“Ogni studente deve sentirsi visto”. Intervista a Graziella Morico sulla pedagogia dell’Aurora Lyceum College
L’interesse della redazione per la pedagogia Aurora è nato dalla lettura del libro Quando star male non fa rumore e si è rafforzato dopo le numerose segnalazioni giunte da famiglie e lettori, incuriositi dal precedente articolo pubblicato da Betapress. Da qui la scelta di approfondire un modello educativo che prova a riconoscere il disagio prima che diventi evidente, mettendo al centro l’ascolto dello studente, il dialogo con le famiglie e il sostegno pedagogico ai docenti.
Graziella Morico
Una scuola che unisce attenzione educativa, personalizzazione degli apprendimenti e sostegno concreto a studenti, famiglie e docenti
L’Aurora Lyceum College ha costruito negli anni una proposta scolastica nella quale la qualità dell’insegnamento si accompagna a una particolare attenzione per la persona. Non soltanto programmi, verifiche e valutazioni, dunque, ma ascolto, osservazione pedagogica, dialogo con le famiglie e capacità di intervenire prima che una difficoltà temporanea si trasformi in insuccesso, disaffezione o abbandono.
Ne parliamo con Graziella Morico, figura di riferimento dell’Aurora Lyceum College, per comprendere che cosa significhi, nella pratica quotidiana, parlare di “pedagogia Aurora”.
Quando parlate di “pedagogia Aurora”, a che cosa vi riferite esattamente?
La pedagogia Aurora nasce da un principio molto semplice, ma spesso difficile da tradurre nella realtà quotidiana della scuola. Ogni studente deve sentirsi visto, riconosciuto e accompagnato. Questo non significa abbassare le aspettative o rinunciare al rigore didattico. Al contrario, significa creare le condizioni affinché ciascun ragazzo possa esprimere le proprie potenzialità e assumersi progressivamente la responsabilità del proprio percorso.
La scuola non può limitarsi a registrare un risultato positivo o negativo. Deve cercare di comprendere che cosa vi sia dietro quel risultato. Un’insufficienza può derivare da lacune disciplinari, ma anche da difficoltà organizzative, fragilità emotive, ansia, perdita di motivazione, problemi relazionali o situazioni familiari particolarmente complesse. Il compito educativo consiste nel leggere questi segnali in modo competente, evitando sia il giudizio sommario sia l’indulgenza priva di progettualità.
La pedagogia Aurora prova quindi a tenere insieme persona, apprendimento, responsabilità e relazione. Ogni intervento deve aiutare lo studente a crescere, non soltanto a superare la verifica successiva.
In che modo questa impostazione si distingue da un modello scolastico più tradizionale?
Il modello tradizionale tende spesso a intervenire quando il problema è già diventato evidente. Noi cerchiamo, invece, di anticipare il momento dell’intervento attraverso un’osservazione continuativa. Prestiamo attenzione alla frequenza, alla partecipazione, ai cambiamenti nel comportamento, alla qualità delle relazioni, all’andamento delle valutazioni e alla capacità dello studente di organizzarsi.
La differenza fondamentale risiede nel passaggio da una scuola prevalentemente reattiva a una scuola capace di agire in modo preventivo. Non aspettiamo necessariamente che uno studente accumuli molte insufficienze, che interrompa la frequenza o che si verifichi un episodio disciplinare grave. Cerchiamo di riconoscere i primi indicatori di disagio e di attivare un confronto con lo studente, con i docenti e, quando necessario, con la famiglia.
Questo approccio non elimina la fatica dello studio e non annulla la valutazione. La rende più seria, perché la valutazione viene inserita in una conoscenza complessiva del percorso dello studente.
Quali risultati avete ottenuto applicando questo modello?
Negli anni abbiamo potuto osservare risultati molto significativi, soprattutto nel recupero di studenti che avevano vissuto esperienze scolastiche negative, interruzioni, bocciature, demotivazione o difficoltà di inserimento. Molti ragazzi sono arrivati all’Aurora con una rappresentazione di sé profondamente compromessa. Si consideravano incapaci, inadatti allo studio o destinati all’insuccesso.
Il primo risultato è stato spesso quello di ricostruire la fiducia. Da questa fiducia sono derivati una maggiore regolarità nella frequenza, un miglioramento dell’impegno, una partecipazione più consapevole e una progressiva crescita dei risultati scolastici. In diversi casi siamo riusciti a riavvicinare allo studio giovani che avevano quasi completamente interrotto il rapporto con la scuola.
Vi sono poi risultati meno immediatamente misurabili, ma altrettanto importanti. Penso alla capacità di chiedere aiuto, al miglioramento delle relazioni con gli adulti, alla riduzione dei comportamenti oppositivi e alla possibilità, per molti studenti, di immaginare nuovamente un futuro formativo o professionale.
Naturalmente non esistono soluzioni automatiche e nessuna scuola può promettere risultati senza il coinvolgimento dello studente. Possiamo però affermare che l’attenzione educativa, quando è organizzata e competente, aumenta in modo considerevole le possibilità di successo.
Qual è il rapporto tra la pedagogia moderna e le pratiche adottate dall’Aurora Lyceum College?
La pedagogia contemporanea ci insegna che l’apprendimento non è un processo esclusivamente cognitivo. Le emozioni, la motivazione, il senso di appartenenza, la percezione di autoefficacia e la qualità della relazione educativa incidono profondamente sulla capacità di apprendere.
Le neuroscienze hanno contribuito a chiarire che attenzione, memoria, autoregolazione e gestione emotiva sono dimensioni strettamente connesse. Uno studente sottoposto a uno stato costante di ansia o che percepisce la scuola come un ambiente ostile utilizza una parte rilevante delle proprie risorse mentali per difendersi, non per apprendere.
All’Aurora traduciamo questi principi in applicazioni concrete. Cerchiamo di costruire ambienti relazionali sicuri, di utilizzare una comunicazione chiara, di rendere comprensibili gli obiettivi didattici, di riconoscere i progressi e di accompagnare lo studente nell’acquisizione di un metodo. La personalizzazione non coincide con la semplificazione indiscriminata. Significa individuare gli strumenti più adeguati affinché lo studente possa raggiungere gli obiettivi formativi previsti.
Quale ruolo svolgono i docenti in questo sistema?
I docenti sono il punto centrale dell’intero processo. Nessun progetto pedagogico può funzionare se rimane separato dalla didattica quotidiana. È l’insegnante che osserva lo studente nella classe, ne rileva i cambiamenti, riconosce le difficoltà emergenti e può valorizzarne i progressi.
Dobbiamo però evitare di lasciare il docente solo davanti a situazioni sempre più complesse. Oggi l’insegnante incontra studenti con fragilità emotive, difficoltà di attenzione, disturbi dell’apprendimento, problemi familiari, comportamenti oppositivi e forme di ritiro sociale. Non si può pensare che ogni docente possieda individualmente tutte le risposte.
Per questa ragione la pedagogia Aurora prevede un lavoro di équipe. Il docente deve poter condividere le proprie osservazioni, ricevere un supporto specialistico e individuare strategie compatibili con il contesto della classe. Aiutare i docenti significa migliorare direttamente la qualità dell’esperienza scolastica degli studenti.
In questa prospettiva nasce lo sportello pedagogico?
Esattamente. Lo sportello pedagogico non è stato pensato come uno spazio al quale rivolgersi soltanto quando la situazione è diventata grave. È un presidio educativo stabile a disposizione degli studenti, delle famiglie e dei docenti.
Per gli studenti rappresenta un luogo di ascolto nel quale poter rileggere una difficoltà scolastica, relazionale o motivazionale. Non sostituisce eventuali percorsi psicologici o sanitari, ma svolge una funzione pedagogica precisa. Aiuta il ragazzo a comprendere ciò che sta vivendo, a riconoscere le proprie risorse, a organizzare meglio il lavoro e a recuperare un rapporto più consapevole con la scuola.
Per le famiglie costituisce un punto di orientamento. Molti genitori si trovano disorientati davanti a un figlio che non vuole più studiare, accumula assenze, manifesta ansia, reagisce con aggressività oppure si chiude progressivamente. Lo sportello consente di leggere la situazione con maggiore equilibrio e di individuare azioni educative coerenti.
Per i docenti è uno spazio di consulenza, confronto e progettazione. Può essere utilizzato per analizzare una dinamica di classe, affrontare una situazione individuale, migliorare la comunicazione con la famiglia o prevenire un’escalation comportamentale.
Qual è la novità introdotta attraverso la collaborazione con il professor Corrado Faletti?
La collaborazione con il professor Faletti, autore di importanti libri di Pedagogia, storia, tecnologia e Sociologia, ha consentito di dare maggiore organicità al nostro modello. Il nuovo meccanismo non consiste soltanto nell’apertura di uno sportello, ma nella costruzione di un vero sistema di osservazione, segnalazione, analisi e accompagnamento.
L’idea di fondo è che le informazioni non debbano rimanere isolate. Un’assenza, un’insufficienza o un cambiamento comportamentale, presi singolarmente, possono sembrare poco significativi. Quando però diversi segnali vengono letti insieme possono rivelare precocemente una situazione di rischio.
Il modello prevede quindi una maggiore collaborazione tra coordinamento didattico, docenti, pedagogista, studente e famiglia. La segnalazione non ha una funzione punitiva né deve trasformarsi in un’etichetta. Serve ad attivare tempestivamente una riflessione educativa e, quando necessario, un progetto individualizzato con obiettivi verificabili.
Il professor Faletti ha inoltre introdotto un’attenzione particolare alla formazione dei docenti. Lo sportello non interviene soltanto sul singolo caso, ma aiuta la scuola a sviluppare competenze diffuse. Si lavora sulle modalità comunicative, sulla gestione delle transizioni, sulla regolazione dell’attenzione, sulla prevenzione del conflitto, sulla relazione con le famiglie e sulla costruzione di interventi educativi sostenibili.
Come funziona concretamente il nuovo percorso di attenzione allo studente?
Il percorso parte dall’osservazione. Il docente o il coordinatore rileva uno o più segnali che meritano approfondimento. Può trattarsi di assenze ripetute, calo improvviso dei risultati, difficoltà di partecipazione, isolamento, conflitti, mancata consegna dei lavori, ansia durante le verifiche o cambiamenti significativi nel comportamento.
Segue un confronto interno, necessario per comprendere se il segnale sia occasionale oppure condiviso da più insegnanti. Quando emerge una difficoltà più strutturata, viene attivato il supporto pedagogico. Lo studente viene ascoltato e coinvolto nella definizione degli obiettivi. Nei casi opportuni viene contattata la famiglia, con la quale si costruisce un patto di collaborazione.
L’intervento può prevedere strumenti molto concreti, come una diversa organizzazione dello studio, obiettivi progressivi, momenti periodici di verifica, strategie per l’attenzione, accompagnamento nelle transizioni, mediazione delle relazioni o un raccordo più stabile tra scuola e famiglia.
Il percorso viene poi monitorato. Questo è un aspetto essenziale, perché non basta effettuare un colloquio. Occorre verificare se le azioni concordate producano un miglioramento e, se necessario, modificarle.
Quali indicatori utilizzate per capire se l’intervento sta funzionando?
Osserviamo innanzitutto la continuità della frequenza, la partecipazione alle lezioni, l’andamento degli apprendimenti e la capacità di rispettare gli impegni concordati. Consideriamo anche la qualità delle relazioni, la riduzione degli episodi disciplinari, il livello di autonomia, la gestione delle emozioni e la disponibilità dello studente a chiedere aiuto.
Non tutti i risultati sono immediati e non sempre il primo segnale di miglioramento coincide con un voto più alto. A volte il cambiamento comincia dalla presenza regolare, dalla consegna di un compito, dalla disponibilità a sostenere un’interrogazione o dalla capacità di affrontare un conflitto senza abbandonare la classe.
La valutazione dell’intervento deve quindi essere rigorosa, ma non riduttiva. Il rendimento scolastico rimane importante, tuttavia deve essere letto insieme agli altri elementi del percorso educativo.
Come vengono coinvolte le famiglie?
Le famiglie non vengono chiamate soltanto per comunicare un problema. Questo è uno dei cambiamenti culturali più importanti. Il rapporto scuola-famiglia deve essere continuativo e fondato sulla corresponsabilità.
Quando emerge una difficoltà, cerchiamo di evitare due errori frequenti. Il primo consiste nell’attribuire automaticamente alla famiglia ogni responsabilità. Il secondo consiste nel rassicurare in modo generico, senza affrontare il problema. Occorre invece presentare osservazioni precise, ascoltare il punto di vista dei genitori e concordare poche azioni chiare e realistiche.
Lo sportello pedagogico può aiutare anche a distinguere i ruoli. La scuola non deve sostituirsi alla famiglia e la famiglia non deve trasformarsi in un’estensione del corpo docente. Entrambe devono però lavorare nella stessa direzione, evitando messaggi contraddittori che finirebbero per disorientare il ragazzo.
Qual è, dunque, il vantaggio concreto per una famiglia che sceglie l’Aurora Lyceum College?
Il vantaggio principale è sapere che il figlio non sarà considerato soltanto attraverso la media dei voti. Sarà inserito in un sistema che osserva il percorso complessivo e cerca di intervenire tempestivamente quando emergono difficoltà.
Questo non significa garantire promozioni automatiche. Significa garantire attenzione, comunicazione e responsabilità educativa. La famiglia può contare su interlocutori riconoscibili, su momenti di confronto e su un supporto pedagogico capace di trasformare le preoccupazioni in un progetto operativo.
Vi è anche un vantaggio in termini di continuità. Quando scuola, famiglia e studente condividono obiettivi e strumenti, diminuiscono le incomprensioni, si riduce il rischio che i problemi si accumulino e diventa più facile assumere decisioni consapevoli.
Per molte famiglie è importante sapere che, accanto alla didattica, esiste una struttura che può accompagnare le fasi più delicate dell’adolescenza e dell’orientamento, senza confondere il sostegno con la deresponsabilizzazione.
Quali progetti avete in cantiere per il prossimo futuro?
Stiamo lavorando al consolidamento dello sportello pedagogico e al suo progressivo inserimento in tutte le principali dinamiche educative della scuola. Vogliamo sviluppare momenti periodici di formazione per i docenti, incontri rivolti alle famiglie e attività dedicate agli studenti sui temi del metodo di studio, dell’autoregolazione, della motivazione, dell’uso consapevole delle tecnologie e della gestione dei conflitti.
È prevista anche una maggiore sistematizzazione degli strumenti di monitoraggio. L’obiettivo è leggere in modo integrato dati come assenze, andamento didattico, ritardi, difficoltà relazionali e segnalazioni educative. Naturalmente tutto dovrà avvenire nel rispetto della riservatezza e della dignità dello studente.
Stiamo inoltre progettando iniziative di orientamento più strutturate, sia in ingresso sia in uscita, perché la scelta scolastica e professionale non può essere ridotta a un incontro occasionale. Deve diventare un percorso di conoscenza di sé, delle proprie capacità e delle opportunità disponibili.
Un altro ambito importante riguarderà il dialogo con il territorio, con le realtà formative e con il mondo professionale. La scuola deve preparare alla prosecuzione degli studi, ma anche alla complessità della vita adulta e del lavoro.
Possiamo quindi parlare di una scuola-laboratorio?
Sì, purché il termine “laboratorio” non venga interpretato come improvvisazione. Aurora è una realtà operativa da oltre un decennio e possiede una storia educativa concreta. L’innovazione che stiamo portando avanti nasce dall’esperienza e dall’osservazione dei bisogni reali degli studenti.
Essere una scuola-laboratorio significa avere il coraggio di verificare le proprie pratiche, correggere ciò che non funziona e introdurre strumenti nuovi quando sono utili. La tradizione scolastica offre principi fondamentali che devono essere preservati, come lo studio, la competenza disciplinare, il rispetto delle regole e la responsabilità personale. La pedagogia moderna ci aiuta però a comprendere meglio come accompagnare gli studenti verso questi obiettivi.
Non si tratta di scegliere tra rigore e attenzione alla persona. Una scuola autenticamente educativa deve possedere entrambi.
Quale messaggio desidera rivolgere alle famiglie che stanno valutando l’iscrizione?
Direi loro di guardare alla scuola non soltanto come al luogo nel quale il figlio dovrà conseguire un diploma, ma come a una comunità nella quale trascorrerà anni decisivi della propria crescita.
È giusto chiedere quali siano i programmi, gli indirizzi e le opportunità offerte. È altrettanto importante domandare come la scuola osservi gli studenti, come comunichi con le famiglie, come affronti una difficoltà e quali strumenti metta a disposizione dei docenti.
All’Aurora vogliamo che ogni ragazzo trovi adulti capaci di ascoltarlo, ma anche di orientarlo e responsabilizzarlo. Vogliamo che la famiglia non venga lasciata sola e che i docenti possano contare su un supporto competente. Lo sportello pedagogico e la collaborazione con il professor Faletti rappresentano un ulteriore passo in questa direzione.
La nostra convinzione è che nessun ragazzo possa essere ridotto al proprio momento di difficoltà. Ogni studente possiede possibilità che devono essere riconosciute, coltivate e trasformate in responsabilità. Questa è la pedagogia Aurora e questo è l’impegno che intendiamo continuare ad assumere nei confronti degli studenti e delle loro famiglie.
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