Italiani vi è concesso… pascolate pure.
Italiani, vi è concesso… frasi dette nel 2020 – 2021-2022, da Conte e Draghi.
Nel 2026 il monito di Mattarella: “Bisogna impedire la regressione verso l’autoritarismo”.
Italiani, Vi è concesso … queste frasi furono utilizzate da alcuni Presidenti del Consiglio, prima Conte nel 2020 e poi Draghi tra il 2021-2022, per affermare decisioni assai discutibili che hanno segnato irrimediabilmente la vita di migliaia di Italiani e di cui, a distanza di anni, c’è chi ne ha pagato le conseguenze, in moltissimi casi drammatiche, spesso in maniera irreversibile o che hanno condotto al decesso.
Per di più, le inchieste, tenacemente incardinate dietro una forte spinta popolare, ad oggi, non hanno reso quella giustizia che tutti auspicano.
Ma se allora i Presidenti del Consiglio utilizzavano frasi che ben ricordano coloro i quali ancora pensano e riescono a dedicare un poco di tempo per documentarsi e riflettere, nonostante il sistema caotico simile al quello descritto nella Bibbia inerente al periodo “Babilonese”, tutto ciò che viene dall’alto, sembra condurre ad un sistema che poco o nulla può freddamente considerarsi “diritto democratico”.
Sono sempre meno così coloro i quali riescono a trovare il tempo di pensare, dribblando la corsa contro il tempo, per onorare tutti i doveri burocratici, idealmente sveltiti da sistemi tecnologici, imposti dall’alto, ma che invece allungano i tempi per continui blocchi dovuti a vari motivi, a dimostrazione che nulla è perfetto e per di più, essendo macchine, mancano della capacita di intervenire seguendo la logica del buon senso.
Ma ci stiamo talmente abituando a questo strano “sistema democratico”, che le discussioni provocate da incredibili imposizioni piovute dall’alto diventano solo puro scontro, come accadeva qualche secolo fa tra “guelfi e Ghibellini”.
Un esempio per tutti è la vicenda della casa del bosco, ma non è l’unico caso essendo migliaia in Italia.
Questo caso evidenzia un problema che andrebbe risolto con immediatezza, in quanto tutta la comunità è responsabile della salute, anche mentale, di quei poveri bambini che invocano di stare con mamma e papà.
Migliaia di esempi potrebbero farsi anche in settori assai diversi: Giustizia, Sanità, Economia, e via dicendo, esempi cui oggi, chi segue l’informazione e non la propaganda, ha elaborato un concetto assai drammatico, al punto che non ha più fiducia nella politica partitica e meno che meno alle elezioni e la sempre più bassa affluenza ne è un sintomo, cui la partitocrazia preferisce non occuparsene.
Così, non sono in pochi a sostenere di essere prigionieri di una dittatura occultata e presentata come democrazia.
Il monito “bisogna impedire la regressione verso l’autoritarismo” proferito in occasione della Lectio Magistralis tenuta a Firenze dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella a cui è stata consegnata, con una cerimonia al Teatro del Maggio, la laurea honoris causa in “Politica, Istituzioni e Mercato” da parte della Scuola di Scienze Politiche Cesare Alfieri, ha destato parecchia attenzione.
Molti hanno voluto approfondire e valutare da cittadini “pensanti”.
Sergio Mattarella ha menzionato il filosofo storico e politico francese Alexis de Tocqueville e la sua “Democrazia in America” per chiedere che si scongiuri l’attuale deriva che rischia di portare i sistemi democratici verso l’autocrazia e il cesarismo.
La domanda che aleggia tra gli Italiani è: perché scomodare Alexis de Tocqueville e la Democrazia in America ignorando la democrazia in Italia?
L’autocrazia è una forma di governo in cui il potere supremo è concentrato nelle mani di una sola persona (l’autocrate) o di un gruppo ristretto, esercitato senza vincoli costituzionali, limitazioni o opposizioni effettive.
Il termine cesarismo poi, indica un regime politico guidato da un capo dotato di carisma, che fonda il suo potere su un forte consenso popolare.
Per cesarismo s’intende un regime politico attuato da un uomo dotato di forte volontà di realizzare i suoi progetti e d’un particolare carisma che gli permetta di rivolgersi direttamente al popolo per invocarne sostegno e consenso.
Cesarismo è il termine coniato dagli studiosi di Giulio Cesare, il grande condottiero che raggiunse i vertici del potere politico attraverso una serie di eccezionali vittorie militari e con il consenso delle masse popolari.
Si tratta in genere di governi autoritari, quindi, che della democrazia hanno solo l’apparenza. Una sorta di «dittatura democratica».
Esempi recenti, si hanno quando si parla di Napoleone Bonaparte c’è chi sostiene che si tratti di un esempio di cesarismo. Egli con il colpo di Stato del 9 novembre 1799 instaurò un regime “cesaristico” puro. Questa fase terminò con il plebiscito del 1802, con il quale Napoleone consolidò definitivamente il suo potere diventando console a vita.
Anche il fascismo esaltò la figura di Cesare, ma questi era stato ucciso dai suoi oppositori nelle Idi di Marzo del 44 a.C. Quindi, prudentemente, Mussolini preferì essere paragonato a Ottaviano Augusto, che aveva ripotato l’ordine dopo le guerre civili romane e fondato l’Impero di Roma.
Da qui la tirannide, concepita come regime arbitrario e ‘privatistico’ di uno solo, è l’antitesi della vita politica democratica, in cui tutti i cittadini (i maschi liberi) possono partecipare al governo della città, hanno uguale diritto di parola nelle assemblee e sono sottoposti a leggi valide per tutti.
Quale messaggio intende darci Mattarella quando lanciando il “monito” “si vuole abbattere il Diritto Internazionale fa riferimento a Alexis de Tocqueville e la Democrazia in America?
Democrazia in America pubblicato in due libri, il primo il 23 gennaio 1835, il secondo il 24 aprile 1840, è un saggio scritto in francese da Alexis de Tocqueville sugli Stati Uniti degli anni 1830, in cui descrive e analizza il sistema politico americano.
Nel 1831, i magistrati Alexis de Tocqueville e Gustave de Beaumont furono inviati dal governo francese per indagare sul sistema carcerario americano. Arrivati a New York a maggio, trascorsero dieci mesi viaggiando attraverso gli Stati Uniti, osservando non solo le prigioni, ma anche diversi aspetti della società americana, tra cui economia e politica. Alexis de Tocqueville incontrò il procuratore generale dello stato della Louisiana, Étienne Mazureau, che gli fornì una certa quantità di dati sociologici, demografici e linguistici.
Nel febbraio 1833, dopo essere rientrati in Francia nel 1832, entrambi presentarono il loro rapporto sul sistema carcerario americano, sul sistema penitenziario negli Stati Uniti e la sua applicazione in Francia.
Certamente un “processo” che può interessare chi vorrà approfondire, ma che ancora una volta induce a riflettere circa le parole di Mattarella, specialmente quando, chiudendo la sua lectio doctoralis, ricorda quanto scrisse nel 1957 il giurista Silvano Tosi nella prefazione “alla sua traduzione della Democrazia in America: Nelle molte intuizioni profetiche di Tocqueville – annotava Tosi – la più inquietante per il nostro tempo è forse quella che prevede un futuro oscillante fra la libertà democratica e la tirannide cesarista”. Ecco, ha chiosato Mattarella: “Non lasciamo che questo avvenga, che si realizzi una simile regressione”.
Significativo, quando Mattarella ha ricordato gli studenti illustri della scuola fiorentina: “Antonio Cassese”, che a lungo ha insegnato Diritto internazionale a via Laura prima di andare a presiedere il Tribunale internazionale per i crimini nella ex Jugoslavia, dalla cui esperienza è nata quella storica espressione di civiltà costituita dalla Corte penale Internazionale”.
Monito o che altro quando ha ricordato “un giovane Mario Draghi, che ebbe a Firenze la sua prima cattedra”?
Quel Mario Draghi, mai eletto dal popolo e criticato pubblicamente ed aspramente da un Precedente Capo di Stato Italiano, Francesco Cossiga, “calato” poi come Presidente del Consiglio.
Quel Mario Draghi che tra le tante cose, impose agli Italiani, ne riportiamo solo la norma meno impegnativa, il limite massimo, assai basso per la verità, cui dovevano essere tenuti i riscaldamenti?
Ci chiediamo se, prima di guardare cosa accade a casa altrui, non sarebbe opportuno capire cosa accade a casa nostra.
Si eviterebbe così che qualcuno possa tirare fuori il detto italiano, usato per criticare chi accusa altri di un difetto o colpa, che in realtà possiede lui stesso e spesso in misura maggiore: Il Bue che dice cornuto all’asino.
Nota del Direttore
Caro Ettore,
come sempre io e te ci troviamo di fronte alla torre di babele versione nuovo millennio.
Mille cose, mille lingue, tutti bravi, tutti onesti, ma tutto in malora e nessuno che capisce davvero cosa succede.
Noi due siamo due sognatori che credono di riuscire a risvegliare quel popolo italiano che fu di innata intelligenza, innata virtù, innata bontà, innata, appunto …
Oggi il senso che guida il nostro paese è quello che hai descritto tu, quell’italiani vi è concesso, che come frase, anche a volerla prendere in positivo, da il senso del popolo bue che oggi invade il nostro paese, popolo che tanto abbiamo descritto nei nostri scritti, che tanto temiamo.
Ormai non c’è più nemmeno il pudore che c’era una volta nel minacciare, vedi immagine a lato, il cosiddetto “vi tagliamo i fondi” detto a qualcuno prima solo nelle stanze del potere, adesso diventa notizia di giornale, ma nessuno si scandalizza.
Ma amici non vi viene un senso di vertigine a leggere certe cose, non è così che funziona un paese liberare, un paese di cultura diffusa, un paese di comprensione e condivisione, un paese di apertura ai grandi temi dell’umanità, un paese che riconosce la differenza, un paese che ama la comprensione anche verso le altre culture.
Infatti noi siamo ormai un paese in profonda crisi, senza futuro, voluto così da una classe politica intrallazzata con la peggio fetenzia esistente.
Mi sovviene sempre cosa mi diceva mio nonno: “nel torbido si pesca meglio.”
ed allora può essere che in un paese così torbido i nostri politici riescano a pescare meglio!!
In fondo lo diceva, anche se in altro modo, anche Tacito negli Annales: “Corruptissima re publica plurimae leges” (Più lo Stato è corrotto, più numerose sono le leggi)
Il punto più inquietante della crisi italiana non è soltanto la mediocrità di una parte delle classi dirigenti.
Quella, in fondo, è la conseguenza visibile.
Il punto davvero allarmante è la progressiva degradazione del giudizio pubblico, la lenta evaporazione del senso critico, la trasformazione del cittadino in spettatore emotivo di vicende che non comprende più fino in fondo.
Un Paese che non studia, che non approfondisce, che non distingue più tra fatto e racconto, tra prova e suggestione, tra informazione e propaganda, non è semplicemente un Paese in difficoltà. È un Paese esposto.
La crescente disalfabetizzazione, culturale prima ancora che scolastica, ha prodotto un effetto devastante. Ha lasciato in piedi il rumore delle parole, ma ne ha svuotato il significato. Così si discute di libertà senza conoscerne il prezzo, di democrazia senza praticarne la disciplina, di verità senza sopportarne la fatica.
Si reagisce molto, si comprende poco. Si giudica tutto, si esamina nulla. E in questo spazio impoverito prosperano inevitabilmente i manipolatori, i semplificatori, i professionisti della menzogna.
La parte più amara, tuttavia, è un’altra. Una società così indebolita finisce per sviluppare un vizio morale prima ancora che intellettuale.
Diventa abilissima nell’individuare la pagliuzza negli occhi altrui e quasi incapace di riconoscere la trave piantata nei propri.
Denuncia i difetti del potere, ma non interroga mai fino in fondo la propria docilità.
Accusa la propaganda, ma premia chi conferma i suoi pregiudizi. Lamenta il declino del dibattito pubblico, ma rifiuta sistematicamente tutto ciò che richieda studio, complessità, rigore, memoria. In altre parole, pretende verità dagli altri senza imporla mai a se stessa.
Ed è qui che la crisi democratica si fa più seria. Perché la libertà non crolla soltanto sotto i colpi di chi la aggredisce apertamente. Più spesso si indebolisce quando una collettività smette di meritarsela, quando preferisce l’assoluzione all’autocritica, il bersaglio facile all’analisi, la rassicurazione allo sforzo del pensiero.
Un popolo non decade solo perché viene ingannato. Decade soprattutto quando si abitua all’inganno, quando lo tollera, quando lo incorpora nella propria vita pubblica come se fosse un elemento naturale del paesaggio.
Per questo, prima di accusare i vertici, occorrerebbe guardare le fondamenta. Prima di denunciare la menzogna degli altri, bisognerebbe domandarsi perché essa trovi un terreno tanto fertile. Prima di scandalizzarsi per il degrado del linguaggio politico, bisognerebbe riconoscere il degrado del linguaggio civile che lo rende possibile.
Senza questa onestà, senza questa capacità di vedere la trave prima della pagliuzza, ogni indignazione resterà soltanto teatro, e ogni appello alla democrazia non sarà che un rito pronunciato da una società che ha già smesso di comprenderne la sostanza.
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https://www.agi.it/politica/news/2026-03-10/mattarella-democrazia-rischio-36033317/
https://fr.wikipedia.org/wiki/De_la_d%C3%A9mocratie_en_Am%C3%A9rique
https://www.treccani.it/enciclopedia/charles-alexis-henri-clerel-de-tocqueville/
Tocqueville?
Autore di studi sulla democrazia e sulla società americane (De la démocratie en Amérique, 1835; Démocratie en Amérique, 1840), in realtà riflessioni sulla società occidentale, fu più volte eletto deputato (1839, 1842, 1846); fu membro dell’assemblea costituente (1848) e ministro degli Esteri (1849).
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