Settembre 14, 2026

Sicilia, carburante più caro nonostante le raffinerie: la denuncia di Carlo Leone (COAPI)

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Domenica 19 aprile 2026

A Siracusa torna al centro del dibattito una questione che da anni alimenta rabbia e frustrazione: il costo del carburante in Sicilia, tra i più alti d’Italia e d’Europa, nonostante nell’isola si concentri una delle più importanti aree di raffinazione del continente.

A denunciarlo è Carlo Leone, imprenditore agricolo e allevatore, membro del COAPI (Coordinamento Agricoltori e Pescatori Italiani), che lancia un duro atto d’accusa contro un sistema che definisce insostenibile.

 

“Produciamo carburante, ma lo paghiamo più caro”

Il paradosso è evidente: il carburante viene raffinato in Sicilia, nei grandi poli industriali di Priolo Gargallo, Augusta e Gela, eppure i cittadini siciliani pagano prezzi alla pompa tra i più elevati.

“Noi raffiniamo carburante per tutta l’Italia, ma lo paghiamo più caro di tutte le altre regioni. Subiamo l’inquinamento e non abbiamo alcun beneficio”, afferma Leone.

Una denuncia che mette in luce un doppio squilibrio: economico e ambientale.

Autonomia senza vantaggi reali

Nonostante lo status di regione autonoma, la Sicilia — secondo Leone — non gode di alcun vantaggio concreto sul fronte energetico. Nessuno sgravio, nessuna agevolazione per cittadini e imprese, mentre il territorio continua a sopportare il peso industriale della raffinazione.

Un sistema che, nelle parole dell’imprenditore, penalizza proprio chi produce.

Crisi agricola e caro energia: un mix devastante

La questione carburante si intreccia con una crisi più ampia che colpisce il settore primario. L’aumento dei costi energetici, unito alle condizioni climatiche estreme — con temperature che hanno superato il +40% — sta mettendo in ginocchio agricoltori e allevatori.

Il caso più emblematico arriva dal mercato ortofrutticolo di Vittoria, dove il prezzo del pomodoro è crollato drasticamente:

  • da 4,50 euro/kg
  • a 1,50 euro/kg

un valore inferiore al costo di produzione, stimato intorno a 1,70 euro.

Una dinamica che rischia di portare molte aziende verso l’indebitamento e la chiusura.

“È speculazione, non emergenza”

Leone contesta anche la giustificazione degli aumenti legati alle tensioni internazionali e ai conflitti.

“Il carburante che oggi paghiamo caro deriva anche da greggio acquistato anni fa e già stoccato nei depositi, come nel porto di Augusta. Non è possibile che i prezzi aumentino in 24 ore: questa è speculazione”.

Secondo l’imprenditore, quindi, non si tratta solo di mercato globale, ma di dinamiche speculative che gravano sui cittadini.

Un territorio che paga tre volte

Dalla denuncia emerge un quadro chiaro:

  • la Sicilia produce e raffina gran parte del carburante nazionale
  • subisce da anni inquinamento e impatti ambientali
  • paga il prezzo più alto alla pompa

Tre fattori che alimentano un senso diffuso di ingiustizia.

Il grido del settore primario

Attraverso il COAPI, Leone si fa portavoce di agricoltori, allevatori e pescatori italiani, oggi in difficoltà per l’aumento dei costi e il crollo dei prezzi di mercato.

“Così non si può andare avanti. Il settore primario sta collassando, mentre i costi continuano a salire e i ricavi scendono”.

Conclusione

Dalla Sicilia arriva un messaggio forte e diretto:
 si produce energia, si subisce inquinamento, ma si paga più degli altri.

Una contraddizione che, senza interventi concreti, rischia di aggravare ulteriormente la crisi economica e sociale dell’isola.

Autore

  • Giuseppe Nardone è un blogger impegnato nell’osservazione critica della realtà sociale e civile, con particolare attenzione ai temi della cronaca, del territorio e dei diritti. Nei suoi interventi unisce sensibilità narrativa e tensione civile, proponendo una lettura diretta, partecipe e spesso controcorrente dei fatti. La sua scrittura si distingue per il taglio libero, per l’attenzione alle questioni spesso trascurate dal dibattito pubblico e per una costante ricerca di verità nell’informazione.

     

     

    Collaboratore esterno


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