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Buon lavoro presidente Maruotti

Luigi Maruotti nominato Presidente del Consiglio di Stato

Luigi Maruotti è il nuovo Presidente del Consiglio di Stato.

Venerdì 13 gennaio 2023 il Consiglio dei ministri ha dato il via libera alla sua nomina di Presidente del Consiglio di Stato, l’organo di rilievo costituzionale, con origini antichissime, che conserva sia funzioni giurisdizionali che compiti di natura consultiva.

Il 20 gennaio c.a. il plenum del Consiglio di presidenza della Giustizia Amministrativa aveva espresso all’unanimità parere favorevole alla sua nomina.

Una immagine recente del neopresidente Maruotti
Una immagine recente del neopresidente Maruotti

Luigi Maruotti succede a Franco Frattini

Luigi Maruotti, già Presidente aggiunto del massimo organo della giustizia amministrativa, succede a Franco Frattini, che aveva assunto la carica di Presidente del Consiglio di Stato il 29 gennaio 2022.

La nomina segue la sua prematura scomparsa la notte di Natale.

Appena una settimana fa Maruotti aveva celebrato, commosso, nell’aula di Pompeo del Consiglio di Stato, la sua commemorazione.

Grande è stato il cordoglio tributato al collega di una vita.

L’avvicendamento segue il rigoroso rispetto dell’anzianità di ruolo, in osservanza della prassi che da sempre contraddistingue il prestigioso istituto, solo raramente disattesa.

La sua straordinaria figura di giurista e la sua caratura morale hanno messo subito tutti d’accordo.

La galleria prospettica del Borromini nel cortile interno di Palazzo Spada a Roma, sede del Consiglio di Stato. La finta prospettiva del Borromini
La galleria prospettica del Borromini nel cortile interno di Palazzo Spada a Roma, sede del Consiglio di Stato. La finta prospettiva del Borromini

L’eccellente carriera del neopresidente

Luigi Maruotti nel 1981 entra giovanissimo nei ruoli dell’Avvocatura Generale dello Stato, dapprima come Procuratore dello Stato e poi come Avvocato dello Stato.

Successivamente, è risultato vincitore dei concorsi come magistrato del TAR, nel 1984, e come consigliere di Stato, nel 1989, divenendo Presidente di Sezione del Consiglio di Stato nel 2010.

Ha presieduto nel corso del tempo la Terza, la Quarta, la Quinta e la Sesta Sezione del Consiglio di Stato. Circa un anno fa, per pochi voti, non è approdato alla Corte costituzionale.

Palazzo Spada: particolare del colonnato del cortile interno
Palazzo Spada: particolare del colonnato del cortile interno

Una autorevole figura di riferimento

Nessun dubbio che lo stimatissimo giurista partenopeo, ma originario di Sant’Agata di Puglia, che tanto lustro ha dato nel corso della sua carriera ad istituzioni come l’Avvocatura dello Stato e la magistratura amministrativa, sia la figura più autorevole a ricoprire la sesta carica dello Stato.

La levatura morale e intellettuale da sempre lo contraddistinguono come magistrato indipendente ed equilibrato.

Il Consiglio di Stato ha il compito di proteggere le libertà e i diritti fondamentali delle persone, di difendere l’interesse generale, di sorvegliare la qualità della pubblica amministrazione.

Luigi Maruotti, instancabile lavoratore e conosciuto anche per aver eliminato gran parte dell’ingente arretrato del Consiglio di Stato, è di sicuro la persona giusta.

Unanime il plauso anche del Consiglio Nazionale forense e del libero Foro.

Una autorevole figura di riferimento, in un momento in cui, più che mai, c’è l’esigenza di ridare fiducia nelle istituzioni e di rilanciare la giustizia come vero e proprio servizio a favore dei cittadini.

Sarà il neopresidente ad inaugurare l’anno giudiziario il prossimo 30 gennaio, in concomitanza con la cerimonia di insediamento, cui presenzieranno le più alte cariche dello Stato.

 

Commozione al consiglio di Stato per Ricordare l’ex Presidente




OPEN DAYS, ATTIVITÀ DI (DIS)ORIENTAMENTO

Iniziati a novembre, sembrano ormai alla fine anche se qualcuno userà anche l’ultimo giorno, il 30 gennaio, per … “un alunno in più “.

Povera scuola!

Comunque l’incubo sembra ormai finito.

Un tempo non esistevano, forse solo nelle scuole private per questioni di sopravvivenza, questioni che oggi sembrano interessare anche la scuola pubblica.

Una maratona nella quale genitori e ragazzi “saltano” da una scuola all’ altra, ascoltando noiosissimi discorsi autoreferenziali, belle promesse, inutili visite a laboratori imbellettati per l’occasione, tentando di intuire, dietro tanta retorica, la nuda realtà.

Ma la scuola non deve essere solo un luogo accogliente e non dovrebbe mai perdere di vista il suo ruolo principe di trasmettere “virtute e canoscenza”.

Purtroppo si dimentica che la scuola richiede anche impegno, fatica e sacrificio e non mille progetti e attività per intrattenere in modo ludico gli studenti, perché ciò contribuirebbe ad alimentare le derive di una società sempre più fluida che sta creando confusione e incertezza.

Allora?

Allora palese è il disorientamento tra tanti indirizzi di studio, corti e lunghi e anche duplicati e le tante e creative offerte formative proposte per “un alunno in più “.

Il 30 gennaio sta arrivando, si avvicina il momento della scelta.

In bocca al lupo ragazzi.

Pio Mirra
DS IISS Pavoncelli – Cerignola (FG)




La nostalgia del bello al Trocadero

ANNI VENTI IN MOSTRA A PARIGI

La mostra Art Déco Francia – Nord America iniziata il 21 ottobre 2022 e programmata fino al 6 marzo 2023.

La mostra è allestita al Trocadéro, nel Palazzo della Città dell’architettura e del patrimonio (Palazzo de Chaillot) ed è la narrazione ben riuscita ed inedita degli anni folli della Parigi di un secolo fa e dello effervescente scambio artistico ed intellettuale tra Francia e Stati Uniti dell’Art Déco, movimento molto in voga negli anni ‘20 e ‘30 del ‘900.

Foto di Joséphine Baker che balla alle Folie Bergére 1926
Foto di Joséphine Baker che balla alle Folie Bergére 1926

I FOLLI ANNI VENTI IN FRANCIA E IN AMERICA

L’espressione Art Déco deriva dalla sintesi di Esposizione internazionale di arti decorative e industriali che si tenne a Parigi nel 1925.

Con un percorso senza precedenti, incentrato non solo sull’architettura, ma anche sulla vita culturale e artistica di questo periodo, l’esposizione fa scoprire come l’Art Déco ha influenzato l’architettura, l’arredamento (presenti in mostra numerosi mobili, sedie, poltrone, divani), lo stile di vita e il gusto dei nordamericani, raccontando ed illustrando antefatti, temi e iconografie, attraverso centinaia di opere tra oggetti d’arte, piatti, vasi, sculture (Diana che gioca con due cervi di Paul Manship, uno dei principali rappresentanti della Art déco americana, Le quattro stagioni di Pier Fournier Des Corays), dipinti, disegni, decorazioni ed arredi degli artisti più in voga.

Manifesto dell'Esposizione universale di Chicago del 1933
Manifesto dell’Esposizione universale di Chicago del 1933

LE OPERE

La sfida tra le due sponde dell’Atlantico viene sublimata anche attraverso sperimentazioni artistiche innovative ed invenzioni pittoriche sgargianti, riflettendo un dialogo incessante attraverso forme floreali spesso contorte ed elementi geometrici rigorosi, colori contrastanti, illustrazioni e pubblicità artistiche che riflettono i problemi principali del periodo e che si snoda anche nel design grafico nitido e giocoso delle locandine -esposte alla mostra – dei grandi magazzini di Chicago fondati nel 1852 da Marshall Field’s, (colui cui venne attribuita la celebre frase “il cliente ha sempre ragione”), acquistata nel 2005 dalla catena Macy’s.

Un viaggio affascinante che prosegue attraverso le pubblicità dell’ alta moda, (in mostra le tavole del rotocalco parigino La Gazzetta del Bon Ton, considerato un precursore delle riviste apparse nei decenni successivi), la danza (esposto il repertorio fotografico di Joséphine Baker che balla alle Folie Bergére nel 1926 il Charleston, ballo che da Broadway era nel frattempo approdato in Europa al teatro degli Champs-Elisées), il cinema (sono presenti stralci del film Ragazze che sognano, del 1930, della Metro – Goldwyn-Mayer, con Joan Crawford, ed altri film dell’epoca, La gabbia dorata del 1922, con Gloria Swanson).

La mostra riflette un dialogo incessante attraverso arti decorative, visive, architettura, progressi tecnici e porta lo spettatore nell’illusione di un mondo più bello, attraverso la personificazione dell’amore per l’opulenza, il design di lusso, le decorazioni con stile elaborato dell’ oggettistica in metallo, della carta da parati, delle lampade, dei tessuti, e financo degli arredi del Transatlantico Normandia, il tutto ispirato da un’eclettica gamma di fonti storiche, dall’arte tribale africana a quella dell’antico Egitto.  

Manifesto dell'Esposizione universale di Chicago del 1933
Manifesto dell’Esposizione universale di Chicago del 1933

L’ARCHITETTURA DECO A NEW YORK, CHICAGO E MIAMI

 L’Art Déco ha viaggiato dalla Francia al Nord America in un faccia a faccia portato avanti in gran parte dagli architetti americani e canadesi, i veri fautori di questo movimento ed inventori di uno stile ibrido franco americano, che si formarono all’ Ecole des Beaux-Arts di Parigi e che, una volta tornati in America, costruirono e arredarono edifici Art Déco nelle città americane.

Sono esposti in mostra video, illustrazioni, progetti e raffigurazioni dei più famosi edifici icona di New York, come l’Empire State Building e il Chrysler Building e i manifesti dell’Esposizione universale di Chicago del 1933, un secolo dopo la sua fondazione, un inno al progresso e alla innovazione tecnologica.

Dopo l’uragano del 1926 l’Art Déco attraversa ancora una volta l’oceano ed ecco che, incorniciata da un edificio dalle proporzioni americane, a Miami Beach l’Art. Deco diventa Tropic Déco (sul punto video e immagini con didascalie oltre ad una interessante serie di cartoline postali raffiguranti i numerosi hotel Déco di Ocean street, tra cui il Leslie, il Nash Senator e il Neron).

Chiave di volta di tutte le arti, l’architettura porta a sviluppi stilistici in molte altre professioni: pittori, scultori, interior designer, ferraioli, muralisti sono un tutt’uno con gli edifici e accompagnano questa nuova architettura e quindi, dopo gli edifici, la gioielleria e la tavola si ispirano a questo nuovo stile le cui linee semplici e fluide contrastano con il precedente periodo dell’Art Nouveau (o Liberty o Arte Nuova).

Riproduzione di cartolina postale del Neron hotel a Miami beach
Riproduzione di cartolina postale del Neron hotel a Miami beach

 

IL TROCADERO

Sebbene questa parabola creativa sia stata interrotta dalla crisi economica del 1929, gli architetti francesi hanno riportato con sé questo stile ibrido franco-americano, che negli Stati Uniti si è prolungato fino al 1940.

Ne è un esempio il Palazzo del Trocadéro, il cui modello in scala esposto alla mostra, rievoca il lavoro di Jacques Carlu nel 1934, che pensò alla sua modernizzazione sulla base dei suoi ricordi americani, dando vita ad un nuovo edificio, con la creazione di una spianata e l’apertura di una prospettiva grandiosa sulla città e sulla Torre Eiffel, che ancora oggi possiamo ammirare (interessanti la foto della  Backer sulla Cadillac davanti alla spianata della vecchia facciata nonché il dipinto di Anne Carlu dedicato al famoso teatro nazionale di  palazzo Chaillot).

La mostra rende bene l’idea del Déco come uno stile,  un  gusto (vedi le copertine della famosa rivista Vogue), un atteggiamento, un linguaggio, perché il Déco è glamour (nutrita la serie di boccette di profumi dal design esclusivo di Lucien Lelong e di René Lalique), fascino, eleganza, moda, (esposti vestiti di mussolina di seta bordati di perle e pezzi di vetro del 1925 e le  calzature Salomé di André Pérugia ), ritmo, musica (jazz), ricerca del piacere di vivere, stile di vita, e tutto l’immaginario di un mondo che ha cercato di affrancarsi dalla banalità del quotidiano, dimenticando l’esperienza della guerra da poco conclusa.

Vestiti di mussolina ricamati
Vestiti di mussolina ricamati




Commozione al consiglio di Stato per Ricordare l’ex Presidente

È morto il 24 Dicembre il Presidente del Consiglio di Stato Franco Frattini, ex Ministro degli affari esteri del governo Berlusconi e Vice Presidente della Commissione Europea e Commissario per la Giustizia, Sicurezza e Libertà tra il 2004 e il 2008.

Il 12 gennaio la commemorazione presso la sede del Consiglio di Stato a Roma.

La toccante commemorazione in onore di Franco Frattini

La cerimonia in ricordo del compianto Presidente del Consiglio di Stato Franco Frattini si è svolta a Roma il 12 gennaio alle ore 12:30 presso la Sala di Pompeo di Palazzo Spada, l’edificio storico di Roma nel quale hanno sede il Consiglio di Stato e la Galleria Spada.

Un momento della commemorazione nella Sala di Pompeo a Palazzo Spada
Un momento della commemorazione nella Sala di Pompeo a Palazzo Spada

Il ricordo del Presidente Aggiunto del Consiglio di Stato Luigi Maruotti, collega e amico  

Sono nomi illustri quelli che hanno rievocato Frattini: il Presidente aggiunto del Consiglio di Stato Luigi Maruotti, che probabilmente a breve prenderà il suo posto, suo collega ed amico da sempre, haricordato che egli iniziò nel 1981 la sua brillante e prestigiosa carriera come Procuratore dello Stato presso l’Avvocatura Generale dello Stato, divenendo presto Avvocato dello Stato, Magistrato Tar ed, infine, giovanissimo Consigliere di Stato, dimostrando immediatamente di possedere le eccezionali doti di preparazione giuridica e l’altissima capacità professionale che hanno sempre accompagnato il suo così rilevante percorso istituzionale, nazionale e internazionale, nel corso del quale ha ricoperto importantissimi incarichi istituzionali e politici (è stato due volte Ministro degli Esteri, Ministro della Funzione pubblica, più volte deputato, Presidente del Comitato parlamentare di controllo sui servizi segretiCOPACO, Commissario europeo alla Giustizia, ecc.), “rimanendo sempre se stesso, mantenendosi sempre umile”.

Il Presidente Aggiunto del Consiglio di Stato Luigi Maruotti mentre ricorda commosso il collega Franco Frattini
Il Presidente Aggiunto del Consiglio di Stato Luigi Maruotti mentre ricorda commosso il collega Franco Frattini

Maruotti, suo collega di concorso, lo ha frequentato sin dalla giovane età quando, entrambi Procuratori dello Stato freschi di nomina, si destreggiavano tra una udienza e l’altra, difendendo le cause dello Stato negli anni di piombo.

 

I commossi interventi del Segretario Generale della Giustizia Amministrativa Sergio De Felice, dell’Avvocato Generale dello Stato Gabriella Palmieri Sandulli, degli Avvocati di libero foro

Il suo esempio, il suo impegno e dedizione costanti, accompagnati da saggezza ed equilibrio, hanno ispirato generazioni di Magistrati amministrativi, di Avvocati e Procuratori dello Stato, ha affermato commosso Sergio de Felice, Segretario Generale della Giustizia amministrativa, prescelto da Frattini stesso all’atto della sua nomina a Presidente del Consiglio di Stato.

La toccante cerimonia è proseguita con il saluto dell’Avvocato Generale dello Stato, Gabriella Palmieri Sandulli, che ha rammentato Frattini quando era suo collega all’Avvocatura Generale dello Stato, di poco più anziano di lei in quanto del concorso precedente, evocando la poliedricità di interessi che l’ha costantemente caratterizzato e la passione che ha sempre nutrito per lo Sport, inteso nella sua più nobile accezione, ricoprendo l’incarico di Presidente della Commissione Nazionale Scuole e maestri di Sci presso la FISI e, soprattutto, quello di Presidente del Collegio di Garanzia dello Sport – CONI al quale, con entusiastico impegno, ha dato lustro e prestigio istituzionale. Recentemente era stato insignito del Collare d’oro olimpico del Comitato Internazionale Olimpico.

Il Presidente Frattini è stato un eccezionale Servitore dello Stato, dotato di un elevato senso istituzionale al quale si sono unite altrettanto eccezionali doti umane e intellettuali, grande cultura giuridica e disponibilità ad ascoltare, doti sempre unite a una grande signorilità e al rispetto verso gli altri. Così, unanime, il ricordo dei numerosi avvocati amministrativisti che hanno preso la parola.

Nel nome di Franco Frattini il varo della riforma del Codice dei contratti pubblici

 

Ha sempre profuso le sue energie senza risparmiarsi: da ultimo, era riuscito a far concludere in tempi rapidi e con risultati eccezionali il lavoro di revisione del Codice dei contratti pubblici, così che il Consiglio dei Ministri, nella seduta del 16 dicembre scorso, ha approvato, in esame preliminare, un decreto legislativo di riforma, riservandogli un espresso e pubblico ringraziamento “per il grande lavoro svolto che ha contribuito al raggiungimento di un importante risultato”.

A seguito della sua prematura scomparsa era stata allestita la camera ardente proprio presso la prestigiosa Sala di Pompeo, al primo piano di Palazzo Spada, uno dei più eleganti palazzi romani del Cinquecento, ubicato in Piazza Capo di Ferro, adiacente a Palazzo Farnese.

Nella sala si erge una imponente scultura di Pompeo Magno, ritenuta essere quella ai cui piedi cadde Giulio Cesare.

Tutte le udienze sono state sospese alle12:20 per consentire ai Magistrati ed agli Avvocati di ritrovarsi nella Sala di Pompeo.

Consiglio di Stato, Sala di Pompeo, Natale 2015: Franco Frattini in compagnia di alcuni colleghi dell'Avvocatura dello Stato e del Consiglio di Stato, tra cui, a destra, Luigi Maruotti.
Consiglio di Stato, Sala di Pompeo, Natale 2015: Franco Frattini in compagnia di alcuni colleghi dell’Avvocatura dello Stato e del Consiglio di Stato, tra cui, a destra, Luigi Maruotti.

 

Il vuoto lasciato da Frattini

Quella di Franco Frattini è una figura indimenticabile che lascia un vuoto incolmabile nelle Istituzioni e nel Paese, ha concluso il Presidente Luigi Maruotti, ringraziando sentitamente tutti coloro che hanno partecipato la loro commozione ed il loro dolore.




PNRR o PRRRRRRRRR… ??

Parte la progettazione per il Piano Scuola 4.0 sulla piattaforma dedicata che resterà aperta dalle ore 15.00 del giorno 28 dicembre 2022 alle ore 15.00 del giorno 28 febbraio 2023.

L’investimento prevede due azioni specifiche: Next Generation Classrooms e Next Generazione Labs.

L’azione “Next Generation Classrooms” ha l’obiettivo di trasformare almeno 100.000 aule delle scuole primarie, secondarie di primo grado e secondarie di secondo grado, in ambienti innovativi di apprendimento.

L’azione “Next Generation Labs” ha la finalità di realizzare laboratori per le professioni digitali del futuro nelle scuole secondarie di secondo grado, dotandole di spazi e di attrezzature digitali avanzate.

La parola d’ordine per rinnovare la scuola è “digitale” per tutte le scuole di ogni ordine e grado.

Che dire? Il digitale è sicuramente un bene se aggiunto alle abilità analogiche, un disastro se in sostituzione ad esso!

Ma sembra che si vada in questa direzione.

Si legge che il Piano Scuola 4.0 sarà l’occasione per innovare la scuola!?!

Certamente, ma l’innovazione didattica sarà possibile senza però rinunciare ad insegnare le quattro abilità di base linguistiche (saper ascoltare, saper parlare, saper leggere e saper scrivere) insieme alle quattro operazioni della matematica.

Occorre insegnare l’analisi grammaticale, logica della frase e del periodo entro la scuola media, studiare storia e geografia, abolire nei licei l’alternanza scuola-lavoro, oggi rinominata PCTO.

In breve occorre tornare allo studio dei contenuti disciplinari e forse riusciremo a raggiungere adeguati risultati anche nelle tanto criticate prove INVALSI.

Pio Mirra




Ma se un domani non ci saranno più alunni ?

Il calo demografico sta facendo sentire i suoi effetti e nei prossimi anni la situazione andrà sempre più peggiorando.

Gli allegati al Recovery Plan dello scorso anno svelavano che da qui al 2026, in classe avremo 1,1 milioni di studenti in meno.

Se guardiamo il periodo fino al 2033, si passerà da 7,4 milioni di studenti (ultimo dato disponibile 2021) a poco più di 6 milioni nell’anno scolastico 2033/34, con quote di 110-120mila ragazzi in meno ogni anno.
Tale effetto dell’andamento demografico si sentirà maggiormente alle superiori, dove si passerà rispettivamente da 2.659.068 a 2.168.614 studenti.

Anche nel territorio di Cerignola, comune della provincia di Foggia di 60.000 abitanti, si inizia a sentire l’effetto denatalità.

Gli studenti di Cerignola che nell’anno scolastico in corso frequentano la classe terza della secondaria di primo grado sono solo 654, che se tutti promossi sceglieranno uno tra i cinque istituti superiori presenti nel comune.

E allora che si fa? Si reclamizza l’offerta formativa negli open days scolastici con una e più promesse per un roseo futuro.

Tanto è il disorientamento dei ragazzi e delle loro famiglie, che dovranno scegliere uno dei 25 indirizzi di studio proposti dai cinque istituti cerignolani tra licei, tecnici, professionali, opzioni, corsi quinquennali e quadriennali a volte duplicati.

In teoria per 652 studenti e 25 indirizzi di studio potranno formarsi per l’anno scolastico che verrà solo 25 classi prime, 5 classi per istituto.

Ma quale scuola scegliere? Per una buona scelta è fondamentale investire nell’orientamento scolastico nella delicata fase di passaggio dalla scuola secondaria di primo grado a quella di secondo grado, accompagnando i ragazzi verso una scelta consapevole.

L’orientamento diventa prezioso proprio perché favorisce scelte consapevoli, siano esse di studio o di prospettive di lavoro, ma è anche una fondamentale arma di contrasto al fenomeno della dispersione scolastica, che in Italia raggiunge ancora valori superiori alle medie europee.

Secondo l’ISFOL l’orientamento è un intervento finalizzato a porre la persona nelle condizioni di poter effettuare delle scelte personali circa il proprio progetto personale/professionale di vita.

Citando la stessa fonte, l’orientamento viene visto come elemento fondante dell’educazione permanente: un processo di educazione e di formazione integrale della persona che la conduce alla piena espressione della sua identità, professionalità e vocazione.

L’orientamento, quindi, mira alla finalità educativa dell’autonomia, ovvero alla capacità di muoversi in una società complessa e dinamica, che conferisce poche garanzie, compiendo scelte in linea con i propri scopi.
E invece?

Anziché puntare sul valore strategico dell’orientamento come strumento di lotta alla dispersione e all’insuccesso scolastico nella creazione di un sistema di orientamento centrato sulla persona e sui suoi bisogni, finalizzato a prevenire e contrastare il disagio giovanile e favorire la piena occupabilità e l’inclusione sociale le scuole sono impegnate a imbellettarsi in struggenti azioni di marketing che sono gli open days.

E allora il problema non è la “classe pollaio”, ma il numero dei “polli” che le scuole riusciranno a catturare nei colorati open days addirittura aperti un giorno alla settimana per tutto il periodo delle iscrizioni dal 9 al 30 gennaio.

Ammaliante il canto delle sirene per convincere un “pollo” in più e poi?

Poi sarà quel che sarà!

Pio Mirra
DS IISS Pavoncelli – Cerignola (FG)




Natura oltre le cose, la natura morta che regala emozioni

È un lungo e affascinante viaggio, quello che il Museo del Louvre di Parigi propone ai visitatori, con il grande progetto espositivo “Les Choses, une histoire de la nature morte”, inaugurato l’8 ottobre 2022.

“Le cose, una storia della natura morta”

Considerata a lungo un genere minore e del quale spesso si conosce solo qualche tassello – per esempio quello più recente reso noto da Chardin e quello universalmente noto di Caravaggio – la natura morta, da tempo ormai riconosciuta a tutti gli effetti genere autonomo, viene rivisitata in maniera originale.

A proposito di Caravaggio, è lui il grande assente della mostra.

Potremmo definire “Les Choses, une histoire de la nature morte” una mostra – racconto preziosa ed emozionante che, attraverso un vero e proprio viaggio nel tempo, traghetta il pubblico indietro nei secoli, raccontando la storia delle Choses, delle Cose, dalle esperienze figurative più antiche della Mesopotamia e dell’Egitto, all’apoteosi del XVII secolo sino a quelle più recenti (Dalì, Picasso, De Chirico, Morandi) e contemporanee (Goldin con “1st days in quarantine, Brooklyn, NY, 2020”).

In mostra, dunque, più di 3000 anni di civiltà, dalle origini sino ad oggi, attraverso una rappresentazione non solo pittorica ma anche scultorea con le opere di Rodin e Giacometti, Boccioni e Manzoni; oggetti in ceramica (Faenza), antichi manufatti africani (campana cerimoniale del Benin), installazioni (i giardini distopici di Hiroshima di Tetsumi Kudoo, le chewing-gums di Gonzalez-Torres, la tavola apparecchiata del rumeno Spoerri, 1963) e  addirittura i film di Jaques Tati (“Playtime”, scena della poltrona), Antonioni e Tarkovskij.

Joachim Beuckelaer(Anvers, vers 1533 - Anvers, vers 1574) La Boutique du boucher macelleria), 1568 Huile sur bois Naples, Museo e Real Bosco di Capodimonte, 2022
Joachim Beuckelaer
(Anvers, vers 1533 – Anvers, vers 1574)
La Boutique du boucher
macelleria), 1568
Huile sur bois
Naples, Museo e Real Bosco di Capodimonte, 2022

Le opere

La mostra raccoglie oltre 170 opere che hanno l’obiettivo primario, per come sono state scelte, di accostare correnti ed epoche diverse (da Arcimboldo ai fiamminghi, da Van Gogh ai simbolisti, da Mirò ad Andy Warhol), senza particolare attenzione per la provenienza geografica, ma con l’occhio attento in grado di approfondire diversi aspetti degli oggetti inanimati, reinterpretando il genere anche dalla visuale della relazione dell’uomo con i beni materiali ed il loro valore simbolico e spirituale.

Foujita Tsuguharu
Foujita Tsuguharu
(Tokyo, 1886 – Zurich, 1968)
Mon intérieur, Paris. Nature morte au réveil-matin, 1921
Huile sur toile collée sur panneau de bois parqueté
Paris, Musée national d’Art moderne – Centre Pompidou,

Oggetti comuni

L’esposizione presenta una carrellata delle choses ordinaires, oggetti comuni, più celebri: non solo la frutta e i fiori della vita semplice, ma anche le monete (iconico l”Europortait” di Esther Ferrer), gli strumenti musicali e le candele (“La Bougie rose” di Henri Rousseau, 1904), oppure le bottiglie (Braque e Morandi) o gli alimenti (gli asparagi di Manet, i carciofi di De Chirico, le arance di Matisse, il prosciutto di Gauguin, il  “Foodscape” dello svedese Errò o le cozze assemblate in resina del belga Broodthaesrs), gli animali morti di Goya, Rembrandt e Zurbaran, ma anche il pollo gigante appeso a testa in giù dell’australiano Mueck, che rievoca la pandemia aviaria del 2009, e tanto altro ancora. Le Choses diventano pertanto veicoli di un messaggio non fine a se stesso.

Ed ecco che i teschi (colpisce il “cranio giallo in bronzo con larve di mosca” di Jake & Dinos Chapman -1964) e lo scheletro (mosaici di Pompei) rappresentano il memento mori e la vanitas, mentre i fiori appassiti ricordano all’uomo che la bellezza è effimera e passeggera, creando così connessioni sempre più ampie e profonde tra gli autori e le diverse epoche.

Francisco de Zurbarán(Fuente de Cantos, Badajoz, 1598 - Madrid, 1664) Agnus Dei, 1635-1640 Huile sur toile Madrid, Museo Nacional del Prado
Francisco de Zurbarán
(Fuente de Cantos, Badajoz, 1598 –
Madrid, 1664)
Agnus Dei, 1635-1640
Huile sur toile
Madrid, Museo Nacional del Prado

Oggetti umani

Ed è così che le choses humaines, gli oggetti umani, riappaiono nell’epoca recente, ma come mera denuncia della robotizzazione dell’uomo (il piede nudo e la scarpa di cuoio di Magritte) e della sua meccanicizzazione, con macabri riferimenti (pezzo di gamba con candela di Gober) al pericolo incombente dell’uomo che si fa cosa, in un tripudio della materia che vince su tutto e annichilisce l’anima. Non potevano mancare, infine, i riferimenti alla ossessiva accumulazione delle choses, male dei nostri tempi (Arman, 1959), o ad eventi catastrofici recenti (i tatami e i futon radioattivi di Fukuschima del fotografo Chancel).

Araona
Paul Gauguin
Paris, 1848 – Araona, fles Marquises, 1905) le lambon, 1889
Huile sur toile
Washirasion, The Phillis Collaction, 81
Peinte en 1889 probable
remier seour
Tte RAmate mom
Bretagne

Il nostro parere

È inevitabile che gli oggetti, giocoforza, perdano la loro originaria genuina identità, assumendo una sorta di surreale e angosciante ibridazione, così lontana dalla metamorfosi di ovidiana memoria, ben rievocata in mostra, che pure evidenziava la permanente instabilità del mondo.

L’audacia concettuale è ampiamente ripagata dallo scorrere, sotto i nostri occhi, di tutta la storia dell’arte, in una sintesi accattivante e convincente.

L’esposizione – che rimarrà aperta al pubblico fino al 23 gennaio 2023 – è stata allestita dalla storica dell’arte Laurence Bertrand Dorlèac, che ne è curatrice e autrice, con il contributo eccezionale del Museo d’Orsay.

Fino al 16 gennaio il Louvre espone anche, nella Rotonde Sully, una selezione di 44 disegni della scuola bolognese del ‘500, attinti dalle sue collezioni, con opere di Amico Aspertini, Pellegrino Tibaldi e Prospero Fontana.

Esther Ferrer(San Sebastián, 1937) Europortrait, 2002 Photographie Fonds de dotation lean-Jacques Lebel
Esther Ferrer
(San Sebastián, 1937)
Europortrait, 2002
Photographie
Fonds de dotation lean-Jacques Lebel




La Colomba della civiltà si poggia sui nomi illustri della legalità

il 14 dicembre si è tenuta a Roma la cerimonia della XIX edizione del conferimento del premio “Le ragioni della nuova politica”.

La Cerimonia, promossa dalla Associazione Culturale L’Alba del Terzo Millennio presieduta da Sara Iannone si è tenuta, come di consueto, presso la sala Vanvitelli della Avvocatura Generale dello Stato.  

La cerimonia della XIX edizione del conferimento del premio “Le ragioni della nuova politica”
La cerimonia della XIX edizione del conferimento del premio “Le ragioni della nuova politica”

I premiati

Sono nomi illustri quelli che hanno ricevuto la Colomba della civiltà sotto la attenta conduzione di Rosanna Vaudetti e Camilla Nata:

Cesara Bonamici vice direttrice TG5,

Fabrizio Curcio, Capo di Dipartimento della Protezione Civile,

Giuseppe Cavo Dragone, Capo di Stato Maggiore della Difesa,

Giacomo Lasorella, Presidente dell’AGCOM,

Giovanni Malagò, Presidente del Coni,

Stefano Lucchini, Direttore Affari istituzionali e Comunicazioni esterna di Intesa San Paolo,

Fabrizio Castaldi, Segretario Generale Camera Deputati,

Giampietro Nattino, Presidente onorario Banca Finnat

Mons. Lucio Adrian Ruiz, Segretario del Dicastero vaticano per la Comunicazione.  

il trofeo

Il trofeo è un bassorilievo in bronzo raffigurante la Colomba della Civiltà, ideato e realizzato dal maestro Benedetto Robazza che rappresenta i valori fondanti dell’Associazione L’Alba del Terzo Millennio e gli ideali che ispirano il premio Le Ragioni della Nuova Politica. 

La cerimonia di premiazione è stata preceduta dal saluto dell’Avvocato Generale dello Stato, Gabriella Palmieri. 

Era presente il Ministro della difesa Guido Crosetto che ha illustrato una interessante relazione sulla “Analisi dell’Italia nell’economia di guerra e di pace.

le parole del ministro

Il Ministro, nell’evidenziare l’esigenza di rinnovamento della politica, in quanto essa stessa è parte della società, ha sottolineato che ci troviamo in un periodo complesso che non ha precedenti e che in 72 anni non si era vista una crisi economica così grave e una guerra così rovinosa che ci sta portando verso un crinale drammatico: nemmeno la crisi iugoslava era di tale portata e gravità. 

Cesara Bonamici vice direttrice TG
Cesara Bonamici vice direttrice TG insignita della Colomba della Civiltà

Che dire poi della inflazione, che non ha risparmiato nessuno, che ha decurtato in maniera consistente il reddito di tutti, prosegue il Ministro. 

Aneddoti

Crosetto ha raccontato, poi, un aneddoto riguardante il ministro degli esteri indonesiano, che gli ha confessato che il suo dicastero ora si occupa di riserve strategiche alimentari e di materie prime, cosa impensabile tre anni fa.  

Il Ministro della difesa ha poi concluso richiamando l’attenzione sulla complessità dei nostri tempi, che ci obbliga, obtorto collo, a prendere decisioni che non si basano più sulla esperienza pregressa, ragion per cui è ancora più importante avere fiducia nelle nostre capacità. 

La vicedirettrice Cesara Bonamici, ricevendo il premio ha riconosciuto che carta stampata e televisione non stanno attraversando un momento fulgido, ma ha concluso anche che l’importante è – come diceva prima Crosetto mantenere alto lo spirito di squadra e trasmetterlo ai giovani, che sono molto preparati e motivati.  




Open Days, siore e siori…

Un tempo  ci si iscriveva in una scuola piuttosto che in un’altra sulla base delle proprie attitudini e predisposizione personale a preferire le materie umanistiche alle scientifiche o piuttosto tecnico-professionali.

Fondamentale poi il condizionamento delle scelte degli altri compagni di classe per restare con gli amici attraverso una sorta di scelta di continuità.

Oggi invece ci sono gli open days.

Non c’è scuola che non ne abbia almeno un paio tra dicembre e gennaio, il tempo per le nuove iscrizioni.

Dalle primarie alle medie, dai licei agli istituti tecnici e professionali. Tutti indossano il vestito più bello, il vestito della festa e aprono le loro aule a ragazzi e genitori.

Se per le scuole superiori si tratta di illustrare la peculiarità dell’offerta formativa dei singoli indirizzi di studio, per primarie e medie l’offerta “dovrebbe” essere comune per “tutte le scuole del regno”, ma non è così.

Le giornate dell’orientamento diventano vere azioni di marketing per “un pugno” di studenti in più, merce diventata rara per la preoccupante denatalità.

E allora gli open days diventano una fiera, un mercatino per cercare pubblico consenso.

Sugli scaffali si espongono progetti, attività didattiche e laboratoriali, proposte di PON per l’anno che verrà, promesse future di tornei di calcetto, pallavolo, piscina, danza, laboratori teatrali, musicali, sensoriali e tante altre attività tra le più singolari e creative.

Ai ragazzi e ai loro genitori non serve conoscere quante LIM, quanti pc e robotini siano presenti all’interno della scuola, ma serve capire se i docenti sono metodologicamente formati sul loro utilizzo e capire come i ragazzi sapranno utilizzarli nell’ordinaria attività didattica.

Ma il problema attuale della scuola non è l’esatta definizione delle più opportune strategie di marketing orientate ad accrescere il numero degli iscritti, ma l’adozione delle  migliori strategie per accrescere la qualità dell’istruzione.

C’è da chiedersi a cosa siano serviti ben tredici anni di scuola

se i dati INVALSI 2022 rilevano che  gli studenti che hanno  raggiunto un livello adeguato in italiano sono solo il 56%, in matematica il 49%, inglese rending il 49% e inglese listening il 37%.

E allora il problema più grande che deve affrontare la scuola non è  “pescare” uno studente in più, ma come poter concretamente investire in ideali, modelli e archetipi che potrebbero essere in grado di risollevare le sorti attuali di una scuola che non riesce più ad avere degli standard minimi di tollerabilità.

Gli open days durano qualche giorno, poi si chiuderà la fiera

e si tornerà a vestire l’abito da lavoro, torneranno le tediose spiegazioni e interrogazioni, tornerà la didattica frontale uguale per tutti i ragazzi e la personalizzazione resterà solo scritta nei PTOF.

La quotidianità farà dimenticare lo splendore del giorno di festa, riportando alla luce gli abitudinari problemi della scuola.

Pio Mirra

Ds IISS Pavoncelli – Cerignola (FG)




NON PARLARE “IN CORSIVO”, SCRIVI!!!

 

Girando tra i banchi delle classi prime ho visto quaderni scritti a stampatello, non tutti per fortuna.

Penso sia una stortura e non da attribuire alla DAD, ma ad un altro pericoloso virus che sta contagiando la scuola, coding e robotini, dove in molti si chiedono:
“a che serve ormai il corsivo? Non scriveranno più lettere a mano! Il corsivo è inutile. Il corsivo è faticoso”.

Non è assolutamente vero.

Il corsivo (scrivere e non parlare) è utilissimo, perché fa rimanere nel rigo, imprime la consapevolezza dei limiti e insegna la necessità delle curve.

Inoltre il corsivo è intelligenza spaziale ed esprime identità personale.

Lo stampatello omologa, il corsivo no.

Scrivere con la tastiera del pc o in stampatello attiva meno aree del cervello rispetto allo scrivere in corsivo, quando sono attivate zona frontale inferiore e corteccia parietale posteriore, cioè le aree che sovrintendono alla coordinazione occhio-mano, detta motricità fine.

A differenza dello stampatello, il corsivo obbliga a non staccare la mano dal foglio e tale attività stimola il pensiero logico-lineare, quello che permette di associare le idee in modo sequenziale, cioè di memorizzare e quindi di apprendere.

Allora insistiamo e pretendiamo da tutti i nostri studenti il corsivo.

Si, anche in piena era digitale.

Pio Mirra
DS IISS Pavoncelli – Cerignola (FG)