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Finalmente, siamo arrivati alla fine di un rocambolesco anno scolastico.

L’emergenza Covid 19 ha imposto lezioni a distanza, verifiche on line ed esami finali di terza media ridotti ad un percorso inderdisciplinare caricato su una piattaforma digitale e presentato dietro uno schermo.

E come accaduto per la didattica, anche gli esami hanno risentito dei problemi dovuti alla difficoltà, per molti studenti, di accedere alla rete e di usare con regolarità il pc

Problemi di connessione e scarsità di strumenti, anche perché, magari l’unico computer di casa serviva al fratello liceale o ai genitori in smart-working.

Problemi di relazione, perché, a volte, è stato perfino impossibile interfacciarsi, seppur attraverso uno schermo, con docenti e compagni di classe.

Qualcuno di loro, proprio per questi motivi, ha anche rischiato di non poter sostenere il proprio esame di terza media.

Come un’alunna, la cui storia è diventata emblematica.

Emblematica del disagio di tanti alunni penalizzati dalla Dad, ma anche emblematica della responsabilità e della professionalità di tanti docenti che hanno fatto, di tutto e di più, per contenere e fronteggiare questo problema.

Come redazione di betapress, abbiamo intervistato il prof. FERNANDO BONESSIO, un professore di educazione fisica, ormai prossimo alla pensione.

Questo docente romano, più precisamente delle scuole medie dell’I.C. Poggiali-Spizzichino, è diventato protagonista, suo malgrado, come lui stesso ha dichiarato, di un coraggioso intervento per salvare l’esame di una sua alunna.

Alunna extracomunitaria disagiata che non riusciva ad accedere alla piattaforma per sostenere a distanza la presentazione dell’elaborato.

Betapress- Buongiorno, prof. Bonessio, innanzi tutto ci racconti cosa è successo…

Bonessio- Ieri, una 14enne originaria dell’Ecuador che frequenta l’ultimo anno delle medie all’istituto Poggiali-Spizzichino della Garbatella, doveva discutere l’elaborato finale.

Betapress- Per i nostri lettori, spieghiamo bene in cosa consiste quest’anno affrontare gli esami di terza media…

Bonessio- Come migliaia di alunni di tutta Italia, per la prima volta nella storia scolastica italiana, quest’ alunna doveva discutere l’elaborato finale on line.

Praticamente doveva presentare, dietro uno schermo, una tesina che raccordava diverse materie scolastiche, tesina imposta, come ultima prova dal ministero dell’Istruzione, per svolgere gli esami nelle scuole di I grado ai tempi del coronavirus. 

Betapress- Com’è andata? Ci sono stati problemi?

Bonessio-  Fin dal mattino, la mia alunna, che era in casa da sola poiché il padre era andato al lavoro, non riusciva a connettersi con la propria classe e con la commissione.

Betapress- Mi scusi, e la madre?

Bonessio- La ragazzina è arrivata due anni fa in Italia, solo con il padre, che fa il badante, e la madre è rimasta in Ecuador.

Purtroppo, sono sempre più frequenti dei casi simili in un contesto sociale come il nostro, con una forte presenza di alunni extra-comunitari.

Betapress- Ed allora, cosa è successo?

Bonessio- Nonostante tentativi su tentativi che sono durati l’intera giornata, la ragazza non è riuscita ad accedere alla piattaforma usata dalla scuola.

Betapress- Dunque, cosa avete fatto?

Bonessio– La commissione ha iniziato a ragionare su come permettere alla ragazzina di svolgere la prova, ma non se ne veniva a capo, anche il tentativo di cambiare piattaforma si è rivelato inadeguato, il problema era proprio la connessione insufficiente.

Betapress- Allora?

Bonessio– Quando, raggiunta telefonicamente dalla mia collega di musica, ho sentito che la mia alunna stava per crollare in una crisi di pianto, ho deciso di fare quello che normalmente si dovrebbe fare…

 Betapress- Cioè?

BonessioMettersi dalla parte degli alunni e garantire il loro diritto all’ istruzione, in questo caso il loro sacrosanto diritto a sostenere l’esame, anche ai tempi del Coronavirus.

Così, ho preso in mano la situazione: mi sono alzato, ho tirato fuori dallo zaino le chiavi della macchina e con la mia collega di musica da Garbatella sono arrivato al quartiere di San Giorgio ad Acilia.

Betapress- Perché così lontano?

Bonessio– Perché la ragazza abita in questo quartiere periferico verso Ostia, ma il padre l’aveva iscritta da noi, alla Garbatella, in quanto più comodo e vicino al suo posto di lavoro.

Betapress- Ed i suoi colleghi come hanno reagito alla sua iniziativa?

BonessioNon hanno avuto modo di dissentire, perché, scherzosamente, ma non troppo, li ho minacciati di denunciarli tutti per interruzione di pubblico servizio, nel caso in cui avessero abbandonato il collegamento on line.

Betapress- Dunque?

Bonessio– Ho citofonato alla nostra alunna che è scesa di casa e dal bar con il mio cellulare, connesso con la commissione d’esame, ha potuto discutere il suo elaborato. 

Una storia a lieto fine che tuttavia dimostra i limiti e le difficoltà che migliaia di docenti e alunni hanno dovuto affrontare in questi mesi di didattica a distanza. 

Allora, abbiamo voluto saper qualcosa di più, su questa benedetta, maledetta DAD…

Betapress- Ci dica sinceramente, prof. Bonessio, alla luce anche di questa storia, com’è andata la Dad?

BonessioLa Dad ha incrementato i cronici problemi dell’universo scuola, primo tra tutti la mancanza di formazione e di aggiornamento dei docenti.

E poi le enormi differenze nelle condizioni socio- economico- culturali degli alunni.

Betapress- Alla vigilia della pensione, dopo 43 anni di servizio, cosa non sopporta più della scuola dei nostri giorni?

Bonessio- La burocrazia. Pensi che, proprio per riprendere quanto ho appena raccontato, la commissione aveva anche suggerito di provare ad usare un’altra piattaforma, ma qualche docente si è opposto per motivi puramente burocratici.

Betapress- Cioè?

BonessioSecondo alcuni docenti, avremmo dovuto aspettare il beneplacito del Dirigente Scolastico, perché, se la classe aveva scelto fin dall’inizio della didattica a distanza una piattaforma, su quella bisognava svolgere l’esame…

Ma, io dico, l’alunna al telefono con la mia collega di musica, stava per piangere, e noi per un cavillo burocratico, dovevamo restare immobili?!?,

Mi sono detto, se l’alunna non viene da noi, andiamo noi da lei!

Ed allora, noi di betapress, diciamo “Averne di professori così!”

 

Perché, diciamola tutta:

In questi mesi di emergenza dovuta alla pandemia del coronavirus con le scuole chiuse e la didattica che è proseguita da remoto, l’impegno degli insegnanti e anche dei ragazzi, è stato enorme, ma molti insegnanti non hanno compreso come la didattica a distanza abbia sì, un valore formativo, ma non valutativo.

C’è una differenza sostanziale, perché il docente deve distribuire a tutti gli stessi apprendimenti e solo a quel punto valutare se i ragazzi hanno recepito oppure no.

Ma come in questo caso, come garantire questa consequenzialità quando le lezioni stesse non possono svolgersi con regolarità oppure non tutti gli studenti possono parteciparvi? 

Chiudiamo ancora con la testimonianza del prof. Bonessio, il “professore missionario” della nostra storia:

«C’è un tema anche di risorse – aggiunge il professore di educazione fisica – perché il non poter accedere alla rete, a una connessione, può nascondere a volte anche gravi problemi economici di molte famiglie.

Nel caso della mia alunna, ho capito che andarle incontro fisicamente, era l’unico modo per aiutarla».

Non potendo andare a scuola, la scuola è andata da lei.

Ma allora, perché quelli del Miur non riuscendo a risolvere i problemi della scuola italiana, non la smettono di partorire soluzioni burocratiche lontane anni luce dalla nostra vera realtà sociale?

Realtà sociale fatta di differenze economiche, problemi strutturali e deficit sistemici della nostra scuola…

Non ci stancheremo mai di dirlo, una vera riforma scolastica, deve partire dal basso, da un report come quello che vi abbiamo raccontato…

 

  

 

 

 

 

 

 

 

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1 thought on “DAD: conta ancora il fattore umano

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