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Il tema della folla è sempre stato ampiamente trattato dagli scrittori di tutti i tempi.

Seneca riteneva che la folla provocasse un turbamento nell’uomo.

Manzoni vedeva la folla come qualcosa di negativo per i comportamenti irrazionali messi in atto e, a questo proposito, così si esprimeva: “Ne’ tumulti popolari c’è sempre un certo numero d’uomini che, o per un riscaldamento di passione, o per una persuasione fanatica, o per un disegno scellerato, o per un maledetto gusto del soqquadro, fanno di tutto per ispinger le cose al peggio, propongono o promuovono i più spietati consigli, soffian nel fuoco ogni volta che principia a illanguidire: non è mai troppo per costoro; non vorrebbero che il tumulto avesse né fine né misura”.

Anche in Verga ritroviamo la folla con riferimento ad una rivolta contadina poi repressa dall’esercito di Garibaldi.     

Secondo lo studioso Le Bon, pioniere della psicologia delle folle, “l’uomo della folla ridiventa primitivo” e l’individuo immerso nella folla non è più se stesso.  

Possiamo osservare che la persona, nel momento in cui si unisce alla folla, subisce un cambiamento in quanto percepisce un senso di potenza ed assume – come afferma Le Bon – comportamenti simili a quelli di un individuo ipnotizzato ed irresponsabile.

Anche Freud si è occupato di psicologia delle masse, approfondendo la tematica della coesione sociale, e concordava con Le Bon sul fatto che le folle fossero più disinibite dei singoli individui.

Freud riteneva che le folle e i gruppi fossero tenuti insieme dalla libido e spiegava come l’individuo che si immerge nella massa si liberi di tutte le sue inibizioni.

Una dimostrazione di ciò è data, ad esempio, dalla folla che ha festeggiato il 2 maggio 2021 per la vincita dello scudetto da parte dell’Inter, riversandosi in Piazza Duomo e violando le regole del distanziamento sociale previste per il Covid.

Le immagini che abbiamo visto dei tifosi che si accalcavano in Piazza Duomo ci riportano indietro nel tempo, anche se in questo caso c’è una differenza perché si tratta di una folla che esprime felicità e non rabbia come quella di svariati autori del passato.

La folla dei tifosi dell’Inter, in una situazione non problematica sul piano sanitario, sarebbe stata vista in senso positivo perché rappresentativa di un’unica anima espressione di unità e di gioia. Il contesto situazionale condizionato dal Covid ha capovolto il senso di tale evento, trasformando la folla in una specie di mostro.

Si nota, per altro, una significativa perdita del controllo da parte di questa folla: i tifosi dell’Inter si sono riversati per le vie del centro di Milano mettendo in scena comportamenti disinibiti quali ad esempio il togliersi le mascherine e l’ostacolare il distanziamento sociale.

Questo ci fa riflettere su come la folla, che si riunisce con intenti positivi per festeggiare un evento, possa assumere connotazioni negative.

Potremmo parlare, a questo proposito, di una “patologia della folla” che genera negli individui una mancata percezione delle possibili conseguenze delle azioni messe in atto e spesso anche una violenza incontrollabile.

 

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