Settembre 10, 2026

Uganda: il turismo salva i gorilla di montagna dall’estinzione

Gorilla di montagna-della foresta ugandese di Bwindi

Gorilla di montagna-della foresta ugandese di Bwindi

I gorilla di montagna dell’Uganda non rischiano più l’estinzione

Si festeggia durante la giornata mondiale del gorilla (24 settembre)

Una splendida notizia dall’Africa: i gorilla in Uganda non è più una specie in pericolo di estinzione.
Nella giornata mondiale del gorilla, che si festeggia ogni anno il 24 di settembre, è stata data una notizia sensazionale.

L’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura organizzazione internazionale non governativa con sede in Svizzera li ha spostati dal codice CR (pericolo critico) al codice EN, che identifica un rischio minore di estinzione.

I gorilla sono animali bellissimi e resistenti ma il bracconaggio e la distruzione dell’habitat hanno provocato, negli ultimi decenni, la loro possibile estinzione.

I gorilla di montagna

Molti dei gorilla di montagna rimasti al mondo vivono nel Massiccio dei Virunga, un’area montuosa che comprende parti del Congo, dell’Uganda e del Ruanda.

Le prospettive per i gorilla di montagna sono positive dal 2018, quando un’indagine ha mostrato che la popolazione ha superato i 1.000 esemplari.

Si tratta di un ritorno notevole per una specie che ha rischiato l’estinzione, nel secolo scorso.

Circa la metà dei gorilla vive in Uganda.

 

Oltre a Bwindi, l’unico altro parco ugandese dove è possibile osservare i gorilla in natura è il Parco nazionale dei gorilla di Mgahinga.

Ma quest’area protetta ospita una sola famiglia di gorilla, mentre Bwindi ne ospita 27 gruppi, che i visitatori possono ammirare da vicino.

Presso gli uffici dell’Uganda Wildlife Authority a Buhoma, una città fuori dal parco, un gruppo di ranger-guide e custodi si riunisce ogni mattina per aiutare i turisti a esplorare la foresta.

Il valore del denaro generato dai gorilla è considerevole ed aiuta a sensibilizzare sulla necessità di preservare l’ambiente.

I miracoli del turismo

L’ Uganda, per esempio, ha trasformato i bracconieri dei gorilla di montagna in ambientalisti.

È anche vero che il bracconaggio è in netto calo perché i turisti stranieri sborsano cifre considerevoli per vedere gli animali nel loro habitat naturale, contribuendo a finanziare l’approvvigionamento idrico, l’assistenza sanitaria e altre iniziative di sviluppo nelle comunità locali.

Turisti nella foresta di Bwindi
Turisti nella foresta di Bwindi

A dedicare un lungo reportage a questo tema è stata l’Associated Press, in occasione della giornata mondiale del gorilla (24 settembre).

Il turismo fa bene ai gorilla

Molti affermano che il denaro generato ha garantito il recupero della specie, con un calo dell’invasione dell’habitat e del bracconaggio, grazie alla maggiore collaborazione delle comunità vicine con le autorità preposte alla tutela della fauna selvatica.

La notizia di un gorilla di montagna malato o ferito può preoccupare gli abitanti della zona come se si trattasse di uno di loro.

In fondo, anche ai gorilla è stato dato un nome, consentendo ai ranger di umanizzare la sofferenza dell’animale.

Se un gorilla è malato, tutti si preoccupano. Persino la gente della comunità. Tutti sono toccati. Il bracconaggio nel parco è sempre più raro perché ne traggono tutti beneficio.

Donna del villaggio limitrofo alla foresta di Bwindi
Donna del villaggio limitrofo alla foresta di Bwindi

Il Parco nazionale di Bwindi, patrimonio mondiale dell’Unesco

Il Parco nazionale impenetrabile di Bwindi, patrimonio mondiale dell’Unesco in una zona remota dell’Uganda sud-occidentale, ospita numerosi gruppi di gorilla abituati alla presenza umana.

I turisti pagano una cifra considerevole, 800 dollari di diritti di permesso per ogni straniero non residente, per il diritto di vedere i gorilla nel loro habitat naturale. Una politica ufficiale di condivisione delle entrate garantisce 10 dollari di ogni permesso alla comunità locale tramite i suoi rappresentanti eletti, che li possono investire in progetti che vanno dalla fornitura di acqua all’assistenza sanitaria.

Le comunità locali hanno inoltre diritto al 20% di tutti i ricavi generati dai biglietti d’ingresso al parco.

Molti abitanti del posto, inclusi bracconieri pentiti che vivono nei pressi del parco, hanno dichiarato all’Associated Press che il denaro ricavato ha garantito il recupero della specie, con l’invasione dell’habitat e il bracconaggio in calo, mentre le autorità preposte alla tutela della fauna selvatica cercano di collaborare maggiormente con le comunità vicine.

A 33 anni di distanza dalla tragica morte di  Dian Fossey, la zoologa statunitense barbaramente uccisa, la sua Fondazione ha potuto festeggiare la buona notizia.

Il lavoro di Dian Fossey per studiare e proteggere le vite dei gorilla selvatici in Ruanda ha toccato i cuori delle persone in tutto il mondo.

E la sua eredità vive ancora oggi, nei programmi di protezione dei gorilla:
scienza, istruzione e persone della Dian Fossey Gorilla Fund.

La coraggiosa fondatrice, Dian Fossey, sapeva che i gorilla avrebbero avuto bisogno del nostro aiuto per sopravvivere.

Proteggere i gorilla e le loro foreste ogni giorno, aiuta anche le persone che vivono vicino a loro: 175 persone tra ranger e difensori della natura hanno lottato per proteggere i fragili gorilla e il loro ambiente ed oggi è possibile visitarli.

L’ambiente in cui vivono le famiglie di gorilla nel parco nazionale impenetrabile di Bwindi, area naturale protetta dell’Uganda, patrimonio dell’UNESCO.

Alba nella foresta di Bwindi

Bwindi all'alba
Bwindi

Il Bwindi è un ecosistema forestale importantissimo che ospita una grande diversità di specie vegetali, fornendo così le risorse necessarie per la sopravvivenza dei gorilla.

La foresta di Bwindi non è definita da un singolo tipo di albero ma è una lussureggiante foresta pluviale tropicale di montagna con un’elevata biodiversità che include molte specie di piante e specie arboree come alberi di bambù, felci e una fitta copertura di alberi di legno duro, oltre a una grande varietà di piante erbacee e rampicanti che rendono l’accesso difficile.

È situata nel sud-ovest dell’Uganda, è un sito del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO noto per la sua foresta pluviale di montagna e la sua ricchezza di specie.

La foresta ospita una vasta gamma di specie vegetali, inclusi diversi tipi di alberi.

La presenza di bambù contribuisce alla fitta e impenetrabile vegetazione.

Alba a Bwindi
Bwindi

Le fitte felci e le viti coprono il terreno, rendendo difficile l’avanzamento a piedi.

La foresta è caratterizzata da grandi foreste di legno duro, che creano un ambiente denso e complesso.

 

La dieta dei gorilla di montagna

I gorilla di montagna sono vegetariani e la loro alimentazione include una vasta gamma di elementi vegetali.

La dieta dei gorilla di montagna è composta principalmente da steli, germogli di bambù, e diverse varietà di frutta, oltre o cortecce e invertebrati, che costituiscono la loro dieto prevalentemente vegetariana.

 

È una dieta molto varia perché pur cibandosi di diverse varietà di frutta, integrano la loro dieta anche con parti non fruttuose come steli e germogli di bambù, oltre a cortecce.

Bracconieri pentiti come guardiani della foresta

La biodiversità della impenetrabile foresta di Bwindi regala dunque la vita ai gorilla che possono vivere e riprodursi in un ecosistema perfetto. Ecco perché è così importante proteggere la foresta e i suoi preziosi abitanti.

Nel 2020, quando i bracconieri uccisero un amato gorilla di nome Rafiki, Mujuni e altri formarono un’organizzazione di ex bracconieri che ora affermano che i primati sono più importanti di qualsiasi altro animale.

Fungono da guardiani della comunità, sorvegliando le persone che potrebbero avventurarsi nella foresta per piazzare trappole per cefalofi che a volte intrappolano i gorilla.

In questo modo, contribuiscono a sostenere il lavoro dei ranger armati che pattugliano regolarmente il parco.

I rangers di Bwindi con una turista
I rangers di Bwindi con una turista

Ora per i bracconieri i gorilla sono così importanti che sono convinti che le persone che uccidono o in qualche modo provocano la morte di un gorilla dovrebbero essere incarcerate.

Ora che è certo che i proventi del turismo superano quelli del bracconaggio non ci sono più pericoli per i nostri simpatici primati.

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