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Buon lavoro presidente Maruotti

Luigi Maruotti nominato Presidente del Consiglio di Stato

Luigi Maruotti è il nuovo Presidente del Consiglio di Stato.

Venerdì 13 gennaio 2023 il Consiglio dei ministri ha dato il via libera alla sua nomina di Presidente del Consiglio di Stato, l’organo di rilievo costituzionale, con origini antichissime, che conserva sia funzioni giurisdizionali che compiti di natura consultiva.

Il 20 gennaio c.a. il plenum del Consiglio di presidenza della Giustizia Amministrativa aveva espresso all’unanimità parere favorevole alla sua nomina.

Una immagine recente del neopresidente Maruotti
Una immagine recente del neopresidente Maruotti

Luigi Maruotti succede a Franco Frattini

Luigi Maruotti, già Presidente aggiunto del massimo organo della giustizia amministrativa, succede a Franco Frattini, che aveva assunto la carica di Presidente del Consiglio di Stato il 29 gennaio 2022.

La nomina segue la sua prematura scomparsa la notte di Natale.

Appena una settimana fa Maruotti aveva celebrato, commosso, nell’aula di Pompeo del Consiglio di Stato, la sua commemorazione.

Grande è stato il cordoglio tributato al collega di una vita.

L’avvicendamento segue il rigoroso rispetto dell’anzianità di ruolo, in osservanza della prassi che da sempre contraddistingue il prestigioso istituto, solo raramente disattesa.

La sua straordinaria figura di giurista e la sua caratura morale hanno messo subito tutti d’accordo.

La galleria prospettica del Borromini nel cortile interno di Palazzo Spada a Roma, sede del Consiglio di Stato. La finta prospettiva del Borromini
La galleria prospettica del Borromini nel cortile interno di Palazzo Spada a Roma, sede del Consiglio di Stato. La finta prospettiva del Borromini

L’eccellente carriera del neopresidente

Luigi Maruotti nel 1981 entra giovanissimo nei ruoli dell’Avvocatura Generale dello Stato, dapprima come Procuratore dello Stato e poi come Avvocato dello Stato.

Successivamente, è risultato vincitore dei concorsi come magistrato del TAR, nel 1984, e come consigliere di Stato, nel 1989, divenendo Presidente di Sezione del Consiglio di Stato nel 2010.

Ha presieduto nel corso del tempo la Terza, la Quarta, la Quinta e la Sesta Sezione del Consiglio di Stato. Circa un anno fa, per pochi voti, non è approdato alla Corte costituzionale.

Palazzo Spada: particolare del colonnato del cortile interno
Palazzo Spada: particolare del colonnato del cortile interno

Una autorevole figura di riferimento

Nessun dubbio che lo stimatissimo giurista partenopeo, ma originario di Sant’Agata di Puglia, che tanto lustro ha dato nel corso della sua carriera ad istituzioni come l’Avvocatura dello Stato e la magistratura amministrativa, sia la figura più autorevole a ricoprire la sesta carica dello Stato.

La levatura morale e intellettuale da sempre lo contraddistinguono come magistrato indipendente ed equilibrato.

Il Consiglio di Stato ha il compito di proteggere le libertà e i diritti fondamentali delle persone, di difendere l’interesse generale, di sorvegliare la qualità della pubblica amministrazione.

Luigi Maruotti, instancabile lavoratore e conosciuto anche per aver eliminato gran parte dell’ingente arretrato del Consiglio di Stato, è di sicuro la persona giusta.

Unanime il plauso anche del Consiglio Nazionale forense e del libero Foro.

Una autorevole figura di riferimento, in un momento in cui, più che mai, c’è l’esigenza di ridare fiducia nelle istituzioni e di rilanciare la giustizia come vero e proprio servizio a favore dei cittadini.

Sarà il neopresidente ad inaugurare l’anno giudiziario il prossimo 30 gennaio, in concomitanza con la cerimonia di insediamento, cui presenzieranno le più alte cariche dello Stato.

 

Commozione al consiglio di Stato per Ricordare l’ex Presidente




SEI DOMANDE AD ANGELA UGLIOLA (alias, NJADYR HELGRINDR)

 

D – Angela, nel suo commento in quarta di copertina del suo nuovo libro Esoterismo e Follia, in uscita a Febbraio 2023, per i tipi di Psiche2, leggiamo «La “vita è dunque un gioco di Follia” comunque la si voglia intendere. L’universo è mentale e pertanto è folle egli stesso. Ci vuole una grande Follia per riconoscere tale assunto e altri e diversi gradi di Follia per restare ciechi di fronte all’illusione più grande di tutte: ciò che viene comunemente considerato Vita. In questo mi ritengo doppiamente folle». Direi che è una presentazione e una sottolineatura sintetica quanto ricchissima di contenuti: forse non basterebbero decine di libri ad analizzarla in ogni suo segmento, sfaccettatura, ma credo che lei intenda offrire delle nuove e diverse chiavi di lettura, e quindi un diverso approccio.

R – Nella stessa Introduzione alla lettura del testo, mi ha fatto piacere ricordare la sintesi di un pensiero di Thomas Mann: “Lo sforzo della psicologia del profondo (…) è allo stesso tempo uno sforzo fatto per penetrare nell’infanzia dell’umanità, nel primitivo, nel mitico”.

Oltrepassando la visione comune che si ha di Follia, e discostandomi dall’accomunarla integralmente alla pazzia, ritengo che indagare sulla stessa implichi ricercare le più antiche radici dell’umanità. Studiarne la storia, comporta il rivelare il pensiero più intimo dell’uomo e il suo rapporto con la ragione e il divino nel corso dei secoli. Infine, scrutarne le tipologie aiuta a comprendere le potenzialità dello spirito e le aberrazioni dell’anima poiché per raggiungere Follia occorre sondare i confini più estremi della natura umana.

La Follia è dunque parte integrante dell’essere umano, ed è così radicata in esso che diviene impensabile poterla estirpare dal singolo uomo o dalle società in cui esso vive. Ciò che di lei possiamo dire, con quasi assoluta certezza, è che essa attinge ad un Abisso profondo e sconosciuto, corrispondente al Caos degli inizi filosofici, ad un mondo lontano dall’universo della ragione in cui l’uomo è solito dimorare.  L’uomo non conosce tale fonte originaria a cui la ragione tenta di dare una forma tramite il pensiero, i simboli, le parole, i miti. L’Intelletto ama e definirla irrazionale, inconoscibile, e il vero grande mistero sarebbe da ricercare non soltanto nella natura della stessa ma nella capacità della coscienza di arginare le forze tenebrose, primitive, sconosciute e caotiche sepolte ivi sepolte. E, allorquando l’argine cede, si apre un varco tra le forze della ragione e quelle oscure della psiche profonda; la Follia vi fa capolino, concedendo alle seconde di muoversi come un fiume in piena, la cui forza travolgente rischia di disgregare irrimediabilmente i baluardi      –     ma anche i limiti – della coscienza.

 

D – Converrà che la tematica è estremamente seria quanto ampia e variegata, non alla portata di tutti – salvo il volersi concentrare nell’approccio e nel suo dipanarsi -: qual è la differenza tra ‘follia’ e ‘pazzia’?

R – Grazie per la domanda che ritengo più che pertinente. Certe tematiche vengono normalmente affrontate con un linguaggio il più delle volte accademico o criptico e, dunque, lontano dall’uomo comune. È mia intenzione cercare invece di affrontare determinati argomenti con un linguaggio alla portata di chiunque voglia realmente conoscere il significato profondo dell’esoterismo, senza tralasciare un approccio tecnico e che ci riconduca, in questo specifico caso in cui si narra di follia, alle recenti scoperte delle neuro-scienze.

Per dirla con i toscani, fini ma anche pratici pensatori, la follia va intesa come creatività fuori dalle regole istituzionali, un immenso potenziale, sconosciuto ai più, che non sempre sfocia nella patologia. Mentre la pazzia è una malattia mentale, colma di solitudine e abissale sofferenza.

Ricordando l’etimo del termine folle (dal latino follis: pallone gonfio d’aria), possiamo dire che esso sta a identificare – in modo non di rado spregiativo, anche se profondamente ingiusto – una persona bizzarra, che manifesta le proprie emozioni in maniera eccessiva, ma soprattutto dotata di poco senno o di un criterio di valutazione del tutto singolare e personale.

A questo proposito, trovo significativo citare una riflessione di Michel Foucault nella sua ‘Storia della Follia nell’età classica’, che ci riporta al senso profondo di Follia: “Da ogni parte la follia affascina l’uomo. Le immagini fantastiche che essa suscita non sono apparenze fuggitive che spariscono in fretta dalla superficie delle cose. Per uno strano paradosso, ciò che nasce dal più singolare delirio era già nascosto come un segreto, come una verità inaccessibile, nelle viscere della terra. Quando l’uomo dispiega l’arbitrarietà della sua follia, incontra l’oscura necessità del mondo; l’animale che ossessiona i suoi incubi e le sue notti di privazioni è la sua stessa natura, colei che metterà a nudo l’inesorabile verità dell’inferno; le vane immagini della cieca stupidità sono il grande sapere del mondo”

 

D – Angela, i contenuti del suo libro, nonostante l’apparente leggerezza nell’esposizione – quasi a voler prendere per mano il Lettore – propongono scenari persino audaci. “E se Follia è l’inabissarsi della coscienza, la corruzione della capacità di vedere il mondo e l’isolamento nel delirio allucinatorio, si è davvero sicuri che tali stati appartengano solamente al “malato di mente”?”

R – Sebbene la razionalità possa indurci a rispondere affermativamente, questo testo vuole essere un invito alla riflessione. Per farmi comprendere meglio, vi pongo un’ulteriore domanda: esiste una reale differenza tra un folle inconsapevole di sé e un essere umano che volontariamente ed altrettanto inconsapevolmente resta prigioniero dei propri limiti, dei propri pensieri, delle proprie passioni, delle proprie illusioni, delle proprie false certezze, incurante dell’esistenza di una Verità Suprema che – in quanto tale – è impossibilitato a rincorrere? Ogni essere umano rischia di venire travolto, in modo peraltro improvviso quanto imprevisto, da un’ondata di inconscietà: ciò accade allorquando non riesce a domare ed a tenere a freno le potenti e distruttive forze che risiedono in lui, e che si manifestano tramite emozioni e pensieri incontrollati, piccole fobie, nevrosi, ossessioni, false convinzioni, bigottismo e reazioni a volte ingiustificate. In ognuno di noi dimorano i due cavalli di origine platonica che tirando in due direzioni opposte generano un profondo conflitto oltre a una profonda frattura tra il mondo noumenico e quello fenomenico.

Se è dunque inconfutabile che la follia appartenga ai folli, è altrettanto vero che non esiste uomo che non sia stato sfiorato da lei almeno una volta.

 

D – Citando Erasmo da Rotterdam, nel suo celeberrimo ‘Elogio della Follia’, questi scriveva “La vita umana non è altro che un gioco di follia”.

R – Quante volte, proprio come tracciava Euripide parlando di Medea, si è avuta la sensazione di sapere con una lucidità spaventevole cosa fosse giusto fare ma una forza più forte ci ha sospinti nella direzione opposta e persino contraria.

“So quanto male sto per fare ma la passione dell’animo – che è causa delle sciagure più grandi in questo mondo – la passione dell’animo è più forte in me della ragione”.

È possibile dunque affermare che esiste qualcosa di profondo e nascosto dentro la psiche dell’uomo che rischia di farlo sprofondare in ogni momento nel profondo baratro della ‘follia distruttiva’, ossia della pazzia. Solo pochissimi uomini sono stati, e sono, in grado di tenere a freno queste potenze primordiali, comprese le quali si giunge all’essenza stessa della natura dell’uomo. Mi riferisco ai mistici, ad alcuni grandi iniziati, ai Poeti, ai Profeti…

Così il filosofo Karl Jaspers descrisse, nel suo ‘Genio e Follia’, queste forze primordiali, trattando sulla follia di Horderlin: “La questione si pone altrimenti: ora il pericolo minaccia lo stesso poeta, ne può essere schiacciato, mentre il suo compito è proprio quello di trasmettere agli uomini, con la sua opera, ciò che di mortale vi è nel divino (…) Come Dioniso, che, nato da Semele colpita dal fulmine di Zeus, trasmette il fuoco divino ai mortali nella bevanda benefica, così il poeta accoglie la folgore divina e offre, sotto forma di canto, ciò che sarebbe mortale senza questa trasmutazione”.

Il Poeta rende quindi accessibili agli uomini le potenze primordiali, quelle creatrici del tutto, senza che queste possano disintegrarne l’Io tanto caro, quanto perituro, degli stessi.  Mi riferisco alla Poesia leale ed originaria, la stessa che animò i versi di Omero, Esiodo, Sofocle. Quella che ispirò Horderlin, Strindberg, Goethe, Voltaire, per citarne soltanto alcuni. La stessa che, tramutata in arte, si ritrova tra le trame delle tele di Van Gogh, o nella musica divina di Mozart, Hoffmann e Beethoven, o nelle formule matematiche di Newton, Cardano ed Einstein.

Poesia può dunque accedere alla Follia. Follia, dal canto suo, qualora approdi alle vette più alte, diviene potenza creatrice nonché portavoce di una verità che non alberga nelle menti umane. Qui la “pato-logia raggiunge la sua essenza che non è da cercare nella malattia, ma in quel patire (pathos) che si fa parola (loghia)”.

Le indico un fil-rouge da seguire: Poesia scaturisce da Follia, creando un legame sottile e impalpabile quanto prorompente e saldo, tant’è che per comprendere la seconda si è tentato di sviscerare la prima, essenza stessa della natura umana e delle sue origini. Sono state utilizzate alcune Opere come tramite, le stesse che hanno tentato di dare un nome all’inconcepibile rivestendolo di personaggi, eventi, passioni e ricordi. Sono le Opere di Poeti, Profeti e Veggenti, i soli che, avendo conosciuto l’essenza di Follia, poterono accedere ai sacri versi in maniera ispirata e genuina, divenendo la “scienza dell’uomo segreto”.

I Miti che sgorgano da Poesia, lungi dall’essere mere allegorie o banali metafore di fenomeni cosmici o antropologici, diventano espressioni profonde delle immagini primordiali che reggono la nostra Realtà, la nostra struttura interiore. Essi dimorano all’interno dell’Anima del Mondo – quell’Anima Universale, nota come Anima Mundi, il cui concetto si ritrova nel Timeo di Platone – sono un tutt’uno con essa e, tramite le immagini archetipiche, ne spiegano l’archetipo stesso nel suo incessante operare.

 

D – Angela, lei ci sta già accompagnando, tenendoci prudentemente per mano, in questo ‘viaggio’ rappresentato dalla lettura del suo nuovo libro, con lo stesso spirito che Virgilio dovette avere con l’Alighieri… Ci spieghi ancora…

R – Conseguentemente a quanto precede, il Folle diviene un uomo in grado di forzare i limiti della propria coscienza per accedere là dove i più non osano gettare neanche lo sguardo e, oltrepassando i confini della propria mente, potrà sperimentare abissi spaventosi o visioni estatiche.

Il fenomeno della Follia, alla luce di quanto espresso, può essere osservato come un’entità clinica che sfocia nella psicopatologia, oppure come una dimensione più profonda, un processo che sottende alle attività umane e che, sebbene venga spesso messo a tacere, concerne la stessa natura spirituale dell’essere umano. La verità – per dirla con Nietzsche, nel suo “Aurora” – è che “quasi ovunque la follia apre la strada al nuovo pensiero”, o, per citare A. Gide, “le cose più belle sono quelle che la pazzia suggerisce e la ragione scrive.” La mediocrità sembra invece essere divenuta la cifra connotativa della nostra normalità, mentre l’autentica Poesia è diventata così estranea che l’accesso alle realtà spirituali ci viene spesso negato. La psichiatria, dal canto suo, dando un nome a tali eventi sovrumani, ha tentato di spiegare l’inspiegabile e, definendo la malattia, crede di averne penetrato l’essenza e di averne svelato ogni arcano. Follia non può essere spiegata dalla Ragione in quanto non può essere conosciuta guardandola dall’esterno. Forse si può tentare di raccontarla, ma fino a che si userà la razionalità per narrare Follia si cadrà nel paradosso di una ragione sovrana adoperata per spiegare ciò che trascende la ragione stessa. Sarà la sbrigativa e definitiva relegazione, nel XVIII° secolo, della Follia, purtroppo sovrapposta in modo confuso e arbitrario con la Pazzia, a malattia mentale, a far sorgere una profonda spaccatura tra Ragione e Follia. Per contro, nel mondo moderno, sebbene i progressi fatti nell’analisi clinica, permane una zona oscura sul fronte di Follia, una zona poco battuta dai non iniziati, specie sui piani del ‘sottile’, che continua a ingigantire il baratro tra gli ‘insensati’ e il mondo cosiddetto ‘normale’. Specie in un mondo dove la parola ‘normalità’ viene fatta risuonare in un modo anomalo e perverso. Oramai non si parla più realmente con i folli, o forse non si è mai realmente parlato con essi e, citando Foucault, “il linguaggio della psichiatria, che è monologo della ragione sulla follia, non ha potuto stabilirsi se non sopra tale silenzio”.  Per ultimo, desidero soffermarmi ancora sull’etimo della parola ‘follia’, da ‘follitatem’, un vocabolo coniato durante il periodo medievale; follitatem, traducibile con “sacco pieno di vento”, riporta ad un essere che ha perduto qualcosa, che è pieno soltanto di aria e, conseguentemente, “di Vuoto”.

Il ‘matto’, nella sua concezione di ‘testa vuota’, può toccare l’alito divino, il suo respiro, fino a diventare un ‘posseduto del dio’, inusuale portatore di Verità. È colui che diviene consapevole del Vuoto che regge la nostra realtà, un vuoto destinato a tingersi di miriadi di immagini prodotte della mente stessa.

 

D – Angela, una sintesi finale?

R – In questa opera ho voluto indagare Follia, cercando di offrirle una panoramica se non completamente nuova almeno innovativa. I primi capitoli sono stati dedicati alla sua storia, alquanto maestosa e significativa, perché è solo conoscendone la storia che si possono comprendere le varie sfaccettature di cui è stata rivestita, concezioni non solo contrastanti ma, delle volte, assolutamente antitetiche. Tale analisi mi ha permesso di comprendere come, in Lei, gli opposti coincidano e come non esista una definizione umana che non gli appartenga. Solo, nel corso dei secoli, a ciascuno è stato dato di vedere uno, o soltanto alcuni, dei suoi aspetti nell’incapacità di realizzare che, di fatto, Ella li conglobava tutti. Essi non erano che una parte della sua immensa complessità, quella che narra della totalità dell’uomo, dai suoi aspetti più concreti e lapalissiani fino a quelli più eterei e trascendentali. Una complessità che deriva dall’essere parte della Psiche dell’uomo, dall’essere la Psiche stessa dell’uomo. Per comprendere quest’ultima ho citato alcune delle principali cosmogonie del mondo occidentale per mostrare come, al di là dei nomi e delle allegorie, tutto è uno, e che la Verità va oltre le divisioni.

Per il tramite delle vicissitudini di alcune deità, ed eroi, ho indagato la natura umana, narrato dei suoi vari aspetti psico-energetici, gli stessi che reggono le strutture attraverso le quali si può tentare, sebbene da lontano, di raccontare Follia.

Nel prosieguo, ho voluto raccontare da vicino le storie di noti personaggi che hanno lasciato una profonda traccia nella storia per le loro opere o teorie, narrando della loro schizofrenia, quella malattia invalidante che delle volte ha portato ad un epilogo distruttivo e irrimediabile.

Successivamente, sono state analizzate le tappe di un percorso iniziatico, e illustrate, per il tramite di quegli stessi meccanismi che spiegano la pazzia, le caratteristiche della medianità e della veggenza, al fine di svelare i punti in comune con la schizofrenia e far comprendere che è in essa che molte potenzialità o virtù, considerate paranormali o fantastiche, giacciono, ed è per il tramite di essa che si possono sfiorare altre dimensioni altrettanto reali che questa.

Ho, finalmente, tentato di raccontare delle diverse forme di Follia, per mostrare come non tutte competano alla psichiatria. Primariamente la Follia della ragione, o come si ama chiamarla, la Follia dell’Ego, quella che accomuna ogni singolo uomo, sia esso sano o insano. Quella collegata alla mancanza di forza, virtù e volontà, quella scaturente dai condizionamenti e dalle sovrastrutture mentali. Questa si è insinuata nella società come il peggior veleno di ogni tempo ma l’uomo, nella sua cecità, non è consapevole di esserne affetto. Dopo aver passeggiato tra le sue trame e i suoi inganni sono giunta, per il tramite di Hermes, il dio mercurio dei greci, nei meandri della follia iniziatica per approdare, infine, nelle terre della follia mistica, il punto più estremo ove possa giungere l’esperienza umana.

 

Ringraziamo Angela Ugliola – meglio nota con lo pseudonimo di Njadyr Helgrindr – per questa particolare e significa intervista, incentrata sul suo ultimo libro ‘Esoterismo e Follia’, ringraziandola per quei lampi di luce con cui ha saputo illuminare una tematica ardua e particolare, più agevole solo per chi abbia già le giuste percezioni, le giuste sensibilità.

Quanto elaborato con passione e competenza da Angela, non può e non deve essere letto o apprezzato con frettolosità, ma fatto proprio a ‘piccoli sorsi’, e non può essere confuso né con altre fenomenologie tipo ‘occultismo’ o ‘stregoneria’ o quant’altro di negativamente assimilabile: si tratta, invece, di un approfondito studio che non esita ad affrontare con coraggiosa e agevole incisività tematiche persino ‘scomode’ o – quantomeno – di non comune trattazione per la profondità e la preparazione necessaria.

 

Qualche nota…

 

Njadyr Helgrindr (pseudonimo artistico della scrittrice Angela Ugliola) sin dall’adolescenza viene attratta dal rapporto dell’uomo con il sacro, così da interessarsi con passione di psicologia, parapsicologia e filosofia.

Successivamente, ma oserei dire ‘conseguentemente’, si avvia lungo un percorso di approfondimento e studio delle discipline esoteriche, appassionandosi in particolare di ermetismo, cabala ermetica e numerologia.

A questo suo percorso di maturazione e crescita interiore, Angela ha unito il crescente desiderio – divenuta ferma volontà – di contribuire a diffondere la cultura iniziatica, riportando l’attenzione sulle antiche tradizioni esoteriche i cui antichissimi insegnamenti, spesso velati da desuete allegorie e oscuri simbolismi – ma anche da interpretazioni talvolta temerarie e altre volte frutta di banalissimi copia-incolla -, necessitano di un nuovo approccio e di un linguaggio vicino alle persone desiderose di ‘conoscere’,  di ‘crescere’ in un percorso di serena evoluzione.

Per meglio perseguire tali obiettivi, nel 2018 fonda il “Madame Mabel 1860”, conosciuto e apprezzato nella Torino appassionata di magici incanti come “Il Salotto della Strega”, il primo e unico ritrovo per gli appassionati di esoterismo in Italia: luogo ove cultori e appassionati delle materie possono dialogare e confrontarsi in modo aperto, costruttivo e anche ricco di entusiasmo. Angela non poteva non essere appassionata anche dei Tarocchi. Considera il Tarocco uno degli strumenti tramite il quale sondare l’animo umano, essendo lo stesso un “mutus liber” all’interno del quale è racchiuso il mistero dell’uomo.

Sviluppa un proprio metodo di insegnamento, che porta avanti attraverso l’Accademia “La Via del Simbolo”, basato sullo studio degli archetipi in esso contenuti, il proprio percorso iniziatico e la psicologia che guarda al divino. Cofondatrice del “Museo della Stregoneria Contemporanea” presso il “Madame Mabel 1860” di Torino, è docente presso l’ A.I.M.E. (Accademia Iniziatica della Magia e dell’Esoterismo).

È anche conduttrice, presso SkyValue24, della trasmissione esoterica “Il Salotto della Strega”.

Autrice di numerosi elaborati di studio e approfondimento, ha scritto anche “I Tarocchi come Via Iniziatica – L’Opera del Carro: dall’Opus alchemica alla Merkavah”, edito nel 2021 per i tipi di Psiche2.

 

 




La nostalgia del bello al Trocadero

ANNI VENTI IN MOSTRA A PARIGI

La mostra Art Déco Francia – Nord America iniziata il 21 ottobre 2022 e programmata fino al 6 marzo 2023.

La mostra è allestita al Trocadéro, nel Palazzo della Città dell’architettura e del patrimonio (Palazzo de Chaillot) ed è la narrazione ben riuscita ed inedita degli anni folli della Parigi di un secolo fa e dello effervescente scambio artistico ed intellettuale tra Francia e Stati Uniti dell’Art Déco, movimento molto in voga negli anni ‘20 e ‘30 del ‘900.

Foto di Joséphine Baker che balla alle Folie Bergére 1926
Foto di Joséphine Baker che balla alle Folie Bergére 1926

I FOLLI ANNI VENTI IN FRANCIA E IN AMERICA

L’espressione Art Déco deriva dalla sintesi di Esposizione internazionale di arti decorative e industriali che si tenne a Parigi nel 1925.

Con un percorso senza precedenti, incentrato non solo sull’architettura, ma anche sulla vita culturale e artistica di questo periodo, l’esposizione fa scoprire come l’Art Déco ha influenzato l’architettura, l’arredamento (presenti in mostra numerosi mobili, sedie, poltrone, divani), lo stile di vita e il gusto dei nordamericani, raccontando ed illustrando antefatti, temi e iconografie, attraverso centinaia di opere tra oggetti d’arte, piatti, vasi, sculture (Diana che gioca con due cervi di Paul Manship, uno dei principali rappresentanti della Art déco americana, Le quattro stagioni di Pier Fournier Des Corays), dipinti, disegni, decorazioni ed arredi degli artisti più in voga.

Manifesto dell'Esposizione universale di Chicago del 1933
Manifesto dell’Esposizione universale di Chicago del 1933

LE OPERE

La sfida tra le due sponde dell’Atlantico viene sublimata anche attraverso sperimentazioni artistiche innovative ed invenzioni pittoriche sgargianti, riflettendo un dialogo incessante attraverso forme floreali spesso contorte ed elementi geometrici rigorosi, colori contrastanti, illustrazioni e pubblicità artistiche che riflettono i problemi principali del periodo e che si snoda anche nel design grafico nitido e giocoso delle locandine -esposte alla mostra – dei grandi magazzini di Chicago fondati nel 1852 da Marshall Field’s, (colui cui venne attribuita la celebre frase “il cliente ha sempre ragione”), acquistata nel 2005 dalla catena Macy’s.

Un viaggio affascinante che prosegue attraverso le pubblicità dell’ alta moda, (in mostra le tavole del rotocalco parigino La Gazzetta del Bon Ton, considerato un precursore delle riviste apparse nei decenni successivi), la danza (esposto il repertorio fotografico di Joséphine Baker che balla alle Folie Bergére nel 1926 il Charleston, ballo che da Broadway era nel frattempo approdato in Europa al teatro degli Champs-Elisées), il cinema (sono presenti stralci del film Ragazze che sognano, del 1930, della Metro – Goldwyn-Mayer, con Joan Crawford, ed altri film dell’epoca, La gabbia dorata del 1922, con Gloria Swanson).

La mostra riflette un dialogo incessante attraverso arti decorative, visive, architettura, progressi tecnici e porta lo spettatore nell’illusione di un mondo più bello, attraverso la personificazione dell’amore per l’opulenza, il design di lusso, le decorazioni con stile elaborato dell’ oggettistica in metallo, della carta da parati, delle lampade, dei tessuti, e financo degli arredi del Transatlantico Normandia, il tutto ispirato da un’eclettica gamma di fonti storiche, dall’arte tribale africana a quella dell’antico Egitto.  

Manifesto dell'Esposizione universale di Chicago del 1933
Manifesto dell’Esposizione universale di Chicago del 1933

L’ARCHITETTURA DECO A NEW YORK, CHICAGO E MIAMI

 L’Art Déco ha viaggiato dalla Francia al Nord America in un faccia a faccia portato avanti in gran parte dagli architetti americani e canadesi, i veri fautori di questo movimento ed inventori di uno stile ibrido franco americano, che si formarono all’ Ecole des Beaux-Arts di Parigi e che, una volta tornati in America, costruirono e arredarono edifici Art Déco nelle città americane.

Sono esposti in mostra video, illustrazioni, progetti e raffigurazioni dei più famosi edifici icona di New York, come l’Empire State Building e il Chrysler Building e i manifesti dell’Esposizione universale di Chicago del 1933, un secolo dopo la sua fondazione, un inno al progresso e alla innovazione tecnologica.

Dopo l’uragano del 1926 l’Art Déco attraversa ancora una volta l’oceano ed ecco che, incorniciata da un edificio dalle proporzioni americane, a Miami Beach l’Art. Deco diventa Tropic Déco (sul punto video e immagini con didascalie oltre ad una interessante serie di cartoline postali raffiguranti i numerosi hotel Déco di Ocean street, tra cui il Leslie, il Nash Senator e il Neron).

Chiave di volta di tutte le arti, l’architettura porta a sviluppi stilistici in molte altre professioni: pittori, scultori, interior designer, ferraioli, muralisti sono un tutt’uno con gli edifici e accompagnano questa nuova architettura e quindi, dopo gli edifici, la gioielleria e la tavola si ispirano a questo nuovo stile le cui linee semplici e fluide contrastano con il precedente periodo dell’Art Nouveau (o Liberty o Arte Nuova).

Riproduzione di cartolina postale del Neron hotel a Miami beach
Riproduzione di cartolina postale del Neron hotel a Miami beach

 

IL TROCADERO

Sebbene questa parabola creativa sia stata interrotta dalla crisi economica del 1929, gli architetti francesi hanno riportato con sé questo stile ibrido franco-americano, che negli Stati Uniti si è prolungato fino al 1940.

Ne è un esempio il Palazzo del Trocadéro, il cui modello in scala esposto alla mostra, rievoca il lavoro di Jacques Carlu nel 1934, che pensò alla sua modernizzazione sulla base dei suoi ricordi americani, dando vita ad un nuovo edificio, con la creazione di una spianata e l’apertura di una prospettiva grandiosa sulla città e sulla Torre Eiffel, che ancora oggi possiamo ammirare (interessanti la foto della  Backer sulla Cadillac davanti alla spianata della vecchia facciata nonché il dipinto di Anne Carlu dedicato al famoso teatro nazionale di  palazzo Chaillot).

La mostra rende bene l’idea del Déco come uno stile,  un  gusto (vedi le copertine della famosa rivista Vogue), un atteggiamento, un linguaggio, perché il Déco è glamour (nutrita la serie di boccette di profumi dal design esclusivo di Lucien Lelong e di René Lalique), fascino, eleganza, moda, (esposti vestiti di mussolina di seta bordati di perle e pezzi di vetro del 1925 e le  calzature Salomé di André Pérugia ), ritmo, musica (jazz), ricerca del piacere di vivere, stile di vita, e tutto l’immaginario di un mondo che ha cercato di affrancarsi dalla banalità del quotidiano, dimenticando l’esperienza della guerra da poco conclusa.

Vestiti di mussolina ricamati
Vestiti di mussolina ricamati




Commozione al consiglio di Stato per Ricordare l’ex Presidente

È morto il 24 Dicembre il Presidente del Consiglio di Stato Franco Frattini, ex Ministro degli affari esteri del governo Berlusconi e Vice Presidente della Commissione Europea e Commissario per la Giustizia, Sicurezza e Libertà tra il 2004 e il 2008.

Il 12 gennaio la commemorazione presso la sede del Consiglio di Stato a Roma.

La toccante commemorazione in onore di Franco Frattini

La cerimonia in ricordo del compianto Presidente del Consiglio di Stato Franco Frattini si è svolta a Roma il 12 gennaio alle ore 12:30 presso la Sala di Pompeo di Palazzo Spada, l’edificio storico di Roma nel quale hanno sede il Consiglio di Stato e la Galleria Spada.

Un momento della commemorazione nella Sala di Pompeo a Palazzo Spada
Un momento della commemorazione nella Sala di Pompeo a Palazzo Spada

Il ricordo del Presidente Aggiunto del Consiglio di Stato Luigi Maruotti, collega e amico  

Sono nomi illustri quelli che hanno rievocato Frattini: il Presidente aggiunto del Consiglio di Stato Luigi Maruotti, che probabilmente a breve prenderà il suo posto, suo collega ed amico da sempre, haricordato che egli iniziò nel 1981 la sua brillante e prestigiosa carriera come Procuratore dello Stato presso l’Avvocatura Generale dello Stato, divenendo presto Avvocato dello Stato, Magistrato Tar ed, infine, giovanissimo Consigliere di Stato, dimostrando immediatamente di possedere le eccezionali doti di preparazione giuridica e l’altissima capacità professionale che hanno sempre accompagnato il suo così rilevante percorso istituzionale, nazionale e internazionale, nel corso del quale ha ricoperto importantissimi incarichi istituzionali e politici (è stato due volte Ministro degli Esteri, Ministro della Funzione pubblica, più volte deputato, Presidente del Comitato parlamentare di controllo sui servizi segretiCOPACO, Commissario europeo alla Giustizia, ecc.), “rimanendo sempre se stesso, mantenendosi sempre umile”.

Il Presidente Aggiunto del Consiglio di Stato Luigi Maruotti mentre ricorda commosso il collega Franco Frattini
Il Presidente Aggiunto del Consiglio di Stato Luigi Maruotti mentre ricorda commosso il collega Franco Frattini

Maruotti, suo collega di concorso, lo ha frequentato sin dalla giovane età quando, entrambi Procuratori dello Stato freschi di nomina, si destreggiavano tra una udienza e l’altra, difendendo le cause dello Stato negli anni di piombo.

 

I commossi interventi del Segretario Generale della Giustizia Amministrativa Sergio De Felice, dell’Avvocato Generale dello Stato Gabriella Palmieri Sandulli, degli Avvocati di libero foro

Il suo esempio, il suo impegno e dedizione costanti, accompagnati da saggezza ed equilibrio, hanno ispirato generazioni di Magistrati amministrativi, di Avvocati e Procuratori dello Stato, ha affermato commosso Sergio de Felice, Segretario Generale della Giustizia amministrativa, prescelto da Frattini stesso all’atto della sua nomina a Presidente del Consiglio di Stato.

La toccante cerimonia è proseguita con il saluto dell’Avvocato Generale dello Stato, Gabriella Palmieri Sandulli, che ha rammentato Frattini quando era suo collega all’Avvocatura Generale dello Stato, di poco più anziano di lei in quanto del concorso precedente, evocando la poliedricità di interessi che l’ha costantemente caratterizzato e la passione che ha sempre nutrito per lo Sport, inteso nella sua più nobile accezione, ricoprendo l’incarico di Presidente della Commissione Nazionale Scuole e maestri di Sci presso la FISI e, soprattutto, quello di Presidente del Collegio di Garanzia dello Sport – CONI al quale, con entusiastico impegno, ha dato lustro e prestigio istituzionale. Recentemente era stato insignito del Collare d’oro olimpico del Comitato Internazionale Olimpico.

Il Presidente Frattini è stato un eccezionale Servitore dello Stato, dotato di un elevato senso istituzionale al quale si sono unite altrettanto eccezionali doti umane e intellettuali, grande cultura giuridica e disponibilità ad ascoltare, doti sempre unite a una grande signorilità e al rispetto verso gli altri. Così, unanime, il ricordo dei numerosi avvocati amministrativisti che hanno preso la parola.

Nel nome di Franco Frattini il varo della riforma del Codice dei contratti pubblici

 

Ha sempre profuso le sue energie senza risparmiarsi: da ultimo, era riuscito a far concludere in tempi rapidi e con risultati eccezionali il lavoro di revisione del Codice dei contratti pubblici, così che il Consiglio dei Ministri, nella seduta del 16 dicembre scorso, ha approvato, in esame preliminare, un decreto legislativo di riforma, riservandogli un espresso e pubblico ringraziamento “per il grande lavoro svolto che ha contribuito al raggiungimento di un importante risultato”.

A seguito della sua prematura scomparsa era stata allestita la camera ardente proprio presso la prestigiosa Sala di Pompeo, al primo piano di Palazzo Spada, uno dei più eleganti palazzi romani del Cinquecento, ubicato in Piazza Capo di Ferro, adiacente a Palazzo Farnese.

Nella sala si erge una imponente scultura di Pompeo Magno, ritenuta essere quella ai cui piedi cadde Giulio Cesare.

Tutte le udienze sono state sospese alle12:20 per consentire ai Magistrati ed agli Avvocati di ritrovarsi nella Sala di Pompeo.

Consiglio di Stato, Sala di Pompeo, Natale 2015: Franco Frattini in compagnia di alcuni colleghi dell'Avvocatura dello Stato e del Consiglio di Stato, tra cui, a destra, Luigi Maruotti.
Consiglio di Stato, Sala di Pompeo, Natale 2015: Franco Frattini in compagnia di alcuni colleghi dell’Avvocatura dello Stato e del Consiglio di Stato, tra cui, a destra, Luigi Maruotti.

 

Il vuoto lasciato da Frattini

Quella di Franco Frattini è una figura indimenticabile che lascia un vuoto incolmabile nelle Istituzioni e nel Paese, ha concluso il Presidente Luigi Maruotti, ringraziando sentitamente tutti coloro che hanno partecipato la loro commozione ed il loro dolore.




PNRR o PRRRRRRRRR… ??

Parte la progettazione per il Piano Scuola 4.0 sulla piattaforma dedicata che resterà aperta dalle ore 15.00 del giorno 28 dicembre 2022 alle ore 15.00 del giorno 28 febbraio 2023.

L’investimento prevede due azioni specifiche: Next Generation Classrooms e Next Generazione Labs.

L’azione “Next Generation Classrooms” ha l’obiettivo di trasformare almeno 100.000 aule delle scuole primarie, secondarie di primo grado e secondarie di secondo grado, in ambienti innovativi di apprendimento.

L’azione “Next Generation Labs” ha la finalità di realizzare laboratori per le professioni digitali del futuro nelle scuole secondarie di secondo grado, dotandole di spazi e di attrezzature digitali avanzate.

La parola d’ordine per rinnovare la scuola è “digitale” per tutte le scuole di ogni ordine e grado.

Che dire? Il digitale è sicuramente un bene se aggiunto alle abilità analogiche, un disastro se in sostituzione ad esso!

Ma sembra che si vada in questa direzione.

Si legge che il Piano Scuola 4.0 sarà l’occasione per innovare la scuola!?!

Certamente, ma l’innovazione didattica sarà possibile senza però rinunciare ad insegnare le quattro abilità di base linguistiche (saper ascoltare, saper parlare, saper leggere e saper scrivere) insieme alle quattro operazioni della matematica.

Occorre insegnare l’analisi grammaticale, logica della frase e del periodo entro la scuola media, studiare storia e geografia, abolire nei licei l’alternanza scuola-lavoro, oggi rinominata PCTO.

In breve occorre tornare allo studio dei contenuti disciplinari e forse riusciremo a raggiungere adeguati risultati anche nelle tanto criticate prove INVALSI.

Pio Mirra




Ma se un domani non ci saranno più alunni ?

Il calo demografico sta facendo sentire i suoi effetti e nei prossimi anni la situazione andrà sempre più peggiorando.

Gli allegati al Recovery Plan dello scorso anno svelavano che da qui al 2026, in classe avremo 1,1 milioni di studenti in meno.

Se guardiamo il periodo fino al 2033, si passerà da 7,4 milioni di studenti (ultimo dato disponibile 2021) a poco più di 6 milioni nell’anno scolastico 2033/34, con quote di 110-120mila ragazzi in meno ogni anno.
Tale effetto dell’andamento demografico si sentirà maggiormente alle superiori, dove si passerà rispettivamente da 2.659.068 a 2.168.614 studenti.

Anche nel territorio di Cerignola, comune della provincia di Foggia di 60.000 abitanti, si inizia a sentire l’effetto denatalità.

Gli studenti di Cerignola che nell’anno scolastico in corso frequentano la classe terza della secondaria di primo grado sono solo 654, che se tutti promossi sceglieranno uno tra i cinque istituti superiori presenti nel comune.

E allora che si fa? Si reclamizza l’offerta formativa negli open days scolastici con una e più promesse per un roseo futuro.

Tanto è il disorientamento dei ragazzi e delle loro famiglie, che dovranno scegliere uno dei 25 indirizzi di studio proposti dai cinque istituti cerignolani tra licei, tecnici, professionali, opzioni, corsi quinquennali e quadriennali a volte duplicati.

In teoria per 652 studenti e 25 indirizzi di studio potranno formarsi per l’anno scolastico che verrà solo 25 classi prime, 5 classi per istituto.

Ma quale scuola scegliere? Per una buona scelta è fondamentale investire nell’orientamento scolastico nella delicata fase di passaggio dalla scuola secondaria di primo grado a quella di secondo grado, accompagnando i ragazzi verso una scelta consapevole.

L’orientamento diventa prezioso proprio perché favorisce scelte consapevoli, siano esse di studio o di prospettive di lavoro, ma è anche una fondamentale arma di contrasto al fenomeno della dispersione scolastica, che in Italia raggiunge ancora valori superiori alle medie europee.

Secondo l’ISFOL l’orientamento è un intervento finalizzato a porre la persona nelle condizioni di poter effettuare delle scelte personali circa il proprio progetto personale/professionale di vita.

Citando la stessa fonte, l’orientamento viene visto come elemento fondante dell’educazione permanente: un processo di educazione e di formazione integrale della persona che la conduce alla piena espressione della sua identità, professionalità e vocazione.

L’orientamento, quindi, mira alla finalità educativa dell’autonomia, ovvero alla capacità di muoversi in una società complessa e dinamica, che conferisce poche garanzie, compiendo scelte in linea con i propri scopi.
E invece?

Anziché puntare sul valore strategico dell’orientamento come strumento di lotta alla dispersione e all’insuccesso scolastico nella creazione di un sistema di orientamento centrato sulla persona e sui suoi bisogni, finalizzato a prevenire e contrastare il disagio giovanile e favorire la piena occupabilità e l’inclusione sociale le scuole sono impegnate a imbellettarsi in struggenti azioni di marketing che sono gli open days.

E allora il problema non è la “classe pollaio”, ma il numero dei “polli” che le scuole riusciranno a catturare nei colorati open days addirittura aperti un giorno alla settimana per tutto il periodo delle iscrizioni dal 9 al 30 gennaio.

Ammaliante il canto delle sirene per convincere un “pollo” in più e poi?

Poi sarà quel che sarà!

Pio Mirra
DS IISS Pavoncelli – Cerignola (FG)




Meloni ed il metaverso dell’ingovernabilità

Mi ero ripromesso di fare alcune riflessioni, trascorso un minimo di tempo dall’insediamento del nuovo Governo Meloni.

Condividevo gli iniziali entusiasmi auspici di una svolta riequilibratrice, ma lo stato in cui versava complessivamente l’Italia era molto serio: tanto da far ritenere la situazione seriamente compromessa.

Troppo.

Così ho preferito attendere, volendomi basare tanto su fatti squisitamente interni, che su ogni mutamento sullo scacchiere internazionale.

Al Governo è andato un ampio consenso popolare in fase elettorale: fidandosi degli impegni preelettorali fin troppo chiaramente espressi, il corpo votante aveva chiaramente delegato una funzione di discontinuità con la precedente politica, principalmente nei settori sanità, istruzione, economia e finanza, lavoro, pace, congrua politica energetica, tutela e rispetto della Costituzione e dei diritti individuali specie se insopprimibili e inviolabili, e – infine – tutela delle frontiere e adozione di una politica ‘migratoria’ di tutela e salvaguardia.

Desidero chiarire ancora una volta il trucchetto dialettico creato da certa intellighenzia (sic!) non solo italica, circa l’utilizzo del termine e quindi del concetto di “migrante”.

Mai termine fu tanto impropriamente adottato: le rondini ci insegnano che gli uccelli ‘migrano’ in determinate stagioni, per poi tornare al luogo precedente, in una spola continua preparata loro dalla Natura; ci sono poi gli ‘emigranti’, come milioni di nostri connazionali, che hanno lasciato e ancora lasciano la loro terra d’origine e la propria Nazione per trasferirsi all’estero (e non si sa se e quando ritorneranno nella Patria d’origine); ci sono gli ‘immigrati’ che vengono lecitamente nel nostro Paese, e che spesso sono abili nel costruirsi posizioni economiche e sociali degne e di tutto rispetto (e il riferimento allo scandalo in corso, legato ai facili guadagni – e relativa rete di connivenze – di talune cooperative e ONG è palese); ci sono, infine, dei soggetti che tentano forme di ‘immigrazione clandestina’, e sono coloro che, sperando in vantaggi presenti e/o futuri, decidono di passare le frontiere in modo illecito, irregolare, ‘clandestino’ (affidandosi a terzi, a dei passeurs, e quindi pagando cifre non indifferenti, per farsi portare nei paesi da loro prescelti.

E questi ultimi non sono certo dei ‘migranti’, anche se la propaganda ‘buonista’ tenta di taroccarne la ‘qualità’ facendoli passare come tali). Non tocchiamo poi l’analisi di tutto il costrutto che grava farlocco e opaco sul concetto di “integrazione”: altro ballon sospeso costantemente a mezz’aria, abilmente sfruttato da quegli amanti del politichese che, attraverso strane dinamiche e altrettanto strane creature, lucrano abbondantemente e senza remore su ambedue i fronti.

Ma, a parte il troppo poco tempo che il Governo è in carica, abbiamo capito che sono scattati i lacci e lacciuoli esterni (Unione Europea e Patto Atlantico-NATO), ma anche interni, che ne frenano la vis politica vera e propria (attenta, per ora, a ‘non pestare i piedi’ ad alcuno), e ne condizionano i termini espressivi ultimi, facendo così stridere le promesse elettorali con le azioni intraprese.

Certo, l’eredità Conte-Draghi è stata pesante: costellata da una impressionante serie di smentite di dichiarazioni solenni e talvolta persino spocchiose.

E i famosi ‘conti in ordine’ lasciati dall’ultima Amministrazione di Governo, e ‘benedetti’ dalla claque dei sempre mobilitati ‘padri nobili’, hanno riservato innumerevoli sorprese.

Anche pesanti.

Di cose ‘in ordine’, alla fin fine, non è che ce ne fossero molte, tanto fumo, tante trombe e tromboni di corredo, una grancassa mediatica sempre pronta con il suo putipù di fondo, ma anche tanta fuffa.

Quindi, stiamo assistendo alle attività di un Governo Meloni – in realtà una coalizione, di cui è Primo Ministro l’On. Le Giorgia Meloni – che, deve mettere le mani su tutto; che non ha potuto fruire di un sistema democraticamente (e utilmente) tarato sullo spoil system, e che quindi è penalizzato da un sottosistema pur oliato che, nei gangli della PA, tenta di fare il bello e cattivo tempo; che deve contrastare la smania di protagonismo anche dei suoi alleati (frenanti, in questa fase…); che si sta rendendo conto di gettare al vento miliardi per aiutare (giustissimamente…) le famiglie in difficoltà per il caro-energia, ma che questi miliardi alimentano, allattano e gratificano la speculazione; che si confronta con energia con la Francia (che – oltre a una visione misogina – forse avrebbe voluto già fare un altro shopping facile con TIM e ITA, e che si è trovata invece bloccata su entrambi i fronti), e altro ancora…

Sono mesi che Capi di Stato, Capi di Governo, Ministri di vari livelli, girano per il mondo, ‘alla ricerca di soluzioni’: miliardi di euro gettati al vento, per questi viaggi, tonnellate di CO2 sparsa ai quattro venti, ben poco concrete.

L’ansia di poter/dover dire “siamo tutti d’accordo”, “abbiamo deciso” (siamo al nono pacchetto di sanzioni antirusse !!!

Quelle che hanno tagliato le gambe all’Europa, fatto gioire e prosperare economicamente gli USA, arricchito oltre ogni misura non solo le ‘vittime’, ma i super corrotti che poi investono in cryptovalute e traffico d’armi e droga…).

Fa bene Orban: ipercriticato, ma che porta avanti gli interessi magiari, salvandone l’economia e il lavoro, non esitando a mantenere rapporti commerciali fondamentali a est.

Ma avete visto, in questi ultimi giorni, il doppiopesismo e la rapidità con cui la Croazia è stata ammessa nell’area Schengen, mentre Romania e Bulgaria sono al palo da più di 10 anni !!

A parte che è meglio per loro mantenere la propria autonomia monetaria, piuttosto che non essere generosamente fagocitati da Bruxelles, l’Europa Comunitaria, ha continuato a sostenere che le due belle Nazioni “non meritavano e non meritano” poiché al loro interno vi sono ancora troppe aree opache, ossia aree di corruttela nell’amministrazione.

Proprio Bruxelles ha fatto e continua a fare questi leziosi distinguo, ignorando la feccia che si nasconde sotto i suoi preziosi tappeti !!

E noi Italia, dovremmo ringraziare Orban: se non ci fosse lui a resistere, si starebbe tutti allo sbando.

Così come allo sbando è diretta la Germania, che ha voluto suonare le proprie trombe e i propri tamburi, ma che ora guarda con preoccupazione assottigliarsi le proprie riserve di gas: sarà suo il primo ciclo produttivo a fermarsi?

Non saprei: ma so che se l’Europa (o quel che ne resta, rabberciato alla meglio) non torna a pensare alla salute e al benessere degli Stati e dei Cittadini che ne fanno parte, per dare manforte a quelle posizioni ormai chiaramente sbagliate dove si sta svolgendo un conflitto per procura che sta producendo un immiserimento economico, finanziario e soprattutto morale, significa che della ‘sopravvivenza’ dell’Europa e dei suoi cittadini, non importa granché ad alcuno.

Sicuramente, dal Governo Meloni ci si attendeva molto (anche troppo, viste le situazioni obiettive specie a livello internazionale); forse si è fatto poco, ma si trova imprigionato nei lacciuoli di una combriccola tentacolare, evidentemente legata da comuni convergenze d’interesse, che fa di tutto per ostacolarla…

Guardate come si sono svegliati quei ‘sindacati’ che si pensava fossero estinti, tanto sono stati assenti dalla vita dei lavoratori e, soprattutto, dalla tutela dei loro interessi, presi com’erano ad ammiccare ai governanti di prima ed a pavoneggiarsi persino alla parte datoriale.

Sono stati contagiati ex-novo (nel caso in cui l’avessero proprio smarrita…) dalla libidine dello “sciopero per lo sciopero”, lo sciopero ideologico (se mai vi sia chi ancora possa essere pervaso da forme politiche intrise di una qualche ideologia [ideologia=sistema concettuale e interpretativo che costituisce la base politica di un movimento, di un partito o di uno stato] visto che il concetto di “politica” si è sfilacciato e smarrito, soverchiato ormai da espressioni degne più delle tifoserie).

Ho ascoltato oggi un Landini nuovamente in tuta da metalmeccanico, ringhiare con forza contro la manovra economica del Governo Meloni.

Ma, ad ascoltarlo bene, erano commenti che avrebbe ben potuto esprimere anche prima con i Governi Conte e Draghi.

Ma a parte di questo, quello e quell’altro che non vanno bene, la sintesi non reca suggerimenti degni di nota.

Ad esempio, i Sindacati, ridestatisi con tale piglio, ci facciano sapere – di grazie – come deve resistere il Governo, come deve resistere l’Italia, come devono resistere gli Italiani, all’abbraccio mortale di una poco candida Europa, che evidentemente persegue – tramite soggetti posti ad hoc in ruoli chiave, interessi di parte spesso del tutto anti-italiani.

Ci dicano come dobbiamo resistere nuovamente al ricatto del MES (aderendo al quale potremo solo indebitarci e a caro prezzo) che ci viene proposte come strumento di ricatto contestualmente alle misure con cui la Lagarde condanna le Borse, e quindi i risparmiatori, a delle perdite enormi…

come dobbiamo resistere alla Von der Leyen & C. che sono mesi che si affannano a far passare un price-cap energetico sul gas decisamente dai valori pro-speculazione (e circa il quale continuo a sostenere un NO convinto: libere contrattazioni da parte di ciascuno stato e niente cambiali in bianco alla solita UE…

già troppo indaffarata a capire da che parte girarsi per non trovare altri sacchi di spazzatura lungo il cammino dei vertici).

Ci facciano sapere, i sindacati (anche se, poverini, stanno coprendo il ruolo che il loro partito politico di riferimento ha depauperato), propongano, si impegnino, lottino veramente per i lavoratori e con i lavoratori: ci risparmino inutili frastuoni.

L’Italia si sta spegnendo, e c’è bisogno di gente seria e disponibile a sacrificare anche se stesso: di cani che abbaiano alla luna, ne abbiamo fin troppi e ci hanno rotto i timpani.

Abbiamo bisogno non di essere sfruttati, ma di poterci esprimere al meglio; abbiamo bisogno di gente che operi per il bene dei Cittadini; abbiamo necessità di essere ascoltati, di far valere le nostre capacità di mediazione sui teatri di guerra, non nell’export di armi che vanno a finire anche sul mercato ‘nero’ dei trafficanti d’armi o, ancor peggio, del terrorismo internazionale; di non gettare via ‘aiuti’ economici e finanziari verso paesi che li utilizzano per investimenti lucrosi sui mercati finanziari, perché vuol dire che togliamo pane di bocca ai nostri figli per darlo a chi lo getta nel fango…; di ridare dignità alla professione medica, riconoscendo a queste figure le peculiarità che da sempre circondano il loro operato, e cioè quelle di poter ‘operare in scienza e coscienza’ senza subire ricatti o mortificazioni o persino manipolazioni che possa porli agli ordini di un qualcuno che li obblighi non a operare secondo scienza e coscienza ma ‘come dice lui’!

Ecco cosa mi attendevo e cosa mi attendo dal Governo Meloni (oltre il quale c’è solo il buio del nulla): se vi accorgeste che non è consentito di poter operare in libertà, se tentano di condizionarvi e spogliarvi della vostra libertà valutativa e decisionale, ebbene onorate il patto d’onore con gli elettori.

Chiarite apertis verbis in una conferenza pubblica internazionale i motivi, e ridate il mandato ricevuto.

Il Popolo non potrà che esservene grato, e la vostra denuncia potrà essere autentico viatico per un risanamento di Valori e di Programmi.

E se l’Italia morisse, non sarà certo la “innaturale realtà posticcia” chiamata ‘metaverso’ che potrà ridarcela: ‘metaverso’ altra invenzione spaziale, prima si distrugge la realtà, poi la si sostituisce con qualcosa di luccicoso e ammiccante che ‘assomiglia’ a una realtà che altro non è se no un prodotto commerciale pre-confezionato, studiato in laboratorio, una sorta di Truman-show vuoto di umanità, di spontaneità, della ricchezza dell’elaborazione e della costruzione del pensiero.

 

 

 

 




CANE NERO! CANE KRONOS! La musica dance in latino che conquista il web

Gloriam Musicantes: Il nuovo brano di Kronos & Brothers è primo sul podio della generale Itunes

Il contesto musicale

Negli ultimi cinquant’anni, complici le rivoluzioni sociali, la musica ha talvolta perso il suo ruolo guida ed è diventata strumento per corrompere e degradare i costumi e le idee delle diverse generazioni: la cronaca recente riferisce ad esempio, episodi di violenza e criminalità compiuti da bande giovanili, capitanate da sedicenti cantanti chiamati trapper (da trapping spacciare, riferito alle trap houses, luoghi abbandonati in cui si spacciano droghe), i cui brani musicali, sono spesso un inno ed un elogio alla malavita e alla delinquenza.

i musicisti

A far da contraltare ai vari rapper, trapper e pseudo cant-autotune, esiste fortunatamente un Gotha di artisti che usa le note per generare della buona musica. In esso è certamente presente il cantante lirico-latinodance Gianluca Cellai, in arte Kronos che insieme ai Brothers ha realizzato un nuovo brano nutrendo di nuova linfa la Dance in lingua latina.

Ripercorrendo le tappe che da Magica Europa ad oggi lo hanno portato sulle ali del successo, con questo nuovo brano che ha già scalato le classifiche della musica dance nazionale, Kronos nomina, come fossero Araldi o Inviati della Musica Dance i dodici deejay e li paragona agli Olimpi o Dodekatheon, ossia gli dei principali del Pantheon ellenico.

E come gli dei dal monte Olimpo, invisibile e altissimo, governano la vita degli esseri umani, allo stesso modo i deejay citati nel brano, Claudio Coccoluto (scomparso il 2 marzo 2021), Marco Benassi (Benny Benassi)  Sabino Alberto di Molfetta (DJ Albertino), Mario Fargetta (Get Far) Luigino Celestino Di Agostino (Gigi D’ Agostino) Giorgio Prezioso (Prezioso) Gabriele Ponte (Gabry Ponte) Maurizio Molella (Molella) Roberto Antonio Porchera (Roberto Ferrari) e Pasquale di Molfetta (Linus) e i Brothers (Giuseppe “Joseph” Brittanni, Walter “Watt” Mangione e Gabriele “Jack” Pastori) da “dietro le quinte, “governano le note” e le movenze dei fan che ascoltano e ballano la loro musica.

Kronos & Brothers tornano così con un nuovo, elettrizzante, infuocato brano dance in latino che in breve tempo ha anche scalato la vetta italiana della generale Itunes e che sarà un nuovo inizio per diffondere attraverso la dance, la lingua dei nostri avi, il Latino!

 Il video

A voi cari lettori auguro…buon ascolto!

Gloriam Musicantes Video

gloriam musicantes
gloriam musicantes

Il testo

Lyrics:

 MOVENTIA SINE SCIENTIA

DOCTRINA NON NECESSE

FORTUNA AUDENTES IUVAT

HISTORIA NOVA SCRIBAT

MOVENTIA SINE SCIENTIA

CESSATO MAIOR MALUS

ET ESTO AMICUM TEMPUS

 ACCURRAT FELIX VULGUS

Avete Coccoluto, undeviginti dj,

 Benassi et Albertino,

Fargetta et D’Agostino

 Prezioso et Gabry Ponte,

Molella nullus abest 

solum non accurrunt

Ferrari et Linus

 Oooh, olim die Brothers 

In unam silvam venunt

Et omnes musicantes 

volunt circum se 

 

 

MOVENTIA SINE SCIENTIA

 DOCTRINA NON NECESSE

FORTUNA AUDENTES IUVAT

 HISTORIA NOVA SCRIBAT

 MOVENTIA SINE SCIENTIA

 CESSATO MAIOR MALUS

 ET ESTO AMICUM TEMPUS

 ACCURRAT FELIX VULGUS 

 

Oooh, olim die Brothers 

In unam silvam venunt

et omnes musicantes

 volunt circum se

 Avete Coccoluto, undeviginti dj,

Benassi et Albertino,

 Fargetta et D’Agostino

 Prezioso et Gabry Ponte,

 Molella nullus abest

 solum non accurrunt

Ferrari et Linus

 Avete Coccoluto, undeviginti dj,

Benassi et Albertino,

Fargetta et D’Agostino

Prezioso et Gabry Ponte,

Molella nullus abest

solum non accurrunt

Ferrari et Linus




La Colomba della civiltà si poggia sui nomi illustri della legalità

il 14 dicembre si è tenuta a Roma la cerimonia della XIX edizione del conferimento del premio “Le ragioni della nuova politica”.

La Cerimonia, promossa dalla Associazione Culturale L’Alba del Terzo Millennio presieduta da Sara Iannone si è tenuta, come di consueto, presso la sala Vanvitelli della Avvocatura Generale dello Stato.  

La cerimonia della XIX edizione del conferimento del premio “Le ragioni della nuova politica”
La cerimonia della XIX edizione del conferimento del premio “Le ragioni della nuova politica”

I premiati

Sono nomi illustri quelli che hanno ricevuto la Colomba della civiltà sotto la attenta conduzione di Rosanna Vaudetti e Camilla Nata:

Cesara Bonamici vice direttrice TG5,

Fabrizio Curcio, Capo di Dipartimento della Protezione Civile,

Giuseppe Cavo Dragone, Capo di Stato Maggiore della Difesa,

Giacomo Lasorella, Presidente dell’AGCOM,

Giovanni Malagò, Presidente del Coni,

Stefano Lucchini, Direttore Affari istituzionali e Comunicazioni esterna di Intesa San Paolo,

Fabrizio Castaldi, Segretario Generale Camera Deputati,

Giampietro Nattino, Presidente onorario Banca Finnat

Mons. Lucio Adrian Ruiz, Segretario del Dicastero vaticano per la Comunicazione.  

il trofeo

Il trofeo è un bassorilievo in bronzo raffigurante la Colomba della Civiltà, ideato e realizzato dal maestro Benedetto Robazza che rappresenta i valori fondanti dell’Associazione L’Alba del Terzo Millennio e gli ideali che ispirano il premio Le Ragioni della Nuova Politica. 

La cerimonia di premiazione è stata preceduta dal saluto dell’Avvocato Generale dello Stato, Gabriella Palmieri. 

Era presente il Ministro della difesa Guido Crosetto che ha illustrato una interessante relazione sulla “Analisi dell’Italia nell’economia di guerra e di pace.

le parole del ministro

Il Ministro, nell’evidenziare l’esigenza di rinnovamento della politica, in quanto essa stessa è parte della società, ha sottolineato che ci troviamo in un periodo complesso che non ha precedenti e che in 72 anni non si era vista una crisi economica così grave e una guerra così rovinosa che ci sta portando verso un crinale drammatico: nemmeno la crisi iugoslava era di tale portata e gravità. 

Cesara Bonamici vice direttrice TG
Cesara Bonamici vice direttrice TG insignita della Colomba della Civiltà

Che dire poi della inflazione, che non ha risparmiato nessuno, che ha decurtato in maniera consistente il reddito di tutti, prosegue il Ministro. 

Aneddoti

Crosetto ha raccontato, poi, un aneddoto riguardante il ministro degli esteri indonesiano, che gli ha confessato che il suo dicastero ora si occupa di riserve strategiche alimentari e di materie prime, cosa impensabile tre anni fa.  

Il Ministro della difesa ha poi concluso richiamando l’attenzione sulla complessità dei nostri tempi, che ci obbliga, obtorto collo, a prendere decisioni che non si basano più sulla esperienza pregressa, ragion per cui è ancora più importante avere fiducia nelle nostre capacità. 

La vicedirettrice Cesara Bonamici, ricevendo il premio ha riconosciuto che carta stampata e televisione non stanno attraversando un momento fulgido, ma ha concluso anche che l’importante è – come diceva prima Crosetto mantenere alto lo spirito di squadra e trasmetterlo ai giovani, che sono molto preparati e motivati.  




Open Days, siore e siori…

Un tempo  ci si iscriveva in una scuola piuttosto che in un’altra sulla base delle proprie attitudini e predisposizione personale a preferire le materie umanistiche alle scientifiche o piuttosto tecnico-professionali.

Fondamentale poi il condizionamento delle scelte degli altri compagni di classe per restare con gli amici attraverso una sorta di scelta di continuità.

Oggi invece ci sono gli open days.

Non c’è scuola che non ne abbia almeno un paio tra dicembre e gennaio, il tempo per le nuove iscrizioni.

Dalle primarie alle medie, dai licei agli istituti tecnici e professionali. Tutti indossano il vestito più bello, il vestito della festa e aprono le loro aule a ragazzi e genitori.

Se per le scuole superiori si tratta di illustrare la peculiarità dell’offerta formativa dei singoli indirizzi di studio, per primarie e medie l’offerta “dovrebbe” essere comune per “tutte le scuole del regno”, ma non è così.

Le giornate dell’orientamento diventano vere azioni di marketing per “un pugno” di studenti in più, merce diventata rara per la preoccupante denatalità.

E allora gli open days diventano una fiera, un mercatino per cercare pubblico consenso.

Sugli scaffali si espongono progetti, attività didattiche e laboratoriali, proposte di PON per l’anno che verrà, promesse future di tornei di calcetto, pallavolo, piscina, danza, laboratori teatrali, musicali, sensoriali e tante altre attività tra le più singolari e creative.

Ai ragazzi e ai loro genitori non serve conoscere quante LIM, quanti pc e robotini siano presenti all’interno della scuola, ma serve capire se i docenti sono metodologicamente formati sul loro utilizzo e capire come i ragazzi sapranno utilizzarli nell’ordinaria attività didattica.

Ma il problema attuale della scuola non è l’esatta definizione delle più opportune strategie di marketing orientate ad accrescere il numero degli iscritti, ma l’adozione delle  migliori strategie per accrescere la qualità dell’istruzione.

C’è da chiedersi a cosa siano serviti ben tredici anni di scuola

se i dati INVALSI 2022 rilevano che  gli studenti che hanno  raggiunto un livello adeguato in italiano sono solo il 56%, in matematica il 49%, inglese rending il 49% e inglese listening il 37%.

E allora il problema più grande che deve affrontare la scuola non è  “pescare” uno studente in più, ma come poter concretamente investire in ideali, modelli e archetipi che potrebbero essere in grado di risollevare le sorti attuali di una scuola che non riesce più ad avere degli standard minimi di tollerabilità.

Gli open days durano qualche giorno, poi si chiuderà la fiera

e si tornerà a vestire l’abito da lavoro, torneranno le tediose spiegazioni e interrogazioni, tornerà la didattica frontale uguale per tutti i ragazzi e la personalizzazione resterà solo scritta nei PTOF.

La quotidianità farà dimenticare lo splendore del giorno di festa, riportando alla luce gli abitudinari problemi della scuola.

Pio Mirra

Ds IISS Pavoncelli – Cerignola (FG)