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La vaccinazione rappresenta un mezzo utile al contenimento dell’evento pandemico Covid19 e delle sue varianti.

La questione, non è in dubbio.

È necessario, tuttavia, guardare alla vicenda della salute pubblica e, del rilancio del sistema economico e civile, in modo non ideologico e senza dimenticare, neanche per un istante, la carta costituzionale e le libertà fondamentali di ogni individuo.

L’avvento del Governo Draghi è stato salutato con molto entusiasmo.

Principalmente, perché dotava il paese di una dirigenza meno approssimativa e non tenuta insieme dagli interessi di bottega.

Purtroppo, le misure adottate nell’ambito delle iniziative per il controllo della pandemia, il green pass, per intenderci, rischiano di sollevare un dibattito sulla legittimità costituzionale da un lato e sul merito, dall’altro.

Sul primo aspetto è facilmente individuabile il “vulnus” sul quale riposa il provvedimento: le restrizioni alla libertà di circolazione degli individui non sono giustificabili da un, non contestabile, prevalente interesse pubblico.

Ciò, in quanto, la privazione dei diritti costituzionali sta avvenendo sulla base di una decretazione d’urgenza che ha perso di vista una visione d’insieme delle norme e dei regolamenti che incidono sulla vita delle persone, la loro vita sociale, i loro progetti, i loro sogni.

Vi è in atto il secondo tempo di quel  “management by necessity” che l’ex Premier Conte aveva eletto a rango costituzionale.

Un metodo di governo che, secondariamente, non ha mostrato  una valutazione sul merito delle misure coercitive in via di attuazione, trascurando le cure alternative, il supporto e la cura domiciliare,  l’utilizzo su larga scala dei   tamponi molecolari in grado di consentire una individuazione del contagio senza perdite di tempo.

Le misure sottostanti al green pass sono liberticide per una valutazione che merita un approfondimento tutt’altro che scontato.

I vaccini in circolazione hanno dimostrato la loro capacità di contenere contagi e decessi ma anche di non essere in grado di evitare tutti i contagi e tutti i decessi da Covid.

Vi sono, poi, i danni collaterali, allergie, intolleranze, gravi patologie e morti da vaccino.

È un dato.

In questa situazione è evidente che l’opzione politica sulla obbligatorietà del lascia passare, lo si voglia riconoscere o meno, è quella che accetta di buon grado la perdite di vite umane in cambio dell’interesse pubblico:  economico e sanitario.

Il Governo Draghi ha assunto l’onere di questa responsabilità attribuendo, al concetto di costo sociale, una nuova legittimità; ma allora perché indignarsi di fronte alle morti sul lavoro, sempre più numerose, perché chiudere i cantieri e varare norme preventive che affogano le piccole imprese, perché non legalizzare droghe leggere e pesanti.

Se passa il principio, in tempi di Covid, che l’interesse economico e la tutela sanitaria siano perseguibili a tutti costi, e quindi, anche sul costo di vite umane, si passa, in modo automatico, da uno Stato di diritto ad uno Stato autoritario.

Ne è riprova, in questa situazione, il fallimento del principio del “neminem laedere”.

Il principio, cioè, che la libertà di ognuno di noi, in uno stato democratico e liberale, debba trovare un limite invalicabile, nelle libertà altrui.

In questa dimensione, potrebbe essere immediato concludere che le libertà dei gestori di discoteche (solo a titolo di esempio), la movida ed i loro clienti, si estenderebbero, senza limiti, asfaltando le libertà di molti cittadini.

Pensiamo ai pensionati che vivono in casa con  contatti sociali essenziali.

Costoro, senza green pass, se usciranno a fare la spesa, non potranno contare sui servizi igienici di un bar, in caso di bisogno, proprio perché sprovvisti di lasciapassare.

La campagna vaccinale sarà ben presto completata.

I dubbi, sulle iniziative assunte ed il futuro delle democrazie mature, offriranno i pretesti per un dibattito che si annuncia lungo e travagliato.

 

LA REDAZIONE DI BETAPRESS

 

Green Pass: la presa per i fondelli di uno stato bipolare…

 

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