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Tra le novità per le iscrizioni 2022/23 il pezzo forte per “richiamare” nuovi studenti è la settimana corta.

Il sabato libero viene reclamizzato all’interno dell’offerta formativa.

Formativa?

Dovendo distribuire in cinque giorni 30/32 ore di lezione, gli studenti sono costretti a fare 6/7 ore di lezione al giorno.

Non serve essere un esperto di scienze dell’educazione per comprendere che non si possono reggere con profitto 6/7 ore di lezione.

Le ultime ore certamente sono poco produttive perché i ragazzi sono ormai stanchi ed affamati.

Si impone così un ritmo troppo stressante che ricade negativamente sull’efficacia del processo di apprendimento e sulla possibilità stessa di riuscire a completare a casa i compiti assegnati.

E tutto questo è ancora più deleterio per i ragazzi più fragili, con bisogni educativi speciali che semplicemente hanno bisogno di più tempo per apprendere.

La scuola, l’educazione ha bisogno di tempo per far consolidare la conoscenza che si trasforma in competenza, ha bisogno di “lentezza”.

Negli apprendimenti la lentezza è “fisiologica”, infatti il nostro cervello sembra sia dotato di due sistemi, uno rapido e istintivo e uno lento di supporto ai ragionamenti logici.

La combinazione del funzionamento di questi due sistemi, con una rapidità nelle reazioni (es. focalizzazione dell’attenzione su uno stimolo) alternata a una lentezza in alcuni processi cognitivi (es. elaborazione cognitiva approfondita dello stimolo), sia adattiva per la nostra specie, e che per questo sia ben radicata nel nostro funzionamento cerebrale.

I tempi di concentrazione di ognuno sono variabili, ma sembra che si possano tenere livelli ottimali di concentrazione per circa 25 minuti, prima che questa inizi gradualmente a diminuire, se non si fanno delle piccole pause.

È dimostrato che rallentare i ritmi diminuisce la tensione emotiva e, di conseguenza, migliora la “performance”, che sia di studio o di lavoro.

Allora la settimana corta non ha nessuna valenza “formativa”, ma è una scelta certamente dettata da motivazioni che nulla hanno di didattico, del tipo: un giorno di riposo in più; più tempo libero da passare con famiglia e amici; i docenti fuori sede possono tornare a casa per il weekend; risparmio sulle utenze scolastiche (luce, gas, acqua ecc.); minor traffico per le strade; vantaggi per locali, negozi, centri commerciali ed esercizi pubblici.

Da un lato si invoca la scuola aperta al territorio con attività pomeridiane per combattere le emergenze educative, dall’altro si chiude per un giorno intero.
Ma la scuola è coerenza!?

 

Pio Mirra, DS IISS Pavoncelli di Cerignola (FG)

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