Enrichetta italiana dimenticata.
Roberto Biffis ci racconta la storia di una nostra compatriota vittima di una violenza ancora oggi taciuta inspiegabilmente, una sofferenza che racconta l’orrore subito da una parte di italiani che invece dovrebbero essere ricordati come eroi della patria.
A 81 anni dalla sparizione di Enrichetta Hödl.
La ‘Norma Cossetto fiumana”.
Enrichetta Hodl liquidata dall ‘Ozna a 18 anni.
La famiglia Hödl viveva a Fiume sin dalla fine del XIX secolo. Una città che pur appartenente all’Impero Austroungarico, godeva di tutele e ampia autonomia.
La popolazione italiana era maggioritaria, ma consistente in città era la presenza di altre etnie croata, slovena, austriaca e ungherese.
La Madre, Olga Tlapack, figlia di un cecoslovacco e di una ungherese, era nata a Fiume nel 1898 ancora sotto il dominio austroungarico. Joseph, il padre, nato in Austria a Mittenndorf, paesino della Stiria, si era trasferito a Fiume (città dotata di un importante porto e commercialmente all’avanguardia) con la famiglia e gestiva un deposito di benzina, gomme e olio “Auto Garage centrale e autotrasporti dei fratelli Hödl”.
Nella primavera del 1925 Joseph e Olga si sposano e coronano il loro sogno d’amore, ma l’11 maggio 1940, Joseph muore improvvisante a causa di un infarto e Olga rimane da sola con i tre figli: Enrichetta (13 anni) nata a Zagabria, Lucia (2 anni) e Roberto (un mese) entrambi nati a Fiume.
La Signora Olga e i figli continuarono a vivere a Fiume nella loro bella casa di Via Angheben al civico numero 2 accanto al meraviglioso Teatro Verdi.
Una vita familiare serena e distante da qualsiasi coinvolgimento politico.
Il clima nella bella Città di Fiume cambiò rapidamente: la seconda guerra mondiale, i fascisti dalle camice nere, l’armistizio dell’8 settembre 1943, poi l’occupazione tedesca e infine Tito e i kolo ballati dai soldati e dalle soldatesse slave.
Gli storici abitanti della Città di Fiume rimasero vittime dei tristi eventi.
A questo riguardo Marino Micich (direttore dell’Archivio, Museo Storico di Fiume) ricorda: “La ricerca vittime italiane a Fiume, a partire dal 1940, condotta dalla Società di Studi Fiumani con l’Istituto Croato per la storia di Zagabria, stabilì che a guerra finita furono 650 le vittime della repressione jugoslava. Inoltre, da Fiume ben 38.000 italiani dovettero intraprendere la dura via dell’esilio per sfuggire alla discriminazione attuata nei loro confronti dal regime comunista guidato da Tito.
In un contesto così drammatico, il 4 giugno 1945, a guerra finita, la polizia segreta jugoslava fece sparire anche la diciassettenne Enrichetta Hödl.
La giovane studentessa, di rientro da Trieste, fu presa con la forza da due partigiani titini con la promessa di liberarla entro tre giorni.
Fu condotta in caserma, poi trasferita in un campo di concentramento jugoslavo (lo documentano le foto del giornale la settimana INCOM) e infine fucilata nel retro della Basilica della Madonna del Tersatto.
Nel suo diario Enrichetta, il 30 maggio 1945, aveva annotato il brano “Addio, Giovinezza”, tratto da <<Le confessioni di un italiano>> di Ippolito Nievo , come a presagire il momento drammatico che avrebbe vissuto da lì a poco:
<<Addio, fresca e spensierata giovinezza, eterna beatitudine dei vecchi numi d’Olimpo, e dono celeste ma caduco a noi mortali! Addio rugiadose aurore, sfavillanti di sorrisi e di promesse, annuvolate soltanto dai bei colori delle illusioni! Addio tramonti sereni, contemplati oziosamente dal margine ombroso del ruscello…>>.
Olga, dopo avere cercato la figlia disperatamente, ma invano, e constatato la grande difficoltà di continuare a vivere a Fiume, ha intrapreso, agli inizi di dicembre 1949, con i figli Lucia e Roberto, la dolorosa via dell’esodo, arrivando in Sicilia dopo un lungo e tormentato viaggio.
Smistati da Ortigia a Termini Imerese al campo di raccolta profughi La Masa dove vissero per sei lunghi anni, fino all’agosto 1956, anno in cui fu chiuso il Campo e assegnato loro un alloggio popolare in Via Cirincione a Palermo.
Lucia, la sorella, che vive a Palermo con la sua famiglia: <<ancora oggi sento un vuoto, provocato dal dolore per la sparizione di mia sorella, e rivedo e rivivo la tristezza di mia madre che, da allora, non ha più sorriso né festeggiato il compleanno.
Tante volte l’ho vista piangere in silenzio e stringere fra le mani la foto di mia sorella.
Oggi le immagino assieme in Paradiso a raccontarsi tutto ciò di cui non hanno potuto parlare. Strette nell’abbraccio negato dalla ferocia di uomini che si sono accaniti contro una giovane ragazza senza colpa>>.
Quello subìto da Enrichetta è un esempio di violenza perpetrata nei confronti di cittadini fiumani italiani a guerra finita e senza una vera ragione di ordine politico-sociale.
Alla famiglia di Enrichetta hanno provocato un dolore immenso per la sparizione della giovane studentessa prima e per l’avere negato il ritrovamento del corpo poi in modo che le si potesse dare una sepoltura dove piangere, pregare e portarle un fiore.
Roberto Biffis
Scopri di più da Betapress
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.