Il metodo Montessori che fa fuggire i bambini

All’istituto Comprensivo Ceneda di Roma diretto dalla Dirigentesi Scolastica Sabina Maraffi, da qualche tempo le cose non vanno bene.
4 bambini hanno deciso di cambiare scuola e almeno 4 vivono una situazione di malessere.
Con questo articolo intendiamo sollevare il problema affinché possa essere risolto.

Istituto Comprensivo via Ceneda - Roma
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Il fatto

All’Istituto Comprensivo Ceneda di Roma diretto dalla Dirigente Scolastica Sabina Maraffi, da qualche tempo le cose non vanno bene.

4 bambini hanno deciso di cambiare scuola e almeno 4 vivono una situazione di malessere.

Con questo articolo intendiamo sollevare il problema affinché possa non presentarsi mai più.

Perché crediamo nella scuola

La scuola è organizzata come una azienda.

A partire dalla riforma Bassanini del 1997 tante figure legate al mondo scolastico hanno visto una propria ricollocazione e altre hanno assistito alla propria nascita dando vita a una struttura piramidale a tutti gli effetti che ha come obiettivo il miglior funzionamento della scuola a vantaggio dello studente di oggi che sarà l’uomo o la donna di domani.

La scuola buona, efficace e meritevole è la scuola che riesce a formare individui psicologicamente ed emotivamente adulti pronti ad affrontare la propria vita traendone il meglio per sé e per la società.

Al vertice di questo incarico gravosissimo e di valenza etica enorme c’è il Dirigente Scolastico a cui compete il ruolo di far viaggiare perfettamente la “macchina scuola”.

Sarà talento e professionalità del dirigente saper guidare come per una sinfonia il personale docente, il personale amministrativo, tecnico e ausiliario (ATA), le famiglie e i discenti.

Fare il Dirigente Scolastico è oggi più che mai un incarico di estrema responsabilità e altissimo valore sociale.

Tutti noi siamo grati ai Dirigenti Scolastici, ai Direttore dei Servizi Generali Amministrativi, al personale ATA, a tutti i docenti e a tutte le professionalità che orbitano attorno al mondo della scuola.

Siamo convinti che proprio la scuola sia e debba essere l’ideale incubatrice del miglior mondo possibile.

La gerarchia a scuola

In un sistema piramidale che vede al vertice il Dirigente Scolastico e alla base come elemento fondante gli studenti e le loro famiglie, affinché tutto proceda per il meglio e il dialogo tra le parti sia costante e profittevole, vengono applicate delle regole semplicissime.

Abbiamo detto che il fine ultimo della scuola è formare gli alunni grazie alla professionalità dei docenti, assisiti e supportati dal personale ATA e coordinati dal Dirigente Scolastico.

Il processo educativo degli alunni avviene grazie al lavoro corale della scuola e della famiglia.

Accade quindi che è fondamentale che il corpo docente e le famiglie comunichino e si confrontino per il bene dello studente.

Quando la scuola funziona, il dialogo è costante, la crescita effettiva, famiglie, studenti, docenti e DS comunicano facilmente e riescono a far crescere la scuola che, ricordiamolo, è patrimonio della comunità.

Il possibile problema

Ovviamente, come in tutti i rapporti umani, può accadere che qualcosa si inceppi: che ci sia una incomprensione tra una qualche famiglia e un docente o tra un docente e altri colleghi… tutta ordinaria amministrazione.

Spetta al Dirigente Scolastico sanare i dissidi e fare in modo che tutto vada per il meglio.

Cosa bisogna fare quando i genitori non riescono a comunicare con i docenti o, peggio ancora, con il Dirigente Scolastico?

Cosa bisogna fare quando i bambini non si trovano bene nella propria classe?

A chi rivolgersi quando si ha bisogno di fare chiarezza nei comportamenti degli studenti ma non si riesce ad avere una risposta da chi ha segnalato il comportamento anomalo?

Normalmente le condotte degli studenti vengono discusse tra genitori e docenti (esistono infatti le riunioni tra docenti e genitori), laddove il caso richiedesse delle attenzioni maggiori, per esempio disagi dello studente o disallineamento nell’apprendimento, problemi di qualunque tipo tra genitori e docenti, entrano in gioco le varie gerarchie scolastiche fino al dirigente scolastico.

Questo sistema nella maggior parte dei casi riesce a fronteggiare e risolvere al meglio ogni situazione.

Ci sono delle volte, però, in cui invece qualcosa si rompe e questo processo si blocca non portando soluzioni.

Non sempre la storia ha un lieto fine

Può capitare alle volte, per inesperienza, mancanza di attitudine degli attori o attraversamento di un periodo particolarmente difficile che il flusso comunicativo venga interrotto.

Può capitare che dei genitori che hanno bisogno di parlare con un docente non ci riescano e che i genitori, esasperati, non riescano a parlare neppure col dirigente scolastico.

Può capitare così anche che alcune famiglie decidano di portar via i propri figli dalla scuola.

Ma davvero possiamo permettercelo?

Davvero possiamo portar via dei bambini da una scuola lasciandogli come insegnamento che le difficoltà sono insuperabili e l’unica strada è la fuga?

Chi scrive pensa che realtà come queste non dovrebbero mai aver luogo ma, purtroppo, l’esperienza delle segnalazioni che arrivano in redazione raccontano una brutta realtà.

Storia

Questa è la storia brutta (ma non insanabile) di un flusso di comunicazione interrotto.

È la storia di genitori che non riescono ad avere risposte e docenti che non hanno il coraggio di affrontare le proprie responsabilità.

È la storia dell’Istituto Comprensivo Ceneda di Roma e degli studenti che ha perso.

L’Istituto Ceneda di Roma

L’istituto Ceneda è un Istituto molto grande e importante per la sua posizione e offerta formativa all’interno della città di Roma.

L’Istituto è costituito da cinque plessi:

  • Secondaria di Primo Grado “Carlo Urbani”
  • Infanzia Montessori “Lorenzo Cuneo”
  • Infanzia e Primaria “Giuseppe Garibaldi”
  • Primaria “Bobbio”

La storia che raccontiamo oggi è legata alla scuola primaria, in particolare modo alla scuola che applica il metodo Montessori.

Molti genitori preferiscono il Ceneda rispetto ad altri più vicini proprio perché desiderano che i propri figli siano educati attraverso il metodo Montessori.

Ma è proprio in una classe della scuola primaria che qualcosa non va.

Abbiamo notato che nell’ultimo anno 4 bambini hanno lasciato la scuola e altrettanti vivono una condizione di malessere legato al protocollo educativo seguito.

Abbiamo provato ad andare a fondo sul motivo di questa anomalia e abbiamo scoperto che alla base di tutto c’è un problema di comunicazione tra le famiglie e la scuola.

Il problema

Stando alle informazioni raccolte, accade che in una classe della scuola primaria, contrariamente a quanto dichiarato, non venga seguito il metodo Montessori.

Pare che i bambini non utilizzino il materiale didattico specifico e che, in pieno contrasto col Metodo, si trovano a dover, per esempio, copiare parole dalla lavagna.

Pare che il materiale didattico non sia sufficiente per tutti i bambini e che una delle maestre adotti atteggiamenti e linguaggi non adatti alla formazione equilibrata dei bambini.

Su questo paragrafo, essendoci una indagine dei carabinieri in corso, non ce la sentiamo di dire se sia esattamente come raccontato o meno e, anzi, siamo pronti a scrivere un articolo di belle notizie quando tutto sarà chiarito.

La parte triste di questo racconto è che tutto poteva essere evitato.

La denuncia non è nata dall’oggi al domani ma al capolinea di una lunga serie di richieste di chiarimento.

Al capolinea di una lunga serie di email, messaggi e PEC inviate e senza risposta.

Quando i bambini hanno iniziato a non voler più andare a scuola o a mostrare segni di malessere verso lo studio, i genitori hanno chiesto un confronto con la maestra.

Quando questo è stato ripetutamente negato, si è chiesto il confronto con il dirigente scolastico che di fronte alle numerose PEC (con relativa notifica di ricezione e apertura) ha prima negato di averle mai ricevute e poi detto di averle perse.

La denuncia non è stata fatta per aggredire la scuola ma per l’esasperazione sorta dal fatto di non riuscire a risolvere in altro modo il problema.

Le famiglie, di fronte a mesi di silenzio, risposte inviate e rinnegate dal dirigente scolastico, non hanno potuto far altro che cedere.
Alcune hanno portato via i loro figli, altre continuano a vivere l’incubo del muro di gomma.

Ma questa non è una condizione accettabile.

Chi scrive pensa che una società civile non si può permettere di dare come unico scampo a un bambino che sarà l’adulto di domani, la fuga.

Chi scrive non può accettare che all’interno di una scuola un dirigente scolastico aggredisca verbalmente genitori portando via i docenti e fomentando il reciproco odio.

Chi scrive crede fortemente nella possibilità del cambiamento ove le persone siano in grado di imparare dai propri errori e ammetterli.

E così noi di Betapress con questo articolo ci auguriamo che le cose all’Istituto Ceneda di Roma cambino, che i bambini non abbiamo più paura di affrontare la loro maestra e, anzi, che questa possa diventare un punto di riferimento della loro crescita come è giusto che sia.

Le nostre pagine saranno sempre aperte per il DS Sabina Maraffi che non ha ancora risposto alla nostra email di richiesta di contatto.

E non vediamo l’ora, tra qualche mese, di raccontare la bellissima storia dell’Istituto Comprensivo Ceneda di Roma che ha superato i suoi piccoli problemi e adesso contribuisce alla crescita di adulti sani.

… Oppure continueremo a raccontare e denunciare quello che non va, senza tregua né stanchezza perché, parafrasando quello che ci ha detto una mamma

“lo stato si fonda sulla sanità, sull’istruzione e sulla giustizia, se finisce questo, finisce tutto”

 

Crediti

Metodo Montessori

 

Chi volesse segnalare una anomalia all’interno di una scuola, può scrivere a info@betapress.it

Chi fa l’interesse del Poggiali Spizzichino?

1 thought on “Il metodo Montessori che fa fuggire i bambini

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