Priolo Gargallo, chimica e futuro industriale: “Basta promesse, servono certezze e unità”
Priolo Gargallo – Un territorio strategico per l’economia nazionale ma segnato da decenni di impatti ambientali e sociali. È questo il quadro che emerge dall’intervista al Sindaco Pippo Gianni, raccolta dal portavoce Movimento Aretuseo Sebastiano Guastella, all’interno di un più ampio confronto sul futuro della zona industriale siracusana.
Intervista al Sindaco di Priolo Gargallo, On. Pippo Gianni
Al centro del dibattito, ancora una volta, il rapporto tra industria, occupazione e tutela della salute pubblica. Un equilibrio fragile che, secondo quanto emerso, rischia oggi di incrinarsi ulteriormente tra ridimensionamenti industriali, incertezze sugli investimenti e mancanza di una visione politica condivisa.
Il nodo ENI e il caso etilene
Uno dei passaggi più significativi riguarda il confronto tra il Comune e Eni sul futuro degli impianti, in particolare quello legato all’etilene.
Il sindaco ha sottolineato di aver posto questioni precise all’azienda: dalla scelta di dismettere alcune produzioni, alle conseguenze occupazionali per lavoratori diretti e dell’indotto. «Non si può accettare – ha evidenziato – che un settore strategico venga abbandonato lasciando spazio a monopoli esteri, con il rischio che oggi i prezzi siano bassi e domani diventino insostenibili».
Altro punto critico riguarda gli investimenti annunciati. Inizialmente si parlava di un piano da un miliardo di euro, poi progressivamente ridimensionato fino a cifre inferiori. Una dinamica che preoccupa le istituzioni locali: «Man mano che passano i mesi – osserva – gli investimenti diminuiscono. Questo crea incertezza e mette in discussione il futuro dell’intero comparto».
Lavoro e territorio: “Non possiamo essere terra di conquista”
Particolarmente duro il passaggio sulle ricadute occupazionali. Il sindaco denuncia il rischio concreto che le attività legate allo smantellamento e ai nuovi progetti vengano affidate a imprese esterne, escludendo di fatto il tessuto produttivo locale.
«Non è accettabile – afferma – che si continui a considerare questo territorio come una terra di conquista: danno ambientale, perdita di lavoro e, come beffa finale, lavori affidati a chi viene da fuori».
Da qui la richiesta di un modello di sviluppo basato su una vera economia circolare, capace di coinvolgere attivamente le aziende locali nei processi di riconversione e investimento.
La proposta: un fronte istituzionale e sindacale unitario
Per uscire dall’impasse, il primo cittadino rilancia la necessità di una strategia condivisa su più livelli. L’obiettivo è costruire un coordinamento tra sindacati, amministrazioni locali e istituzioni nazionali, superando frammentazioni e interventi disomogenei.
«Non può esserci una linea diversa per ogni territorio – sottolinea – serve una politica industriale chiara sulla chimica, valida a livello nazionale».
In questa direzione si inserisce il lavoro avviato con il consulente per le politiche industriali e sindacali, volto a promuovere un primo confronto tra le parti sociali, per poi allargare il tavolo ai sindaci delle aree industriali siciliane e, successivamente, a un coordinamento nazionale.
Ambiente e sanità: criticità storiche ancora aperte
L’intervista richiama anche il tema ambientale e sanitario, da sempre centrale per il territorio siracusano, una delle aree a più alta concentrazione industriale d’Europa.
Il sindaco non nasconde le criticità: «Abbiamo un livello significativo di inquinamento e un’incidenza importante di malattie, ma ancora oggi mancano strutture adeguate, come un ospedale pienamente operativo».
Sul caso IAS, attualmente al centro di attenzione giudiziaria, On Pippo Gianni mantiene una posizione prudente, rimandando ogni valutazione all’esito delle indagini. Tuttavia, evidenzia come la gestione del sistema depurativo rappresenti un nodo strategico, anche alla luce di investimenti passati e scelte infrastrutturali mai pienamente realizzate.
Verso un tavolo nazionale
Positiva l’apertura alla proposta, avanzata anche dalle organizzazioni sindacali, di convocare un incontro unitario direttamente nella zona industriale, coinvolgendo istituzioni, rappresentanti politici e parti sociali.
«Serve confronto, mediazione e una convergenza reale su un piano di intervento comune – conclude –. Dobbiamo stabilire obiettivi chiari e agire rapidamente, perché il tempo è una variabile decisiva».
Un territorio in attesa di risposte
Dal confronto emerge un messaggio netto: il territorio non è più disposto ad accettare rinvii o soluzioni parziali. La richiesta è quella di interventi concreti su bonifiche, sicurezza degli impianti, tutela della salute e rilancio occupazionale.
In un contesto segnato da anni di sacrifici, l’appello è rivolto a tutte le istituzioni: costruire una strategia condivisa che restituisca prospettive a un’area fondamentale per l’economia ma profondamente segnata dalle contraddizioni dello sviluppo industriale.
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