Paolo Battaglia La Terra Borgese, critico d’arte tra i più significativi oggi, rivela “I tetti rossi” dell’anarchico pittore socialista Camille Pissarro

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  • Il Comitato di Redazione di Betapress è l’organo collegiale che presidia l’identità editoriale della testata e ne garantisce, giorno per giorno, la qualità informativa. Riunisce competenze diverse – giornalistiche, analitiche e culturali – con un obiettivo comune: trasformare i fatti in conoscenza pubblica, mantenendo una netta distinzione tra cronaca e opinione, tra evidenza e interpretazione.

 Jacob Abraham Camille Pissarro – nato sull’isola di Saint Thomas, a Charlotte Amalie, capitale delle Isole Vergini Americane, nella parte delle Piccole Antille, nel Mar dei Caraibi – pittore francese tra i più grandi esponenti dell’Impressionismo, è l’autore del dipinto che qui molto bene ci spiega Paolo Battaglia La Terra Borgese: “I tetti rossi”, olio su tela del 1877 conservato al Museo d’Orsay di Parigi

L’artista

Diseredato a causa del suo amore per una popolana e innamorato della campagna, della vita semplice e patriarcale, Pissarro – spiega Paolo Battaglia La Terra Borgese – trascorse gran parte della sua esistenza a Pontoise, un villaggio francese della Seine et Oise (oggi dipartimento della Val-d’Oise) che gli ispirò numerosi paesaggi, il tema nel quale eccelse soprattutto. Dopo aver vissuto fino a 73 anni, l’artista morì il 13 novembre 1903 in una stanza d’albergo a Parigi e fu sepolto nel famoso cimitero di Père Lechaise, situato nella parte orientale della capitale francese; il cimitero è famoso in tutto il mondo per i personaggi celebri che vi sono sepolti, tra cui Molière, Jean de La Fontaine, Pierre-Augustin Caron de Beaumarchais, Balzac, Oscar Wilde, Delacroix, Modigliani, Jim Morrison, Chopin e persino l’infelice coppia di amanti Eloisa e Abelardo.

Il quadro

Questo, che si intitola I tetti rossi, fu dipinto nel 1877; misura 54,5×65,6 cm ed è da considerarsi a buon diritto il più bello oltre che il più famoso della serie di Pontoise. Si trova al Museo d’Orsay di Parigi.

 

 

La descrizione di Paolo Battaglia La Terra Borgese

Alcune casupole di contadini, con i tetti fortemente inclinati, traspaiono dietro uno schermo di alberi ancora spogli. È la breve stagione che precede la primavera. In quest’opera c’è tutto lo stile di Pissarro, e cioè il suo amore per la composizione e, assieme, il suo gusto del colore e della pennellata larga e pastosa. Non è banale abilità riproduttiva: è che tutto ritrova unità, e con essa trasfigurazione poetica, nella modulante continuità di una luce interna al colore, che dilata certi dati particolari di una scrupolosa osservazione del reale ad elementi di tenera lucidezza del colore, di una fraternità dell’universo. E seppure per certi aspetti il dipinto ci richiama alla mente addirittura la mestizia di Cézanne, quello, per esempio, della Casa dell’impiccato, ne I tetti rossi vive uno ritmo ieratico delicato e tranquillo, nel colore e nella linea.

Allievo di Corot

Del resto – chiarisce Paolo Battaglia La Terra Borgese -, tra Pissarro e Cézanne ci furono molte affinità e uno scambio continuo. Cézanne dichiarava di dovergli moltissimo. Pissarro era l’Impressionista più coerente e nello stesso tempo più curioso di esperienze nuove, se convalidate dalla sua stessa. Era stato buon allievo di Corot e, attraverso ricerche pittoriche graduali, giunse fino al divisionismo di Seurat.

Un’evoluzione continua ma lenta, una ricerca attenta, sensibile, nel corso di tutta la sua vita, collega le sue prime opere in cui umilmente si dichiarava “allievo di Corot” fino ai paesaggi parigini dipinti a piccoli tocchi (quando, quasi cieco, riusciva a cogliere i “motivi” solo appoggiando la fronte alle stecche delle persiane, nella penombra che proteggeva i suoi occhi sofferenti), in un nuovo ideale di tranquilla liricità, pur in silenziosa solitudine.

L’impressionismo

L’impressionismo fu un momento della sua evoluzione e certamente il più importante, quello che gli consentì di approfondire la propria pittura e di creare le opere migliori. E, infatti, dopo l’esperienza divisionista e puntinista del neoimpressionismo – nel 1890 – da buon anarchico devoto all’indipendenza di e dal giudizio (ostilità della critica ufficiale in grado di comprendere solo dipinti religiosi, storici e mitologici) – Pissarro dichiara che il sistema a punti era troppo innaturale e recupera audacemente la sua prima maniera di impressionista (scientifico e non romantico), che adesso arricchisce di mirabolanti prospettive; prospettive che ipnotizzano e suggestionano lo spettatore, si pongono all’ambientazione, e alludono con profonda sensibilità alle ingiustizie sociali, come commento nella scena, in chiave idillica, perché, come scrisse lui al figlio, “la struttura stilistica costituisce il fattore prioritario della comunicazione sociale attraverso il mezzo artistico” con la virtù interpretativa impressionista e le sue idee socialiste – conclude Battaglia La Terra Borgese.

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