CESARE MORENO, il maestro con i sandali

 

CESARE MORENO, il maestro con i sandali

Oggi sono entrata in classe con le ballerine, ma mi facevano male i piedi. Ci vorrebbero i sandali, ho pensato, anzi, dovrei metterli tutto l’anno…

E, all’improvviso, mi è venuto in mente Cesare Moreno, il maestro di strada, che, da quasi 20 anni, mette i sandali, per protesta, 365 giorni all’anno, indipendentemente da che tempo fa…

Cesare Moreno è un insegnante sui generis, che noi di betapress abbiamo avuto il piacere e l’onore d’intervistare.

Maestro dal 1983, “non avevo intenzione d’insegnare, sono stato forzato da mia madre, avevo già 38 anni”, Cesare Moreno, ci parla di una vocazione innata alla denuncia.

betapress: “Quando è arrivata la vocazione?”

“Subito! Già nei primi 10 anni di esperienza nelle scuole di periferia di Napoli, ho iniziato a qualificarmi come oppositore radicale. Hanno iniziato a chiamarmi nelle varie trasmissioni televisive, per il mio ruolo di denuncia dei problemi della scuola. Nel ’94, dopo un macht in televisione, l’allora Ministro D’Onofrio, mi ha chiamato ad occuparmi della dispersione scolastica. Non mi sono più fermato”.

Una continua lotta, un ruolo scomodo, “prestazioni non gradite”, così dice lui.

Nel ’98 è il fondatore, insieme con la moglie Carla Melazzini, anche lei insegnante e scomparsa nel 2009, del “Progetto Chance”.

Un’ iniziativa di capitale importanza sociale, volta alla neutralizzazione della dispersione scolastica nei quartieri più difficili della città di Napoli. Un’opera attiva, nata dalla sfida di salvare gli ultimi della scuola, quelli che ne abbandonano la frequenza. Un’opera realizzata grazie alla preziosa collaborazione di operatori, educatori, insegnanti, dirigenti, “genitori sociali”, psicologi e volontari, in grado di riportate nuovamente a scuola, tra i banchi, centinaia di ragazzi, considerati, a priori, da insegnanti tradizionali, come definitivamente “dispersi”.

Un successo di pubblico e di critica”, così lui ne parla.

Peccato che, nel 2009, siano stati chiusi i finanziamenti pubblici.

Mi hanno detto, se vuoi continua con i finanziamenti privati. Ed io non mollo”.

Ed è così che, da quel giorno, di quasi dieci anni fa, Moreno ha deciso di mettere i sandali, per protesta, contro le autorità.

Contro quelle autorità che mancavano alla parola data.

Cesare Moreno ha deciso che avrebbe camminato coi piedi nudi dentro sandali ordinari, con qualunque tempo.

Non ha mai smesso, perché le autorità sono davvero inadempienti, per definizione, e perché i suoi passi, di dignitoso mendicante, si fanno conoscere meglio di una bandiera, indipendentemente da chi c’è al governo.

Cesare Moreno è dunque diventato “il maestro con i sandali”.

Li ha messi, in segno di protesta, nel 2009, perché Chance aveva ricevuto i vestiti, (i fondi della Legge 285), ma le istituzioni non sempre terminano quello che hanno iniziato troppo spesso per ragioni di opportunismo, e come se dopo aver dato i vestiti non avessero dato le scarpe…

E continua a metterli, anche oggi, nel 2018,” perché lo Stato italiano si sta ritirando sempre più, dall’assistenza e dall’educazione […] Mi sento come un caporale, senza percentuale, che subappalta la manodopera educativa […] Continuo ad elemosinare spazi. Servono soldi, che lo Stato non ci dà. I miei maestri vengono trattati come dei privati, anche se offrono una funzione pubblica”.

E che funzione, diciamo noi!!!

L’associazione MAESTRI DI STRADA, di cui Cesare Moreno è Presidente, conta 40 persone, di età compresa tra i 20 e i 35 anni. Giovani, principalmente laureati in psicologia, ma anche in pedagogia e sociologia. Giovani addestrati dal MAESTRO, che dice di loro “mi sento di aver lasciato un’eredità”.

Giovani che maturano anni di pratica continua, nelle scuole.” Una nuova categoria professionale, a metà strada tra psicologi, sociologi, assistenti sociali e figure di supporto alla genitorialità”, così lui ne parla.

Attualmente, in servizio in 14 scuole, durante l’orario scolastico. Intervengono soprattutto nella fascia più a rischio dispersione, fine medie, inizio superiori.

Betapress: Come?

“In due modi. Primo, andando a lavorare sul gruppo classe, rinforzandolo. Secondo, rimotivando l’apprendimento, offrendo dei laboratori […] Lavoriamo per sviluppare delle buone relazioni, per essere responsabili, per rimotivare i ragazzi. Se un giovane non ha voglia di vivere, non apprende”.

E qui è il punto.

Alla nostra domanda su quali sono i problemi dei giovani del 2018, Cesare Moreno ci ha risposto: “I ragazzi d’oggi sono sempre più sbandati e demotivati. Rispetto al passato, è crescita la sfiducia dei giovani verso il mondo adulto. La dispersione scolastica odierna, non è più legata a fattori sociali o economici. La dispersione scolastica dei nostri giorni, rimanda alla sfiducia nella vita sociale”. Ritiro sociale, mancanza di buone relazioni, manifestazioni aggressive esagerate, emergono in tutto il mondo giovanile, non solo nei ceti più emarginati. “C’è in gioco una crisi di rapporto intergenerazionale. Tutto il mondo adulto si è giocato la sua credibilità”.

A proposito delle varie riforme della scuola, ci dice che “l’unica cosa veramente nuova, è l’alternanza scuola-lavoro, perché mette in discussione il sapere libresco. E non a caso, ha scatenato la ribellione dei maitre à penser… Il vero sapere nasce dallo sperimentarsi di un giovane nel mondo del lavoro, anche fare servizio in un Mac Donald’s può servire…”

Sui primi passi di questo nuovo governo, ci dice che “è uguale a tutti gli altri. Sbagliato nello stile e nello scopo. Non è un governo politico, ma di odio. Dal punto di vista educativo, invito i miei maestri a fare l’esatto contrario. Non slogan idioti, ma impegno sociale.”

Betapress: “Cosa farebbe se fosse Ministro della pubblica Istruzione?”

“Primo, per almeno un anno, sospenderei tutte le riforme, non se ne può più. Poi il mio impegno categorico, sarebbe curare il benessere dei docenti, sempre più sotto burnout. Mi crede che quando vado nelle scuole come formatore, mi sento un rianimatore scolastico ?!?. Investirei sul riconoscimento almeno morale, se non economico, della professione insegnante. Direi, in modo forte e chiaro, che i docenti devono essere consapevoli, che devono riflettere insieme, che devono confrontarsi su ciò che osservano. Gli insegnanti che trasmettono il sapere non servono più. Servono quelli che riflettono. Solo così sono docenti impegnati. La professione degli insegnanti è una professione riflessiva. Senza attività riflessiva sul proprio ruolo, gli insegnanti stanno male.”

A volte, quando i suoi maestri vanno in classe, gli insegnanti curricolari, escono, per tirare il fiato, perché non ce la fanno più, perché le aule sono diventate un campo di battaglia.

“Gli insegnanti hanno bisogno di aiuto, di solidarietà, non di omertà. Di fronte al loro disagio, bisogna intervenire, in modo deciso. Ma non con il BONUS premiale, un crimine pedagogico, incentivo al lavoro privato, ma facendo l’esatto contrario, aiutando e motivando i docenti a lavorare in sinergia, perché solo i docenti, possono aiutare i docenti…”.

Betapress: “Momenti di sconforto?”

“Ogni giorno, quando vedo genitori che azzoppano i loro figli, insegnanti che si scontrano, autorità politiche che predicano odio e praticano violenza…Ma, mantengo fermo il principio della resistenza, credo nell’educazione oltre le miserie […] Ogni mercoledì, io e i miei maestri, ci incontriamo per leccarci le ferite, con però la serenità d’ animo di chi non molla, con il sorriso di chi non ha perso la speranza, perché la vita è testimonianza…”.

Grazie, MAESTRO.

E, a proposito di testimonianza…

Cesare Moreno è maestro elementare dal 1983, ma la sua storia è un’escalation di impegno sociale.

Dal 1994 al 1996, in qualità di consulente del Ministero della Pubblica Istruzione, ha varato a Napoli il Piano Provinciale di lotta alla dispersione “Qualità della scuola e successo formativo”.

È stato tra i fondatori del progetto Chance, recupero dei dispersi della scuola media, e suo coordinatore dal 1998 alla chiusura avvenuta nel 2009.

Dal 1998 al 2001 è stato nel gruppo di lavoro ministeriale Progetto SPORA che ha coordinato la sperimentazione di alcune decine di progetti riguardanti il recupero e la prevenzione della dispersione nelle zone a rischio dell’intero territorio nazionale.
Nel 2001 è stato membro della Commissione Nazionale per il riordino dei cicli scolastici e nel 2002 del Gruppo di Lavoro tecnico Scientifico per la formazione in tema di dispersione scolastica.

Il 2 giugno 2001 gli è stato conferito il titolo di Cavaliere della Repubblica per le sue attività in merito al recupero degli adolescenti in situazioni difficili.

Da giugno 2001 alla fine della legislatura è stato membro della Commissione Nazionale per il riordino dei cicli.

Nel 2002 il Direttore Generale del MIUR per la formazione e l’aggiornamento lo ha nominato membro del Gruppo di Lavoro tecnico Scientifico per la formazione in tema di dispersione scolastica.

A dicembre 2005 diventa responsabile scientifico del Progetto G-BUS, giovani per il benessere e l’utilità sociale, fattoria viaggiante per la promozione delle professionalità giovanili e la cittadinanza.

Ad aprile 2006 diventa Presidente della Associazione Maestri di Strada ONLUS, a settembre dello stesso anno riceve la targa del Ministero Della Pubblica Istruzione per i meriti nel campo del recupero degli adolescenti e della formazione degli operatori.

Il progetto G-BUS promosso da Maestri di Strada riceve nel 2008 il Premio nazionale “La Città dei Cittadini” per la sezione associazioni. Il premio, che ha ricevuto l’Adesione del Presidente della Repubblica, è ideato dal laboratorio “La città dei cittadini” dell’istituzione “Casalecchio delle culture”.

Ha ideato e coordinato le giornate di studio “Saperi di strada e cittadinanza dei giovani – Trame di pensiero e strutture per la promozione di nuove alleanze educative”, con la partecipazione di studiosi di otto università italiane, nel luglio 2010.

Dal 2010 progetta e coordina il progetto E-VAI (Educazione, Volontà, Accoglienza, Integrazione) per la prevenzione della dispersione scolastica nella periferia orientale di Napoli, con un finanziamento della Fondazione San Zeno di Verona.

Ha pubblicato in riviste specializzate e volumi numerosi contributi per la definizione di metodologie educative. Ha curato l’edizione del volume postumo di Carla Melazzini “Insegnare al principe di Danimarca”, premiato poi nel 2011 con il Premio Siani.

Nell’aprile 2008 ha tenuto un Corso all’Università Internazionale dell’Andalusia nell’ambito del master di “Experto universitario Intervención socio educativa en ámbitos desfavorecidos”.
Nel 2009 nell’ambito del Festival dei Saperi promosso da EDA-Forum ha ricevuto, per il progetto Chance, una targa come buona prassi nella formazione continua degli adulti.

Il 3 e 4 luglio 2012 ha coordinato, con la professoressa Santa Parrello, le giornate di studio “La Mappa e il Territorio – Ripensare l’educazione tra strada e scuola” a cui hanno partecipato importanti studiosi dall’Italia e dall’estero.

Proprio l’anno scorso, ha ricevuto un ennesimo premio, quello della Fondazione premio Napoli.

Per la prima volta il riconoscimento, che va ogni anno ad autori di narrativa, saggistica e poesia, è stato assegnato a lui, il “maestro coi sandali” per “la cultura”, che non è una categoria né un genere letterario, ma un modo di stare al mondo insieme agli altri.

Maestri di Strada, l’Associazione che ha fondato, e di cui è Presidente, affronta infatti i fenomeni sociali di emarginazione, nelle loro dimensioni psichiche e personali, oltre che culturali ed economiche.

Lavorando sulla “emarginazione interiore”, dà voce al nucleo delle difficoltà dei giovani ad impiegare le proprie risorse per crescere.

Il fenomeno della dispersione scolastica si inserisce in un più vasto fenomeno di dispersione delle risorse dei giovani.

L’abbandono scolastico è solo la punta di un iceberg, segno e simbolo di un ben più diffuso fenomeno di difficoltà educativa, di crisi di relazione tra giovani generazioni e mondo adulto.

Tra i giovani, il disagio esistenziale acuto, è ormai un fenomeno che oltrepassa i limiti delle classi sociali. Il disagio dei giovani è un anticipo del “normale” disagio della nostra civiltà, sempre più alienata.

I fenomeni di disagio a scuola, sono sintomo di un malessere più generale, che riguarda la crisi dei ruoli adulti.

Gli adulti dovrebbero regolare e contenere i giovani, con le necessarie oscillazioni connesse alla crescita.

Le figure adulte dovrebbero rappresentare i garanti sociali e psichici dell’apprendimento, ma sembrano essersi ritirate da questo ruolo, assumendo a loro volta comportamenti immaturi e di poca responsabilità.

Il mandato sociale della scuola, è diventato un mandato paradossale.

Da un lato, abbiamo una scuola incentrata sulle discipline, dall’altro lato, la richiesta è di una scuola incentrata sulla formazione umana e professionale. Da un lato si vuole alimentare la competizione sociale, d’altro canto non si vorrebbero vittime nella cosiddetta corsa al successo.

Ne consegue per la scuola, per gli educatori e per i docenti un mandato paradossale che richiede formazione umana e professionale seria e regolata, ma alimenta in ogni modo la poca responsabilità, la sostituzione delle merci alle relazioni, la competizione invidiosa piuttosto che la cooperazione.

Il diritto alla scuola non può essere un diritto formale, ma un diritto esigibile, esiste solo se si realizza praticamente: la frequenza scolastica deve essere garantita attraverso opportune strategie che favoriscono la partecipazione anche di quelli poco motivati e che vivono forti disagi.

Contro la dispersione scolastica l’unica strada è andare là dove i giovani stanno con la mente e con il cuore, assumere il loro disagio esistenziale e sociale come l’unica materia prima con cui edificare il proprio progetto di vita.

Maestri di Strada significa questo.

 

Antonella Ferrari
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