la piattaforma dei “valori non negoziabili”
Dal card. Ruini ai cattolici di oggi: esiste ancora
la piattaforma dei “valori non negoziabili”?
A distanza di poco più di una settimana dalla scomparsa del cardinale Camillo Ruini
Camillo Ruini, il cardinale che non arretrava davanti al relativismo etico dei nostri tempi
forse vale la pena tornare a riflettere sulla sua eredità ecclesiale e culturale, cercando di andare oltre sia le celebrazioni affettuose, sia le critiche che hanno accompagnato la sua lunga stagione di guida della Chiesa italiana.
Pochi protagonisti del cattolicesimo contemporaneo hanno infatti suscitato sentimenti tanto contrastanti. Ruini è stato al tempo stesso stimato e contestato, ascoltato e criticato, spesso persino all’interno dello stesso mondo ecclesiale che era chiamato a guidare. Non era raro, negli anni in cui presiedeva la Conferenza Episcopale Italiana o svolgeva il delicato ruolo di Vicario del Papa per la diocesi di Roma, ascoltare giudizi severi provenienti da ambienti ecclesiali che si definivano progressisti e che guardavano con crescente diffidenza alla sua impostazione culturale.
Eppure, al di là delle valutazioni personali, è difficile negare che durante il lungo periodo della sua leadership il cattolicesimo italiano abbia conservato una presenza pubblica significativa e una capacità di interlocuzione che oggi appare molto più debole, se non quasi del tutto assente. In una fase storica segnata dalla fine della Democrazia Cristiana e dalla dispersione dei cattolici nei diversi schieramenti politici, Ruini comprese prima di molti altri che l’unità politica era ormai tramontata e che occorreva cercare nuove forme di coesione.
L’intuizione del “Progetto Culturale”
La sua risposta fu il coraggioso e discusso “Progetto Culturale”. L’idea di fondo era semplice e, per certi aspetti, lungimirante: se non era più possibile mantenere un’unità politica dei cattolici, bisognava almeno preservarne un’unità culturale e antropologica. Non si trattava di ricostruire un partito confessionale, ma di offrire strumenti per leggere la realtà a partire da una visione cristiana dell’uomo e della società.
In quegli stessi anni, tuttavia, si stavano già manifestando segnali di cambiamento all’interno di molte realtà associative storicamente vicine alla Chiesa. Organizzazioni come le ACLI, alcuni settori dell’Azione Cattolica Italiana, l’AGESCI e movimenti come Pax Christi e simili iniziavano a concentrare sempre più la propria attenzione sui temi della pace, dell’inclusione sociale, dell’accoglienza e della cittadinanza globale. Temi certamente presenti nella tradizione cristiana, ma che spesso finivano per occupare quasi interamente il dibattito pubblico, lasciando sullo sfondo le questioni antropologiche ed etiche che stavano particolarmente a cuore a Ruini.
Il cardinale osservava con preoccupazione questa evoluzione. Non perché negasse l’importanza dell’impegno sociale, ma perché riteneva che esso dovesse poggiare su una visione chiara della persona umana e della sua dignità. Senza questo fondamento, a suo giudizio, il rischio era quello di un progressivo adattamento alle categorie culturali dominanti.
Le grandi questioni: vita, famiglia, libertà educativa
È soprattutto sul terreno dei cosiddetti “valori non negoziabili” che l’opera di Ruini ha lasciato il segno più evidente.
La difesa della vita umana dal concepimento alla morte naturale, la centralità della famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna, la libertà educativa delle famiglie non rappresentavano per lui semplici opzioni politiche, ma punti essenziali di una visione dell’uomo radicata nella tradizione cristiana.
In questo ambito il cardinale non ebbe timore di assumere posizioni pubbliche nette, anche a costo di apparire “divisivo”, come si dice oggi. Il Family Day del 2007 rappresentò probabilmente il momento più visibile di questa strategia: una grande mobilitazione civile che intendeva testimoniare la presenza di una parte consistente del cattolicesimo italiano nel dibattito pubblico, non al traino dei disvalori laicisti rappresentati dagli ambienti della sinistra.
A differenza di quanto sostennero alcuni critici, Ruini non chiedeva allo Stato di trasformare la dottrina cattolica in legge civile. Piuttosto riteneva che i credenti avessero il diritto — e in certa misura il dovere — di partecipare alla vita democratica portando le proprie convinzioni e argomentandole nello spazio pubblico.
Una frattura che si è allargata
Con il passare degli anni, tuttavia, la distanza tra questa impostazione e quella di una parte significativa dell’associazionismo cattolico è andata crescendo.
Mentre Ruini insisteva sulla necessità di mantenere saldo il riferimento ai principi antropologici fondamentali, molte organizzazioni ecclesiali hanno progressivamente privilegiato altre priorità: il dialogo interculturale, la tutela dell’ambiente, le migrazioni, il pacifismo, la lotta alle disuguaglianze.
Non si tratta necessariamente di temi alternativi o incompatibili. Tuttavia, per numerosi osservatori, si è verificato uno spostamento di accento che ha contribuito a modificare il volto pubblico del cattolicesimo italiano. La piattaforma dei valori non negoziabili, che sotto Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e lo stesso Ruini aveva costituito un punto di riferimento condiviso, è diventata progressivamente marginale in diversi ambienti ecclesiali.
La conseguenza è stata una crescente frammentazione interna. Oggi il cattolicesimo italiano appare attraversato da sensibilità diverse, talvolta persino divergenti, che faticano a riconoscersi all’interno di una visione comune.
Che cosa rimane dell’eredità ruiniana?
Forse il lascito più importante di Ruini non consiste tanto nelle soluzioni che propose quanto nelle domande che pose.
Come può una comunità cristiana conservare la propria identità senza chiudersi in una cittadella assediata?
Come può dialogare con la cultura contemporanea senza limitarsi a recepirne passivamente linguaggi e categorie?
Come può coniugare l’attenzione ai problemi sociali con la custodia di una precisa visione dell’uomo?
Sono interrogativi che restano aperti anche oggi. Anzi, oggi forse più di prima.
Dobbiamo quindi accettare un dato di fatto, anche se – personalmente – avremmo preferito che gli esiti dell’epoca ruiniana fossero stati totalmente diversi: il “mondo cattolico” inteso come realtà culturalmente omogenea e politicamente riconoscibile appartiene probabilmente e in maniera irreversibile al passato.
Tuttavia, la questione che Ruini pose con forza continua a ripresentarsi: se una comunità rinuncia a definire ciò che la distingue, quale contributo specifico può ancora offrire alla società?
Per questo motivo la sua figura continua a suscitare interesse, consenso e discussione. Non tanto per nostalgia di una stagione ormai conclusa, quanto perché molte delle sfide che aveva intravisto si sono manifestate con maggiore evidenza negli anni successivi. E sono giunte sino a noi intatte, lasciando sulle spalle dei pochi convinti cattolici impegnati in politica un compito davvero difficile: difendere i “valori non negoziabili”, quando quasi più nessuno li riconosce come tali, persino all’interno della compagine cattolica nel suo complesso.
Il suo motto episcopale, Veritas liberabit nos, conserva in questo senso una sorprendente attualità. In un tempo segnato da appartenenze fragili e da identità spesso mutevoli, la domanda sulla verità dell’uomo e sul fondamento della convivenza civile rimane aperta. Ed è forse proprio da questa domanda che il cattolicesimo italiano è chiamato a ripartire.
Ultima notazione: chi oggi in politica e nella società osa proclamarsi “cattolico” è chiamato a mostrare una stringente e coraggiosa coerenza tra quanto dice di condividere e difendere e le scelte concrete che compie sugli scranni del Parlamento oppure nei consigli di presidenza delle Associazioni “cattoliche” dove milita. Sarà molto facile notare le incoerenze e denunciarle, anche se questo può non avere ripercussioni immediate sulle carriere politiche e sulle prerogative di potere di chi mostra tale debolezza di carattere, che poi tradisce una vera e propria inconsistenza etica.
Scopri di più da Betapress
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.