ho visto lei che odia lui che odia lei che odia me…

L’odio in rete è un fenomeno complesso e multi-dimensionale, influenzato da una serie di fattori, e questi fattori sono tutti agevolati dalla tecnicità dello strumento che viene utilizzato, ovvero la rete.

In estrema sintesi riportiamo i punti principali:

1. Anonimato: La possibilità di rimanere anonimi online consente a molte persone di esprimere liberamente le proprie opinioni senza il timore delle conseguenze. Questo anonimato può portare a un comportamento più impulsivo e aggressivo, alimentando l’odio.

2. Disinibizione online: La disinibizione online si riferisce alla tendenza delle persone a comportarsi in modo più estremo o aggressivo rispetto a quanto farebbero nella vita reale. Questo fenomeno può essere amplificato dalla separazione fisica e dalla mancanza di contatti diretti con le persone colpite.

3. Filtri a bolle: I social media e gli algoritmi di raccomandazione spesso mostrano alle persone contenuti che confermano le loro convinzioni preesistenti. Questo può portare all’isolamento in “bolla informativa” e rafforzare le convinzioni estremiste, contribuendo all’odio.

4. Effetto da tastiera: La distanza fisica tra mittente e destinatario online può sfumare l’empatia e la comprensione reciproca. Le persone possono dimenticare che ci sono esseri umani dall’altra parte dello schermo, incoraggiando comportamenti più aggressivi.

5. Problemi sociali: L’odio in rete spesso riflette tensioni sociali più ampie, come il razzismo, il sessismo, l’omofobia o le divisioni politiche. Le piattaforme online possono fungere da sfogo per le frustrazioni e le paure delle persone.

6. Effetto d’onda: Quando un utente pubblica contenuti odiosi e riceve una reazione positiva da parte di altri, ciò può rafforzare il comportamento. Questo può creare una spirale di odio e radicalizzazione.

7. Mancanza di regolamentazione efficace: Molte piattaforme online hanno difficoltà a regolamentare i contenuti odiosi a causa delle dimensioni e della complessità del web. La moderazione dei contenuti può essere imperfetta o soggettiva, il che rende difficile combattere l’odio in rete in modo efficace.

8. Frustrazioni personali: Le persone possono riversare le proprie frustrazioni e insoddisfazioni personali online, spesso prendendosela con altri utenti in modo non costruttivo.

9. Tendenze di gruppo: L’appartenenza a gruppi online che promuovono l’odio può portare le persone a conformarsi alle norme del gruppo, anche se queste norme sono odiose.

In sintesi, l’odio in rete è una manifestazione complessa di diversi fattori, tra cui l’anonimato, la disinibizione, le bolle informative e le tensioni sociali.

Per combattere questo fenomeno, è necessaria una combinazione di misure tecnologiche, educative e legislative, che spesso sono ostacolate da una serie di fattori chiave tra cui annoveriamo:

1. Libertà di espressione: Uno dei principi fondamentali delle società democratiche è la libertà di espressione. Regolare il discorso online in modo troppo severo potrebbe sollevare preoccupazioni sulla censura e la limitazione della libertà di espressione. Le sfide emergono quando si cerca di bilanciare la protezione contro l’odio online con la tutela di questa libertà.

2. Ambito globale e confini sfumati: Internet è un ambiente globale e decentralizzato. Le leggi nazionali variano ampiamente, e le piattaforme online spesso superano i confini nazionali. Ciò rende difficile applicare regolamenti uniformi e coerenti contro l’odio in rete.

3. Moderazione soggettiva: La moderazione dei contenuti è spesso una sfida soggettiva. Determinare cosa costituisce “odio” o “discorso offensivo” può essere aperto a interpretazioni diverse. Le piattaforme online devono affrontare la sfida di applicare politiche di moderazione in modo equo ed efficace.

4. Volume e scala: Internet ospita enormi quantità di contenuti ogni giorno. La moderazione manuale di tutto il contenuto sarebbe sovraumana e costosa. Le piattaforme si affidano spesso a algoritmi di moderazione, ma questi possono commettere errori e non essere in grado di valutare il contesto in modo efficace.

5. Evoluzione delle tattiche: Gli autori di contenuti odiosi sono spesso abili nel modificare le loro tattiche per eludere le misure di moderazione. Questo richiede un costante adattamento delle strategie di contrasto.

6. Anonimato e pseudonimi: L’anonimato online consente alle persone di nascondere la loro identità, rendendo difficile l’attribuzione di responsabilità per contenuti odiosi.

7. Bilanciare la privacy: La lotta all’odio in rete può portare a una maggiore sorveglianza online, il che può minacciare la privacy degli utenti. La sfida è trovare un equilibrio tra la sicurezza e la protezione della privacy.

8. Regolamentazione internazionale: Le questioni relative alla regolamentazione dell’odio in rete spesso richiedono una cooperazione internazionale. Gli sforzi per sviluppare standard globali sono complessi e richiedono tempo.

9. Cultura e istruzione: L’odio in rete è spesso radicato in questioni culturali e sociali più ampie. Affrontare l’odio richiede un cambiamento culturale a lungo termine e una maggiore istruzione sulla civiltà digitale.

Appare evidente quindi che gestire l’odio in rete ha delle complessità notevoli, che potrebbero essere superate dalla semplice educazione dei cittadini di ogni parte del mondo, cosa alquanto utopica se si pensa che molte culture fanno dell’odio un collante interno per la loro sopravvivenza.

Cosa fare quindi?

Di certo occorre una “ferma moderazione” che deve essere applicata dai parlamenti sfruttando il percorso di crescita formativa della nazione.

In Italia è stato fatto?

No, ma speriamo che si cominci…




Finlandia C/ Italia … trova le differenze

La Finlandia è da anni nella top ten dei migliori sistemi scolastici del mondo.
Test a scelta multipla, lezioni teoriche, compiti a casa sono prassi abbandonate.
La conoscenza olistica prevale su quella specialistica.
Non esistono scuole di serie A e di serie B, la didattica è personalizzata per valorizzare talenti e capacità.
La scuola è uno strumento di uguaglianza sociale e le famiglie non sostengono nessuna spesa per il materiale didattico, mensa e trasporti.
I docenti hanno un’età media inferiore ai 50 anni e un gran numero di docenti è under 30 con conseguente sensibile riduzione del gap generazionale con gli studenti.
La formazione in ingresso del corpo docenti è di elevata qualità. Tutti i docenti devono avere una laurea specialistica per accedere alla professione e i percorsi formativi sono molto selettivi. Questo porta ad un elevato riconoscimento sociale del ruolo di docente.
La scuola inizia più tardi rispetto agli altri paesi europei e gli anni obbligatori sono nove da 7 a 16 anni in un ciclo unico.
Se al termine del percorso gli studenti non hanno ancora le idee chiare sulla scelta futura, possono frequentare un decimo anno supplementare e concludere l’istruzione di base a 17 anni, per avere maggior tempo per la scelta dell’indirizzo loro più adatto.
Al termine del primo ciclo lo studente deve far domanda per la scuola secondaria superiore, infatti la frequenza è obbligatoria fino a 18 anni.
Si può scegliere la
“Scuola generale” della durata di 3 anni e non qualifica gli studenti per una particolare occupazione. Si conclude con l’esame nazionale di maturità che permette di accedere all’università. Oppure si sceglie la “Scuola professionale” con percorsi specifici e anche con ricorso all’apprendistato.
La scuola si conclude con una qualifica specialistica.
In classe si impara a cooperare e non a competere e un
grande aiuto è dato dai consulenti specializzati nell’orientamento scolastico, dagli psicologi e dagli assistenti sociali presenti nelle scuole e infine anche dai docenti che tengono corsi di recupero dopo le lezioni.
Nelle aule gli studenti hanno a loro disposizione armadietti personali e i laboratori sono dotati di strumentazioni all’avanguardia. Sono presenti sale destinate alla musica con diversi strumenti musicali e le palestre dispongono di attrezzature necessarie per fare tutti gli sport. Anche i docenti hanno spazi personali attrezzati per il lavoro individuale.
Quando entri in una scuola in Finlandia respiri un clima sereno, la sala docenti è un luogo di relazione, c’è anche la cucina e tra una tisana e un tramezzino si parla della quotidianità e non delle note disciplinari inflitte ai turbolenti o dei cattivi risultati conseguiti dagli studenti all’ultima verifica.
Allora, ci sono differenze?

Pio Mirra, DS IISS Pavoncelli Cerignola (FG)




Ebrei, storia senza fine…

La nostra generazione, quella dei boomer, è cresciuta con la narrazione dell’Olocausto come il peggiore atto di violenza dell’uomo sull’uomo.

Molti della nostra generazione avrebbero pensato che la persecuzione di uomini da parte di altri uomini, per uno stigma religioso, non sarebbe stata più attuale.

Abbiamo guardato nella direzione sbagliata.

 La strage di innocenti da parte dei terroristi di Hamas, la rivendicazione statutaria della stessa organizzazione  che esalta una “nuova soluzione finale” della questione ebraica, non possono non essere oggetto di un profondo sdegno ed una decisa condanna.

Nel Mein Kampf e nelle esternazioni successive Adolph Hitler addossa alla genia d’Israele la combinazione di due accuse elevate a rango di misura razziale: la connessione con il comunismo bolscevico, da un lato, e con il Capitalismo oligarchico, dall’altro.

Cancellare la stirpe ebraica avrebbe contribuito alla affermazione di un Reich puro e populista.

A distanza di oltre ottant’anni la persecuzione degli ebrei si ripropone in nome di un’intolleranza razziale verso l’occidente sollevata in nome di Hallah.

È facile, in questa situazione, scivolare nella legge coranica de ‘l’occhio per occhio, dente per dente”.

Il punto è che il Mondo ha bisogno di Pace ed i conflitti convivono a fatica con una dimensione locale.

La Guerra è globale nei suoi morti, nella sua dimensione mediatica e nella sua maledetta ampiezza globale.

Ebrei e Palestinesi devono poter vivere in Pace in due Stati per due Popoli.

Israele dovrebbe riconsiderare l’occupazione di alcuni territori contesi e favorire un processo di pacificazione.

Ora, però, è ancora il momento di piangere gli innocenti.




AI: rivoluzione per il modo di apprendere, ma forse si dovrebbe rivoluzionare il modo di insegnare.

Leggo su ‘Il Sole 24 ore’ di ieri: “l’intelligenza artificiale arriva a scuola e rivoluziona il modo di apprendere”. SOMMESSAMENTE: visto la stato complessivo della scuola e della docetica, forse occorrerebbe rivoluzionare il modo di insegnare. 

Anche con l’aiuto degli economici robot, se occorresse  (lo dico provocatoriamente, fermamente convinto come sono che un buon insegnante sia insostituibile). 

Chi deve apprendere è già sufficientemente malridotto soprattutto grazie a giochi e giochini violenti, e allo stare incollato improduttivamente sullo schermo di un PC o di uno smartphone!

Situazioni che lo ‘rintronano’ non aiutandolo nel formulare ed esprimere un  PENSIERO AUTONOMO, privandolo di interessi nella RIFLESSIONE, nello stimolo alla CURIOSITÀ e quindi all’APPROFONDIMENTO e al DIALOGO, soprattutto prediligendo il CONFRONTO PERSONALE e la DIALETTICA, per poter crescere senza rimanere nella propria bolla.

Bolla colma di errori e incertezze, persino carente di dubbi.

Leggere che un giovane, oggi, è accreditato di un vocabolario di neanche 300/350 parole è come sapere che siamo a bordo di una eccezionale astronave, che può solcare gli spazi, ma che invece viene adoperata per andare da casa fino al calzolaio!

Personalmente credo che la tecnologia debba porsi dei limiti, per evitare ai vari Dottor Stranamore di imporre tesi e progressi scientifici che non tengano conto dell’Uomo e del suo immenso valore.

Di AI devono trattare coloro che sanno discernere il giusto dall’errato, che hanno ben presenti i valori dell’etica e della morale.

Soprattutto che siano dotati di una propria vivace intelligenza, perché qualunque macchina/dispositivo “intelligente” non può essere governato da menti instabili, tarate o – peggio ancora – deviate in senso opposto al Bene.




Bandecchi, Terni, giunta comunale, incompatibilità… che fare???

Bandecchi, Terni, giunta comunale, incompatibilità… che fare???

 

In Italia negli ultimi anni abbiamo assistito a molti scioglimenti delle Giunte comunali per infiltrazioni criminali o di mafia.

Terni, una città di appena centomila abitanti, potrebbe trovarsi a fare i conti con lo stesso destino.

Questa volta, tuttavia, le ragioni non troveranno fondamento nelle infiltrazioni criminali ma nelle incompatibilità politiche del Sindaco Bandecchi eletto in flagrante conflitto d’interessi, nelle recenti elezioni amministrative.

La storia è molto complessa ed una sintesi è necessaria.

Stefano Bandecchi, classe 1961, sale alla ribalta nazionale come imprenditore scolastico.

Raggiunge il successo  con l’Università privata Unicusano che ottiene sul filo del rasoio, con un Governo dimissionario, l’autorizzazione dal MIUR a concedere lauree triennali e magistrali.

Una fabbrica di diplomi ben presto coinvolta in reclami di giovani ingannati dalle promesse nella fase di vendita.

Ciò che fa, tuttavia, del manager Bandecchi, un’emergente nella bocca di tutti, dal Gennaio 2023, è l’indagine della Guardia di Finanza che contesta alla Università un’evasione fiscale di 80 milioni di euro con la confisca di beni per 20 milioni di euro.

Il carosello elusivo, oggetto d’imputazione, riguarda l’utilizzo delle quote corrisposte dagli studenti delle sue facoltà e tassate da un’aliquota ridotta.

I proventi raccolti sarebbero stati invece destinati a investimenti immobiliari e utilizzati per spese voluttuarie o di lusso, in flagrante evasione d’iva.

Un macigno che non preoccupa, tuttavia, il Manager Bandecchi che aveva già mostrato, da tempo,  di avere le idee ben chiare: scendere in politica e conquistare potere politico e le influenze che ne derivano.

Per un progetto vincente occorrono un contenitore politico, un po’di denaro offerto alle forze politiche per non mettersele contro, l’acquisto di una Società calcististica per catalizzare consensi, un programma elettorale populista, una fonte di finanziamento meglio se “off-shore” per le transazioni rilevanti a cui dare vita, dei fans o sostenitori stanchi delle solite promesse e facilmente illudibili, opere pubbliche visibili a cui legare il proprio nome durante la campagna elettorale e magari anche dopo.

Sembra che gli ingredienti ci siano tutti.

Bandecchi aderisce ad Alternativa Popolare il movimento fondato da Angiolino Alfano e lo riempie di burocrati in cravatta.

Comincia a dare la scalata alla politica nazionale, finanziandoTajani (Forza Italia) e Di Maio (M5S) e forse altri ma senza ritorni immediati.

Deve quindi rivedere la sua strategia e partire dai Comuni e  dalle Regioni con un programma populista e molte promesse.

Qualche mese prima, nell’ottobre del 2020, il Sindaco contestato aveva già costituito la UNICUSANO  GLOBAL ALTERNATIVE INVESTEMENT FUNDS, una Sicav a capitale variabile registrata a Cipro con un capitale di 50.000 euro, al momento capitalizzata un po’ meno di 125.000 di euro ma autorizzata a raccogliere fino ad 1 miliardo di dollari.

La Sicav a capitale variabile sembrerebbe il motore finanziario del progetto.

La Unicusano la promuove anche tra i dipendenti del gruppo ed all’interno dei documenti si evidenziano, tra i diversi “assets” (Immobiliare, Sanità, Stadio Liberati e Clinica Privata convenzionata), gli investimenti specifici a cui Bandecchi vuole destinare fondi: il rifacimento dello Stadio Libero Liberati di Terni definito Progetto Pubblico e la casa di cura da convenzionare con la Regione dell’Umbria, definibile progetto privato ma di evidente interesse pubblico (Delibera Comune di Terni n. 139 del 13 maggio 2021).

A questo punto è chiaro il progetto politico e la dimensione territoriale da cui cominciare la scalata: l’Umbria ed i Comuni di Terni e Perugia.

L’Unicusano, il polmone finanziario del Gruppo, già proprietaria della Ternana Calcio dal 2017, chiama a sé il Tecnico Lucarelli e compra i giocatori giusti.

Promette la serie A.

Per prendere molti voti alle elezioni per il rinnovo del Consiglio Comunale a Terni, infatti, servono molti consensi.

La Ternana tornata finalmente in B, macina successi nella prima parte della stagione 2022/2023 per poi rischiare la retrocessione ma tutto va secondo i piani.

La campagna elettorale non oppone alla lista di Bandecchi alcuna resistenza.

Il manager si affermerà come Sindaco con oltre 16.000 voti, anche se nella sua giunta siederanno assessori come la Mascia Aniello con un misero attivo di 37 voti.

Un assessore uscente della precedente Giunta, la Elena Trotti Proietti, ne avrebbe presi quasi 700, solo per dare un’idea della debole rappresentanza del nuovo esecutivo.

Ciò non importa.

Bandecchi ha vinto le elezioni.

È il nuovo sindaco ma nella prima riunione del Consiglio Comunale del 19 giugno del 2023 qualche cosa comincia ad andare storto.

La relazione del Segretario Comunale solleva l’incompatibilità del Sindaco sulla base dell’ articolo 63, commi 1 e 2 del TUEL (Testo Unico Enti Locali).

Il Sindaco e la Giunta hanno una maggioranza sovietica e affossano la relazione.

Bandecchi procede prontamente a vendere la Ternana Calcio e dimettersi dall’incarico di amministratore della società che controlla l’università Unicusano per rimuovere le incompatibilità contestate.

Tentativo inutile.

Il parere del dott. Sgaraglia del Ministero dell’interno del 3 agosto conferma la relazione del Segretario Comunale: Bandecchi, in qualità di dominus del Gruppo Unicusano e ancora intimamente legato a società del Gruppo, resta incompatibile con la carica di Sindaco.

Un “assists” per le opposizioni consiliari che tuttavia non prendono, per il momento, posizione.

IL 7 agosto, in qualità di cittadino, prendo l’iniziativa inviando al Prefetto una pec dove richiamo la necessità di una decisione tempestiva che abbia il coraggio di andare oltre il dettato normativo dell’articolo 70 del Tuel (scioglimento Comune o trasmissione atti alla magistratura civile).

Quello che emerge, infatti, dall’esame dei documenti relativi alla Sicav cipriota è l’esistenza di un disegno strutturato di Bandecchi, sin dal 2020, volto ad acquisire consenso nel Comune di Terni  pur nella consapevolezza di evidenti cause di incompatibilità politica con un eventuale incarico di primo cittadino.

Una circostanza che potrebbe proiettare la realtà fattuale lungo l’impervio sentiero di un’indagine penale.

Alla Pec del 7 agosto seguiranno le Pec delle opposizioni consiliari ma che resteranno confinate alla procedura del Tuel.

Nella mia denuncia, invece, si solleva il dubbio che potrebbero essere stati commessi i reati di usurpazione di Potere Politico e usurpazione di Funzione Pubblica, rispettivamente articoli 287 e 347 del codice penale.

La mia intervista, dell’8 agosto alla emittente AM television, rende l’eventuale , notitia criminis” pubblica e a disposizione della Procura della Repubblica per le verifiche del caso.

La giurisprudenza penale, sentenze 48754/2011 e 43789/2022, del resto, sembrano confermare i dubbi espressi.

In particolare la seconda appare illuminante:

“Integra il reato di usurpazione di funzioni pubbliche la condotta del consigliere comunale che partecipi alle sedute del Consiglio nonostante l’intervenuta conoscenza del provvedimento amministrativo che lo abbia dichiarato decaduto della carica sebbene non avvenuto nelle forme della notificazione”.

È noto che il parere del Ministero dell’Interno non abbia natura provvedimentalema non può altrimenti non considerarsi la rilevanza della fonte giuridica da cui proviene.

In conclusione, nelle more della decisione del Prefetto si preannuncia un autunno molto caldo per Il Sindaco Bandecchi, il Comune e l’intera comunità ternana.

 

 

AMTG SPECIALE – Intervista esclusiva Stefano Bandecchi | AMTG … https://g.co/kgs/pkPCsH




CERVELLI INBIBITATI E INTELLIGENZE ALLO SBANDO

 

Abili giocolieri – particolarmente versati nel mescolare le carte e confondere, quando non a mentire spudoratamente – tengono in ballo milioni di cittadini, nel mondo.

La cosa è talmente evidente che siamo arrivati a un punto in cui non vale neanche la pena di dedicare tempo ed energie preziose nell’elencare nefandezze di ogni tipo, tentativi di prevaricazione, inadempienza di norme e principi, violazione dei principi basilari sui quali si reggono le Nazioni, spoliazione di ogni autorità nel governare le stesse rispettandone i principi posti a tutela e salvaguardia della sovranità…

La gente è bombardata da notizie e dalle critiche alle stesse: critiche spocchiosamente liquidate come fake, o come frutto dei presunti ‘deliri di negazionisti’ o come esternazioni di qualche ‘no-qualcosa’ (erronee indicazioni di questo tipo continuano a fioccare).    

Situazioni dove chi somministra le notizie ufficiali, sostenute da un’informazione di parte se non di ‘regime’ ovvero ‘complice’, fa affidamento su una pletora di personaggi – chiaramente strumentalizzati e, è lecito pensare, fidelizzati da qualcuno – che si definiscono ‘esperti’ o sacerdoti di una ‘scienzah’ che rinnega quella Scienza che fino a ieri è stata per tutti guida certa.  Ed è qui il vero negazionismo, camuffato abilmente – e prepotentemente – da politically correct -: la parola d’ordine è negare, negare sempre e ostinatamente qualunque cosa venga detta e chiunque possa sostenerla; tutto ciò che possa contrastare il (loro) pensieri unico, va combattuto con tenacia assoluta.

L’ordine è sopraffare, sostituire tutto ciò che rappresentava e rappresenta il ‘prima’, persone incluse.       

Il bello è che la fazione dei ‘so tutto,  a prescindere’ evita accuratamente ogni confronto (specialmente pubblico: ossia, accettando un esplicito contraddittorio, mettendoci la faccia, di fronte all’opinione pubblica) con chi – con dati realmente scientifici e quindi attendibili – li possa contraddire. 

Stiamo vivendo, e non da oggi, una fase epocale, sociale, economica, finanziaria e mercantile, in cui vengono imposte situazioni, regole e condizioni forse cervellotiche, ma sicuramente contro gli interessi del popolo: di quel popolo che proprio attraverso le regole fin qui seguite e – soprattutto – la corresponsione di tasse, sostiene la macchina statale; e quindi la spesa facile, gli sperperi; quel popolo in nome e a favore del quale molti amministratori dicono di agire, ma che in realtà è la loro vittima preferita (e per lo più, unica).                                                                                                            

È così che il meccanismo ci appare, mentre si dilata; da un lato c’è chi tenacemente e costantemente inbibita i cervelli con false notizie, false speranze e false verità: dall’altro, chi – per propria scelta, o per alterazione neurofisiologica o semplice mancanza di cultura, o che ha gettato alle ortiche la propria cultura per nutrirsi dello spicciolame vacuo di pettegolezzi, banalità e falsità, che gira vorticosamente – non è più capace di pensare con la propria testa, non riflette più, non è più abile nell’instaurare un giusto processo mentale che lo porti a ragionare e quindi valutare per decidere, scegliere, in maniera consapevole e senza che sia qualcun altro a dire ‘fai così’ o ‘fai colà’ o peggio ancora suggestionandolo con ‘questo dev’essere il tuo pensiero’.                                                                                      

Non è più l’imposizione di una economia globale, quindi, ma un ‘falso capillare e d’insieme’ dove ci sarà chi è stato convinto di essere destinato a un’esistenza eccellente, mentre invece potrebbe essere candidato all’eliminazione mentale e forsanche fisica.                                                                                                         

Mi piacerebbe molto che, leggendo questo articolo, in molti si ponessero degli interrogativi, mettendo sui piatti di una bilancia ideale i fatti, così domandandosi: ma perché non si fa nulla?

Perché gli interventi sono tanto inappropriati e intempestivi?

Oppure, chi e perché ci mente e con quale fine?                                                     

A seguire, ecco dei dati sui quali riflettere.                                                      

nei supermercati ho notato che i ‘fagioli piattoni verdi’ provengono dal Marocco; i ‘cavolfiore’ dalla Francia; i ‘pomodori da riso’ dal Marocco; i ‘pomodori oblunghi verdi’ e le ‘pannocchie fresche di granturco’, dalla Spagna; i ‘pomodori datterino’ dal Marocco; la ‘lattuga’ dalla Spagna; il ‘Kiwi’ dalla Grecia; l’ ‘ananas’ dalla le Costa Rica; le ‘susine rosse’ dal Sud Africa; le ‘arance valencia’ dall’Argentina; le ‘pere conference’ e le ‘albicocche’ dall’Olanda; le carni in vendita provengono da Francia, Olanda, Danimarca, Scozia…

A prescindere dai leciti dubbi che possono sorgere in merito ai controlli sulla sicurezza alimentare (ricordiamo: l’Italia è stata leader in questo settore, con controlli scrupolosi e reali), mi chiedo: ma quando costa proprio in inquinamento far viaggiare e recapitare questi prodotti?

Perché non si dà più la preferenza ai prodotti a Km. ‘zero’ italiani?

Ci meravigliamo poi che la filiera agricola soffra, annaspi cercando di sopravvivere, dando la preferenza a prodotti che non hanno la stessa qualità di quelli italiani, che appena li porti a casa già iniziano ad andare a male?      

Ci meravigliamo se gli splendidi e particolari limoni nelle limonaie della costiera Amalfitana sono per lo più in terra, non colti né distribuiti perché più costosi di certi limoni (dal gusto ‘significativamente’ diverso) che vengono messi in commercio?                                                                                                    

Questi dati, da soli, sono già esplicativi del perché l’Italia sia tanto regredita: così come in ambito monetario – la moneta cattiva, caccia la buona (legge di Gresham) – tutto ciò che viene posto a sostituzione di buone merci, è oggi di scarsa qualità: se paghi poco, poco acquisti (recita un classico adagio); ma oggi si rischia seriamente e continuamente di pagare molto merce di qualità solo mediocre.

Non parliamo poi delle confezioni ‘alleggerite’ pur mantenendo una confezione inalterata ossia ‘grande’ per meglio raggirare l’acquirente.

Che dire poi dell’aumento dei prezzi anche dei generi alimentari di prima necessità? Che dire della tardiva presa d’atto di ciò da parte di chi ci amministra?

È da Agosto 2021 che tutti i prezzi sono esplosi in un crescendo irrefrenabile: ci sono voluti tutti questi mesi per rendersi conto dell’ormai insostenibilità della situazione, e che la gente non ce la fa più a sostenere un peso, dei costi, sempre crescenti.

Fa un certo effetto sentire ora di incontri, di tavole rotonde, di cabine di regìa, tra le varie componenti coinvolte nella dinamica dell’approvvigionamento e dei prezzi: ma quello che colpisce molto è che si lasci alle parti coinvolte applicare ovvero stabilire le commisurazioni dei prezzi calmierati/bloccati.

In una situazione di emergenza come quella attuale, il Governo, lo Stato, si devono ri-appropriare della centralità gestionale, nell’interesse dei cittadini: c’è bisogno di decidere e di informare tutti che ‘da domani’ è così per 90-180 giorni, poi si vedrà.                                                                               

Occorre dare un segno concreto di discontinuità, di volontà di cambiamento: dev’essere data preferenza e preminenza al made in Italy, ai prodotti di qualità, frenando l’import di prodotti scadenti e la loro immissione in commercio: un conto è parlare di tutela del mercato libero, altra cosa è commercializzare schifezze in commentabili di provenienza probabilmente non tanto accurata e/o verificata.

Occorre soprattutto ripristinare quei controlli che consentono di mantenere il controllo sui prezzi: ormai fuori controllo, sospinti al rialzo da una speculazione crudele.           

Diamo soddisfazione agli agricoltori, agli addetti del settore zootecnico, alla filiera vitivinicola: ciò si tradurrà in mantenimento di posti di lavoro, guadagni, investimenti, caratterizzati da alti standard qualitativi.                             

E che i prodotti ‘cattivi’ li mangino coloro che creano queste imposizioni: al pari dell’utilizzo degli OGM o dei diserbanti nelle coltivazioni di grano, dapprima vietato e ora stranamente consentito!

Si chiama ‘cultura del cibo’ e l’Italia in questo campo ha molto da insegnare.




LETTERA APERTA ALL’ON. SEBASTIANO (NELLO) MUSUMECI

Illustre Onorevole, nel Governo in carica, certamente Lei ricopre un incarico particolarmente significativo: specie in un contesto come quello che tutti viviamo, contrassegnato di eventi, e disastri, di origine anche naturale.

Stamani, in coincidenza con il suo intervento relativo ai disastri in terra di Sicilia (ma non solo), ascoltavo in TV anche un inviato che ricordava come colà fossero più di 300 i roghi ancora attivi.

Numeri e tipologia di diffusione che, decisamente, riconducono a valutazioni diverse piuttosto che non il ricondursi a fenomeni di autocombustione (sempre estremamente rara), o a fatti accidentali (altrettanto rari).

Lodevole l’impegno e l’abnegazione di quanti, con ogni mezzo, cercano di frenare la furia devastatrice delle fiamme, ma – così come da lei sottolineato – la presenza di mezzi aerei in numero maggiore, avrebbe certamente giovato. e, sempre Lei, si chiedeva se fosse o meno il caso che la UE si facesse carico di organizzare una flotta aerea di tale tipo per fronteggiare in area UE tale tipo di disastrosi eventi.

Nello scriverLe, Illustre Onorevole Musumeci, cerco di utilizzare quella complessiva sensibilità che necessariamente comporta il chinare il capo alla memoria delle vittime fin qui verificatesi.

Sono figlio di Siciliani – originari di Messina e Barcellona PdG – ho ancora numerosi parenti in Sicilia e conosco molto bene quelle nobili Terre: da Augusta a Messina, da Catania a Palermo… e ogni volta che posso, mi ‘ricarico’ gli occhi e lo spirito, riempiendo occhi e narici con i panorma ma anche i profumi di quella che considero anche come la mia Terra.

Tempo fa, quando attraverso la normale informazione, da Cittadino seppi che il sistema antincendio aereo era stato affidato a privati, rimasi molto interdetto: soprattutto, pensando ai tempi e ai costi di intervento.

Ora, chiedere alla UE, che già si occupa di fin troppe tematiche, avocate a sé con il dichiarato intento di alleggerire il carico decisionale di molti governi, non credo proprio che sia la migliore delle opzioni.

Il controllo dei propri territori e della vita di quanti vi insistano, non può che essere di competenza degli Stati Nazionali, e quindi degli Amministratori che in esso e per esso operino.

I Cittadini eleggono chi li possa rappresentare e guidare al meglio, ma chi è stato eletto non dovrebbe poter – a sua volta – delegare ad altri (la vecchia norma del ‘delegatum delegare non potest’ mantiene inalterata la propria ratio. Cambaimenti climatici…

Certo! E chi può negarli! il mondo, la terra, la Natura mutano in continuazione e solo noi esseri umani (un pò stolti) possiamo pensare di comandare alla Natura, persino modificandola ovvero modificandone il corso. Tropicalizzazione?

Certo: ma è dall’inizio degli anni ’70 del 1900 che gli scienziati (quelli veri…) ci avevano allertato, offrendoci un quadro preciso di come le condizioni più calde e sfavorevoli, persino pre-desertiche, avrebbero coinvolto il Sud d’Europa e quindi anche l’Italia.

Ma se è vero che la Natura cambia – così che non è portando dei frigoriferi sui ghiacciai che potremo favorire il ripristino degli stessi o rallentare l’assottigliarsi dei ghiacci in Groenlandia, o strapparci le vesti per l’innalzamento degli oceani che potremo risolvere i problemi via via emergenti – essa cambia da sempre: mi permetta di utilizzare la classica frase cambia ‘da che mondo é mondo’.

E’ la mano dell’uomo, con i suoi comportamenti, che incide sulla qualità della nostra stessa vita odierna: e se queste mani hanno delle micce in mano per devastare le aree verdi, per distruggere abitazioni, per minacciare vite, ebbene che queste mani vengano ‘tagliate’.

Se nella sola Sicilia ci sono, contemporaneamente, più di 300 roghi, che le fiamme divampano quasi in contemporanea dalla Grecia alla Sicilia, dal Salento alle Calabrie, dalla Spagna ad altri luoghi (guarda caso, tutti ameni ai fini turistici o residenziali), se le forze d’intervento scoprono – così come accaduto in Italia ma anche, ampiamente, in Grecia – degli incendiari o, in terra, decine e decine di micce per favorire l’innesco di incendi, è evidente che la soluzione non può che riporsi nella più rigida delle prevenzioni e in punizioni che diano il senso della severità dei comportamenti.

Perché non valutare di muovere accuse di ‘tentata strage’ o di ‘terrorismo’ (ossia, attività volte a creare terrore nella popolazione)?

Mi permetta di dire, Illustre Onorevole: sono personalmente stanco di ascoltare questo o quello, questa o quella, che suonano la fanfara dell’emergenza: una ’emergenza’ pressocchè continua.

Ma il termine richiama a eventi che ’emergono’ improvvisi, che si ‘manifestano’ senza possibilità di alcuna previsione o di adeguata previsione. Quando l’emergenza o le emergenze sono continue, non sono più tali.

E questo vale per gli endemici roghi, come per i disastri che toccano alluvioni o straripamenti torrenziali, causati dall’assoluta incuria dei territori. I disastri, occorre prevederli: quanto più possibile; soprattutto se talune situazioni tendono a ripetersi.

Lei è siciliano, la Sicilia ha anche uno splendido ‘Statuto Speciale’ che molto potrebbe giovare se trovasse applicazione globale e costante, faccia quanto Le è possibile per dare un segno nuovo e diverso, una testimonianza d’azione e d’amore per una Terra che ha pochi eguali al mondo.

Perché proprio in Sicilia non convocare un confronto internazionale non sul ‘Cambiamento climatico’ (esiste, e negarlo sarebbe da sciocchi) ma sugli effetti, sulle loro cause e concause?

Grazie per la Sua attenzione, Illustre Onorevole Musumeci. 




INCENDI E DISTRUZIONE… SOLO UN CASO?

Da Palermo immagini tremende.

Ma la concomitanza di altri gravi incendi in Calabria, nel Salento e altrove, mette di fronte a una brutta, pessima, orribile ipotesi, potrebbe essere non solo emergenza, ma terrorismo Economico-finanziario sabotando il turismo e creando danni immensi.

Palermo, ad esempio, aveva prenotazioni esaurite fino a tutto Settembre.

Ma anche in altre Regioni pare che le situazioni siano similari.

Come non commentare anche la tragica situazione in Grecia.

Anche qui, perle paesaggistiche e del turismo distrutte da fiamme che paiono inesauribili.

Troppe, troppe, coincidenze.

I fautori dell’emergenza climatica hanno ora altre frecce al loro arco, coincidenti con lo scempio di incendi e forse di altro.

Anche l’anomalo ghiaccio piovuto dal cielo, le trombe d’aria, le fortissime piogge e i venti impetuosi, sembrerebbero volerci narrare una storia diversa.

Guardare il cielo, il colore e la forma stranissima delle nubi, le coltri grigie e soffocanti che gravano come immensi tappi sulle città, vogliono suggerirci altro?

Coincidenze… Sempre coincidenze: vaghe e impalpabili, ma reali.

Come le dichiarazioni di politici e mezzi di informazione stranieri: colmi di critiche deteriori proprio verso il nostro sistema-turismo.

La realtà ci suggerisce anche che scarse capacità gestionali e amministrative si aggiungono, come il sale sulle ferite, a ciò che si vuole attribuire solo alla Natura.

Il caso, dunque, esiste?




Due righe per Silvio

Addio a Silvio Berlusconi!                                                                                          

Preliminarmente: a lui non può essere negata, se non da squallidi cialtroni e invidiosi, l’umana pietas; e lo sostengo alla luce dell’infima gara intrapresa da coloro che, a tutti i costi, intendono denigrarlo anche da morto.

Molto ha fatto, moltissimo gli è stato impedito di fare: e ha pagato un duro prezzo, per ciò che ha fatto, specie nel (solo temporaneamente riuscito tentativo) di affrancare energeticamente l’Italia, grazie agli accordi raggiunti con la Russia di Putin e con la Libia di Gheddafi.

Ciò che accadde a Gheddafi, e la brutalità con cui avvenne, è cosa nota.

Ciò che sta accadendo con la campagna d’odio anti-russo, punta emergente di una dichiarata volontà USA di cancellare/ridimensionare la Russia, è sotto gli occhi di tutti o quantomeno di coloro che non si fanno intortare da narrazioni ambigue quando non sfacciatamente di parte.

Non escluderei, proprio alla luce del concatenarsi di eventi, che anche tali buoni rapporti a nome e beneficio dell’Italia, possano averne fatto un bersaglio.                                                                               

La sua visione imprenditoriale, ha comunque rappresentato per l’Italia ottimo punto di riferimento: certo, lo aveva anche reso ‘scomodo’, poiché non era tipo da farsi corrompere, per tradire quegli ideali che per lui erano incentrati sui concetti – questi, certamente positivi di Patria, Lavoro e Famiglia.

Anche a tale riguardo, i detrattori avevano una lunghissima nota di elementi opposti e contrari: ma, tempo e processi, hanno dimostrato che non tutte le accuse erano fondate ovvero dimostrabili.

Ma questa non è la sede: la valenza di questo scritto, intende essere solo essere indirizzata a un Uomo che seppe creare, edificare, costruire; non solo in senso materiale.       

Molti, con perniciosa ostinazione, continuano a dividersi sul fatto se fosse o meno iscritto alla P2 o se fosse stato iscritto: vero è invece che la Commissione Parlamentare d’Inchiesta sulla Loggia P2 nulla poté dimostrare, né di sue frequentazioni né di una volontaria iscrizione né di un qualche contatto con altri appartenenti al famoso ‘elenco’.

Ma questo giova solo alla curiosità: all’epoca, altri facevano la fila per poter far parte di quella Loggia ‘particolare’ del GOI, di cui si narrava abbondantemente nelle cronache, per sollecitare un qualcosa o solo per ‘far parte’.

A noi piace ricordare l’imprenditore, il costruttore di una ‘nuova’ Milano, vivibile e fruibile; di emittenti che offrono opportunità di lavoro a migliaia di dipendenti che, con la propria azienda di riferimento, hanno legami di rapporti di grande affetto e fedeltà: anche perché il Presidente molto agevolava il personale, facendolo sentire parte del gruppo, parte del progetto, coinvolto in serie prospettive.                                                                                                       

Mancherà anche la presenza e l’apporto del politico: equilibrato, perché portato a mediare piuttosto che non a bluffare, tradito ma non traditore, ‘scomodo’ per molti politici esteri di rilievo, coloro cui un’Italia efficiente e libera nelle proprie decisioni più importanti dava (così come tuttora dà) fastidio e suscitava aperta intolleranza ma anche ‘scomodo’ per quei politici italiani meno propensi a condividere con lui il concetto di Patria e tutto ciò che ad essa attiene.

Vedremo chi tenterà di portare avanti il suo messaggio, e come: ma non sorprendiamoci se, in assenza di Colui che fu il protagonista principale, il fondatore, potranno determinarsi delle divisioni.                  

Ci auguriamo di no.

Ma in politica tutto è fluido, in movimento.                                                 

Una gravissima perdita per la Famiglia, cui va il nostro massimo rispetto, oltreché il nostro cordoglio; una grave perdita per la libera imprenditoria e per l’informazione; un lascito importantissimo per chi dovrà concretamente succedergli nella politica, onorando la sua posizione equilibrata e propositiva.  

                                                                                               

Ora è oltre… Finalmente in pace.




“Solanina”: quando nel veleno si nasconde la medicina

Nella foto: il regista Massimo Libero Michieletto, la protagonista Carlotta Piraino (Nina) e Jasmine Laurenti (Eva)

 

Ed eccoci al quarto episodio del Diario di Eva, iniziato l’estate scorsa per documentare le varie fasi di lavorazione del film “Sola Nina”.

Finalmente, l’anteprima assoluta.

Sabato dieci giugno 2023, al Cinema Italia Eden di Montebelluna (TV), è stato presentato il secondo lungometraggio firmato dal regista indipendente Massimo Libero Michieletto.

L’evento è riuscito a distogliere l’attenzione di un nutrito pubblico che, snobbando la Finale di Champions League fra Manchester City e Inter, ha preferito raggiungere l’Autore e parte del cast, per godere di questa primizia.

Il ritorno dell’Eroe: un po’ di autobiografia

Questa avventura, per me iniziata il 28 febbraio 2022 con un messaggio di Massimo, ha raggiunto il suo climax sabato scorso, quando ho preso il microfono per dare il benvenuto ai presenti.

Beh … ero così emozionata che la mia voce è andata a farsi un giro altrove, letteralmente.
Sarà perché, tra gli spettatori, c’erano anche miei carissimi amici e parenti … o forse perché il mio debutto cinematografico è avvenuto, guarda caso, a pochi chilometri da dove sono nata.

Sta di fatto che mi sono identificata nell’Eroe che ritorna lì dove tutto è cominciato, condividendo il suo premio con gli astanti. Comunque, l’avventura è tutt’altro che conclusa: a settembre, infatti, si ritorna al Festival del Cinema di Venezia.

Il Film

L’opera è coraggiosa, audace, fuori dagli schemi, proprio come il suo Autore. Narra del viaggio interiore di morte e rinascita di Nina – la splendida Carlotta Piraino – iniziato proprio grazie alla tragica fine del suo matrimonio e all’auto che non ne vuole sapere di ripartire: circostanze apparentemente “negative” che giocano, come avremo modo di scoprire, a suo favore.

Il film si apre con lo stridente contrasto fra la sentenza di sfratto subita da Nina e il suo incontro con la “svalvolata” vagabonda vestita da sposa (Giovanna Digito). Le parole di quest’ultima suonano così vere, da metterci subito il tarlo se sia più reale ciò che riteniamo “normale”, o ciò che etichettiamo come “follia”.

Poi, il ritmico susseguirsi di scene come sogni ricorrenti: le lunghe passeggiate e i momenti di gioco fra Maria – Maria Casamonti – e Nina (due universi apparentemente inconciliabili), le tre marie nel salone di bellezza – Barbra Ann Coverdale, Loni Zanatta, Laura Boschiero – il delirante pranzo nel giardino di Eva, narcisista irrisolta nonché sorella maggiore di Nina, con sua figlia Evita – Selene Demaria – e David – David Ponzi – il fidanzato non si è capito bene di chi.

Il Messaggio

Verso la fine, quando il cerchio sta ormai per chiudersi e la “crisalide” Nina è alla vigilia della sua resurrezione (la svolta come rinascita, rivelazione, riscoperta di sé, rivincita), compare in scena l’ex marito di Nina a ricordarle che lei è “il nulla”. Ma è proprio dal nulla che il Tutto può manifestarsi, alla faccia dell’incredulo detrattore della nostra risorgente Eroina.

Il Messaggio è chiaro, tanto da renderci scomodo il non tenerne conto e far finta di nulla: se impari a fidarti della vita e dei suoi giri pazzeschi scopri che, alla fine, tutto è servito a fare di te la persona migliore che tu potessi diventare, il vero Te.

 

Ogni veleno racchiude una potente medicina

La cosa più assurda ma vera è che la solanina, il veleno nascosto nella patata – il prosecchino degustato prima della proiezione mi ha permesso di dare spazio al mio british humour, altrimenti vittima dell’autocensura – è anche medicina per chi, come la nostra sola Nina, grazie all’uscita dalla sua zona di comfort e a una provvidenziale immobilità fisica, può intraprendere il Viaggio dell’Eroe nei meandri della sua psiche.

Insomma: è solo dando carta bianca all’anima, che la nostra vita può fiorire!

“Sola Nina”, infine, ci permette di realizzare che siamo meravigliosamente perfetti così come siamo. E che tutto accade per renderci consapevoli di questa verità.

E questo è quanto. Per ora.

Alla prossima, dalla vostra reporter …

Jasmine Laurenti

Nella foto: Jasmine Laurenti, attrice e voce fuori campo nel film “Sola Nina”, presentato in anteprima assoluta al Cinema Italia Eden di Montebelluna (TV)