 100 Governo De Gasperi III 2 febbraio 1947 – 1 giugno 1947 13 maggio 1947
64. 102 10[5] Governo Fanfani VI 18 aprile 1987 – 29 luglio 1987 28 aprile 1987
65. 100 82 Governo Spadolini II 23 agosto 1982 – 1 dicembre 1982 13 novembre 1982
66. 32 12[5] Governo De Gasperi VIII 16 luglio 1953 – 17 agosto 1953 28 luglio 1953
67. 22 11[5] Governo Fanfani I 19 gennaio 1954 – 10 febbraio 1954 30 gennaio 1954

Sapete da quanto esiste la nostra repubblica?

Dal 1948, data in cui entrò in vigore la Costituzione della Repubblica Italiana.

Pertanto la nostra Repubblica può vantare 74 anni, il che significa 74/67  = 1,1 durata media di un governo italiano.

In Germania per esempio la durata media di un governo è 9 anni, mentre in Francia è di 4.

Ma quello che credo sia importante notare è che la durata dei governi è direttamente collegata al numero di partiti presente, maggiori i partiti minore la durata del GOVERNO.

Tornando a noi, ma vi invito a riflettere sul dato che vi ho appena esposto, il nostro paese ha una volatilità di governo talmente alta da fare invidia ad un paese rivoluzionario del Sudamerica.

Lo sapete poi che De Gasperi ha guidato ben otto governi ed Andreotti sette?

E lo sapete che il governo che è durato di più è il governo Berlusconi due?

Pensate un poco a questo scenario e poi andate a votare.

Io credo che questa classe politica vada fermata, io sono convinto che occorre dare un segnale importante che faccia capire a questi “signori” che ci siamo decisamente rotti gli zebedei e non siamo più disposti a farci prendere per i fondelli.

Io non voglio farvi cambiare idea su chi votare, io voglio rendervi consapevoli dell’importanza del vostro voto, perché, cari amici, con il vostro voto Voi avete rovinato l’Italia (nel voi ci sono anch’io ovviamente).

IO vorrei che questa situazione che vi ho raccontato, i 3000 miliardi di debito pubblico, la situazione di crisi pari solo a quella dopo la prima guerra mondiale, l’incapacità dell’Italia di mantenersi i suoi tesori sia industriali che artistici che intellettuali, non vi facciano dormire la notte, vorrei che ritrovaste davvero dentro di Voi il valore del voto come strumento anche di protesta, ma soprattutto, che siate in grado di analizzare i danni che hanno fatto quelli che avete votato prima.

La colpa è nostra, di tutti noi, per anni abbiamo buttato via il nostro voto per motivi stupidi, a volte per interesse personale, spesso per motivi ideologici senza fondamento, lo abbiamo dato a persone inaffidabili, delinquenti esperti e consumati nell’arte del raggiro che ancora oggi ci raccontano cazzate immani con la presunzione assoluta che noi, sprovveduti popolani, abbiamo il dovere di crederci, spesso lo abbiamo adagiato tra le braccia di imbonitori di bassa lega che facevano promesse che nessuno sano di mente avrebbe nemmeno ascoltato, ed invece noi ci abbiamo creduto, illudendoci di costruire un futuro per i nostri figli, figli che sono cresciuti in un mondo falso da noi stessi creato, spesso abbiamo votato per disperazione, magari chi ci diceva “tranquilli io sono diverso” per poi accorgerci che la diversità stava solo nel fatto di essere peggio di quelli di prima.

Ed ora cari amici quelli rimasti con il cerino in mano siamo noi, illusi sprovveduti amanti delle favole, bambini raggirati da lupi del bosco, novelli Hansel e Gretel intrappolati dalla casetta di marzapane (che poi, ragazzi, il marzapane nemmeno è quella gran cosa), siamo talmente tristi ed infelici che abbiamo perso persino la voglia di incazzarci e ci nascondiamo dietro la frase “non voto tanto non serve ad una mazza”, NO, NO, NO, ragazzi miei, votiamo facciamo vedere a questi staticidi che Noi ci siamo, diamoglielo un calcio nel culo con il nostro voto!

Certo mi direte voi, chi votare?, ebbene vi dico io esercitiamo il diritto di votare ma scriviamo tutti quanti sulla scheda:

Siamo troppo incazzati con tutti voi, ridateci il nostro paese!

Certo se lo facessimo tutti, ma proprio tutti, sai che botta che gli daremmo a sti quattro ladri di polli!!!




Di male in peggio? Oppure…

Già, “Oppure…”.

In questa piccola congiunzione – alternativa quanto rafforzativa di ‘o’ – c’è depositato il destino pratico della tornata elettorale del 25 Settembre.

Una data in cui una gran parte di Cittadini ha riversato una valenza da ‘ultima spiaggia’, sperando di poter contribuire a un cambiamento radicale, quasi uno stravolgimento; ma anche una data da altri affrontata in modo possibilista quanto disincantato, all’insegna del “sì…vado a votare, ma penso che difficilmente possa cambiare qualcosa”; una data, infine, in cui il voto popolare potrebbe non essere espresso per protesta verso quanti, incapaci di distaccarsi seriamente dal ‘sistema’ nel corso delle proposte espresse in campagna elettorale, potrebbero indulgere nel ripetere gli errori fatti in precedenza: c’è chi lo chiama ‘astensionismo’, ma corre nelle ultime settimane l’utilizzo del termine ‘sottrazione del consenso’ (nel senso di ‘disconoscimento’ e ‘delegittimazione’ del ‘sistema’, perché ‘folle’ e ‘disumano’: così come recitano le informazioni date) anche verso chi sembra non avere preso decise distanze dallo stesso.

“Oppure…”. Ossia non riporre aperta fiducia nel meccanismo elettorale e in ciò che potrebbe scaturirne – in termine di consensi/dissensi preferenze/bocciature -, ma fare affidamento nella speranza che alfine possa accadere l’insperato.

Nella strana scelta temporale, che ha dettato i tempi attraverso la determinazione della data delle elezioni, è riposto il coacervo di elementi che hanno costretto i partiti a concentrare in poco tempo la propria campagna, ma anche i motivi veri che possano sottostare a tale decisione. 

Una serie di elementi, quali la prosecuzione di una certa attività di governo nonostante questo sia abilitato solo al ‘disbrigo degli affari correnti’ (leggasi ‘ordinaria amministrazione’), la carenza di misure reali atte a spezzare l’abominevole spirale rialzista di tariffe e prezzi al consumo, l’assenza di misure immediate per contrastare inflazione e stagnazione, l’assenza pratica di misure per salvaguardare il ciclo produttivo, le aziende, le imprese, nonché per stimolare con decisione l’offerta di lavoro.

Che sicuramente non potrà concretamente avvenire se prima non si arresta la morte – persino ‘preannunciata’ – di aziende e imprese di ogni dimensione.

A nulla valgono le momentanee panacee costituite da una pioggia di ‘bonus’, che tanto assomigliano a ‘toppe’ apposte là dove i ‘buchi’ sono enormi: e mai nessuno che dica “ho sbagliato!”, “abbiamo fatto male il nostro lavoro, non abbiamo previsto bene, ci dimettiamo, oppure faremo di tutto per correggere le conseguenze dei nostri errori”.

Mai che qualcuno, con onestà, abbia usato queste parole! E il bello – anzi, il ‘brutto’ – è che anche nell’ambito di quella sacca di potere rappresentata da Bruxelles – e quindi dalla UE, ossia da quel contesto che ‘dirige l’orchestra’ imponendo ogni giorno misure tra loro persino disaggregate e conflittuali – gente peraltro remunerata profumatamente mai trova l’umiltà di dire “abbiamo sbagliato”.

Dicevo dei ‘bonus’: ove applicati, hanno avuto il pregio di far lievitare il prezzo dei beni e quindi il costo complessivo: bonus sui condizionatori?

Aumento dei loro prezzi. Sui lavori per il rifacimento di facciate, consolidamento antisismico, efficienza termica, caldaie a gas?

Aumento esponenziale dei prezzi: il materiale da costruzione è arrivato a prezzi incredibili. Che dire di tutta quella serie di ‘aiuti’ e ‘aiutini’ (a carico di chi lavora e paga le tasse) vanno a chi non viene minimamente stimolato alla ricerca di un lavoro (in ogni caso, difficile da trovare)?

Che dire dei prezzi dei generi alimentari, anche di prima necessità?

Esplosi, con incrementi pressocché quotidiani: senza che il governo – dei ‘migliori’ o dei ‘peggiori’ – abbia mosso un dito, per controllare/calmierare/amministrare i prezzi e la loro dinamica! Una questione che addirittura fa parte delle proposte elettorali di un partito con elevata valenza nel nord: votateci e metteremo mano a questo ‘scempio’ sociale ed economico!

Assurdo! E poi ci si riempie la bocca con paroloni tipo ‘transizione’, ‘intelligenza artificiale’ o ‘resilienza’ o – in altro settore, ugualmente deficitario – ‘fragili’…

Ma se a occuparsi di intelligenza artificiale sono persone incompetenti, trasferiranno nell’artificiale la loro modesta preparazione.

E questa modesta preparazione individuale dei nostri amministratori, questa loro assenza di capacità programmatica (ovvero: ‘tirare a campare’ di giorno in giorno), questo utilizzo con estrema leggerezza delle risorse finanziarie pubbliche (dai banchi con le rotelle alle mascherine, dalle scorte incredibili di vaccini al depauperamento dei quadri costituenti il sistema sanitario nazionale, dalla gestione della problematica covid alla cessione di asset del patrimonio produttivo ed economico-finanziario nazionale alla cattiva gestione delle crisi occupazionali, e tanto altro ancora.

Liberiamo la Corte dei conti dai lacci e lacciuoli rappresentati da quelle norme che impediscono ricognizioni, indagini, procedimenti e sanzioni, dando così la possibilità di ritrovare una funzione sanzionatoria attente e rigorosa.  

Aboliamo quelle aree assolutamente opache delle salvaguardie (leggasi non responsabilità ovvero non punibilità) richieste da taluno nell’accettare un incarico: hai paura di sbagliare, sei incompetente?

Non accettare l’incarico e vai a lavorare da altre parti; diversamente, assumiti tutte le tue responsabilità, e non guardare solo ai (troppi) onori e alle (più che ricche) prebende!

 Nell’attuale campagna elettorale, ricca di omologazioni e persino banali sovrapposizioni, specie nei programmi ora di questo ora di quel candidato, ora di questo ora di quel partito, è mancato il coagulo di tutte quelle energie profuse – tra proteste, incontri, adunate nelle piazze – nell’area della contestazione e dell’aperto,  plateale, dissenso verso un ‘sistema’ ormai autoreferenziale e lontano dai problemi e dalla voce dei cittadini, senza più un dialogo corretto e lungi da quei preziosi equilibri pur sanciti dalla nostra Costituzione.

E’ mancata la volontà di ‘fare gruppo’, cedendo alla tentazione di fare corsa a sé: con quali prospettive, e con quali reali finalità non è dato sapere; ma la più parte dei cittadini si è trovata spiazzata nell’aver aderito a contesti che, ai sensi di norme elettorali da rivedere e correggere, si sono trovati senza rappresentanza, senza un partito che potesse accedere alla competizione, tanto per la Camera che per il Senato, e in tutte le Regioni.

Sono state sciupate preziose energie, persino vitali e ricche di umori: cosa poi possa eventualmente nascondersi dietro le scelte di ‘capi’ e ‘capetti’ che hanno preferito correre in solitario, forse lo sapremo tra qualche tempo.

Certamente, la situazione non è delle migliori: anzi, tutt’altro. Siamo presi in una morsa feroce: tra UE, NATO, speculazione e aumenti del costo dei prodotti energetici: gas in testa ed energia elettrica (che è stata maldestramente legata al costo del gas) a seguire.

Tutta la stampa e la rete sono ormai percorse da una verità: cattive e castranti politiche energetiche (nel tempo); errata scelta politica di non affidarsi alla possibilità di libera contrattazione, ma di fare riferimento alla piazza (dire speculativa, è un eufemismo) di Amsterdam (gestita da una società… americana) per il mercato del gas, e a quella di Lipsia (per l’energia elettrica): la strana situazione italiana con l’ENI che moltiplica in progressione geometrica i propri utili, facendo pagare agli utenti prezzi di mercato mentre l’ente acquista a prezzi contrattuali minimi (non so quale tipo di reato possa essere… ma lo è), ente di cui l’Italia detiene oltre il 30% del pacchetto azionario (che grande errore fu cedere la maggioranza ai fondi americani!).

Ma non c’è traccia di un intervento governativo, se non per ideare dei ‘bonus’ (aiutini a imprese e famiglie), senza però rimuovere le cause degli aumenti subiti per colpa della speculazione.

Eppure, pur di fronte a deficienze operative e gestionali di tale calibro da parte del governo e di chi lo sostiene in Parlamento, la controparte – ossia, l’opposizione o l’oppofinzione come ripetutamente ormai viene definita – cosa sta facendo, di concreto?

Domanda retorica, risposta non pervenuta.

Agenda Draghi fallita? Riproponiamola.

Governo Draghi sfiduciato? Riproponiamolo.

Molti errori fatti dal governo Draghi? Riproponiamolo. Anzi no.

Governo allargato a tutte le forze politiche con Draghi a capo in una qualche veste.

Sospendiamo la campagna elettorale, Calenda dixit, e andiamo avanti ‘sempre con’ Draghi.

Sinceramente non credevo che vedove e orfanelli di Draghi – ma non sono gli stessi che lo hanno sfiduciato? – ne patissero l’assenza in maniera tanto acuta: sembrerebbe che ora tutti abbiamo timore di prendere in mano una situazione certamente bollente, con la UE che preme per stringerci al collo il cappio del MES (ora camuffato da aiuto per il gap energetico: ma si tratta pur sempre di prestito a titolo oneroso, e gli interessi sono salati anziché no) Non c’è l’agenda, ma c’è il di lui programma, stilato qualche tempo fa nell’ambito di associazioni (sovranazionali? Segrete?) dei trenta o dei centrotrenta o dei quattrocento o vattelapesca…  

Senza Monti, non si andava avanti…

senza Draghi, non si va avanti… (eppure qualche controindicazione c’era e c’è: i conflitti di interesse pur esistono).

Quindi: in Italia non c’è un pur minimo soggetto degno di occupare ‘quel’ posto perché eletto, perché parte di un partito politico, perché capace e preparato?

Mah! Mistero e misteri misteriosi che, non misteriosamente, ci pongono di fronte alla realtà delle realtà: la destra, la sinistra, i partiti politici (almeno, così come li conosceva chi oggi ha dai 35 anni in su) non esistono più: esistono combinazioni che a loro volta si intersecano e si avvitano con altre combinazioni, in un circolo poco virtuoso sempre più rapido.

Sono atlantista, ma ho poca tolleranza per chi dica ‘devi fare così perché lo dico io’ oppure ‘devi dare ragione a tizio e non a caio, perché te lo ordino’.

Oppure ‘tizio ha ragione, è una vittima.

Perché?

Perché lo dico io!’.

Peraltro, ritengo che il nostro ‘debito’ verso i liberatori alleati, lo abbiamo regolato da molto tempo.

Sono pacifista, amo il dettato della Costituzione dove espressamente prevede che ‘l’Italia ripudia la guerra’: ma che ripudio è se mi schiero a favore o a sfavore di qualcuno in un teatro bellico non coperto da patti specifici di alleanza, se vendo armi, se vendo armi che so che verranno adoperate ‘per’ o ‘contro’ qualcuno, se aderisco a sanzioni o altro?

Già, le sanzioni: ci stanno massacrando, e stanno massacrando l’Europa: eccetto la Norvegia e con grande profitto degli USA, che le impongono, ma non ne subiscono le conseguenze di ritorno.

E mi dite poi che l’Italia ripudia la guerra? Guerra non è solo quella fatta con le armi, è anche quella economico-finanziaria, quella energetica, quella che può tagliare fonti di approvvigionamento primarie.

Gli USA stanno vendendo armi in quantità, con una programmazione che frutterà dollari/euro in quantità per molti anni, grazie al riarmo e alle maggiori spese militari imposte all’Europa.

Stanno investendo enormi risorse (stampando nuova moneta) ma nel contempo stanno drenando liquidità immessa in precedenza nel sistema, sostituendola con carta commerciale vera.

Quanto al gas, poiché ci vogliono bene, ce ne forniranno in sostituzione dell’odiato gas naturale russo: piccolo particolare, costa molto di più.

Nel gioco del ‘chi ci guadagna’ e ‘chi ci perde’, l’Italia è certamente perdente, e a caro prezzo: specie se, per motivi ignoti ai suoi Cittadini, è in una condizione di vulnerabilità per chissà cosa.

    Leggo la commediola semiseria che si sta recitando attorno al ‘tetto al prezzo del gas’ (e, indirettamente, anche dell’energia elettrica?) sempre motivato da propositi buonisti verso le popolazioni (tartassate, ma non in maniera uniforme: quindi sussistono già delle disparità a livello UE) e il tessuto produttivo-commerciale delle stesse. È una cosa buona?

È il tentativo della governance UE di mettere una qualche toppa al proprio tardivo intervento?

O è l’ultimo ipotetico ‘favore’ che potrebbe essere fatto alla speculazione, definendo un price-cap, un tetto, troppo alto rispetto alla fase discendente dei prezzi, che andrebbero tutelati da un reale, autentico, libero mercato?

A mio avviso, di questo tetto non se ne sente bisogno: anche per non creare un’altra dinamica dove Bruxelles viene delegata di un qualcosa.

Ormai, Bruxelles ha assunto connotazione che la identificano a una centrale-acquisti che si occupa di tutto (ovvero: che sottopone ipotesi pre-confezionate agli stati aderenti, nel segno di ‘ci penso io, tu vota a favore’).

Aiutini di Stato o risolvere il problema a monte?

Vedere morire l’Italia e gli Italiani, in un’Europa comunque fallimentare, o assumere finalmente misure strategiche e funzionali?

L’Italia deve ritrovare il suo respiro, il proprio margine di autonomia decisionale e operativo, una pur minima sovranità utile a superare – secondo i parametri propri delle esigenze dei propri Cittadini e non (o ‘non solo’) perché ‘ce lo chiede l’Europa’! – eventuali tematiche o problematiche.

A proposito di Cittadini: dai vertici all’ultimo uscire della PA, si sente sostenere in continuazione che ‘mancano infermieri’, ‘mancano medici’, ‘manca personale ausiliario di elevato profilo’; già mancano.

Ma il pensiero va a tutti coloro che sono stati costretti a lasciare il posto di lavoro perché – liberamente, ai sensi della nostra Costituzione – non hanno voluto cedere al ricatto vaccinale, agli aut-aut imposti mediante la creazione di un obbligo tale da scavalcare ogni diritto individuale, personale.

Mancano, quindi. Eppure, a ogni inizio di anno accademico, si procede a una selezione mediante quiz, utile a mantenere un ‘numero chiuso’: incapacità di gestire, di vedere oltre la punta del proprio naso?

Quiz, come gli ultimi di poche settimane fa, estremamente discutibili nella formulazione e nella stessa qualità: Einstein avrebbe rischiato l’esclusione, così come ha dimostrato un noto Medico, prestatosi a sostenere tale pre-selezione, dimostrandone la scarsa utilità e la deficitaria propensione a una reale scrematura, selezione.

Mancano?

Ma negli ultimi anni, la politica al governo ha falciato 111 ospedali e chiuso 113 pronto-soccorso, con un abbattimento di almeno 35.000 posti-letto e aumento dei tempi di attesa per visite e interventi anche esiziali (chi ne ha beneficiato? Forse il sistema privatistico?).

Tra poco, saremo in autunno, e avremo una recrudescenza di raffreddori, bronchiti e infiammazioni ai polmoni, oltre a quella che ‘c’era una volta’ veniva chiamata influenza!

E non è improbabile che a patirne di più potrebbero essere proprio i pluri-vaccinati, stante le loro accertate minori difese immunitarie (ormai, la nomenclatura ufficiale è amplissima).

Vogliamo aprire un concorso?

Con quale nome – nella stagione 2022/2023 – sarà ribattezzata la normale sindrome influenzale? L’EMA, e di conseguenza l’AIFA, hanno dato recentissimo via libera alle somministrazioni di c.d. vaccini (sperimentali anche questi?) bivalenti (dicono che contenga elementi dell’originario Wuhan più elementi dell’Omicron: tutti e due, però superati dal continuo mutare del corona): ma l’EMA – che per l’80% è finanziato proprio da BigPharma – può dirsi imparziale e attendibile nelle sue disamine, nei suoi accertamenti? E l’OMS?

Bruxelles, dopo la svolta imposta con i veicoli elettrici, si sta accorgendo di quanto possa inquinare tale svolta: altro che green! Stessa sorte sta toccando alla tassa sulla CO2: a prescindere dai costi dimostratisi insopportabili che si dovrebbero sostenere, una serie di ricerche scientifiche recentemente presentate da un gruppo di oltre 1000 Scienziati (con la ‘S’ maiuscola) internazionali, ha del tutto ribaltato l’assioma CO”=inquinamento=danni al pianeta, dimostrando l’utilità in Natura anche del CO2.

Cosa dire poi della svolta impressa dal team di amministratori europei presieduto dalla Sig.ra Von der Leyen che vuole imporre la chiusura delle aziende zootecniche, l’abbattimento dei capi al 90% e la parallella diffusione di schifezze ‘inventate’ dal trattamento di scarafaggi, formiche, blatte.

Altre aziende chiuse, altra povertà, altra disoccupazione!

Tutto in nome del green e dei supposti benefici che ne deriverebbero all’ambiente.

Sicuri?

Proprio sicuri, lì a Bruxelles, o c’è da agevolare qualche altra linea produttiva?

Ma sanno questi Signori che il corpo umano soffrirebbe enormemente dall’utilizzo di queste ‘prelibatezze’?

A me, e non da oggi, sembra che l’Unione Europea – soddisfatte ma non esaurite le pulsioni avverse alla Grecia – abbia ora come obiettivo l’Italia.

Distruggendone, in un modo o in un altro, il tessuto produttivo, il lavoro, le consuetudini alimentari (e tutta la relativa produzione ed esportazione), l’economia, la finanza (ormai è fuori da ogni dubbio che la Lira sia stata uccisa, e con lei tutto l’impianto che ruotava attorno alla nostra bella, storica, valuta.

Chi ricorda quando vinse l’oscar con Guido Carli alla guida di Bankitalia?).

Obblighi, e imposizioni dominano ormai il rapporto, così che l’Italia – a parte le tante belle parole e le tante pacche sulle spalle – subisce, e non poco.

Quindi, elezioni il prossimo 25 Settembre. “Oppure…” già dal 24 un novello uomo-forte e senza contraddittorio potrà aver assunto poteri straordinari, speciali?

(questo il senso di uno dei soliti DPCM-Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri – e non decreto legge – a firma Draghi, datato 1° Agosto 2022, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 9 Settembre 2022 e che entrerà in vigore il 24 Settembre 2022: tutti distratti, a ogni livello?

O è quel cavallo di Troia, che giustifica i volti sorridenti e radiosi di taluno?).

Come e chi votare? “Oppure…” perché non votare? Ma Cetto Laqualunque in che partito sta?

Ciascuno agisca secondo coscienza, senza subire suggestioni: perché la scelta potrebbe essere tra poter ancora guardare a un futuro possibile o non avere più alcuna prospettiva, né prossima né futura.

Per sé stessi e per i propri figli.

 

 

 




L’ultima curva…? O l’ultimo miglio?

 

A tutti sono note queste definizioni, qui riprese per dare enfasi all’attualità di una narrazione che vede impegnati giornalisti e testate indipendenti, ovverosia né schierati aprioristicamente e ideologicamente, né percettori di una qualche contribuzione: diretta o indiretta che possa essere.

Con il termine ‘essere all’ultima curva’ si indica l’approssimarsi di un traguardo dopo un percorso difficile e stancante, che abbia richiesto ogni energia; ma se è vero che dopo l’ ’ultima curva’ siamo in vista del traguardo, non è detto che superatolo, e assaporata la ‘vittoria’, il successivo percorso sia agevole e costellato di fiori e profumi; anzi, potrebbe darsi che le spine e il cattivo odore siano pari – se non drammaticamente più intensi – di ciò che ci si era lasciato alle spalle nel percorso intrapreso, prima dell’ ‘ultima curva’.

 L’ ’ultimo miglio’, di cinematografica memoria, ci riconduce all’ultima parte di un percorso detentivo dove, con questo nome, viene indicato l’ultimo tratto che il condannato affronta prima di raggiungere il luogo della sua esecuzione, della sua morte.

Giustiziato perché accusato di aver commesso un qualche efferato delitto, per il quale le norme prevedano la pena capitale.

L’ ’ultimo miglio’ è quindi l’ultimo tratto di vita verso una morte certa: annunciata quanto ineludibile.

E dalla morte non si torna.

I riferimenti all’attualità della vita socio-politica ma anche finanziaria ed economica dell’Italia e degli Italiani non sono casuali: anzi, mi sembra che si possano bene adattare all’imminenza di un serio momento elettorale, contrassegnato da atteggiamenti non si sa quanto responsabili da parte di molti, troppi, soggetti, dall’assenza di un documento programmatico, di un patto, ‘firmato con il sangue’ (ossia, che impegni in modo ferreo chi lo abbia sottoscritto), da una confusione ormai divenuta caos dove le uniche idee/proposte partorite sono quelle stantie accantonate nel tempo in cassetti polverosi e mai attuate (o potute/volute attuare).

Alleanze inusuali e persino innaturali che tanto ricordano il Verdone d’antan, con il suo ’amò, ’o famo strano?’.

L’unica cosa certa è la grandissima confusione, i camouflage continui, una greve sensazione di incombente mistificazione (alias, il solito, ma oggi temutissimo, ‘gioco delle tre carte’), che – al taglio del traguardo dopo l’ ’ultima curva’ – ci potrebbe far trovare una gattopardesca siepe di uomini e donne senza volto: o, meglio, con lo stesso volto di ciò che, correndo a perdifiato, credevamo di esserci lasciati alle spalle.

Facendoci capire che, in una corsa truccata, il traguardo era in realtà la nostra pressoché definitiva morte civile-sanitaria-finanziaria-economica.

Certo l’informazione dei Cittadini Italiani versa in una condizione soporosa, dove nulla di ciò che avviene all’estero circa i principali temi e sulle loro ripercussioni viene comunicato (provate a farlo anche voi: è sufficiente sintonizzarsi su una emittente radio o TV estera, o acquistare dei giornali stranieri; scoprireste un mondo nuovo), e l’unico mezzo per conoscere altre versioni dei fatti, altre notizie, altri e più costruttivi confronti specie quelli necessariamente impostati su base squisitamente scientifica, sono quelli reperibili in rete, sul web.

Siamo tenuti nella condizione di quei malati fortemente cardiopatici, o imminenti al trapasso, cui tutto viene filtrato, indorato, così tacendo loro la realtà di ciò che in realtà avviene, per non farli sussultare e  abbreviare la vita residua, così tacendo loro delle morti sempre più numerose di amici e parenti, della fame e della povertà che attanagliano ben oltre 12 milioni di Italiani (tra poveri che ‘più poveri non si può’ e chi sia sulla ‘soglia della povertà’ – che eufemismo! -), della possibile mano predatoria che calerà sui loro risparmi, sulla perdurante perdita di diritti ancorché fondamentali, prossimi a essere mortificati ancor più sull’altare di algide alchimie che – in nome di concetti altrettanto algidi – quali ‘transumanesimo’, ‘digitalizzazione’, ‘post umanesimo’ – intendono trasformarli da persone in codici senza volto né anima, oggetti (non più soggetti titolari di diritti) da ‘spegnere’, da ‘eliminare’ materialmente con un click: a capriccio di spudorati, scellerati e torbidi manovratori o ancor peggio di algoritmi satanici cui sia stato affidato da sinistri esecutori tale indegno, incivile, satanico, compito.

Per chi non l’avesse capito, quella che si vuol cancellare – giorno dopo giorno, ora dopo ora – è quell’immenso tesoro, costruito con enormi sacrifici e costi in millenni di civiltà e incentrato su un sentimento dinamico, fluido, pervasivo, ricchissimo, costruttivo, positivo, sano, definito nei secoli sempre con lo stesso nome: AMORE.

Amore per noi stessi, amore per chi sia a noi prossimo, amore per le nostre origini, amore per l’umanità, amore per il sacro ma anche amore profano, amore appassionato ed esclusivo per la propria famiglia e per la soddisfazione e serenità del coniuge e dei figli… AMORE, declinato in tutte le sue sfaccettature, in ogni sua parte, quello che ci dà forza anche di fronte alle sconfitte più cocenti… AMORE autentico, non certo quello ‘scimmiottato’, o sostituito da impropri e indebiti surrogati.  

Ecco…: qualche giorno fa ho letto un articolo su di una rivista, arricchita dall’immagine patinata e – forse a giudizio di chi aveva scritto l’articolo, persino progressista: di un futuro degno di tal nome – che riproduceva il particolare michelangiolesco delle due braccia che si incontravano e al cui contatto, con gli indici delle mani, la scintilla si trametteva da un ‘creatore’ a un ‘essere umano’.

Ebbene, tutta la poesia dell’immagine autentica, dove l’Atto Divino del Creatore veniva trasmesso all’Uomo, era stata violata e violentata: il gesto d’Amore tra Dio e l’Uomo era stato ‘interpretato’ sostituendo il braccio dell’uomo con un braccio robotico, artificiale.  

Dio che dà vita a un robot. O persino, in una mente traviata, il percorso inverso: a voler significare che non c’è bisogno di un ‘dio’ per creare un robot, e che la scintilla creativa può scorrere ovvero può essere ritrasmessa non più in senso tradizionale.

L’immagine mi ha colpito: soprattutto perché, purtroppo, rende bene la realtà in cui ci dibattiamo oggi: ma deve far riflettere tutti noi. Il gesto Divino, creativo, d’Amore, affrescato dal Buonarroti, viene stravolto e banalizzato, storpiato verso altra dimensione e altro significato carente di ogni trascendenza, ma soprattutto privo di AMORE: di quel sentimento che ha caratterizzato e mosso il Mondo.  

E sono le vicende che interessano il Mondo – a noi comuni Cittadini Italiani, tenute segrete o ovattate dalle versioni/interpretazioni forniteci dal mainstream – che divengono di giorno in giorno sempre più intricate.          A renderle tali non è la loro oggettiva complessità – poiché in realtà, alla loro radice, sono sufficientemente semplici quando non ripetitive di corsi e ricorsi storicamente manifestatisi –, bensì il groviglio di eventi che in modo continuo si manifestano, rendendo inestricabile – e spesso indecifrabile – un contesto di per sé allarmante, in cui è la componente umana a giuocare un ruolo preponderante; per non parlare di quello che accade nell’economia, nella finanzia, nei commerci e nel più ampio contesto socio-politico. Il tutto gestito e coordinato da abili menti che – è di tutta evidenza – nemmeno si nascondono nel loro non tener in alcun conto l’essere umano, e la di lui dignità: interessate come sono a dominarlo, piegarlo ai loro voleri, prevaricarlo, e persino distruggerlo.

Come avrete avuto modo di leggere, a me piace spigolare tra i numerosi elementi che le cronache ci offrono, attirando su di essi la comune attenzione al fine di far maturare riflessioni e una più ampia consapevolezza.

Per non accettare ‘a scatola chiusa’ concetti precostituiti a tavolino: spesso diametralmente opposti alla verità.  

A dover richiamare la nostra attenzione è sempre il conflitto, ovverosia ‘operazione speciale’, avviata dalla Russia vs l’Ukraina, con tutte le ripercussioni che essa ha comportato e comporta  a livello mondiale, ma anche sgombrando il campo da equivoche attribuzioni di responsabilità e relative chiamate in correità, false narrazioni, fini palesi e occulti.  

È ormai più che chiaro, proprio valutando i comportamenti tenuti da ogni parte in gioco, che se è vero che la Russia si è assunta delle non indifferenti responsabilità oltrepassando i confini ukraini, è anche vero che sono state addotte delle motivazioni riguardo le quali l’occidente (intendendo USA, NATO, UE e quant’altro) ha delle precise e nette responsabilità: non avendo onorato, anzi stravolgendole, le intese che prevedevano l’inibizione di ulteriori allargamenti della NATO oltre i confini di cui alla caduta del muro di Berlino, mantenendo una fascia di tutela e salvaguardia a oriente.

Con reiterate richieste di Mosca in ogni sede per procedere a chiarificazioni circa tale atteggiamento USA/NATO: tutte rigorosamente disattese da parte occidentale.

Ma non dimentichiamo come nel 2014 un finto colpo di mano, sollecitato solo apparentemente dalla popolazione, portò alla caduta del governo ukraino, favorito dagli episodi di Piazza Maidan: circa i quali è ormai acclarato oltre ogni ragionevole dubbio che a sparare sulla folla non furono né russi né filo-russi, bensì agenti provocatori abilmente infiltrati che cercavano il morto, la strage, per fornire il pretesto alla c.d. ‘opinione pubblica’ internazionale di ‘indignarsi’.

Come difatti fece. Situazione i cui sviluppi portarono alfine Zelenskij ad assumere il controllo del paese, non senza l’immediato e perdurante sostegno – in mezzi, uomini, armi e ingenti risorse finanziarie – di quell’occidente (o di parte di esso) che ama sempre propugnare ‘libertà’ e ‘democrazia’, difesa e rispetto dell’ ’autodeterminazione’ dei popoli, ma che mentre così diceva nei fatti costruiva laboratori biochimici ove venivano trattate vere e proprie armi chimico-batteriologiche, contribuiva ad addestrare e armare truppe/milizie caratterizzate dall’esplicito e noto fanatismo nazista, colpiva anche con efferata ferocia le popolazioni della parte russofona, ma in territorio ukraino (quindi, stiamo parlando di milizie e truppe ukraine che uccidevano altri ukraini). Fino a che, proprio facendo leva sul riconosciuto diritto dei popoli all’autodeterminazione, alcune province ukraine si sono espresse con un referendum per essere libere di potersi orientare verso la Russia, da loro considerata la vera madrepatria.

Particolare non trascurabile, ma sul quale USA/NATO/UE hanno fatto finta di niente, letteralmente ‘ignorandolo’ e continuando tuttora a ignorarlo: come fatto con le delle stragi metodiche in tali territori (Donbass) di civili inermi e di milizie della resistenza locale, ukraini di nazionalità ma di lingua russa, strage che ha raggiunto e superato le 13.000 vittime.

Vittime che urlano giustizia!  Si aggiunga a ciò la penetrazione russa in Crimea, che come appare oggi ha assunto una valenza tattico-strategica, considerando le mire USA/NATO/UE tese ad accorciare ancor più le distanze dai confini russi, grazie a tali e tante ‘particolari e irresistibili’ sollecitazioni verso Finlandia e Svezia per agevolarne l’ingresso in quota NATO inducendole ad abbandonare la tradizionale neutralità (al di là di un vago bla-bla-bla, non è stata fornita alcuna prova che ‘siano state minacciate’: è stato solo detto che ‘si sono sentite minacciate’, il che è tutt’altra cosa, lasciata alla valutazione soggettiva, alla sensibilità dei soggetti), ma anche per farsi concedere il passe-partout per consentire l’agognato accesso al Mar Baltico. Così che del naviglio ‘straniero’ – se non ‘nemico’ -, potrebbe piazzare qualche centinaio di missili sotto casa degli abitanti di San Pietroburgo.

Ma l’informazione italiana (non quella ‘occidentale’: poiché all’estero le notizie circolano, sono oggetto di dibattito e di aperto confronto) è silente, apparentemente amorfa, ipnotizzata non si sa da cosa e/o da chi, pressoché inutile nella sua funzione, sedata e appiattita su medesime notizie diramate con lo ‘stampino’. Se mai dovesse esservi un Pulitzer per la ‘non-informazione’, un premio speciale andrebbe all’Italia!

Sottolineavo prima della difficoltà di affrontare contemporaneamente tutto il contesto, e le sfumature multiple che lo stesso offre quotidianamente: da un lato, ciò di cui sopra; dall’altro la contemporanea volontà di taluni soggetti di portare avanti agende particolari quanto non a caso condivise per peggiorare le condizioni dei popoli.

È di poche ore fa, la notizia diffusa istantaneamente dalla rete dell’attentato di ieri sera, alla periferia di Mosca, nel corso del quale è saltata in aria l’autovettura guidata dalla giornalista e politologa russa Darja Dughina, figlia del filosofo Aleksandr Dughin: forse vero obiettivo principale del feroce attentato.

Ormai la sottile ‘linea rossa’ è stata superata: non c’è più alcuna differenza tra ‘carnefice’ e ‘vittima’, dal momento che le c.d. ‘vittime’ hanno assunto – tanto in Crimea che ora in terra russa – i panni dell’aggressore e del terrorista, autonomo o indotto che possa essere.

Ancora sono senza volto, ma la loro fisionomia e quella degli istigatori e complici alle loro spalle occupa le nostre menti e la nostra intelligenza, rendendoli meno ‘anonimi’. 

Qualcuno, a occidente, si sbraccerà a indicare i possibili colpevoli ponendoli nell’area del ‘dissenso russo’ (per intenderci quello dichiaratamente spronato e foraggiato ampiamente da occidente per rovesciare Putin), qualcun altro parlerà di possibile matrice estremista islamica, altri di quella di Al Qaeda o dei Taliban, oppure – i più temerari, seguendo il copione dei colpi ucraini tirati alla centrale nucleare di Zaporizzja – potrebbero perfino arrivare a dire che i russi hanno fatto un attentato a sé stessi per fare ricadere la colpa su Kiev -.  

Forse è stato adoperato dell’esplosivo trovato in qualche magazzino russo saccheggiato e fatto arrivare a complici locali, o forse no: ma è estremamente probabile che esplosivo e/o attentatori provengano da oltre il confine della Federazione. Vedremo…

Ma temo che da ieri sera il conflitto russo-ukraino, possa assumere una piega molto diversa: più cruenta e tragica, persino irreversibile.

Causa ed effetto, si rincorrono ora più veloci: ovunque, e potrebbero non esserci più confini sicuri. Nessuno deve né può sentirsi protetto o lontano quanto basta.

Come non notare che le agenzie informative ucraine hanno esultato con gioia alla notizia della morte della ragazza e sperano che continuino gli atti terroristici, letteralmente scrivendo ‘speriamo che molto presto il padre raggiunga la figlia nell’Inferno’.

E proprio queste crudeli, disumane, parole azzerano altro comunicato con cui Kiev tenta quasi pudicamente di smarcarsi, asserendo la propria estraneità nella pianificazione e/o esecuzione dell’atto terroristico: al riguardo, a qualcuno potrebbe esser venuto in mente ciò che con saggezza dicevano i latini – ossia, ‘excusatio non petita, accusatio manifesta’ -, o, l’espressione più vernacolare quanto diretta del dialetto romanesco – ‘concolina concolina, chi l’ha fatta la sente prima’… -.

Avrete certamente fatto caso che, seguendo – persino malvolentieri, secondo i rilevamenti che indicano come esista una percentuale tra il 70 e l’80% di popolazione che nel mondo non condivide e anzi critica le posizioni belliciste dei propri governi pro-Ukraina ma soprattutto legata alla fornitura di armi, e quindi ad un coinvolgimento di fatto sollecitando l’immediata istaurazione di una condizione di neutralità – le vicende che le cronache ufficiali (maldestramente e parzialmente) riportano, o per quanto possiamo (meglio) cogliere dai più completi flash attraverso il web, il conflitto russo-ukraino ha messo in mostra un cambiamento radicale nelle operazioni di guerra.

Imponenti forze corazzate messe fuori uso con dei semplici lancia-razzi a spalla; missili – specie di recente fabbricazione – che colpiscono ovunque, anche in mare; vettori ipersonici – si parla di 8-10.000 km. l’ora, non intercettabili – che fendono l’aria percorrendo in pochi minuti distanze dapprima irraggiungibili, fuori portata; cannoni e lanciarazzi ‘intelligenti’ (ossia guidati a grande distanza da mezzi aerei o droni che forniscono le coordinate esatte degli obiettivi nemici individuati: una sorta di moderno tiro al piccione, in cui è presumibile ritenere che siano coinvolti ‘suggeritori’ e ‘calcolatori’ esterni all’Ukraina; e questo spiega i recenti ‘successi’ portati a segno contro le truppe russe); possenti navi da battaglia –  immaginate cosa accadrebbe se a essere ‘seriamente’ colpito fosse naviglio di grande tonnellaggio, come le portaerei – solcano i mari: ieri praticamente invulnerabili, oggi un bersaglio come un altro; pensate se delle nazioni dovessero schierare truppe di terra in combattimento, senza poter contare più di tatto sulla tattica applicata dalla Seconda uerra Mondiale (bombarda con molti aerei, distruggi, occupa); bombardamenti devastanti di centrali nucleari e così via.  Una cosa è più che certa: che il conflitto via via, e sempre più rapidamente, non sarà più convenzionale, subendo trasformazioni continue: ad armamenti sempre più sofisticati e potenti (schierati e manovrati dagli ukraini, da soli o assistiti sul campo dai loro fornitori di armi), si risponde adeguandosi e modificando i piani di battaglia, aumentando il livello di potenza e cambiando la tattica sul campo.

Gli scenari sono cambiati e investire in nuove armi secondo vecchi schemi è del tutto inutile.

Vogliamo parlare poi dei risultati ottenuti dall’occidente – e in particolare dall’Europa – imponendo a Nazioni e Popoli delle sanzioni che si stanno ritorcendo, persino amplificate, come un boomerang?

Vero è che molte Nazioni stanno cercando di recuperare parte della loro autonomia decisionale, fors’anche facendo leva su dei referendum popolari che possano o meno confermare la linea del confronto/contrasto e persino di belligeranza (personalmente, considero che questa possa essere la fattispecie di chi non solo invia armi e denaro (che non si sa che fine facciano, nel loro complesso) ma invia anche ‘istruttori’ e ‘tecnici’ o, con mezzi – occhi elettronici sofisticati, ad esempio – forniscono dati per consentire ai sistemi di puntamento a terra di co-lpire (a ‘colpo sicuro’: un ‘tiro al piccione’ come sostenevo poco sopra) target significativi. In Germania lo scossone che si è determinato a causa delle restrizioni energetiche e da una inattesa e violenta inflazione ormai sconfinata nella stagnazione ovvero nella stag-flazione (tossico mix di entrambi i fenomeni), metterà a dura prova i rapporti tra Stato e Cittadini: i tempi della Germania ‘locomotiva’ sono tramontati. Ma anche altre Nazioni europee sono alla resa dei conti, in bilico tra la supina accettazione degli obblighi/doveri sbandierati dal pericoloso coacervo di interessi camuffati dalle bandiere dell’ensemble NATO/UE/USA – che, fino a prova contraria, hanno determinato lo sfascio economico-finanziario e sociale in cui l’Italia per prima si dibatte.    

E temo fortemente, al pari di moltissimi tecnici che già così si sono espressi, che l’inflazione non sia sotto il 10%, ma sia invece fortemente superiore.

So di non dire cose che sono note, per alcuni persino scontate, ma non tutti ne sono a conoscenza e persino consapevoli in modo compiuto e tale da contribuire a farsi una ‘propria e personale’ idea: oggettiva quanto non alterata da informatori a ‘senso unico’ ovvero seguaci interessati a sostenere il ‘pensiero unico’ sostenuto da una esplicita volontà globalista a senso unico (non prevede ‘modifiche’ di crescita allo status socio-economico delle nazioni e dei popoli, bensì l’imposizione di modelli/modalità del tutto nuove – e non decise ‘democraticamente’ dalle popolazioni, come libera scelta di una possibile/eventuale ‘nuova via’ da seguire in campo sociale-politico-economico-finanziario, bensì da un pugno di soggetti di vertice che decidono e in grado di disporre/imporre l’attuazione dei ‘loro’ progetti).

Un flash ora sulla nostra amata Italia, sulla nostra Patria – anche se molti amministratori sembrano operare contro l’Italia e soprattutto contro gli Italiani: pur se solo a parole fanno di tutto e di più per ‘farci stare meglio’ -, in relazione alle ormai imminenti elezioni politiche.

  Al riguardo è stato detto e scritto di tutto e di più, e da domani ci sarà la lunga volata prima del traguardo (rivado all’idea di ‘ultima curva’…): il tutto ricchissimo di progetti, programmi, impegni (che volti solenni e ammiccanti li pronunciano), alleanze – naturali & innaturali che possano essere: la premiata ditta del bla-bla-bla è ben organizzata e sembra non conoscere tramonto -, ma anche amenità e ilarità che possano essere scaturite nell’ascoltare talune esternazioni all’insegna di capovolgimenti & stravolgimenti, di ho detto & fatto ieri ma rinnego oggi, di avvicinamenti & divorzi repentini (scaturenti dove mai vi è stato ‘amore’ sincero ma solo interesse, anch’esso sincero).

Tutte ‘premiate ditte’ che sono ben conosciute, specie in campagna elettorale: dove, così come accade in guerra e in amore pare che ‘tutto’ sia ammesso.

Assistiamo a una finta frammentazione nell’area di centro-sinistra, contrassegnata da una fioritura di gruppi-gruppetti-neoformazioni il cui scopo è di non disperdere i cespugli del dissenso; ma tranquilli, tutti i rivoli hanno lo stesso scopo: confluire nel solito ‘Fiume Rosso’, compattandosi nel segno dei comuni interessi, come da copione consolidato.

Che è anche l’obiettivo reale, pragmatico: raggiungere i numeri per essere in testa e potersi dire legittimati a ricevere un rinnovato incarico per formare una sorta di amministrazione che mandi avanti ciò che possa essere rimasto sospeso ovvero da perfezionare.

Nell’area di centro-destra, l’approssimarsi di una tornata elettorale, mette in luce fibrillazioni/tentennamenti tipici di quest’area nel momento in cui, dovendosi andare alle urne, occorrerebbe quantomeno la coerenza e la concordia dell’unione di intenti: una circostanza che riporta a molte situazioni analoghe, quasi una ‘sindrome’.

Da sottolineare l’usuale attacco da sinistra all’altrettanto usuale grido di ‘fascisti’: ma, duole ammetterlo, i tempi – molto più serti – di don Camillo & Peppone non esistono più,  il fascismo non esiste, è stato sconfitto (lo affermò solennemente proprio il compagno Togliatti), è stato dichiarato fuori legge (al pari di comunismo e nazismo) dal Parlamento dell’Unione Europeo, e l’unico fascismo che possa esistere è solo quello creato-resuscitato-pompato da una sinistra in cerca di uno spauracchio, di un concetto ‘monstre’ da sventolare al bisogno, e quindi creato proprio da loro a bella posta, un ‘neo-fascismo’ solo concettuale, simulacro del tutto vuoto dei contenuti di un’epoca storica morta e sepolta, che occorre guardare solo con la lente della storia, per saperne e capirne di più.

Vedremo tra non molto se i sondaggi e le previsioni si tramuteranno e come in dati elettorali certi, in un contesto che complessivamente è alla prima prova dopo la riduzione del numero dei parlamentari; sarà un Parlamento nuovo nei numeri, ma – forse – purtroppo ‘vecchio’ nell’animus dei ‘soliti’ componenti, che potrebbero non resistere alla tentazione personale – o agli ordini di partito – di ammantarsi degli usuali panni gattopardeschi.

Colpisce che in molti promettano la realizzazione di cose che non hanno fatto in precedenza e che pur facevano parte di programmi e promesse: vecchia musica per continuare a conquistare il consenso degli immemori? 

Così come colpisce che non rientrino nei programmi dichiarati di partiti e partitini questioni molto importanti: dal green-pass alla stessa inoculazione di liquidi tuttora sperimentali e definiti ‘vaccini’; dalla ricostruzione del tessuto commerciale e imprenditoriale – oggi compromesso – alla materiale formazione di nuove opportunità di lavoro (se non ci sono società, aziende e imprese attive, che producono-commercializzano-producono ricavi, non ci può essere lavoro); dalla tutela assoluta del risparmio alla libera circolazione del contante (oltre la Cina, siamo gli unici ad aver imboccato una strada colma solo di alibi e pretesti salvifici quanto giustificativi, tipo la famosa riduzione dell’altrettanto famosa evasione fiscale, di cui sarebbe interessante conoscere i dati reali, grezzi); dall’ID-identità digitale dove ogni Cittadino sarà marcato a vista, controllato in ogni suo movimento e in ogni sua azione, rispondendone (dove ti trovi, vicino a chi stai, quanto ti fermi in un ben preciso luogo, cosa mangi e quanto paghi per acquistare/consumare cibo e ogni altro genere, e via di questo passo); dalla tutela di quei diritti che la Costituzione regola e prevede per i Cittadini, prima tra tutti l’area dei ‘diritti naturali e inviolabili’. Colpisce che nessuno parli di rettificare l’azione del governo Conte che emanò la ‘strana’ norma che impedisce alla preziosa Corte dei conti di esercitare l’azione risarcitoria.  

Colpisce che a prevedere un’azione di controllo, calmieramento e amministrazione dei prezzi, sia – ad esempio – nel programma della Lega, e non sia stato invece parte della necessaria, provvida, rapida, azione del governo fin qui in carica – dove la Lega era pur presente -, al pari del controllo di prezzi e tariffe del settore energetico (tra poco ai Cittadini si porrà il problema: o mangio o pago l’affitto/la rata di mutuo o pago le bollette del mix esplosivo di luce/gas, bollette e servizi).

Ma colpisce anche che ci sia chi ancora inneggia al Presidente Draghi e alla sua agenda, dichiarando ovvero facendo ben intendere di volerne proseguire l’esecuzione: neanche fossero le Tavole della Legge di divina provenienza.                  

Ma su questi ultimi aspetti, conto di intrattenervi tra una decina di giorni, non senza ricordare il mio punto di vista personale: piango le vittime di tutte le guerre, di ieri di oggi e di domani; piango chi muore per povertà e fame come per malattia, vittima dell’altrui volontà e cupidigia; amo la Pace e combatto perché l’Unione, l’Amore, la Libertà, la Concordia, la Solidarietà, la Dignità, l’Unione, la Prosperità, la Tolleranza – in sintesi, l’Armonia – regnino tra i Popoli della Terra; propugno un mondo dove la Verità e la Giustizia siano l’elemento regolatore a monte di ogni atto, di ogni iniziativa; odio la violenza e aborro l’uso delle armi, ricordando ai violenti che a ogni loro azione corrisponderà una reazione e che quindi il pianto dei bambini ha lo stesso suono, a ogni latitudine.

     




BORSELLINO: DIGNITA’ E GIUSTIZIA.

Chi ha paura muore ogni giorno,

chi non ha paura muore una volta sola.”

 

Ed è con queste parole che il magistrato Paolo Borsellino dedicò la sua vita e il tempo di essa alla lotta della mafia.

Cade proprio in questo anno,  nel mese di Luglio, il trentesimo anniversario dell’assassinio avvenuto il 19 luglio 1992 in via D’Amelio, a Palermo,  del giudice Paolo Borsellino. Con lui persero la vita 4 uomini e una donna della scorta; soltanto due mesi prima era stato ucciso l’amico e collega Giovanni Falcone.

Oggi i due magistrati rappresentano per tutti il simbolo della lotta contro la malavita e del coraggio nello svolgere la propria professione tra i rischi e i pericoli che da questa possono derivare; decisi nel percorrere l’unica strada degna di essere percorsa: quella della Legalità.

La tragica fine di Paolo Borsellino ha ispirato molti autori e organi d’informazione allo scopo di mantenere viva la memoria del suo impegno straordinario.

Descrizione più fedele del magistrato proviene dal libro di  Agnese Piraino Leto, moglie del giudice Paolo Borsellino: “Ti racconterò tutte le storie che potrò” scritto con il giornalista Salvo Palazzolo. L’intento dell’autrice è mostrare prima di tutto la grandezza dell’uomo e dopo quella del magistrato, la sua enorme integrità morale, la determinazione, il coraggio e lo spessore culturale e umano.

Si racconta nel libro come il giudice nel parlare con la sua famiglia degli eventi lavorativi che gli accadevano, nel descrivere i  vari  criminali incalliti, rapinatori spregiudicati, truffatori, riuscisse a scorgere in ognuno di loro un tratto di umanità,  raccontandoli con estrema naturalezza, trovando in ogni assassino l’uomo che sotto questi si celava, e  suscitando  lo stupore dei suoi familiari che, spesso, non riuscivano a cogliere l’estrema sensibilità dell’Uomo-Borsellino.

– “…a differenza di tante altre persone lui credeva nell’uomo, anche il più terribile all’apparenza, come appunto è il mafioso. Ecco cosa diceva Paolo ai suoi imputati, persino agli uomini d’onore: “Voi siete come me, avete un’anima, come ce l’ho io. E oltre l’anima cosa avete? I sentimenti”. Loro gli rispondevano: “Signor giudice, si sbaglia, noi siamo delle bestie”. E lui insisteva: “ No, anche voi avete i sentimenti, solo che non sapete di possederli. Allora, è venuto il momento di tirarli fuori”. Mi chiedo quale sia oggi il magistrato che interroga in questo modo…”.

La moglie autrice ci racconta:

“…dietro quella bomba esplosa in via d’Amelio non c’è solo la mafia, ma ci sono anche pezzi dello stato…I depistaggi nelle indagini, l’omertà della stampa, lo sciacallaggio attorno alla figura di Paolo Borsellino, le trappole, le malignità…Persino Lucia (figlia di Paolo Borsellino)  mi ha detto: ‘Ero pronta alla morte di mio padre, ma non a quello che è accaduto dopo”. …la nostra passione…non è più solo un percorso di sofferenza, è ormai anche un sentimento civile di resistenza, che vuole cercare a tutti i costi le ragioni di quanto è accaduto. Ecco perché non siamo mai andati via da Palermo. Paolo fece la stessa scelta, per amore…”

Da questo estratto del libro si evince come i sani principi e i valori del giudice siano stati per i membri della sua famiglia il faro che guida i pescatori tra le onde del mare: la forza di  volontà, la determinazione, l’amore verso la città di Palermo provato dall’uomo Borsellino si scorge, oggi,        negli occhi dei suoi familiari.

Gesto d’amore verso Palermo che ci viene evidenziato dall’autrice anche in un altro frammento del libro:

-“…gli amici, o presunti tali, facevano certe scelte. Quasi ci allontanavano, come se fossimo stati portatori di chissà quale male contagioso…E Paolo mi confortava: “Evidentemente, non sono stati buoni amici, ne arriveranno degli altri, di sicuro migliori.” …Ma davvero certa gente continuava a guardarci in modo strano…Sì, forse avevano ragione, avevamo la malattia della verità e della giustizia. Non abbiamo mai smesso di averla, perché non ci siamo mai rassegnati a questa Palermo.”

Ci racconta la moglie di quanto suo marito mostrasse interesse nel recuperare i minori a rischio nella lotta alla criminalità organizzata; di quanto Paolo Borsellino ci tenesse al futuro dei ragazzi coinvolti in attività sociali volte a combattere con coraggio e con impegno ogni giorno la criminalità organizzata, del loro ruolo fondamentale nella lotta, e di quanto fosse importante il loro saper scegliere e schierarsi dal lato della legalità e della Giustizia:

-“…Paolo si rendeva conto che sarebbe stato importantissimo riuscire a portare dalla parte dello stato e della società civile i giovani che rischiavano di cadere nelle grinfie della mafia… Ecco perché vorrei rivolgere un appello ai figli dei mafiosi…Io voglio invitarli a ritornare persone normali, perché altrimenti moriranno con l’angoscia, magari di essere uccisi… …è un messaggio per i figli ma anche per le donne di mafia…oggi è più facile di ieri, perché la strada è stata già tracciata da tanti coraggiosi figli che hanno rotto con i ricatti dei padri…”

La scrittrice ci dedica alcuni elementi anche sull’amicizia e sul rispetto che Paolo Borsellino nutriva verso il suo collega Giovanni Falcone, assassinato il 23 maggio 1992, prima di poter diventare direttore nazionale antimafia:

-“…Giovanni Falcone è andato al ministero di Grazia e giustizia…non perché aspirasse a trovarsi a Roma in un posto privilegiato…ma perché a un certo punto della sua vita ritenne, da uomo delle istituzioni, di poter continuare a svolgere a Roma un ruolo importante e nelle sue convinzioni decisivo, con riferimento alla lotta alla criminalità mafiosa…” …“Il suo intento era questo e l’organizzazione mafiosa…quando ha preparato e attuato l’attentato del 23 maggio, l’ha preparato e attuato proprio nel momento in cui, a mio parere, si erano concretizzate tutte le condizioni perché Giovanni Falcone…era ormai a un passo, secondo le notizie che io conoscevo…dal diventare il direttore nazionale antimafia.”

 

Agnese Borsellino, sul finire della sua testimonianza ci racconta di quanto suo marito fosse demoralizzato negli ultimi giorni della sua vita; sfiducia che derivava non dalla lotta all’illegalità per la quale ha sempre mostrato coraggio e determinazione, ma una sfiducia e  un pessimismo che proveniva dagli uomini e da alcuni dei suoi colleghi che lo avevano lasciato solo nelle battaglie contro la Mafia:  

-“Due giorni prima di morire…Paolo volle fare una passeggiata in riva al mare…non c’erano sorrisi sul volto…solo tanta amarezza. Mi disse: “ Per me è finita”…”Agnese, non facciamo programmi. Viviamo alla giornata”. Mi disse soprattutto che non sarebbe stata la mafia a decidere la sua uccisione, la mafia che non gli faceva paura, ma sarebbero stati alcuni suoi colleghi e altri a permettere che ciò potesse accadere… Qualche giorno prima, avevi chiamato al palazzo di giustizia padre Cesare Rattoballi, per confessarti”.

Ed, infine, conclude lo scritto con una testimonianza per un futuro migliore, e lo fa come se fosse lo stesso Giudice a pronunciarsi:

-“Le sue parole sono già diventate una guida importante, per giovani e meno giovani. Credo che questo racconto sarà una buona iniezione di speranza”. Lei annuisce: “Ecco, così dovrà essere. Io forse non arriverò a tenerlo in mano questo libro, ma mi piacerebbe che nel finale arrivasse spontaneo un sorriso. Non rivolto al passato, ma al futuro. Un sorriso che vuol dire: noi non ci rassegneremo”

 

Ed è con queste ultime parole che si comprende il senso della vita e del  sacrificio compiuto dal giudice e dall’uomo Paolo Borsellino: la speranza di un futuro migliore da donare alle nuove generazioni; la volontà, il desiderio di una Sicilia e un’Italia pulita, bianca, candida , senza più malavita, delinquenza, mafia, dolore e sangue per le strade.

Un gesto di coraggio che è giusto ricordare ogni anno nel giorno della sua morte, affinché tutti, ma soprattutto i giovani,  sappiano scegliere la strada giusta da percorrere, quella della Giustizia, della Pace, della Legalità.

Con le nostre azioni possiamo essere tutti Paolo Borsellino!

 

ANTONIO SAMO




“MI hanno rotto le palle tutti, io non voto più!”

In questi giorni di pre campagna elettorale mi è capitato di chiacchierare con molti cittadini sul tema delle prossime elezioni, ma purtroppo la frase che ho sentito più spesso e diciamo la più pulita fra le tante è stata: “MI hanno rotto le palle tutti, io non voto più!”

All’inizio mi sono quasi trovato a condividerla ma poi mi è venuto un brivido freddo: è la fine!

Pensandoci con più attenzione il mosaico che mi si costruiva davanti era quello di un folto gruppo di cittadini che non accettava più non tanto i politici o presunti tali, ma il sistema.

In effetti la frase che mi aspettavo dai miei connazionali era invece: “sono stati tutti dei delinquenti voltagabbana, pertanto voterò chiunque non sia già stato al governo”, questa era la frase che mi aspettavo.

Invece ho capito che l’unica cosa che hanno in mente i miei cari ed amati italiani è che il voto non serve più a nulla quindi non lo uso più.

Ed ecco che nella mia mente si è aperta una consapevolezza enorme: i partiti sono riusciti nell’opera più imponente di sempre, ad ottenere l’immortalità!

Certo, l’immortalità!!!

Pensateci bene, la stragrande maggioranza degli italiani non crede più nel voto come strumento democratico, quindi non vota.

A questo punto andranno comunque a votare i parassiti di questo sistema politico che si è ormai ben spartito le posizioni, ed il gioco è fatto: nessun nuovo salirà (se non dentro i meccanismi di un potere corrotto e malfamato) e quelli che potrebbero essere una nuova risorsa per lo stato non potranno nemmeno presentarsi.

Si sono poi, comunque, costruiti un sistema dove tra sbarramenti al 3% e raccolta firme ad agosto nessuno riuscirà ad essere presente sulla scheda elettorale e se anche ci sarà, andando a votare solo “i soliti”, non passerà.

Il movimento 5 stelle rappresenta un eccezione direte voi, vero, ma vedendo come è andata aggiungo anche un altro elemento alla mia riflessione, ovvero, una volta poi saliti al potere grazie ad una grande delusione degli italiani che allora li aveva portati a votare i nuovi, e che oggi li porta a non votare, il potere così come è costruito li stritola e li rende uguali agli altri.

Una tragica macchina clonatrice di idioti che serve non tanto agli italiani ma ad una politica extra nazionale che è solo una specie di astronave aliena succhia cervelli e risorse che non porta vantaggio a questo paese ma ad una lobby finanziaria occulta che riunisce interessi che non sono i nostri.

Mi dite che sono un complottista? dimostratemi che non è vero e vi prego lasciatemi almeno questa illusione, perché altrimenti l’altra spiegazione che rimane è che siamo un popolo di deficienti celebrolesi incapaci di capire  cosa ci sta succedendo (come la favoletta della rana bollita).

Come dicono i fan della fantascienza IO VOGLIO CREDERE!

Si voglio credere che ci sia un complotto internazionale per fregarci, perché la verità che rimarrebbe è talmente peggiore che non la voglio sentire.

Non voglio sentire che siamo un popolo con talmente pochi valori che abbandoniamo la difesa dei nostri diritti sostenendo che chi li ha difesi fin ora è un cretino e quindi non crediamo più nel sistema che li ha generati.

Perché in fondo in fondo non vogliamo ammettere che quei cretini che ci hanno portato allo sfascio sia economico che morale, in fondo in fondo, li abbiamo scelti noi, continuando inoltre a votarli per anni.

in fondo Confucio non aveva torto quando diceva:

“Non ho mai conosciuto un uomo che vedendo i propri errori ne sapesse dar colpa a se stesso.”

Cari amici in fondo io vorrei poter votare per una persona che ha capito tutto questo e vuole andare a cambiarlo, altrimenti non ne usciremo mai.

E per concludere mi permetto di osservare che la Storia la possono cambiare solo persone con buona memoria.




Bibbidi-bobbidi-boo, Draghi non c’è più!!! (parte 2)

Salagadoola mechicka boola
Bibbidi-bobbidi-boo
Put them together and what have you got
Bibbidi-bobbidi-boo

veniamo ad alcune considerazioni:

caffè in autogrill da 1,10 di giugno ad 1,40 di luglio

benzina tornata sopra i 2 euro, comunque oscillante da 1,80 a sopra 2.

spesa media mensile (senza caviale ed aragoste) famiglia di 4 persone da 150 euro di gennaio a 240 euro di luglio

prezzi in ogni settore bollette comprese in aumento del 20% medio

quindi chi voteremo il 25 settembre?

perché vorrei far notare che gli stipendi non sono per niente aumentati!!!

che tutto stia sprofondando?

certamente non è cosa non conosciuta e nemmeno inaspettata, lo sapevamo che sarebbe andata a finire così, però adesso ci sono le elezioni, che ci dovrebbero salvare…

chi vincerà avrà un compito molto difficile, che sarà quello di cambiare l’impalcatura del paese, di modificare la costituzione ed adeguarla ai tempi ma soprattutto al paese, di cambiare la struttura di governo e le sue regole organizzative.

Chi verrà votato questa volta non può sbagliare perché non c’è più tempo.

Eppure, le elezioni sono state messe il 25 settembre in modo tale che chi volesse presentarsi come nuova proposta avrebbe dovuto raccogliere le firme in sole due settimane, ad agosto, quando non c’è nessuno, sarà stato un modo per lasciare che si ricandidassero sempre i soliti?

E con che faccia il presidente ha permesso questo atto di mancata democrazia?

Ma siamo sicuri poi che gli italiani andranno a votare?

L’impressione è che si siano talmente rotti le scatole che il rischio che corriamo e che non vada a votare nessuno, o talmente pochi che saremo governati dai soliti, votati da meno del 20% degli italiani.

Serve San Giorgio, almeno lui, il drago, lo ha ammazzato, ops “giustiziato”!

Cosa serve prima di tutto?

Lo stato deve decidere, o alza gli stipendi o fa in modo che si abbassino i prezzi e, soprattutto, occorre cambiare le regole di questo stato che non funziona.

debito-pubblico-maggio-2022

 

per amore di rappresentazione vorrei illustrarvi il debito pubblico come rappresentato nelle immagini precedenti.

Siamo nel 2021 al 159,8%, abbiamo superato quindi il 159% del 1920 che era derivato dalla nostra partecipazione alla Prima guerra mondiale.

Risentiamo ancora delle spese fatte per la pandemia e per la crisi conseguente.

Non abbiamo però dei piani se non il PNRR che in realtà è un colossale prestito.

Siamo passati dal 119 del 2010 al 159 di oggi!

E chi voteremo noi a queste politiche? Coloro che hanno fatto questa meraviglia!!

“Follia è fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati differenti” – Einstein 22 Giugno 2018

Parafrasando: “Follia votare sempre la stessa gente aspettandosi che facciano qualcosa di diverso!”




DOSSIER UKR 10 – TRA ECO ED EGO.

Che si stiano vivendo periodi ‘strani’, ‘stranissimi’, ormai ne siamo tutti consapevoli.                                               

E’ ormai amplissimo il numero di Cittadini che – chi prima chi dopo – sta prendendo atto di una realtà fatta di avvenimenti, dati, elementi, che trova sempre più netta distonia con quelli delle narrazioni ufficiali: acuendo così incertezze, dubbi e sospetti, anche gravissimi, portando spesso la gente a percepire sensazioni di ‘tradimento’.                    

Risveglio? Presa di coscienza? Insofferenza per un malessere troppo a lungo patito, persino sottovalutato?

O, forsanche banalmente, la gente si è stancata capendo di essere stata presa in giro ovvero di essere strumentalizzata?           

Anche chi trovava più semplice – e persino troppo, troppo, comodo – tapparsi le orecchie (per non sentire notizie vere, ma sconcertanti), coprirsi gli occhi (per non vedere il disastro che, quotidianamente, si consuma intorno a noi) e otturarsi il naso (per non dover percepire il tanfo disgustoso emanato dalle cose malfatte, dalle truffe, dalle ruberie, dalle menzogne e quant’altro), dando fiducia a oltranza a soggetti palesemente incompetenti e inadeguati, sol perché presenti nei canali d’informazione, o accreditati da endorsement  reciproci dal sapore di complicità, sta rivedendo i propri convincimenti: ma non per ‘schierarsi’ ora di qua ora  di là, quanto per prendere dolorosamente atto che soggetti – pur autorevolmente qualificati – hanno mentito e continuano a mentire spudoratamente e forsanche interessatamente, tentando di mantenere sottomessi larghi strati delle popolazioni.  

            E’ dalla fine del 2019 che siamo stati sottoposti a eventi estremamente significativi e particolari, che hanno ispirato profondissime modifiche allo status pregresso, allo stesso modo e stile di vita dei cittadini, che hanno visto sradicato dai fervidi seguaci di una cancel culture che vuole imporre ‘valori’, ‘visioni’, totalmente rivisitati o nuovi.

Enorme è stato l’impatto sociale ed economico, sanitario e normativo; eventi costellati ora da ‘eroi’ ora da ‘ciarlatani’, ora da individui poco ‘pregevoli’ ora da persone ‘coraggiose’ e ‘altruiste’, ora da soggetti schiacciati da imposizioni e obblighi atipici, si sono susseguiti con ritmo crescente in un contesto di certo contrassegnato da troppi morti, ma anche da un fluire di dati la cui aggregazione, qualificazione, determinazione e quantificazione, resta tuttora oggetto di interpretazioni: e quindi, fonte più di dubbi che di certezze. Così come dubbi, e sempre più marcati, circolano innumerevoli, sedimentandosi in modo sempre più inquietante sulla questione ‘vaccinale’ o ‘pandemica’ che dir si voglia: tra batti e ribatti sempre meno verosimili, dove la componente sanitaria è stata sopraffatta da quella ideologico-politica, e dove i concetti di ‘prudenza’ e ‘trasparenza’, e persino ilo stesso principio di ‘precauzione’ – proprio quello che dovrebbe essere sempre e comunque dominante – sono estremamente tenui.  

            Come si può ben comprendere, siamo nel pieno di una battaglia, dove sono sempre più apertamente contrapposte energie negative ed energie positive; smisurate pulsioni egoistiche contrapposte alla lotta per la sopravvivenza dei più.

E queste immense energie negative, sprigionate da soggetti dall’ego altrettanto gigantesco e dalla cattiveria pari allo stesso,  insozzano e inquinano tutto ciò con cui entrano in contatto.

            Ma, ragionando con la opportuna lucidità, non si può pensare – ancor peggio sarebbe se lo si sperasse – che, con una sorta di colpo di bacchetta magica, ci possa essere un ritorno al ‘prima’. Il ‘prima’ è impraticabile, poiché ormai sono troppe le macerie sparse un po’ dappertutto: sociali, politiche, militari, sanitarie, economico-finanziarie e umane, ma anche religiose.

E sulle macerie non si può né costruire né ri-costruire, specie se le contaminazioni tossiche hanno reso inutilizzabile persino la terra sulla quale costruire. Diciamolo subito: non ci vogliono né ‘uomini della Provvidenza’ né ‘super-uomini’ né ‘espertissimi tuttologi’ (dato che gli ‘espertissimi di tutto’ si sono tragicamente rivelati ‘espertissimi di niente’).

Abbiamo bisogno di amministratori onesti, competenti, significativamente capaci e rappresentativi, che – se accettassero un qualsiasi incarico – lo farebbero solo perché capaci di svolgere il compito: senza dover disperdere ingentissime risorse in commissioni, cabine di regia, comitati tecnici o scientifici, consulenze.

            C’è assolutamente bisogno di un nuovo inizio, non di rassegnazione, non senza una serissima presa di coscienza dei moltissimi errori finora compiuti.

Occorre togliere dal ‘collo’ dell’Italia quel cappio che da tempo è stato  collocato – tra sorrisi mielosi, rassicurazioni e grandi pacche sulle spalle – e che viene strattonato ogni giorno di più, mozzandone il respiro.

I rimedi ci sono e sono più che noti, basta solo volerli adottare: l’auspicata nuova stagione, deve puntare senza alcuna indecisione su una serie di strumenti. Primo tra tutti, imprescindibile, il rispetto assoluto della nostra Carta Costituzionale – fino a non molto tempo fa, la ‘più bella del mondo’ e ultimamente travisata, letta con occhi strabici, piegata da storture operative e attuative. 

La Costituzione è e deve continuare a rappresentare  imprescindibile e sommo elemento di garanzia nei rapporti sociali e delle istituzioni: ovvio che presieda al controllo e all’equilibrio del normale esercizio dei doveri e dei diritti, e altrettanto ovvio che debba contemplare il ripristino del ruolo del Parlamento, passando poi alla vera e propria fase di rifondazione del tessuto sociale, dell’economia, del lavoro, della produzione, della scuola, dell’università, della salute e quant’altro.

Ma vanno fin da subito tagliate le unghie al ripetersi di atti furbastri, assumendo rigide posizioni di controllo e di ripristino delle garanzie fondanti. 

Francamente, constatare che un autorevole soggetto possa attribuire la responsabilità del tardivo/mancato approvvigionamento di materie prime, incluse quelle essenziali per i processi di trasformazione e produzione, specie nel comparto dell’agro-alimentare, tacciando gli industriali di incompetenza, è un po’ troppo: il vecchio ‘gioco’ dello scaricabarile non è più praticabile, specie quando supera ogni limite diventando palese presa in giro.                           

Lettori e Cittadini ci fanno arrivare le loro domande, alle quali – nei limiti del possibile – diamo attenzione e risalto: tutto è per noi importante, specie quando proviene dal cuore, dalla mente, dei Cittadini: che vogliono sapere, vogliono conoscere, vogliono esprimersi in libertà e senza condizionamenti.

           Ritengo che meglio di quello che possa riportare un cronista, sia pure attento e obiettivo, sia riportare fedelmente quanto Massimo Giletti ha tuonato nella sua trasmissione di pochi giorni fa: “Abbiamo raccontato delle menzogne”, raccogliendo le dichiarazioni di un intervistato “Il gas non è aumentato per la guerra, è ora di finirla”… ”Ci raccontano una grande balla, abbiamo raccontato a tutti che il gas è aumentato per la guerra. 

E’ ora di finirla, qui c’è una speculazione pesantissima. Posso garantire che nella mia azienda abbiamo subito i rincari già da luglio scorso.

E’ una roba vergognosa!”.

E dati alla mano l’intervistato mostra bollette, sciorinando la cronologia degli aumenti: il gas, da Dicembre 2019 a Dicembre 2021 è aumentato più di tre volte, prescindendo dall’aumento cospicuo dell’ultima bolletta del 2022.

Quindi: cosa c’è sotto? Chi sta manovrando, come e per quali motivi, la leva dei prezzi, tentando di scaricare sul conflitto russo-ukraino – ma in particolar modo sulla Russia – la colpa di questi aumenti apparentemente fuori controllo?

E lo sono realmente, e per quali reali motivi, fuori controllo?

            Vogliamo ricordare a chi ci legge, e con fermezza, che i prezzi delle materie prime e – soprattutto – dell’energia (gas ed energia elettrica, in primis), come pure quello dei generi alimentari, erano inspiegabilmente in salita mesi e mesi prima del (più che prevedibile) deflagrare bellico; ricordiamo altresì che di questo ampio teatrino maturato molto prima delle ostilità nello scacchiere ukraino, erano attesi seri problemi di non solo energetici, ma anche di approvvigionamento di materie prime, acuirsi della crisi climatica (che parte abbia la geoingegneria che nei cieli spande di tutto, ma non si sa cosa… è tutto un mistero) con conseguenti carestie, spinte inflattive, recessione, svalutazione, ecc. ecc.)?                                                                                                                                         

Vogliamo dare ascolto ai sempre più numerosi che ritengono lecito ricondurre i propri sospetti  a una certa qual ‘ispirata programmazione’ (non certo ‘preveggenza’…) da parte di chi da anni aveva messo persino nero su bianco come certe élite si sarebbero mosse nel tempo, persino discutendone ‘spavaldamente-palesemente-in-segreto’: per ‘ridurre’ il numero degli essere umani, per ‘curarli’ con  generosa e premurosa cura anche in presenza di impreviste (ma attese?) malattia epidemicamente apprezzabili, per ‘snellire’ il mondo dell’impresa e del lavoro – portando alla  rapida chiusura di migliaia di imprese medio-piccole e ‘familiari’ -, per arrivare a una società ‘particolare’ piuttosto che non ‘classica’, dove a essere alfine smantellata è la ‘famiglia tradizionale’, sono i ‘valori’ abituali e le ‘tradizioni’ fondanti: quelli con cui generazioni dopo generazioni sono cresciuti, e che oggi si affannano a cancellare?

            Ma l’Italia, l’Europa, sono per la Pace?

Da cronista noto che in molti si riempiono pomposamente la bocca con frasette tipo ‘siamo impegnati per la ricerca della pace’ o ‘stiamo lavorando per la pace’ .

Qualcuno dice: ma è una barzelletta? Chi sta cercando soluzioni, e quali? A parole si cercherebbero soluzioni, ma materialmente si inviano in Ukraina forti flussi di denaro e armamenti sempre più sofisticati e distruttivi.

Specie da parte di chi, geometricamente, è più lontano dal teatro bellico. ‘Speriamo che Putin perda presto’ (afferma costantemente M.me Von Der Leyen);  ‘Azzerare la dipendenza dall’energia russa; bisogna comprare dagli amici, non dai nemici’ (è la bellicosa dichiarazione da Bruxelles di M.me Metsola); ‘Il rischio di una catastrofe alimentare è reale: e se non ci sarà una soluzione dovrà essere chiaro che la colpa è di Putin’ (un ipse dixit di M. Draghi): dichiarazioni ricche di catastrofismo, di un (solo) apparente distacco dalla realtà, seguendo una narrazione artata e distorta.

Certamente, non dichiarazioni di chi stia realmente lavorando per la pace, mentre piuttosto – unite a quelle da Londra e da Washington – sembrano dichiarazione di chi ‘prevede’ (ma si cercano soluzioni diplomatiche?) una guerra lunga e tragica, dando persino l’impressione – certamente falsa – di ‘non volere né cercare’ soluzioni diplomatiche.                                     

Possiamo dire che ‘per fortuna’ – ma ha senso che la ‘fortuna’ di pochi, potrebbe equivalere alla disgrazia del genere umano? – ci sono Putin e la Russia, cui dare ogni e qualsiasi colpa?

            Proseguo, non senza aver fatto una precisazione, se mai ve ne fosse bisogno: da sempre odio le guerre, di ogni tipo e comunque ‘giustificate’.

Ma ho imparato che, passate le prime settimane, il confine sottile tra (eventuali)   ragioni dell’aggredito ed (eventuali) ragioni dell’aggressore si fa via via più sottile, persino labile.

Specie quando entrano in gioco fattori e soggetti ‘terzi’, che – proprio attraverso una belligeranza – hanno molto, moltissimo, da guadagnare e poco o niente da perdere.  E proprio attraverso riflessioni e valutazioni di questo tipo che si costruisce il terreno sul quale la diplomazia usualmente si muove: cercando soluzioni, prospettando nuove considerazioni, offrendo opportunità.

Da sempre la diplomazia si muove così: ma oggi sembra che le grida di ‘strane’ tifoserie, di ‘strani’ partigiani della guerra a tutti i costi (o del ‘costi quel che costi’) vogliano prevalere, imponendo guerra, povertà, fame,   distruzione e persino la morte.  

            Certo, le guerre sono tutte ‘sporche’: da qualunque parte le si voglia guardare; ma è altrettanto vero che le ragioni iniziali si vanno stemperando con forza con il proseguire degli scontri, poiché nella battaglia ciascuno mette il peggio di sé.

Con crudeltà e disonestà, ma anche con l’obiettivo di trarne profitto. Non credo a chi continui a narrare che le ‘cattiverie’ vengono fatte solo da un lato.

Le fa anche chi oggi sta alimentando una guerra sporca, fatta per delega di chi – fornendo armi – sta tentando di distrarre l’opinione pubblica e persino la storia, spacciando per verità delle disonorevoli menzogne.                    

            Mai, però, che in questa corsa verso una possibile fine cruenta di parte dell’umanità, qualcuno che abbia fatto una pur minima ammissione di responsabilità, di colpa.

Mai! Tutti in TV, invece, con le loro belle faccette, tutti pronti a rilasciare dichiarazioni e valutazioni (spesso tragicamente ridicole), tutti stretti l’un l’altro in una cordata di morte. C’è poco da scherzare: chi sta fornendo armi, è di fatto un co-belligerante.

E come tale coinvolge la nazione e tutto il popolo del proprio paese.

Ancora si gioca a rimpiattino con una ipocrita, se non finta, visione altruista e perbenista: le armi vengono fornite al solo scopo  di  consentire all’aggredito di potersi difendere (mentre le città vengono distrutte, la popolazione è in fuga, ed i civili vengono usati come scudi umani).

Della serie: io fornisco l’arma, l’uso che ne fa chi la possiede, non è affar mio.

Troppo comodo! Un esempio? Se per caso, domattina, il leader bielorusso Lukashenko dovesse sentirsi minacciato ai suoi confini dalla presenza chiaramente bellicosa di un paese NATO (ricordiamolo: le finalità della NATO nascono come ‘difensive’, mentre invece, oggi, la realtà è sotto gli occhi di chi voglia vedere) che gli punta contro missili e cannoni, e chiedesse allo storico alleato di Mosca di fornire armi – anche sofisticate – per aumentare la sua possibilità di difendersi nel caso in cui dovesse subire un attacco/una invasione, qualcuno potrebbe onestamente stupirsi, meravigliarsi, se venissero forniti missili a media/lunga gittata, qualche atomica tattica, o deterrente nucleare?

Oohhh griderebbero stupiti i soliti noti: ma quelle armi sono fortemente offensive!

Oohhh griderebbero gli altri: ma quelle armi servono a difenderci, solo se attaccati.

Ma si direbbe anche: tu, Mosca, perchè hai dato quelle armi offensive? E Mosca potrebbe rispondere: è un mio alleato, mi ha chiesto armi a scopo difensivo e io gliele ho fornite, ritenendo che effettivamente le sue preoccupazioni fossero fondate, poiché tra poche settimane o pochi mesi, ai suoi confini altri stati piazzeranno altre armi parimenti distruttive, puntate contro il suo territorio, i suoi cittadini.  

Quindi? Si vuole continuare a giocare a ‘guardie e ladri’, o si vuole ripristinare un minimo di serietà?

L’uso delle armi allontana la pace, e gli interessi di chi usa le armi schiacciano la reale volontà dei cittadini, guerreggiare  senza praticare con intensa volontà un serio e discreto percorso diplomatico significa non voler neanche discutere di pace ma far solo finta.

            Ego smisurati dominano gran parte del mondo, cercando di imporsi con ogni mezzo – lecito o illecito che possa essere -; ed è persino ridicolo che in una situazione così drammatica, che dovrebbe vedere all’opera ogni parte politica per risolvere questioni tanto importanti, si trovi invece il tempo per portare avanti ‘progetti’ politici pre-determinati, persino dibattuti, persino scritti…

Progetti che, proprio di fronte a queste emergenze, dovrebbero essere stati – come minimo – accantonati.  E si parla tanto di ‘ambiente’ di ‘ecologia’ di protezione della ‘Natura’… 

Anche qui stiamo vivendo una fiction (o parte di una fiction), poiché l’ecologia è quella branca della biologia che, detta con semplicità, si occupa dello studio dei rapporti tra gli esseri viventi e l’ambiente in cui vivono.

            Ma siamo sicuri che a tutti stia realmente a cuore la tutela degli ‘esseri viventi’, per primo dell’ ‘essere umano’?

            Ormai, il Dossier Ukraina è diventato, prepotentemente, il Dossier Mondo: mani ‘abili’ lo stanno profondamente mutando e destabilizzando, tentando di imporre un modello ‘strano’, persino ‘irreale’ e ‘irrazionale’, per piegarlo al loro volere.  




DOSSIER UKRAINA 9: PRECIPITEVOLISSIMEVOLMENTE …

 

          Le notizie – di ogni tipo – che si susseguono e accavallano nello scacchiere russo-ukraino, sono talmente tante da rendere difficoltoso l’orizzontarsi.

Se è vero che compito del giornalista è quello di fornire notizie tali da soddisfare le attese, e quindi gli interrogativi, dei Lettori, è anche vero che nel conflitto in corso in quest’area le componenti presenti sono comunque molte, perfino troppe.

Dagli aspetti legati al marketing (comunicazione, immagine, domanda/offerta di prodotti e servizi, informazione e gestione della stessa, e quant’altro), a quelli correlati alla geopolitica;

da quelli squisitamente storici a quelli della cruda cronaca; dall’aspetto umanitario a quello connesso alla violazione di molte norme internazionali (norme a tutela dei prigionieri di guerra e divieto di torturare gli stessi;

divieto di utilizzare automezzi sanitari per trasportare truppe (facendo affidamento sulle insegne della Croce Rossa);

divieto di utilizzo di armi batteriologiche e chimiche;

divieto di utilizzare i civili come scudi umani; divieto di utilizzare divise e mezzi dell’avversario al fine di commettere crimini di guerra dei quali dare la colpa alla controparte; 

strumentalizzazione e manipolazione delle notizie – con tecniche degne della migliore cinematografia – al trasformismo bellico e politico, alle bugie in gran quantità adottando la tecnica dello scaricabarile (io bombardo e dico che sei tu a farlo, tu violenti e dici che sono stato io) …

tanto per citare gli aspetti più rilevanti, ai quali molti altri sono fortemente connessi: ma il tutto sviluppato in un contesto dove le false notizie e le notizie false, la fanno da padrone;

dove la menzogna assurge a verità (purtroppo, spesso a priori). Una sorta di ‘guerra di ballisti’ e di suggestioni spessissimo pietose e quindi strumentali, il cui fine è occultare, minimizzare, esaltare ciò che conviene, inducendo la pubblica opinione ad abbeverarsi a pozzi inquinati. 

Ma di chi parliamo di A o di B? Ma di entrambi: e non solo.

Ormai è coinvolto tutto l’alfabeto, visto che  le parti in causa si sono moltiplicate – e il problema, dilatato a dismisura – in modo persino anomalo; quindi, parlare solo di uno non è più possibile, senza incorrere in errori macroscopici.

Il ‘di chi è la colpa’, ‘di chi sono le responsabilità’, ‘chi sono gli invasori, gli invasi e gli… invasati’ (per dirla alla Travaglio), qual’è il gioco delle alleanze e quale quello delle complicità, lo devono stabilire i Lettori, la pubblica opinione, mettendo da parte narrazioni di comodo, boutades teatrali, ricatti, pupari e marionette… anche perché in gioco c’è la nostra vita, la vita di tutti: estensivamente, ma non illogicamente, di tutta la razza umana.

Per intenderci: quella che, in nome di non si sa quale ‘diritto’, ‘qualcuno’ (peraltro, di ben conosciuto: visto che tutto è ormai nero su bianco, con tanto di nome e cognome di questi novelli, inumani, diabolici, ‘gestori’ dell’attuale malconcia umanità) ha deciso di ‘fermare l’uomo’ entro il 2030, poiché ‘fa troppi figli, mangia carne e spreca energia’.

Ormai, non siamo più solo spettatori ma siamo coinvolti e quindi compartecipi, poiché qualcuno ha deciso di coinvolgerci, di coinvolgere il Popolo Italiano, 

          Oggi tutto è incentrato su ‘false’ verità – ovvero, su ‘vere false notizie’, spesso derivate o stortura di notizie vere – fatte circolare ad usum di una delle parti o dei loro alleati veri o presunti: e se non si ha certezza di ciò, quali notizie certe si possono offrire ai Lettori?

Ci sono morti, da entrambi gli schieramenti; ci sono morti tra i civili (ma esistono ancora i civili, in Ukraina?

Dopo che la popolazione è stata armata, la stessa agisce in modo paramilitare, così equiparandosi ai militari e correndo il fortissimo rischio di essere trattata allo stesso modo nel corso dei combattimenti); ci sono case e città violentemente bombardate (ma, ad ascoltare le testimonianze raccolte sul campo da volenterosi cronisti e fotografi indipendenti – i cui servizi girano in rete, ma, chissà perché, non vengano acquistati dalle catene di informazione e dalle stesse agenzie  – a bombardare sarebbero anche le forze locali, ukraine, con lo scopo di gettare colpe e responsabilità sull’altrui combattente); ci sono dei veri e propri set dove, con capace regìa, vengono montate scene di presunti massacri o di presunte violenze o di altrettanto fantastici bombardamenti, con immagini di finte bombe inesplose fatte di lamierino;

ci sono ‘morti’ che, prima delle riprese, fumano con mani che spuntano dai grigi sacchi della morgue, o ‘vittime’ che non appena il cineoperatore è passato, si rialzano improvvisamente miracolati;

ci sono ‘vittime’ trovate in molteplici fosse-comuni che si trovano anche in territori dove l’ ‘attaccante’ non è mai stato; ci sono ‘partorienti’ o altre ‘ragazze immagine’ con finte pance e trucchi diversi, a seconda di dove debbano essere immortalate;

ci sono inviati di testate giornalistiche o televisive che, nel momento del collegamento, esclamano costantemente ‘poco prima di collegarci con voi sono suonate le sirene’ (ma le sirene non si sentono: oltretutto, il suono lamentoso e lugubre degli allarmi) oppure che ‘è scattato il coprifuoco’ (ma dietro si vede la città ben illuminata con il traffico che scorre) …

ecco c’è tutto questo e molto di più:  capite bene che poter dare notizie vere e serie, sia sempre più complesso; restano i commenti, ma anche questi devono essere basati o su una visione d’insieme o su notizie reali, specie se è stata accertata la presenza di falsari e complici di falsari che fanno di tutto per alterare la verità dei fatti.

E, accreditare una notizia piuttosto che non un’altra ovvero l’opposto di esse, può significare favorire anche inconsapevolmente l’una o l’altra parte. In ogni caso, si deve tenere in debito conto che la narrazione – ed i dettagli della stessa – provengono unicamente da una sola parte e dai suoi mentori, mentre l’altra è sotto il tiro incrociato di critiche e attacchi che coinvolgono anche i singoli cittadini di quello stato, in barba a ogni norma internazionale e di fatto aggrediti (temporaneamente?) di ogni loro bene.

          Ma ogni azione suscita una reazione, e i Cittadini devono comprendere che nel batti e ribatti di ‘picche e ripicche’ sono proprio loro a pagare il prezzo più alto, perché sono i Cittadini a costituire uno stato e non certo chi li amministra.

          Cambiando prospettiva, vorrei farmi latore di alcuni (pochi, in verità…) dei tanti quesiti che la Gente si pone: questo sì che può aiutare, offrendo la percezione di quale possa essere la curiosità e il sentire comune, come pure l’esigenza di sapere, di conoscere, per così formarsi una propria idea senza dover ‘subire’ quelle altrui. 

          Perché in Italia stanno avvenendo episodi di insofferenza da parte di ukraini, profughi o meno, verso cittadini russi da tempo in Italia?

Perché vengono tollerate tali manifestazioni chiaramente discriminanti e razziste?

C’è una regìa dietro tutto ciò, e ci sono dei fiancheggiatori italiani? C’è da attendersi un peggioramento?

C’è un attento filtro nel consentire l’accesso a questi ‘profughi di guerra’, e lo sono tutti in realtà?

Ci possono essere degli infiltrati tra detti profughi, in grado di suscitare/alimentare disordini in Italia?

Si adatteranno alle nostre leggi, o porteranno con sé odi e rancori che inevitabilmente esploderanno da noi?

          La NATO è una organizzazione difensiva o offensiva? Certamente difensiva, e non può attaccare se non dopo essere stata attaccata (attenzione a questa parola: attaccare.

Si veda l’esatto significato di questa parola)  diversamente sarebbe una struttura di tipo aggressivo: ma consegnare tonnellate di armi all’Ukraina, nazione non membro della NATO, non equivale a entrare in guerra  con la Russia per interposta persona e su territorio non coperto dalla NATO?

          L’Italia, che è membro della NATO, è sotto attacco o è stata attaccata da un aggressore e per questo deve affrontare un’emergenza, richiamando ogni sua forza per difendersi?

Certamente no.

Ogni dichiarazione diversa o è pretestuosa per altri fini o è semplicemente falsa.

Non siamo né attaccati, e quindi non dobbiamo ‘rispondere’ ad alcunché, né siamo sotto la minaccia di un attacco: gli unici attacchi abbiamo l’abilità di farceli da soli, davanti allo specchio.

          Se l’Ukraina non é membro della NATO, perché i paesi della NATO si sentono tanto coinvolti nell’aiutarla massicciamente tanto militarmente che economicamente?

Cosa rappresenta per loro l’Ukraina?

Cosa c’è di tanto importante che giustifichi migliaia di morti, enormi devastazioni e il rischio di un conflitto più ampio e drammaticamente serio?

          L’Ukraina è aderente alla Unione Europea? No.

Anche se a Bruxelles si inventeranno qualunque cosa per ammetterla in fretta e furia (con un occhio predatorio alle sue grandi risorse).

          Che fine fanno le armi massicciamente consegnate al règime di Kiev? Che fine faranno alla fine del conflitto?

C’è il pericolo che possano finire nelle mani del terrorismo internazionale?

          Ma è vero che ci sono episodi cruenti, fino all’esecuzione sommaria anche con il taglio della testa o la crocifissione, di soldati prigionieri?

          Perché c’è un tizio che, con l’indice alzato e agitato a mo’ di bastone,  si permette di arringare capi di stato e di governo, incitandoli all’odio, all’invio di armi-armi-armi, istigandoli a calzare i paraocchi, assumendo  misure che potrebbe rivelarsi un pericolosissimo boomerang?

Perché costui è aiutato oltre misura e fiancheggiato nel non essere chiamato a rispondere del massacro di oltre 15.000 civili massacrati nel proprio paese?

          Questa mobilitazione di USA+NATO+UE (della serie ‘Tutti gli uomini del Presidente’?) coincide con accuse presso i Tribunali internazionali per crimini contro l’Umanità perpetrati a mezzo della somministrazione dei sieri miracolosi; negli USA esplode la pesante e grigia questione legata al giovane rampollo, Hunter; negli USA si va accertando la responsabilità di chi ha montato con atti illeciti il ‘russiagate’…

Sospetti sempre più pesanti gravano sul tutto. Alimentati dall’assoluto diniego degli USA a sedersi con la Russia allo stesso tavolo di trattativa, cercando nel contempo di attrarre nell’orbita NATO delle nazioni tradizionalmente non schierate (che, da neutrali, diventerebbero bersaglio potenziale). 

Perché?

          Tanti i quesiti, troppi…

E io confesso di non essere in grado di soddisfare tutte le legittime curiosità, dando gli input più corretti.

O si accettano – come fosse un atto di fede – le notizie somministrate da un’informazione a senso unico che, con estrema e non casuale disinvoltura, sorvola su fatti gravissimi prediligendo le versioni a favore di un predeterminato ‘pupillo’, o si ragiona.  

Perché utilizzare la ‘ragione’ giova? 

Perché ragionando possono scaturire dei dubbi, ed è proprio il dubbio che ci stimola alla ricerca, all’approfondimento, a togliere quel velo che a tutti i costi taluno vuol piazzare davanti ai nostri occhi.                                                E abbiamo il diritto di riflettere: approvando o disapprovando, esercitando i diritti che la libertà e la democrazia ci mettono a disposizione. E’ un dovere verso noi stessi, questo, ma soprattutto un dovere verso i nostri figli, i nostri nipoti, coloro che verranno dopo di noi: ai quali non è detto che dobbiamo consegnare una Terra desolata, dove la sete di sangue e l’odio sono il concime in cui un’umanità dilaniata, perversa e corrotta, ha smarrito valori e sentimenti, si è smarrita.

Un’umanità che, per i ‘desideri’ di  qualche stregone, dovrebbe essere decimata in pochi anni da virus, guerre, carestie, pestilenze e pozioni magiche varie, per costruire una ‘sostenibile società di domani’.

Una società senz’anima, costellata non più da ‘individui’ autonomamente pensanti e quindi senzienti, con una loro specifica ‘identità’, ma da esseri svuotati cui possa essere stata sottratta la loro ‘identità’, e quindi profondamente avviliti.  

Gente che non ha più sogni, emarginata da tutto, a capo chino, sconfitta, schiava, diventata proprietà di qualcuno che possa ‘spegnerla’ con un click, che possa decidere cosa possano fare, quando e in quale misura!

          Gente che, priva di sogni e di prospettive degne di essere vissute, non saprà più gustare l’incredibile favola che è la vita: ridotta a una comparsata da chi, abile stregone ma non creatore, tutto stravolge per imporre la propria bieca volontà.

          Ogni nostro sforzo, oggi, dovrà essere concentrato nel convertire ogni pensiero negativo in azioni positive, ogni energia negativa in flussi di amore fraterno per il proprio prossimo.

          Certo, con caritatevole disponibilità e umanità dobbiamo aiutare chi si trovi in forte difficoltà e forse sta smarrendo la propria dignità: accoglienza e integrazione sono la giusta via.

Chiarendo subito: integrazione è il nome del messaggio, ma per porlo in essere dev’esserci il forte concorso di chi deve integrarsi, non certo costituendosi in sacche a sé stanti, rendendosi autonomo rispetto al contesto che lo ospita.

Al riguardo il comportamento dell’Inghilterra è davanti agli occhi di tutti: manda armi e denaro, manda istruttori e personale più che qualificato, dà elevatissimo credito a una delle parti rendendogli anche visita e arringando contro gli ‘altri’, ma  – alla prima avvisaglia di profughi in arrivo (veri, falsi, presunti… chissà?!), si è letteralmente trincerata, attivando un immediato pattugliamento marittimo e aereo sulla Manica, teso a intercettare e bloccare l’arrivo di ‘clandestini’ o ‘indesiderati ospiti’ le cui mire possano essere quelle di calcare il suolo inglese, per stabilirvisi.

Con grande senso pratico, il premier Johnson ha dato una immediata risposta e una soluzione al problema (ma anche una dura lezione ai suoi omologhi europei, propensi a facili e costosissimi entusiasmi).

In pratica, possiamo accogliere, previa attenta selezione, solo chi potrà contribuire con una qualche propria competenza/capacità; per il resto, il Ruanda vi aspetta. Terra ospitale e assolata, amena…

lì vi troverete bene, sicuramente, anche solo temporaneamente!

          C’è tanto odio, rancori a lungo covati, interessi smisurati, prevaricazione: un mix che ha fatto da facile innesco per il deflagrare di violenze sempre più acute, tragiche.                                                                  

Contro tutto questo odio, ricordiamo che proprio noi possiamo fare il ‘miracolo’: basta solo che ricordiamo a noi stessi che ‘ogni giorno è un miracolo’, per così interrompere la spirale negativa.

          Certamente, tutti noi abbiamo la sensazione che i prossimi saranno giorni decisivi: a Mariupol, nell’acciaieria Azovstal (o, meglio, nei suoi sotterranei a prova di atomica, pare) c’è la risposta: o saremo precipitevolissimevolmente avviati verso il precipizio o un inatteso, anche se inizialmente stentato, equilibrio potrebbe delinearsi.

          Per chi crede, la Pasqua è il momento giusto per dare concretezza ai propri stati d’animo, alle proprie azioni: se veramente vogliamo la Pace, dobbiamo avere ben presente che Dio è Pace, Amore e Perdono, e che il solo nutrire sentimenti di rancore ci fa morti dentro ancor prima di esserlo materialmente.

          C’è gente che muore  senza capirne il motivo: aiutiamoli a deporre le armi, a far trionfare la Pace. Sarà una vera rinascita collettiva, nel segno del Bene, dell’Uno, del Tutto.

          La prossima volta che mi rivolgerò a voi tutti, vorrei farlo proprio parlando di una Pace raggiunta.