L’ignoranza è la più grande deriva e prigione dell’umanità
La responsabilità politica di questa deriva non nasce oggi e non finirà domani. È il risultato di anni di riforme incompiute, tagli mascherati da razionalizzazioni, ministri incapaci, slogan pedagogici venduti come rivoluzioni e governi che hanno preferito una scuola docile a una scuola capace di formare coscienze critiche. Perché un popolo che legge poco, comprende meno e ragiona per riflessi condizionati diventa più facile da guidare, da spaventare, da comprare, da dividere. È il vecchio “popolo bue”, non come insulto ai cittadini, ma come accusa feroce a chi li ha lentamente resi tali, togliendo loro gli strumenti per non esserlo più.
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