Trump, Vance, Benedetto XVI: cosa hanno da dire all’Europa che rinnega sé stessa
Le vicende che riguardano la presidenza Trump negli Stati Uniti e tutto ciò che esse comportano rispetto al resto del mondo sono ogni giorno sotto gli occhi di tutti. Che “the Donald” sia stato e continui ad essere un “ciclone”, nessuno lo nega. Il “Tycoon”, altro termine magniloquente con cui viene (spesso spregiativamente) definito dice tutto il peso che, volenti o nolenti, questo personaggio rappresenti, non soltanto per l’America ma per tutto il mondo.
Trump in pochi mesi si è impegnato su una infinità di fronti, non solo geopolitici. Proviamo ad elencare alcune delle questioni che lo vedono protagonista: pace a Gaza, pace in Ucraina, altre setto o otto trattative di pace per conflitti minori, lotta al “politically correct” e alla cultura “woke”, dazi, rapporti commerciali con la Cina, questione di Taiwan, lotta al regime di Maduro in Venezuela e guerra alle droghe che invadono gli Stati Uniti, espulsione degli immigrati clandestini violenti, difesa dei valori tradizionali della cultura americana, difesa della libertà di parola e della libertà di religione, lotta al “gender” e alle politiche di “inclusione” (di gay, trans, queer ecc.), difesa della vita e taglio degli aiuti alle cliniche degli aborti, promozione dello sviluppo tecnologico e della intelligenza artificiale e difesa delle “big tech” dentro e fuori dagli USA, attacco al “deep state” (la burocrazia americane vera macchina del potere statale, come lui la definisce), per non parlare di questioni private quali lo scandalo Epstein per il quale i democratici suoi avversari hanno fatto di tutto per indicarne una sua correità, attacco al quale Trump ha risposto affermando la sua innocenza e facendo pubblicare il dossier in mano alla magistratura.
Alcuni dei commentatori e studiosi dell’area “progressista” considerano Trump una specie di “nonno scemo”, con una visione “corrotta” della politica, che corromperebbe con ciò stesso tutta la sua azione, sia verso l’interno del suo paese, sia nei rapporti con gli altri paesi del mondo. Se fosse vero, bisognerebbe concludere che più della metà degli americani sono – appunto – dei “poveri scemi” che hanno votato uno “scemo”!
Siccome non crediamo che sia così, anzi! alla luce delle considerazioni qui sopra, vorremmo con questo articolo occuparci un po’ del pensiero di Trump e del suo vice J. D. Vance e verificarne i contenuti etici e culturali, specie quelli che più direttamente si collegano a noi italiani ed europei. Per questo prenderemo le mosse dal recente documento sulla National Security Strategy statunitense, con particolare attenzione alle critiche rivolte all’Unione Europea e alle politiche dei suoi paesi membri, oltre che al discorso tenuto dal vicepresidente Vance nel febbraio scorso a Monaco, alla Conferenza sulla sicurezza, dove ha esternato delle critiche molto precise verso il comportamento di molti dei paesi del vecchio continente.
La strategia USA: “America First” e la critica all’Europa
Il documento ufficiale National Security Strategy 2025, firmato dalla presidenza Trump, segna una svolta nella politica estera americana: la dottrina “America First” privilegia gli interessi nazionali degli Stati Uniti, riducendo l’impegno globale e spostando il focus sull’emisfero occidentale. In questo quadro, l’Europa viene descritta come un continente in declino, a rischio di “cancellazione della civiltà”, se non cambierà rotta. Le difficoltà economiche dell’UE sono considerate secondarie rispetto alla prospettiva di una vera e propria dissoluzione culturale e demografica.
Le critiche principali riguardano: anzitutto il tema della immigrazione incontrollata. Le politiche migratorie europee sono accusate di generare conflitti interni, mettere sotto pressione la coesione sociale e contribuire al declino demografico. Nel documento, tra l’altro si afferma senza mezzi termini che il Vecchio Continente rischia una “civilisational erasure”, ovvero una cancellazione della propria civiltà, se continuerà sulla traiettoria attuale. Queste le parole: “Le difficoltà economiche ed esistenziali dell’Europa sono eclissate da una prospettiva molto più drammatica di cancellazione della civiltà”. Il testo avverte che, se le tendenze non cambieranno, “alcuni membri della NATO potrebbero diventare, nel giro di pochi decenni al più tardi, maggioranza non europea”.
Altro punto del documento riguarda la censura e soppressione del dissenso. Il testo afferma che “censura della libertà di espressione e soppressione dell’opposizione politica” sono caratteristiche della traiettoria attuale di certi paesi europei. Segue poi il tema della perdita di identità nazionale: la denuncia mette in allarme sugli effetti negativi per i paesi europei a seguito della “perdita delle identità nazionali e della fiducia in sé stessi, oltre a crisi di identità culturale”. Infine, viene indicato un altro punto molto delicato e indice di una crisi del senso vero della democrazia all’interno dell’Unione Europea: quello della erosione della sovranità. In questo caso, gli USA ammoniscono l’Unione Europea e altre entità transnazionali a interrompere quelle “attività che erodono la libertà politica e la sovranità”, imponendo vincoli giuridici e di legislazioni sovranazionali che contrastano con le leggi interne e con il volere dei singoli popoli, come a dire con la cultura profonda che li esprime.
Il documento della National Security Strategy americano nei fatti rappresenta la esplicitazione di una strategia che vede gli Stati Uniti sotto la presidenza Trump intenti a “coltivare la resistenza alla traiettoria attuale dell’Europa all’interno dei paesi europei”, anche sostenendo forze politiche e sociali che si oppongano a quello che viene definito “declino europeo”. Si intende qui l’insieme dei partiti di centro-destra o anche destra estrema che raccolgono una ampia rappresentatività popolare e che l’establishment europeo (quello delle élite globaliste, per intenderci) vorrebbe tenere ai margini se non addirittura ridurre al silenzio, mettendo tali partiti fuori legge per presunte connivenze col “nemico” russo. Il testo auspica che l’Europa possa riacquistare un’autentica fiducia nella civiltà e nel patrimonio storico da cui proviene, rivitalizzando la propria identità occidentale/europea, più vicina ai valori tradizionali.
Il discorso di J. D. Vance a Monaco: l’allarme sulle radici e la libertà
Il vicepresidente J. D. Vance, nel suo discorso alla Conferenza di Monaco del febbraio 2025, aveva in un certo senso anticipato i concetti presenti nel documento sulla N.S.S., già allora rendendo esplicite queste critiche. Vance aveva tra l’altro detto che “La minaccia che più mi preoccupa riguardo all’Europa non è la Russia, non è la Cina… È il ritiro dell’Europa da alcuni dei suoi valori fondamentali, valori condivisi con gli Stati Uniti d’America”. In una parola, l’Europa starebbe perdendo coesione non per una minaccia esterna, ma perché ha abbandonato valori identitari come la libertà di espressione, la democrazia sostanziale, l’ascolto del popolo.
Vance aveva poi puntato il dito contro le politiche migratorie europee: “Di tutte le sfide urgenti… credo che non ce ne sia una più urgente della migrazione di massa”. A tal proposito aveva ricordato come l’immigrazione incontrollata abbia provocato gravi tragedie (attentati terroristici, violenze interne, disagio sociale, aggressioni sessuali ecc.) e come molti europei si sentano ignorati dalle élite che promuovono immigrazione e globalismo.
Sul tema della libertà di parola, Vance aveva denunciato che “In molti paesi europei la libertà di espressione è in retreat”; aveva fatto riferimento ai numerosi casi di persecuzioni di cristiani o conservatori che esprimono opinioni dissenzienti rispetto al mainstream progressista; restrizioni a partiti definiti spregiativamente “populisti” solo perché sono avversari politici dei partiti della sinistra liberal globalista; uso del pretesto della “disinformazione” sui social (fenomeno tutto da dimostrare che possa davvero spostare masse di voti) come pretesto per censurare.
Vance aveva poi ammonito: “Se hai paura delle voci, delle opinioni e della coscienza che guidano il tuo stesso popolo… Se fuggi dai tuoi stessi elettori, non c’è nulla che l’America possa fare per te”.
In sostanza, Vance aveva denunciato soprattutto la tendenza a escludere dal confronto democratico partiti di opposizione, soprattutto di destra o conservatori, etichettandoli come “pericolosi”, “populisti”, “estremisti”. Ma negare loro la rappresentanza significa escludere una parte significativa dell’elettorato: per lui questo rappresenta un tradimento della democrazia reale.
Non a caso, nove mesi dopo con il documento della N.S.S., gli USA propongono di coltivare la resistenza all’attuale traiettoria europea, sostenendo forze politiche e sociali che si oppongano al declino, e invitano l’Europa a riacquistare un’autentica fiducia in sé stessa, recuperando i grandi valori della identità occidentale che sono ancora per fortuna presenti in larghi strati della popolazione.
Il tradimento delle radici europee e il pensiero di Papa Benedetto XVI
In questo contesto, è fondamentale ricordare il pensiero di Papa Benedetto XVI, che in numerosi discorsi e scritti ha denunciato il rischio che l’Europa rinneghi le proprie radici giudaico-cristiane. Secondo il Papa, l’identità europea si fonda su un patrimonio culturale e spirituale che affonda le sue radici nella tradizione biblica e cristiana. Il suo celebre discorso al Bundestag (2011) e le riflessioni contenute nell’enciclica “Caritas in Veritate” sottolineano come il distacco da queste radici comporti una perdita di senso, di coesione e di capacità di affrontare le sfide contemporanee.
Benedetto XVI ha affermato: “L’Europa, rinnegando le sue radici cristiane, tradisce sé stessa e il proprio patrimonio culturale e spirituale. Senza questi fondamenti, la democrazia e la libertà rischiano di diventare vuote e prive di significato.”
Conclusione: un percorso “suicida” e la necessità di una rigenerazione europea
La traiettoria attuale dell’Unione Europea, come emerge dai testi analizzati, appare pervasa da una tendenza “suicida”. La rinuncia alle proprie radici, la censura del dissenso, la gestione ideologica dell’immigrazione e la perdita di identità rischiano di condurre il continente verso l’implosione politica e culturale. L’ “offensiva” di Trump e Vance, per quanto dura e scomoda, può essere interpretata come una sveglia urgente per l’Europa: solo recuperando le proprie radici, valorizzando il pluralismo politico e difendendo la libertà di espressione sarà possibile evitare il declino e rigenerare una idea di Europa fatta di stati che sono orgogliosi di essere “europei” perché sono orgogliosi della propria storia singola e dei valori sui quali questa storia si è andata costruendo.