Settembre 10, 2026
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Riceviamo e condividiamo il video di un lettore, Emilio Tringali — vignettista e autore di Sbirromafia — che offre una riflessione articolata e controcorrente sul significato di questo referendum.

Un intervento che non si limita al “sì” o al “no”, ma allarga il campo a temi più profondi: la sovranità popolare, il ruolo del Parlamento, la credibilità della magistratura e il rapporto tra cittadini e istituzioni.

 intervento integrale


Pensare di far decidere a un referendum qualcosa di così controverso, dove la domanda è a monte, cioè: quando c’è il ritorno alla sovranità popolare? Quando è che posso decidere io di scrivere il nome del mio rappresentante in Parlamento, invece di subirlo dalle liste bloccate?

Questa è una questione che nasce da lontano, da una trasformazione dello Stato che molti fanno risalire al 2005. E allora la domanda diventa: cosa possiamo salvare di quello che, nel tempo, è stato progressivamente modificato?

Prima si è toccato il Parlamento, poi si è toccata la magistratura.

La magistratura, purtroppo, si è fatta toccare anche perché non ha sempre dimostrato di tenere fino in fondo alla propria indipendenza. Non ha agito sempre con correttezza e misura, e questo ha generato antipatia. Ed è un peccato, perché in Italia abbiamo anche magistrati eccezionali, con grande capacità di discernimento e umanità.

Voglio ricordare il giudice Giordano, per esempio: riuscì a gestire un maxiprocesso enorme, con centinaia di imputati e avvocati. Un’opera quasi impossibile, portata a termine con equilibrio, pacatezza e grande capacità. Un vero capolavoro di giurisprudenza.

Ma non sempre è così.

In altri casi più recenti, come quello di Genova, emergono criticità gravi: quando le prove vengono costruite in modo discutibile, con pressioni o operazioni poco trasparenti, manca spesso il coraggio di fermarsi e ammettere gli errori.

Si arriva così a situazioni in cui si sostituisce la prova oggettiva con la convergenza delle dichiarazioni di più collaboratori di giustizia. Basta che coincidano, e diventano “prova regina”. Ma questo può portare — e probabilmente ha portato — alla condanna di innocenti.

E allora quella scritta nei tribunali, “La legge è uguale per tutti”, rischia di diventare una domanda, non più una certezza.

Anche all’interno della magistratura si vedono divisioni profonde, come dimostrano le tensioni nell’Associazione Nazionale Magistrati. Segno di una crisi di autorevolezza evidente.

Casi come quello Montante rafforzano questa percezione: si ha l’impressione che vengano protetti non solo singoli individui, ma interi sistemi di potere.

E allora la domanda finale resta: ha senso partecipare a un referendum quando le questioni fondamentali restano irrisolte?

Forse ognuno farà il proprio referendum personale.

Io, probabilmente, andrò al mare. O in montagna.

Guarda il Video Di Emilio Tringali 


Una riflessione che invita a guardare oltre la superficie del dibattito, ponendo interrogativi scomodi ma necessari.

E voi, cosa ne pensate?

Autore

  • Giuseppe Nardone è un blogger impegnato nell’osservazione critica della realtà sociale e civile, con particolare attenzione ai temi della cronaca, del territorio e dei diritti. Nei suoi interventi unisce sensibilità narrativa e tensione civile, proponendo una lettura diretta, partecipe e spesso controcorrente dei fatti. La sua scrittura si distingue per il taglio libero, per l’attenzione alle questioni spesso trascurate dal dibattito pubblico e per una costante ricerca di verità nell’informazione.

     

     

    Collaboratore esterno


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