Da macchine biologiche a Re e Regine

Con Cinzia Scimìa, veniamo iniziati alla Regalità.
Siamo Monarchi e non lo sappiamo. Sarà perché, fin dal primo vagito, veniamo accolti in un mondo brulicante di sudditi sonnecchianti, assorti nei rispettivi ruoli e in mille cose vanamente affaccendati?
Il copione è pressoché lo stesso per noi tutti. Dai giochi in culla ai primi libri, i nostri sogni cedono il passo alla dura “realtà”, ai voli di fantasia subentrano le tabelline, l’immaginazione si piega a genitoriali ambizioni a nostro riguardo.
A volte, però, accade qualcosa di straordinario. Di punto in bianco, qualcuno si chiede: “È tutto qui o c’è dell’altro?” Oppure: “Chi sono io, davvero?”
Domande alle quali la Vita, immancabilmente, risponde.
Con un libro, ad esempio, come “Iniziazione alla Regalità: I 10 poteri da sbloccare per incarnare la tua Regalità e vivere a un livello superiore la realtà”.
Autrice dell’opera è Cinzia Scimìa, apprezzata coach e trainer di PNL, esperta di linguaggio del corpo e micro-espressioni facciali. Nell’ultimo decennio, avvalendosi della sua expertise in scienze filosofiche e formazione evolutiva, Cinzia accompagna le persone a ricordare il proprio reale valore e il potere di trasformare la realtà, da dentro a fuori.
La incontro per saperne di più riguardo al succitato libro, che ho letto tutto d’un fiato.
J.L.: Come è nata in te l’idea di dedicarti all’argomento della “Regalità”?
C.S.: Ogni libro nasce da una mia evoluzione interiore. Dopo il precedente: Il Risveglio delle nuove Regine, dedicato al valore e al reale potere della donna (che nulla ha a che fare con il femminismo), ho sentito il desiderio di andare oltre i generi, oltre i problemi e i bisogni della personalità, per toccare direttamente l’essenza di ogni individuo. La Regalità, infatti, non è altro che la nostra vera natura divina: uno stato di coscienza superiore. Mi piace chiamarla Regalità perché chi la incarna si trasforma in un Re. Assume una posizione verticale, esprime un’autorità sacra e sprigiona un potente magnetismo che lo eleva dall’ordinario, distinguendolo nettamente dall’uomo comune. Non a caso, nell’antichità, i Re erano considerati intermediari tra cielo e terra, incarnazioni viventi del divino.
J.L.: C’è un evento, una situazione, una particolare circostanza, che ha dato l’abbrivio a questa tua ricerca?
C.S.: Non c’è stato un evento specifico a dare avvio a questa mia ricerca. Ho sempre sentito una spinta interiore, una curiosità a pormi domande sul senso della vita e sulla natura dell’essere umano. Questa spinta mi ha portata allo studio della filosofia, poi della psicologia, del Coaching, della PNL, fino ad arrivare all’alchimia e al misticismo. Credo che tutti siamo destinati a questo percorso di ricerca e scoperta. C’è solo chi lo intraprende prima e chi dopo, probabilmente in base alla propria maturità interiore e anzianità animica.
J.L.: Come si risveglia, secondo te, il desiderio nell’Uomo di riconoscere e superare i limiti della propria “meccanicità”, per abbracciare il suo glorioso destino di Essere di natura divina?
C.S.: Non esiste un modo per risvegliare il desiderio in un’altra persona. In ogni persona si accende solo quando è il suo momento. Chi si risveglia può condividere la propria esperienza, ma la sua condivisione può attecchire soltanto in un terreno fertile. Se una persona non è pronta e non avverte il reale desiderio e importanza del risveglio, può leggere migliaia di libri, incontrare il Buddha in persona e restare esattamente così com’è.
J.L.: Quali risorse metterà nel proprio zaino l’eroe, che intraprende il viaggio interiore di trasformazione alla scoperta di se stesso e della propria regalità?
C.S.: Le risorse che servono nel viaggio di trasformazione sono la serietà della ricerca, la dedizione allo scopo, la disciplina interiore, e il coraggio. Il coraggio di vedere e trascendere tutte le menzogne e le illusioni – sia interne che esterne – e di saper reggere il vuoto e la solitudine.
J.L.: Chi è il nostro autentico Sé e come possiamo incontrarlo?
C.S.: Il nostro autentico Sé non ha una forma, né un nome. È il puro senso di esserci. Infinità e libertà. Lo incontriamo nel momento in cui ci disidentifichiamo dalla personalità e dal giogo del mondo esterno.
J.L.: Quale realtà ci attende se scegliamo di conquistare e incarnare la nostra regalità?
C.S.: La realtà esterna può sembrare la stessa, ciò che cambia radicalmente è il nostro Essere. È l’incarnazione di un nuovo stato di Coscienza in cui regnano la verità, la libertà, la pace, la gioia profonda e l’amore. Sono conquiste di inestimabile valore, di cui la maggioranza delle persone ignora l’esistenza, perché addormentata, distratta e impegnata a inseguire cose prive di reale valore.
J.L.: Qual è il nesso, se c’è, fra regalità e bellezza/amore/ricchezza?
C.S.: La Bellezza, l’Amore e la Ricchezza sono le qualità superiori, i poteri che si attivano in noi nel momento in cui incarniamo la nostra Regalità. Sono le idee dell’iperuranio platonico, di cui le cose terrene non sono che copie imperfette e corruttibili. In termini semplici, correre dietro all’estetica, all’uomo o alla donna dei sogni, ai soldi nel mondo materiale è solo un gioco: un’illusione che si frappone tra noi e la vera realtà. E continuiamo a farlo, finché non ricordiamo la nostra vera natura e non vediamo la realtà per ciò che è.
J.L.: Che ne pensi dei modi in cui la spiritualità, oggigiorno, si declina e quale suggerimento daresti a chi desideri intraprendere seriamente un percorso di trasformazione?
C.S.: Da quel che vedo, la spiritualità è molto di moda oggi. E questo è un bene e un male. È un bene perché è sintomo di un risveglio collettivo: la nuova Era spinge fortemente in questa direzione. Il problema è che la spiritualità è diventata commerciale e, come tutte le cose quando diventano commerciali, perde valore. Soprattutto sui social, molti ne parlano per nutrire ego e vanità, perché parlare di spiritualità fa apparire più fighi ed “evoluti”. Ma dietro parole, rituali, mantra, palo santo e meditazioni, non c’è niente. Non c’è esperienza diretta, né comprensione.
J.L.:Per finire, ti chiedo di commentare brevemente il tuo splendido aforisma: “Il mondo esiste solo quando tu ci sei e gli dai vita attraverso la tua coscienza.”
C.S.: Esiste il mondo senza di me? Come potrei saperlo, se non ci fossi? La chiave non è la risposta, ma meditare sulla domanda.
Grazie, Cinzia. Non solo da parte mia, viaggiatrice di lungo corso, ma anche da parte di tutti coloro che aspirano a ricordare chi sono e ad abbracciare il glorioso Destino che li attende!
Il libro è disponibile qui.
