E’ proprio finita!

Spariti gli esami di terza media, o per gli amanti della forma, soppressi gli Esami di Stato del I°ciclo.

Quest’anno, complice il covid 19, il percorso si conclude con una tesina.

Niente presenza a scuola, niente prove scritte.

Il Ministro Azzolina, ieri a colloquio con gli studenti di Skuola.net ha accennato agli studenti che quest’anno concluderanno il I ciclo “faremo preparare una tesina, lavoreranno insieme ai loro insegnanti, la consegneranno e poi ci sarà lo scrutinio finale”.

Dato che non si rientrerà più in classe entro la fine dell’anno scolastico, si seguirà quanto indicato nel DL 22/20 dell’08 aprile 2020.

Quindi gli esami conclusivi del primo ciclo di istruzione 2019/20 non si svolgeranno e ci sarà soltanto la valutazione finale del consiglio di classe che terrà conto anche di un elaborato del candidato.

L’ordinanza, che il Ministro dovrà emanare, dovrà definire:

  • le modalità di composizione dell’elaborato;
  • le modalità e i criteri per l’attribuzione del voto finale.

E gli scrutini, sempre secondo quanto previsto dal decreto dell’8 aprile 2020, si svolgeranno in modalità telematica

Spariti gli esami di terza media, dicevamo, e salvata l’apparenza degli esami di maturità.

Infatti, l’esame finale per le scuole superiori, la maturità 2020, pietra miliare per generazioni di studenti, è stato “preservato” ed attende i maturandi, il prossimo giugno, in versione snellita e mistificata.

Siamo infatti passati dai tre scritti ed un orale di tre anni fa, ai due scritti ed un orale di due anni fa, al solo orale di quest’ anno.

Certo, avrà una veste totalmente nuova rispetto al passato, data la situazione fuori dal comune, questa è la giustificazione.

In realtà, se cambiamo significati cambiamo però anche il nome: non possiamo più parlare di Maturità se il nuovo esame NON sarà neppure svolto come imposto dalla riforma della buona scuola di Renzi, ma si presenta ancor più svilito dalla Ministra Azzolina.

Cambiano i governi, ma il gioco al massacro della scuola non finisce mai!

Stupiti ed attoniti, questo è come si rimane guardando le nuove regole dell’esame di maturità, o meglio del passaggio di fine superiore.

Non è più un esame, ma solo una formalità che chiunque potrà superare, ed a cui chiunque sarà ammesso.

Quindi a che serve?

Decisamente a nulla, un poco come il titolo di studio ed il suo valore legale, oggi a cosa serve essere diplomati se questo titolo di studio sul mondo del lavoro non vale più a nulla??

Non vale più nemmeno nei concorsi pubblici!!!

Svuotare così la scuola pubblica di ogni significato non sarà una mossa per favorire quella privata?

Ma procediamo con ordine, oggi parliamo di maturità e di come in tutto questo cammino si sia riusciti a farla diventare immatura.

Già da tre anni a questa parte, il governo aveva proposto che non servisse più il sei in ogni materia per essere ammessi, ma solo la media del sei (compreso il voto di condotta) e non si facesse più la terza prova …

Il 14 gennaio 2017, infatti, erano stati pubblicati sul sito del ministero dell’Istruzione e della Camera i testi degli otto decreti legislativi approvati dal Consiglio dei Ministri riferiti alla legge 107, cioè sulla riforma scolastica del luglio 2015, in breve, la BUONA SCUOLA di Renzi …

Il testo che più degli altri aveva fatto notizia, era l’atto 384:

“L’adeguamento della normativa in materia di valutazione e certificazione delle competenze degli studenti e degli esami di stato”.

In particolare, l’art.15, si occupava delle ammissioni dei candidati interni agli esami di stato finali delle superiori, cioè chi era ammesso alla maturità.

E qui veniva il bello …

Era necessaria, come prima, la partecipazione ad almeno il 75% delle ore di lezione, cioè, uno studente poteva continuare a stare a casa un giorno su quattro che, comunque, frequentando i ¾ del monte ore annuale, aveva assolto l’obbligo di frequenza.

Così, era sempre più istituzionalizzata anche l’assenza strategica o la malattia psicosomatica per allergia a quel prof tanto spietato che voleva pure interrogarlo nella sua materia professionalizzante…

In più, rispetto a prima, erano previsti gli obblighi alla partecipazione alle prove Invalsi, allo svolgimento dell’alternanza scuola-lavoro ed infine, una votazione di ammissione non inferiore alla media di 6/10 compreso il voto di condotta.

Dunque, non era più richiesta la sufficienza in tutte le materie.

Questo significa che si poteva essere ammessi all’esame di stato anche con un 5 (o un 4 o un 3!!!) purché ci fossero dei 7 (o degli 8 o dei 9) a compensare su altre materie.

Ed allora, il nostro candidato tipo poteva affrontare la maturità classica con un bel 4 in latino od in greco, il suo amico maturando dello scientifico poteva esibire il suo 4 in matematica od in fisica ed un futuro ragioniere rivendicava il suo 4 in economia aziendale od in finanze …

Che, intanto, le insufficienze erano indicate in modo generico.

Era irrilevante che fossero nelle materie professionalizzanti …

Allora, le assenze strategiche avevano ragione di esistere? …

Un mio alunno aveva detto: “Prof, Dio c’è !!!”

C’erano delle novità anche per le prove Invalsi: si era introdotta una nuova prova di inglese, oltre quelle già previste di italiano e della seconda materia.

Però la prova Invalsi, requisito per l’ammissione all’esame, non confluiva più nel voto finale.

Da povera addetta al lavoro, in classe da 31 anni, mi ero già augurata solo che i quesiti delle prove Invalsi proposti nelle superiori fossero un po’ più accordati alle conoscenze richieste ed alle competenze certificate di alunni reali e non virtuali …

Perché, considerati gli Invalsi proposti negli esami di terza media, vi avevo assicurato che, ogni anno, il MIUR partoriva un tale inventario di quesiti scollati dalla realtà scolastica in atto, che, mi ero sempre chiesta, chi fosse ad inventarli e che cosa volessero verificare, se non servissero solo per abbassare la media finale anche degli studenti migliori…

Oppure, dubbio amletico, i nuovi quesiti avrebbero dovuto dimostrare che i nostri alunni non erano come ci aspettavamo ed allora, rinforziamo l’errore, la prova Invalsi non consideriamola nel voto finale, usiamola solo per far vedere che la nostra buona scuola funziona…

Ma sì, andava tutto bene per quelli del MIUR…

Il decreto prevedeva, sempre per l’esame di maturità, l’eliminazione della 3° prova e della tesina portata dal candidato introdotta dal ministro Fioroni nel 2007.

Eh sì, povero il nostro candidato, gli avevamo tolto pure l’insonnia da “notte prima degli esami” eliminando il famoso “quizzone “…

Intanto, nella vita, succede proprio così, è tutto sempre più facile…

La prima prova scritta era italiano, la seconda era la materia che caratterizza il corso di studi, ed infine c’era il colloquio orale.

Infine, con il nuovo decreto, il voto finale restava in centesimi, ma si dava maggiore importanza al percorso fatto negli ultimi tre anni, in modo progressivo.

Il credito scolastico aveva un peso maggiore passando da 25 punti a 40, le due prove scritte e l’orale potevano valere invece fino a 20 punti ciascuno.

E qui, almeno, si iniziava a riconoscere il percorso più o meno meritevole e non solo la prestazione finale…

Ma, quest’ anno, un bel colpo di spugna, ha cancellato tutto e dato la grazia anche a chi si è parcheggiato per cinque anni nella scuola 

La formula sarà quella, ormai confermata, del maxi orale, che la ministra dell’Istruzione vorrebbe si facesse in presenza, a scuola, davanti alla commissione interna ad eccezione del presidente esterno.

Il giorno della data dell’esame di maturità sarà il 17 giugno “e l’esame orale partirà da un argomento che non sarà una tesina ma un argomento da cui partiranno scelto con i loro prof. Si parte da un argomento di indirizzo”.

Ma vi rendete conto?!?

I docenti devono concordare con gli alunni quello che chiederanno nell’esame?!?

Il nostro caro maturando si accorderà preventivamente su quello che dovrà dire?!?

E guai a fargli una domanda fuori dal seminato!

Che saranno tutti pronti a dire che l’ha detto la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina “L’esame di stato non è un interrogatorio ma l’apice di un percorso e non può riguardare quanto non è stato fatto”.

Appunto, lo dice bene la ministra, non si può certo chieder quanto NON E’STATO FATTO, a forza di tagliare i programmi, di gonfiare i voti, di alzare le medie, di salvare gli alunni con PDP, PEI, PON (per chi non lo sapesse, esistono davvero Pino Didattico Personalizzato, Piano Educativo Individualizzato, Programma Operativo Nazionale)

Per questo i crediti prima della pandemia erano 40, poi c’erano gli altri 60 legati alle prove.

Ora, si deve valorizzare di più il percorso di studi: 60 saranno i crediti dai quali gli studenti potranno partire e 40 la prova orale.

Questo sarà un giusto riconoscimento all’impegno!

E già!

Posso dirla tutta “ Ma andate a c…re !”  

Che intanto voi del Miur, come dicono a Roma, fate i froci con il c…o degli altri, in pratica il nostro, ma noi in aggiunta ci mettiamo la nostra dignità e professionalità!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Quando lo strafalcione diventa esame di stato, la scuola che non c’è più…

La Maturità immatura!

San Gennaro esiste…

 

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