Eritrea, come si vive la celebrazione del IV novembre nel Paese più italiano d’Africa
Un momento della cerimonia
Eritrea, come si vive il IV novembre nel Paese più italiano d’Africa
La giornata dell’unità nazionale e delle forze armate in Eritrea
La commemorazione dei caduti presso il cimitero monumentale di Asmara
Martedì 4 novembre 2025 è stata una giornata importante.
È stata celebrata la “Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate”, in ricordo della fine della Prima Guerra Mondiale e l’Unità d’Italia.
Anche se la ricorrenza non è più un giorno festivo in Italia dal 1977, rimane una celebrazione nazionale significativa, come confermano i siti del Ministero della Difesa e le pagine delle rappresentanze estere.
L’Italia il 4 novembre ricorda, commemorando i suoi Caduti, l’Armistizio di Villa Giusti (entrato in vigore il 4 novembre 1918) che consentì agli italiani di rientrare nei territori di Trento e Trieste, e portare a compimento il processo di unificazione nazionale iniziato in epoca risorgimentale.
La cerimonia di commemorazione dei Caduti che riposano presso il Cimitero militare italiano di Asmara.
Particolarmente sentita è stata la cerimonia in Eritrea, con cerimonie ed eventi culturali per celebrare l’importanza storica e il sacrificio delle Forze Armate.
Il 4 novembre, per onorare la Giornata dell’Unità nazionale e delle Forze Armate, ha avuto luogo ad Asmara la cerimonia di commemorazione dei Caduti che riposano presso il Cimitero militare italiano della capitale.
L’Ambasciatore Alfonso Di Riso, accompagnato da un rappresentante delle Forze Armate eritree, Col. Gherezghier Mahari, e da funzionari dell’Ambasciata, ha deposto una corona di fiori presso l’altare monumentale dedicato ai Caduti italiani, nonché presso il monumento dedicato ai Caduti eritrei, al suono degli inni nazionali dei due Paesi.

La presenza congiunta dell’Ambasciatore d’Italia e del Rappresentante Militare Eritreo, oltre che dei cittadini italiani residenti in Eritrea o appositamente giunti dall’Italia, che si spostano dal Sacrario dei Martiri eritrei al Cimitero Militare Italiano, trasforma la commemorazione in un potente strumento di riconciliazione e visione futura.
Il Cimitero Militare Italiano di Asmara
Il Cimitero Militare italiano di Asmara rappresenta un lembo di terra italiana in Africa.
La cura di queste tombe da parte delle autorità italiane e la visita ufficiale italiana confermano l’impegno a non dimenticare i caduti rimasti lontano da casa.
La celebrazione congiunta in questi spazi sacri scoraggia l’oblio e promuove la custodia della dignità umana, indipendentemente dall’esito dei conflitti storici.
La nuova fase di cooperazione tra Italia ed Eritrea
I rapporti tra Italia ed Eritrea sono storici, risalenti all’era coloniale, e si sono riattivati di recente con il cosiddetto piano Mattei per un partenariato strategico in settori chiave, segnando una nuova fase di cooperazione.
Il legame storico-culturale del Paese con l’Italia è ancora molto forte, a causa della storia passata dell’Eritrea come colonia italiana per oltre mezzo secolo.
Asmara, la piccola Roma
Asmara, capitale dell’Eritrea, con le sue piazze, i lunghi viali alberati e i molti edifici in stile razionalista, Decò e futurista, assume l’aspetto rimasto ancora oggi negli anni Trenta.

L’Eritrea è stata infatti la prima colonia italiana proclamata nel 1890 nata da acquisti commerciali (Assab nel 1882, dalla Compagnia Rubattino) e occupazioni militari (Massaua nel 1882) nel Corno d’Africa e il legame è ancora forte.
Residui di influenze culinarie e abitudini sociali si percepiscono ancora oggi.
La lingua italiana è compresa soprattutto tra le generazioni più anziane.
Di grande rilievo è il lascito della lingua italiana nel tigrino, lingua parlata localmente dall’etnia più numerosa, nonché lingua ufficiale dello Stato di Eritrea.
Celebrare il 4 Novembre, Giorno dell’Unità Nazionale e Giornata delle Forze Armate, ad Asmara non è, dunque, un semplice atto formale di protocollo diplomatico.
È un gesto carico di simbolismo storico, etico e geopolitico.
Tracce di storia italiana. Il legame culturale e affettivo tra Italia ed Eritrea
In Eritrea vi è ancora una forte presenza culturale italiana. Ad Asmara vi è sempre stata una scuola italiana (purtroppo chiusa nel 2020). In Italia vi è una comunità eritrea significativa.
Forte è ancora l’impronta della cultura italiana nella cultura e nello stile di vita eritrei.


I segni tangibili di questo legame che perdura nel tempo e dell’impronta italiana sono soprattutto visibili nell’architettura di Asmara, influenzata dalle correnti artistiche in voga in Italia nei primi decenni del Novecento.

Anche grazie agli edifici e ai monumenti risalenti a quel periodo storico, la capitale eritrea, nel luglio 2017, è stata iscritta nella lista dei patrimoni dell’umanità dell’UNESCO.

Un ponte diplomatico tra Roma e Asmara
In un contesto geopolitico complesso come quello del Corno d’Africa, la diplomazia della memoria funge da “soft power”. La partecipazione del rappresentante militare eritreo accanto all’Ambasciatore italiano segnala una solidità di rapporti che va oltre gli accordi economici.
Dimostra la volontà di entrambi i Paesi di costruire un rapporto basato sulla parità e sulla cooperazione attuale, utilizzando il passato non come un fardello, ma come un terreno comune di comprensione reciproca.
Il Valore e la Memoria dei Luoghi: i Sacrari e i Cimiteri in Eritrea
La scelta dei luoghi è fondamentale. Il passaggio dal Sacrario eritreo al Cimitero Militare Italiano traccia un percorso fisico e spirituale.

Sono 772 i militari italiani caduti tra il 1890 e il 1950 sepolti presso il Cimitero di Asmara, mentre in totale sono quasi 5000 le spoglie dei nostri caduti conservate presso i cimiteri e i sacrari di tutta l’Eritrea: Asmara, Massaua, Dogali, Cheren e Adi Quala, la cui manutenzione e custodia sono a cura dell’Ambasciata d’Italia ad Asmara con fondi stanziati dal Ministero della Difesa.

La memoria individuale degli orrori della guerra qui diviene collettiva fino a varcare i confini nazionali senza distinzione di bandiera.

I Sacrari dei Martiri Eritrei
Il Sacrario dei Martiri Eritrei rende omaggio al coraggio e ai sacrifici di un intero popolo che ha lottato trenta anni per avere la propria indipendenza. Per l’Italia, è l’occasione per dire “grazie” a chi ha servito sotto il Tricolore in epoche lontane; per l’Eritrea, è l’affermazione della propria identità guerriera e patriottica.
I sacrari in Italia
In Italia il simbolo nazionale è il Complesso Monumentale del Vittoriano, conosciuto come Altare della Patria, inaugurato il 4 giugno 1911 in occasione dei festeggiamenti per il 50° Anniversario dell’Unità d’Italia.
Simbolo di tutti i caduti in guerra senza nomi dispersi, l’Altare della Patria, dal 4 novembre 1921, custodisce il corpo di un soldato di cui nessuno conosceva l’identità, il Milite Ignoto.
Fu opera dell’architetto Giuseppe Sacconi, originario di Montalto nelle Marche, molto attivo nel dibattito culturale dell’Italia unitaria del tempo.
Il più grande Sacrario militare italiano è Redipuglia. Realizzato su progetto dell’architetto Giovanni Greppi e dello scultore Giannino Castiglioni e inaugurato nel 1938, raccoglie le salme di 100.000 Caduti della Grande Guerra, di cui 60.000 ignoti.
Più recente il Sacrario Militare dei Caduti d’oltremare di Bari, inaugurato il 10 dicembre 1967.
La struttura custodisce le spoglie di oltre 70.000 Caduti italiani in terra straniera (Grecia, Albania, Algeria, Marocco, Tunisia, Libia, Somalia, Etiopia, Eritrea, Germania e Mar Mediterraneo) nella prima e nella Seconda guerra mondiale.
Sorge invece a quota 1.776, il Sacrario del Monte Grappa, dove sono custoditi i resti di 12.615 Caduti italiani, di cui 10.332 ignoti, e di 10.295 Caduti austriaci, di cui circa 10.000 ignoti. Il Sacrario venne costruito nel 1935.
La Memoria Condivisa: oltre il Colonialismo
Il primo grande valore risiede nel riconoscimento di una storia intrecciata. Per decenni, soldati eritrei (gli Ascari) e soldati italiani hanno combattuto fianco a fianco. Celebrare questa data ad Asmara significa onorare il sacrificio di migliaia di uomini senza distinzione di nazionalità, riconoscendo che il valore militare e la dedizione al dovere sono linguaggi universali.
La celebrazione al Sacrario dei Martiri eritrei prima di quella al Cimitero Militare Italiano inverte la gerarchia coloniale del passato, ponendo il rispetto per la terra ospitante e per i suoi figli al primo posto. È un atto di umiltà e rispetto sovrano.
La presenza dei nostri connazionali alla commemorazione
Alla commemorazione di Asmara hanno preso parte anche nostri connazionali, alcuni di essi già appartenenti alle nostre Forze Armate, venuti in visita, come da tradizione, appositamente dall’Italia.
Gli italiani giunti appositamente per la celebrazione del 4 novembre in forma ufficiale ad Asmara, dopo la commemorazione solenne sono stati ospitati a Villa Roma residenza dell’ambasciatore italiano.

Nei giorni successivi hanno provveduto a recarsi in tutti gli altri cimiteri e sacrari militari per rendere onore ai caduti italiani.
Le testimonianze. Un asmarino di Bagni di Lucca
Tra i nostri connazionali vi era il geom. Marcello Marchi, nato a Bagni di Lucca e trasferitosi ad Asmara nel 1950 all’età di due anni, ove vi ha vissuto fino al 1963.
È il vicepresidente nazionale della A.N.R.R.A. associazione Nazionale Reduci e Rimpatriati d’Africa.
“È una grande emozione essere qui ad Asmara, in questa giornata così significativa”, dichiara Marcello Marchi.
“Ho frequentato l’asilo dalle suore Orsoline, le elementari all’Istituto Taglietti di Ghezzabanda, che ho poi proseguito fino alla terza Media a Gaggiret al Collegio La Salle dei Fratelli delle scuole cristiane.
Mi sono poi iscritto all’Istituto Vittorio Bottego per la I^Geometri”, afferma con orgoglio. “Ogni anno torno in Eritrea, in questa terra che sento mia, e mi reco nei luoghi della mia infanzia, nelle scuole che ho frequentato, dove i giovani allievi stupefatti mi fanno tante domande e rivedo i vecchi amici”.
Aggiunge, commosso: “gli asmarini mi fermano per strada parlandomi in italiano. Alcuni si ricordano dei miei genitori che avevano una bottega di vino.

Ho chiesto anche la cittadinanza eritrea, spero di ottenerla, un giorno”.
La presenza significativa del presidente nazionale della A.N.R.R.A, dei soci, degli studiosi
Era presente anche il presidente nazionale della A.N.R.R.A, il dott. Alberto Morera, che ha più volte visitato l’Eritrea “Torno sempre con entusiasmo in Eritrea, e ogni volta è una emozione nuova”.
E spiega: “Venni in Eritrea per la prima volta nel 2005. Da diversi anni, appassionato di storia, approfondivo lo studio dell’esperienza italiana in Africa, ed in Africa orientale in particolare. Ma ragionavo che, se non avessi visto i luoghi, se non avessi toccato con mano, solo dai documenti non avrei veramente capito. Qualcosa di fondamentale mancava. Perciò allora colsi al volo l’occasione. Due settimane, poco veramente per conoscere, tuttavia, se si viaggia con la mente aperta si apprendono molte cose. La terra e la gente mi sono piaciuti da subito.”
Aggiunge: “Per il fatto di essere stata un luogo dove gli Italiani hanno vissuto (dall’arrivo a Massaua al grande esodo per il colpo di stato degli anni ’70 sono 90 anni, 55 con governo italiano) questa terra e la sua gente, le costruzioni e gli usi, ti fanno uno strano effetto: ti sembra di essere in Africa e contemporaneamente a casa. Io spero che i legami fra Italia ed Eritrea, per diverse ragioni allentati, possano essere rinsaldati in questo momento storico che vedo favorevole.”
Era presente anche il dott. Vito Zita, studioso di storia militare e autore di numerose pubblicazioni, tra cui, di recente “Scandalo in Eritrea. La tormentata nascita di una colonia italiana. Il caso Livraghi-Cagnassi. Massaua 1891”.
Dopo anni di ricerca e studio delle fonti Vito Zita ha concluso questo faticoso libro sul caso giudiziario che fece tremare le fondamenta dell’Italia liberale del primo governo Crispi (1887-1891) e che coinvolse anche i vertici militari e la struttura dell’amministrazione coloniale.
Una approfondita cornice storica e la descrizione dettagliata della vita che si conduceva a Massaua fra il 1887 e il 1891 accompagnano il lettore.
“Una commozione che si rinnova ad ogni visita dei nostri cimiteri e sacrari”, commenta Vito Zita “nonché un dovere per il rispetto verso i caduti in guerra, sia italiani che eritrei” conclude.
Erano altresì presenti i medici Elisabetta e Manlio Barlocci, per la prima volta in Eritrea ma non per questo meno emozionati e felici per questa esperienza così significativa e suggestiva. “Mi piacerebbe tanto tornare e dare una mano come medico negli ospedali, così come ha fatto mio padre in Afghanistan”, dichiara la giovanissima Elisabetta Barlocci.
Erano altresì presenti eritrei che hanno trascorso una parte significativa della vita in Italia, come il sig Debrezion Yossief, che in un impeccabile italiano afferma: “per anni ha gestito a Torino un bar e spesso vi faccio ritorno. Ho collaborato e lavorato con le famiglie più in vista della città. È un viaggio all’incontrario il mio, sospeso tra due Paesi che mi hanno dato la vita e tante soddisfazioni, soprattutto umane. Eritrei ed italiani sono strettamente legati da un filo rosso che li unisce da reciproco rispetto e affezione.
Da eritreo auspico un maggiore legame tra i due paesi e una collaborazione anche economica più accentuata. Ci capiamo, parliamo “la stessa lingua”, anche figurativamente parlando”.
Unità e futuro
Celebrare il 4 Novembre ad Asmara significa riaffermare che l’Unità Nazionale italiana non è un concetto chiuso dentro i confini geografici, ma un ideale che viaggia con le sue istituzioni e il suo rispetto per la storia degli altri.
Il momento in cui l’Ambasciatore e l’ufficiale eritreo si scambiano il saluto militare davanti alle lapidi è l’immagine plastica di una pace matura. È la dimostrazione che, sebbene le armi abbiano diviso i popoli nel secolo scorso, la memoria delle Forze Armate oggi serve a unire, a stabilizzare e a guardare insieme verso la sicurezza regionale e la cooperazione internazionale.
In definitiva, questo rito non è un volgersi al passato, ma un investimento nel futuro. Un’Eritrea e un’Italia che si riconoscono nei rispettivi sacrifici sono due nazioni più forti, capaci di affrontare insieme le sfide del Mediterraneo allargato e dell’Africa Orientale.
E’ significativa la frase che si legge nella targa presso il Cimitero degli Eroi a Cheren, a firma del generale Amedeo Guillet “Gli eritrei furono splendidi. Tutto quello che potremo fare fare per l’Eritrea non sarà mai quanto l’Eritrea ha fatto per noi…”.

Una replica della targa si trova anche sotto il portico di ingresso di Villa Roma, residenza ufficiale dell’Ambasciatore italiano e all’interno della sede dell’Ambasciata.
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