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Era già tutto previsto, anche quello che, come Betapress, vi avevamo già anticipato nei nostri recenti articoli sulla didattica a distanza, cioè, luci ed ombre della scuola italiana emerse in questi giorni di emergenza.

Continuano ad arrivare, in redazione, segnalazioni da diverse scuole di tutta Italia che confermano come la didattica digitale è un falso ideologico, cioè non esiste.

O se esiste, è schizofrenica.

La didattica digitale dà la prova, nei fatti, che il sistema scolastico italiano non è stato preparato in modo adeguato, o, per lo meno, in modo uniforme.

Dunque, anche adesso, la scuola sta rispondendo in modo contradditorio.

Primo, le infrastrutture.

Non sempre sono all’altezza, in alcuni territori non esiste fibra ottica, le connessioni non reggono, il wifi è scarso, le linee telefoniche sono inadeguate, in altre zone invece tutto funziona bene.

Secondo, gli strumenti.

Ci sono scuole che, da anni, hanno acquistato strumenti e sistemi di didattica digitale, ed altre in cui mancano persino i computer.

Terzo, le competenze.

Per esperienza diretta, vi dico che ci sono professori competenti, aggiornati e professionali che si destreggiano tra piattaforme digitali ottimizzandone i risultati, ed insegnanti che manco sanno di che stiamo parlando, che è già bello se sanno usare il registro elettronico.

Anche se, per onestà intellettuale, devo dire che, nessuno, dal Miur, ha mai imposto un’adeguata formazione sulla didattica digitale e sull’utilizzo delle piattaforme collegate, nessuno, dal Miur ha mai impostato un serio progetto nazionale di trasformazione della didattica verso un impianto digitale.

E la prova, sta nel far west di questi giorni.

Quarto, i soldi.

E qui viene il bello!

Alcune scuole hanno avuto i soldi per potersi adeguare altre no, in alcune regioni o provincie si sono fatti investimenti, in altre si sono “mangiati” i soldi.

Perché le scuole non hanno avuto, negli anni, i soldi per poter avviare dei progetti digitali?

O, per lo meno, perché poche, davvero poche, sì, e la maggioranza no?

A tal proposito, che fine hanno fatto i soldi dei PON? Chi ha controllato il loro utilizzo?

Anche qui, si sono utilizzati i soldi per i progetti più disparati, ma a pioggia, regione per regione, provincia per provincia, ognun per sé e Dio per tutti, senza un impianto nazionale.

La stessa idea del bonus docenti, un altro fallimento.

Perché era l’occasione buona per un progetto serio di didattica innovativa, dando i soldi alle scuole con indicazioni chiare e, soprattutto, facendo controlli precisi sui singoli.

All’inizio, 500 euro in busta paga, solo per gli insegnanti di ruolo, e si doveva documentare con lo scontrino dove, come e quando li avevi spesi, altrimenti erano persi.

L’anno dopo c’era invece la carta docente, da attivare, e qui già il sistema si è impallato, con docenti che hanno speso tempo ed energie per lo spid e, alla fine, hanno persino, loro malgrado, dovuto rinunciare per i disservizi.

In seguito, il sistema è ripartito, con le modalità, “fatta la legge, trovato l’inganno”.

Il principio della buona scuola era formare ed informare gli addetti ai lavori, affinché, finalmente, si aggiornassero.

Ma cosa è successo?

Gli onesti, hanno acquistato computer, hanno seguito corsi sulla formazione digitale, hanno partecipato a seminari di enti accreditati…

I disonesti, hanno comprato computer a non finire, regalandoli a destra e a manca, addirittura li hanno rivenduti o li hanno barattati con una lavatrice, con la compiacenza del rivenditore.

Per non parlare della” formazione trasversale interdisciplinare”.

Cinema, teatro, musei…Ognuno è andato a vedere quel cavolo che voleva, senza nessun controllo.

Io non sono un politico, sono però una cittadina, addetta ai lavori, insegno da più di 30 anni, non ce la faccio a stare zitta!

Possibile che, al Miur, non abbiano ancora capito poche cose chiare?

Quelle che, ogni giorno, in classe applichiamo con in nostri alunni?

Si lavora per tutti, meglio poco, e bene, ma per tutti, ed insieme.

E, soprattutto, si controlla e si dà il buon esempio.

Invece, la scuola di questi giorni, conferma che il Miur non ha mai proposto e/o imposto un progetto nazionale di didattica a distanza serio, visto che manco è stabilita una piattaforma di riferimento unica (assurdamente il ministero ne ha consigliate tre o quattro).

Non esiste un processo organizzativo uguale per tutti (oggi i professori sono tutti volontari, magari protagonisti, magari parassiti).

La formazione dei docenti sulle tecnologie è lasciata allo scrupolo o alla volontà dei singoli.

La conversione dei contenuti didattici tradizionali in formato digitale non si improvvisa (la didattica digitale non è il clone di quella frontale)

Sono io per prima che riconosco i miei limiti…

La didattica digitale non è mandare i pdf via skype o fare la lezione frontale tradizionale in video conferenza…

Questi sono soluzioni di emergenza, che ben vengano, pur di mantenere un contatto con gli alunni.

Perché, mai come in questi giorni, emerge la dimensione relazionale ed emotiva della scuola!

Ma proprio perché la Scuola contiene moltitudini, comportamenti, autonomie, responsabilità, immediatezza, praticità, contatto, che nessun mondo virtuale può sostituire, a maggior ragione, non possiamo fare finta che la didattica, frontale o digitale che sia, si possa improvvisare.

Se la didattica a distanza oggi è l’unica soluzione per cercare di mantenere legati gli alunni alla scuola, ammettiamo che non sta funzionando benissimo, ammettiamo che alcuni alunni si sono persi, altri sono sostituiti dai loro genitori (finiti insieme ai loro figli nel casino digitale di questi giorni) ed altri ancora annaspano, come i loro prof.

Ammettiamo che abbiamo scuole e didattiche a strati, chi riesce benissimo, chi riesce benino, chi non ci riesce, chi attua forme di trasferimento pdf, chi invia compiti via sms.

Questa è la tragedia vera come Stato, non stiamo dando a tutti i ragazzi le stesse opportunità.

Situazione che inevitabilmente sta allontanando i genitori dalla scuola.

Perché, giustamente, i genitori non fanno il mestiere di professori.

Sono a casa, devono seguire i loro ragazzi, vero. Ma magari devono pure loro lavorare, oltre pensare a tutto il traffico domestico di questi giorni, e gestire una situazione che spaventa un poco tutti.

Infine, ultimo punto, la valutazione.

I sistemi on line che si stanno utilizzando non possono permettere una valutazione effettiva dei risultati in quanto non sono certificati, quindi quest’anno sarà rocambolesco valutare gli alunni sull’ultimo quadrimestre, forse è opportuno pensare di confermare i risultati del primo quadrimestre, salvare il salvabile, ed organizzare dei corsi intensivi a settembre.

E per quanto riguarda gli esami, non c’è da invidiare chi, anche stavolta, dovrà fare da cavia, sia come docente che come discente.

Già, perché, non bastava quello che, stava succedendo da diversi anni a questa parte.

Cioè che, ogni anno, più o meno sotto Pasqua, il Miur ci faceva il regalo di un nuovo tipo di esame.

Quest’ anno la sorpresa sarà speciale!

Voglio proprio vedere cosa inventerà stavolta.

Ma il problema sarà ancora nostro, di chi è alle prese con quest’ ennesima farsa della didattica digitale.

Perché, per gli altri, per quelli del Ministero intendo, il 6 politico è assicurato e pure la poltrona attaccata al di dietro, per non usare un francesismo, proprio io che insegno francese!

 

 

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