Settembre 10, 2026

Perché sperare che Trump abbia successo piuttosto che stare dalla parte dei vuoti chiacchieroni

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Davanti al “Board of Peace” di Trump ci sono due atteggiamenti, diversi e contrapposti: il primo è di chi lo critica, considerandolo la manifestazione della sua megalomania, un auto – incoronazione – come “Re del Mondo”, con una quarantina di nazioni che lo appoggiano perché – si dice – interessate non alla pace ma in verità solo agli affari che si faranno con la ricostruzione della Striscia di Gaza.

Dall’altro lato ci sono coloro che, invece, lo appoggiano o che comunque guardano con interesse a questo tentativo, forse estremo e in ogni caso “concreto”, di avviare un vero processo di pace nel martoriato Medio Oriente. I sostenitori o simpatizzanti di Trump affermano che almeno lui qualcosa cerca di fare, di fronte a un consesso di stati e di organismi internazionali che finora sono stati capaci soltanto di proclami, critiche, invettive ma, in ultima analisi, di un vero e proprio sterile immobilismo.

O lo ami o lo odi

Una cosa è certa: con Trump sulla scena ci sono solo due atteggiamenti possibili. Il primo è cercare di coglierne lo spirito genuinamente “americano”. E’ un uomo del fare, un imprenditore, un immobiliarista, un finanziere, uno speculatore, addirittura un creatore di valute digitali. Ultimamente, e per ben due volte, è anche il presidente degli Stati Uniti e ricopre questo incarico con decisione, con consapevolezza, mostrando che per migliorare il mondo bisogna avere il coraggio di “agire”. Sa stare al mondo, sa come girano i “deal”, sa che per ottenere qualcosa bisogna saper ungere le ruote giuste, saper lusingare l’avversario o il concorrente fino a tirarlo dalla propria parte, farlo diventare alleato, addirittura cooptarlo nel proprio “trust” per raggiungere insieme obiettivi condivisi. Il “Board of Peace” è proprio questo: un gigantesco comitato di affari, guarda caso però costituito non da magnati dell’economia e della finanza, ma invece da veri e propri Stati. Pensate all’Arabia, Argentina, Kuwait, Qatar, Emirati, Indonesia, Monaco, Turchia ecc. Chi l’avrebbe mai detto che così tanti paesi a maggioranza o dominio islamico si sarebbero alleati con l’orco americano? Eppure Trump è riuscito a radunarli e convincerli a sganciare tanto denaro, facendo balenare l’ipotesi che sia meglio mettere giù tutti insieme qualche miliardo di dollari e avviare la ricostruzione di Gaza, piuttosto che continuare a spararsi tra israeliani e palestinesi, sostenuti variamente da una parte e dall’altra, con il rischio di una escalation continua tra il mondo occidentale e quello a maggioranza musulmana per il dominio della Terra Santa e dello scacchiere mediorientale.

Cosa dice la sinistra di lui

L’atteggiamento contrario a Trump lo vediamo in azione molto chiaramente: critiche continue, offese, insulti, maldicenze. La sinistra tutta, con diverse gradazioni, sono mesi – da quando è stato rieletto – che non fa altro che cercare di demolirlo nella immaginazione collettiva, descrivendolo come il peggiore dei presidenti Usa mai esistito. Tutti i mezzi sono buoni: attacchi alla sua persona e moralità generale (sesso, soldi, intrallazzi presunti o reali); attacchi alla sua visione politica (Maga: Make America Great Again); attacchi alla sua visione dell’immigrazione illegale, per la quale ha preso provvedimenti molto duri (qualche volta forse un po’ troppo, come nel caso dello speciale corpo ICE, Immigration and Customs Enforcement); attacchi alla sua politica di contenimento del ruolo degli organismi internazionali in favore dei rapporti bilaterali. Per la sinistra italiana e mondiale Trump è il “diavolo” in persona, perché incarna esattamente il contrario del loro modello: è diretto, senza mezze misure, se deve dire all’ONU che non funziona lo dice apertamente e minaccia di tagliare i fondi USA, che finora hanno permesso alle Nazioni Unite di funzionare e di pagare lauti stipendi. Se deve criticare la sinistra interna e internazionale, non ha peli sulla lingua e lo fa, sapendo di crearsi dei nemici, ma è molto diretto e trasparente. Sta dalla parte della vita e contro l’aborto. Sta dalla parte del matrimonio uomo-donna e contro le unioni gay. Sta dalla parte dei due sessi: maschio e femmina e contro il “gender” e tutte le sue fantasiose varianti trans e queer. Sta dalla parte della libertà di parola e contro tutte le censure, messe in atto dalla sinistra con la scusa del “politically correct”. Sta dalla parte della assoluta libertà religiosa, contro le infamie di arrestare (come avviene purtroppo in certi paesi occidentali) coloro che pregano silenziosamente nei pressi delle cliniche dove si praticano aborti.

Non è un santo, ma ha “del fegato”

Questo è Trump: un misto di coraggio e “follia” politica. Un insieme di pulsioni egoistiche e altruistiche. Un uomo pieno di difetti (megalomane di certo) ma anche enormemente generoso e creativo: chi di noi avrebbe osato immaginare un “tavolo” con i più importanti capi di stato islamici, radunati per portare la pace e ricostruire Gaza?

Certo, non stiamo dicendo che sia un “santo”. Avrà anche lui qualche scheletro nell’armadio. Forse qualche “marachella” sessuale l’avrà combinata. Speriamo che non emerga che anche lui, come il principe Andrea, abbia approfittato delle grazie di qualche minorenne: perché in quel caso verrebbe trascinato nel gorgo dell’accusa di pedofilia, dalla quale non riuscirebbe a salvarsi.

Ma ci sentiamo di ammirare Trump – fino a prova contraria che sia un “infame” – perché quello che dice finora ha fatto: vuole portare la pace sulla Striscia? Vediamo se ci riuscirà. Intanto ha già prenotato un chilometro quadrato dove impiantare una enorme base militare a tutela dell’operazione. Avrebbe già mobilitato una decina di miliardi e gli scavatori è come se già si stessero riscaldando. Tiene a bada l’Iran (che continua ad arrestare e condannare a morte i giovani contestatori) e potrebbe anche attaccarlo a breve. Annuncia che il “Board” vigilerà sull’ONU, per il quale ha parole di critica per le lungaggini, l’eccessivo costo e le parzialità, ma che dichiara di volere riportare agli antichi fasti.

Insomma, Trump è una personalità controversa e incontenibile. Però è un vero “uomo”, nel senso che agisce, si dà da fare, progetta, rischia.

La sinistra ha un piano alternativo?

Cosa fanno i suoi critici? Si limitano a dire che egli “non rispetta il diritto internazionale”, che è un “bullo” ecc. Perché la sinistra non propone un piano alternativo? Vuole veramente la pace a Gaza e in Ucraina, oppure si limita alle vuote chiacchiere?

Fino a prova contraria, meglio tentare qualcosa che parlare a vuoto. Personalmente guardiamo a Trump con simpatia e ammirazione per il coraggio. Sappiamo del resto che è un uomo in carne e ossa e anche lui può sbagliare e fallire. Speriamo di no. Se facesse cilecca, amen. Almeno qualcosa ha tentato … E, come tutti noi, alla fine passerà sotto il giudizio di Dio che – ritengo – preferisca chi fa qualcosa rispetto a chi seppellisce la propria moneta e si limita a guardare la vita che scorre, criticando chi invece cerca di migliorare il mondo (cavandoci magari anche qualche guadagno personale).

 

Autore

  • Giornalista professionista, ha lavorato dapprima in Lombardia come direttore scolastico e pubblicista presso diverse testate, passando poi al giornalismo full-time a Roma come redattore esperto alla Agenzia stampa SIR della Conferenza Episcopale Italiana. I suoi interessi principali riguardano la cultura religiosa, l’impatto delle nuove tecnologie sulla vita delle persone, le problematiche geopolitiche nei loro riflessi economici, sociali e anche spirituali.

     

     

     

    Collaboratore esterno


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