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Era il 2009, quando i giornali, alcuni dei quali con quel gusto singolare che vede il successo come un male da combattere, titolavano “Briatore radiato dalla F1”.

Per spiegarne il motivo bisogna tornare al 2008, al GP di Singapore, quando un giovane pilota Nelson Piquet Jr., figlio del grande Nelson Piquet finiva contro un muro in quello che lui sosterrà essere un incidente simulato per eseguire un ordine di scuderia arrivato direttamente dal Team Principal della Renault Flavio Briatore, volto a favorire la vittoria dell’altro pilota della stessa scuderia, Fernando Alonso.

Il pilota che, dopo una brillante carriera nelle formule minori, aveva preso parte a 28 GP di Formula 1, ottenendo un podio e 11 ritiri.

Aveva ottenuto 19 punti totali nel campionato 2008 e 0 dopo 10 delle 17 gare nel 2009 che gli sono valsi il licenziamento da parte della scuderia francese.

Per la cronaca un’ulteriore sentenza ha definitivamente revocato la radiazione del Sig. Briatore che ora è perfettamente abilitato per tornare alla guida di un team di F1 anche se, nei successivi otto anni non è mai tornato in pista ma chissà cosa ci riserverà il futuro.

La Formula 1 è ora controllata dalla Liberty Media, una società americana, sicuramente di grande successo in tanti ambiti ma che, per quanto riguarda la massima competizione automobilistica, di certo non ha le idee molto chiare.

Analizziamo due decisioni che, per fare un complimento, definirei non brillanti: la prima trova un esempio lampante in quello che è successo al GP di Monza 2018 dove oltre alla indubbia straordinaria prestazione agonistica di Lewis Hamilton che è andato a vincere la gara dimostrando grandissima abilità, tenacia e determinazione, ha riguardato proprio gli ordini di scuderia.

Andiamo con ordine; il GP, dopo una fase abbastanza movimentata in partenza, vedeva il ferrarista Kimi Raikkonen in testa seguito da l’inglese Hamilton su Mercedes e davanti a loro, ma con un pin stop in meno, c’era il compagno di squadra dell’inglese, Valteri Bottas. Bottas in quel momento ha ricevuto un “team radio” da parte del suo box dove gli hanno detto esplicitamente di rallentare Raikkonen per facilitare il rientro di Hamilton che si era attardato per il combinato disposto di giri molto veloci di Raikkonen e due pit stop differenti; impeccabile quello della casa di Maranello e con qualche errore quello della Mercedes. Il rallentamento ha avuto successo anche perché ha anche causato un deterioramento delle gomme del pilota Ferrari che ne hanno inevitabilmente rallentato le prestazioni.

Rileggendo le prime righe verrebbe da pensare a multe e radiazioni, invece nulla di tutto ciò; tutto regolare. Senza dubbio l’interesse della squadre spesso giustamente prevale sull’interesse del singolo, ma fino a che punto si può arrivare? Che differenza c’è tra fare un incidente per rallentare tutti o frenare e rallentare un solo pilota? Posto che un incidente sia sempre e comunque pericoloso, dove è la differenza tra un caso e l’alto? Quale è il limite?

Per il modesto punto di vista di chi scrive è opportuno considerare due aspetti: innanzitutto è inevitabile che ci siano degli ordini di scuderia, anzi sono parte del gioco, si gioca in Team. Secondariamente è opportuno interrogarsi sul limite che questi possono avere e mi sembra evidente che in tutti gli sport questo debba essere il limite stesso della competizione, nel senso che si deve sempre e comunque ricercare la miglior prestazione, non esclusivamente danneggiare l’avversario.

Il caso di Raikkonen e Bottas è paragonabile ad un calciatore che si invola verso la porta e viene costantemente trattenuto dagli avversari, questo nel calcio sarebbe punito.

La punizione non è dovuta per una fantomatica giustizia divina ma semplicemente perché calerebbe lo spettacolo e snaturerebbe la disciplina. Strano che proprio una società di “media” non capisca quanto questo possa rovinare l’aspetto dello spettacolo e soprattutto il risultato incerto che è una delle discriminanti tra ciò che è sport e ciò che è semplicemente una recita.

Altra decisione, che fa sorridere, è quella di aver proibito le “ombrelline”; normalmente belle ragazze che reggevano un ombrello, da qui il nome, sopra i piloti prima della partenza. Questo giustificato con la farneticante motivazione che screditerebbe il ruolo della donna.

Ora con la stessa motivazione dovremmo vietare i bambini che accompagnano i calciatori in campo perché screditano il ruolo dei bambini. Siamo tutti al corrente della situazione politico sociale degli Stati Uniti e dei vari movimenti nati per evitare varie situazioni spiacevoli, vere o presunte, che pare abbiano visto protagoniste donne del mondo dello spettacolo e non solo, ma questo non consente in alcun modo di cambiare quella che è sempre stata una tradizione, peraltro apprezzatissima.

Cari amici di Liberty Media, leggete il vostro nome “libertà”!

Lo sport è quanto di più libero e democratico esista nella società, siate liberi davvero nelle vostre scelte e prendete esempio dal Principato di Monaco dove si sono rifiutati di applicare questa nuova norma e voi, giustamente, pur di non perdere uno spettacolo unico come il GP di Monaco, avete dovuto accettare che venisse disapplicata.

Iniziate a pensare da sportivi, ai principi dello sport, a favorire il confronto agonistico, incrementando lo spettacolo, senza fare i politicanti che rincorrono un consenso …immediato e spesso effimero.

Viva lo sport!

 

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