La scuola ai tempi del coronavirus

In questi giorni di sospensione delle lezioni e, da domani, di chiusura totale delle scuole, emerge sempre più la mancanza di alfabetizzazione emozionale, non digitale dei nostri figli, nonché alunni della scuola italiana.
Che senso ha parlare di conoscenze, di competenze, di abilità, quando i programmi sono saltati, non si sa se e quando si torna a scuola e, soprattutto cosa sta succedendo a tutti noi?!?

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In questi giorni di sospensione delle lezioni e, da domani, di chiusura totale delle scuole, emerge sempre più la mancanza di alfabetizzazione emozionale, non digitale dei nostri figli, nonché alunni della scuola italiana.

Che senso ha parlare di conoscenze, di competenze, di abilità, quando i programmi sono saltati, non si sa se e quando si torna a scuola e, soprattutto cosa sta succedendo a tutti noi?!?

Che lo sappiano quelli del MIUR, che, dopo un paio di settimane di pseudo didattica digitale, propongono un sondaggio per censire l’alfabetizzazione digitale della scuola italiana!

Sempre scollati dalla realtà di chi, la scuola la vive, davvero!

Non ha senso fornire un report taroccato come nelle prove invalsi, per far vedere che siamo bravi, che i nostri alunni hanno studiato, che siamo all’avanguardia, che ci destreggiamo tra lezioni on line, piattaforme digitali, classroom…

Mai, come in questi giorni, siamo tutti consapevoli che l’educazione emotiva deve assolutamente entrare nelle scuole: la scuola, in un momento di crisi delle famiglie e di collasso della società, rimane un’istituzione fondamentale, capace di fare la differenza.

Un insegnante emotivamente intelligente può fare la differenza, in una lezione frontale, passando tra i banchi, come in una lezione digitale, sorridendo dietro uno schermo.

E’ evidente, proprio in questi giorni!

Per molti giovani, il contesto familiare non offre più un punto d’appoggio sicuro nella vita.

Ecco perché le scuole restano il solo istituto al quale la comunità può rivolgersi per correggere le carenze di competenza emozionale e sociale dei ragazzi.

La scuola deve accogliere l’ansia dei ragazzi e restituirla loro bonificata.

Oggi più che mai.

Adesso più che mai.

Deve prenderli per mano, facendosi carico della loro fatica di crescere e traghettarli verso l’età adulta.

Un’ età adulta, vaccinata, loro malgrado, da questa sofferenza precoce, di nome covid19.

Siamo sinceri, ci sentiamo smarriti, inqueti, travolti dagli eventi noi adulti, figurarsi loro, che non sono neanche strutturati, emotivamente parlando!

Questo non significa che la scuola sia la panacea di tutti i mali.

Ma, poiché quasi tutti i bambini ed i ragazzi italiani vanno a scuola, anche in questi giorni in cui la frequenza è sospesa, almeno adesso, facciamo sì che la scuola sia un luogo che permette di raggiungere ognuno di essi e di fornirgli lezioni fondamentali per la vita.

Che l’emergenza coronavirus sia un’esperienza di vita, un allenamento emotivo, una palestra di disagio gestito.

L’alfabetizzazione emozionale comporta che il ruolo sociale delle scuole si estenda e vada a compensare le deficienze familiari e collettive nella crescita dei ragazzi.

Due le sfide da vincere: gli insegnanti devono oltrepassare i limiti della propria missione tradizionale e la comunità dev’essere più coinvolta nella vita della scuola.
“Come ti senti? Come stai in questi giorni? Cosa stai provando di fronte alle notizie? Che paure hai? Chi ti manca? Che cosa ti aspetti? Quali sogni coltivi?”

Queste sono le domande che dobbiamo rivolgere quotidianamente ai nostri alunni, prima di chiedere l’esecuzione dei compiti e l’invio dei files.

EDUCAZIONE EMOZIONALE. Non c’è forse materia più importante per valutare la qualità degli insegnanti.

Se c’è una competenza da censire è il modo in cui un insegnante gestisce la classe, perché IL MODO è infatti in sé stesso UN MODELLO, una lezione di fatto, testimonia se l’insegnante è dotato di competenza emozionale o ne è carente o, addirittura, sprovvisto.

Ogni atteggiamento di un insegnante nei confronti di un allievo è una lezione rivolta ad altri venti o trenta studenti, in presenza o on line.

Introdurre nella scuola l’alfabetizzazione emozionale e l’educazione sentimentale significa tornare a concepire l’educazione come formazione integrale della persona: una formazione in cui le conoscenze sono centrali, ma che non può rinunciare all’etica e alla conoscenza di sé.

Dunque, cari esperti del Miur, non prendeteci in giro anche stavolta, abbiate la compiacenza di ammettere che la scuola vera non sono i vostri voli pindarici in una scuola virtuale, in tutti i sensi!

 

 

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