Agosto 10, 2026

Gli scout AGESCI, la “fuga in avanti” e il Papa

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… due visioni sul cuore dell’educazione cristiana

C’è un passaggio storico nella Chiesa italiana che merita di essere osservato con lucidità spirituale e con quella franchezza evangelica. Da una parte, l’AGESCI (Associazione Guide e Scouts Cattolici Italiani) ha approvato un documento (3 maggio) che apre esplicitamente alla possibilità che capi dichiaratamente omosessuali o transgender possano svolgere il ruolo educativo nell’associazione. Dall’altra, Papa Leone XIV, rivolgendosi all’Associazione Italiana Guide e Scouts d’Europa Cattolici (1° giugno), ha ribadito con forza la visione antropologica della Chiesa, fondata sulla differenza sessuale come dono e vocazione, e sulla responsabilità educativa dei capi come testimoni di una vita coerente con il Vangelo.

Se li andrete a leggere, il primo sul sito dell’AGESCI e il secondo sul sito del Vaticano, troverete che si tratta di due testi diversi, quasi “opposti”, con due linguaggi e quasi con due antropologie, benchè i soggetti siano in realtà due associazioni esplicitamente “cattoliche”. Cosa è successo all’AGESCI? E come mai sembra di essere di fronte a due modi diversi di intendere il rapporto tra Chiesa, educazione e verità? Andiamo per gradi, quasi per capitoli, per comprendere i valori etici in gioco.

Il documento AGESCI: “inclusione” come principio assoluto

Il testo approvato dal Consiglio Generale AGESCI 2026 è ampio, articolato, costruito su un linguaggio che privilegia l’ascolto, la cura, la non discriminazione. Ma il punto centrale è chiaro: l’orientamento affettivo e l’identità di genere non possono costituire criterio di esclusione per chi desidera diventare capo scout.

Il documento afferma che l’inclusione è una direzione non trattabile; che l’identità di genere e l’orientamento affettivo sono dimensioni da riconoscere e valorizzare; che ogni forma di “omolesbobitransfobia” deve essere superata (tipico linguaggio in uso nelle associazioni gay, ndr); che la formazione dei capi deve includere competenze specifiche su identità di genere, linguaggi rispettosi, sospensione del giudizio; che la testimonianza personale dei capi LGBTQIA+ è considerata parte del cammino educativo dell’associazione. Come potrete notare, non sembra di essere di fronte a un pronunciamento di una associazione cattolica tradizionale, bensì a quello di una realtà “fluida” (nel senso che ogni tendenza sessuale deve essere accettata, di là dal portato morale o peccaminoso del suo esplicarsi, ndr).

Il testo arriva a definire questo percorso come opera di giustizia, visione profetica ed ecclesialità. Eppure, in tutto il documento, non compare mai un riferimento esplicito alla morale cattolica sulla sessualità, né al Catechismo della Chiesa Cattolica (nn. 2357–2359), che circa l’omosessualità distingue con chiarezza tra rispetto della persona e giudizio morale sugli atti.

L’impressione è che l’AGESCI abbia scelto di collocarsi su un piano diverso: non quello della dottrina, ma quello della prassi pastorale interpretata in chiave radicalmente inclusiva.
Una scelta che, però, rischia di trasformarsi in una fuga in avanti, oltre ciò che la Chiesa oggi insegna almeno sul piano dottrinale. Ci sarebbe una postilla da aggiungere a questo punto: siccome l’AGESCI ai vari livelli ha degli assistenti ecclesiastici, preti o religiosi, questi sono stati coinvolti nella stesura del documento “inclusivo”? E se lo sono stati, hanno riferito alla CEI (Conferenza Episcopale Italiana) la svolta richiesta dall’AGESCI? Sarà interessante vedere se da parte dei Vescovi italiani verrà un qualche pronunciamento ufficiale e pubblico, oppure se il tema verrà lasciato sedimentare per una valutazione più ponderata dal punto di vista pastorale e spirituale.

Discorso di Papa Leone XIV: la differenza sessuale come fondamento educativo

Il discorso del Papa agli Scouts d’Europa offre un contrasto netto rispetto al documento AGESCI ufficializzato poche settimane prima. Non perché parli direttamente di omosessualità o identità di genere, ma perché ribadisce con forza la visione cristiana dell’uomo e della donna, e il ruolo educativo dei capi come testimoni di una vita coerente.

Il Papa afferma vari principi: il primo è che il metodo scout “mette al centro la persona” nella sua verità integrale; l’educazione in alcuni stadi divisa in sezioni maschili e femminili permette di esplorare “le caratteristiche fondanti dell’essere donna e dell’essere uomo”. Secondo Leone XIV questa differenza tra uomo e donna  è propedeutica all’incontro autentico con l’altro e alla maturazione reciproca; i capi sono chiamati a testimoniare “la coerenza della vita” e “la maturità delle scelte” con una chiara allusione a comportamenti nella vita e quindi anche sessuali moralmente ineccepibili.

In buona sostanza, con ben altro linguaggio rispetto all’AGESCI, il Papa non parla di inclusione come principio assoluto, ma di verità, vocazione, virtù, discernimento. Non parla di identità fluide, ma di identità ricevute (con riferimento implicito a quel “maschio e femmina li creò” su cui si basa tutta l’antropologia cristiana, ndr). Ancora, il Papa non parla di sospensione del giudizio, ma di scelte morali assolutamente necessarie se si vuole essere dei veri “capi”. Il suo discorso è un invito a riscoprire la bellezza della differenza sessuale come dono di Dio, e a vivere la fede nella concretezza dei sacramenti, della preghiera, della coerenza personale.

Due antropologie che non coincidono

Il confronto tra i due documenti rivela una divergenza profonda, da riassumere per capire come mai si sia giunti a una divaricazione così aperta e quasi conflittuale.

L’AGESCI nel testo approvato parte dall’esperienza soggettiva; assume l’”identità di genere” come dimensione autodeterminata al di fuori della teologia della creazione basata “solo” su due sessi ben precisi e non su una pluralità di tendenze fluide. L’AGESCI ancora considera l’inclusione un valore assoluto; non menziona la morale cattolica sulla sessualità e mostra di avere “virato” verso una una formazione centrata su linguaggi e sensibilità contemporanee.

Papa Leone XIV invece parte dalla Rivelazione divina nella Bibbia, per dire che la Parola di Dio è e rimane il fondamento assoluto dell’antropologia cattolica. Così riafferma i contenuti essenziali della natura umana; valorizza la differenza sessuale maschio-femmina come fondamento educativo; richiama la responsabilità morale dei capi; ribadisce la centralità del Vangelo e dei sacramenti; propone una pedagogia della virtù. Capite bene che non si tratta di sfumature. Si tratta di due visioni dell’uomo quasi opposte, come provenienti da ambienti del tutto diversi e distanti.

L’AGESCI ha superato il perimetro della Chiesa?

È legittimo chiedersi come sia stato possibile che un’associazione cattolica, storicamente solida e fedele al magistero, abbia approvato un documento che non cita il Catechismo; non richiama la dottrina sulla castità; non distingue tra accoglienza della persona e giudizio sugli “atti”. Ancora, è un documento che introduce categorie antropologiche estranee alla tradizione cristiana e che propone un modello educativo che rischia di relativizzare la verità morale proclamata dal Magistero della Chiesa.

Ci poniamo alcune domande: è una scelta pastorale? O è un cambio di paradigma antropologico? È un cammino “sinodale”? O è un cedimento allo spirito del tempo? È un atto di misericordia? O è una rinuncia alla verità? Si tratta di domande che non possono essere eluse, perché riguardano il cuore dell’educazione cristiana per come viene proposta negli ambienti scout.

Il rischio per l’associazione: perdere la propria identità

L’AGESCI ha sempre goduto di una reputazione di serietà educativa, radicamento ecclesiale, affidabilità morale. Ma un documento come questo rischia di creare fratture interne e di generare confusione tra i capi. Inoltre, potrebbe indebolire il legame con la Chiesa, mettendo i Vescovi di fronte al dilemma se “riprendere” i vertici dell’associazione, oppure se “lasciare correre”. Ancora, il testo può compromettere la credibilità dell’associazione, inducendo in molti genitori che si affidano agli “scout” per una sana educazione dei propri figli la domanda se non sia il caso di toglierli da un ambiente che potrebbe diventare negativo e moralmente pericoloso. Ci poniamo una domanda finale: un’associazione cattolica può permettersi di ignorare la morale cattolica?

Le parole di Leone XIV saranno ascoltate?

Il Papa, nel suo discorso, invita gli scout a diffondere il linguaggio della carità, dell’accoglienza e della pace. L’AGESCI ha scelto la strada dell’inclusione totale. Il Papa ricorda la strada della vocazione, della differenza, della coerenza morale.

Da parte nostra, riteniamo che forse, oggi più che mai, la vera profezia non è adattarsi al mondo che in quest’epoca strana sta generando una “pluralità di sessi”, ma testimoniare la verità dell’uomo e della donna come Dio li ha pensati. Affermare questo principio non è essere “omotransfobici”, ma semplicemente riconoscere che ogni essere umano nasce o maschio o femmina, e soltanto col crescere e con la difficile gestione della propria sessualità qualcuno può approdare a tendenze “diverse”. Il che non significa giudicare la persona, ma ricordare una verità della creazione che può illuminare chi fosse nel dubbio o nell’angoscia, orientando verso percorsi di accettazione e di serenità.

Autore

  • Giornalista professionista, ha lavorato dapprima in Lombardia come direttore scolastico e pubblicista presso diverse testate, passando poi al giornalismo full-time a Roma come redattore esperto alla Agenzia stampa SIR della Conferenza Episcopale Italiana. I suoi interessi principali riguardano la cultura religiosa, l’impatto delle nuove tecnologie sulla vita delle persone, le problematiche geopolitiche nei loro riflessi economici, sociali e anche spirituali.

     

     

     

    Collaboratore esterno


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