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Abilitazioni in Romania – Il Consiglio di Stato dà ragione ai ricorrenti

Abilitazioni in Romania – Il Consiglio di Stato dà ragione ai ricorrenti: il Ministero deve riconoscere il titolo

Abilitati in Romania – Le Novità dopo la pronuncia del Consiglio di Stato di condanna del Ministero dell’ Istruzione per elusione del Giudicato.

Si aggiunge un nuovo capitolo alla difficile vicenda dei riconoscimenti delle abilitazioni conseguite in Romania.Lunedì 25 ottobre alle ore 16.00 in diretta sul canale youtube BetapressTV, Chiara Sparacio, caporedattore di Betapress.it, chiederà all’Avv.Maurizio Danza Prof. Diritto Istruzione e Ricerca Internazionale ISFOA, di presentare le novità in tema di riconoscimento dei titoli conseguiti in Romania dopo la recentissima pronuncia del Consiglio di Stato che condanna il Ministero dell’ Istruzione per elusione del Giudicato.

Argomenti

Nella diretta si parlerà degli effetti della sentenza anche nei confronti di docenti non compresi nella pronuncia e dei principi del diritto dell’Unione Europea che il Ministero dell’istruzione è tenuto ad applicare con riferimento al riconoscimento dei titoli conseguiti in Romania.

Vi invitiamo ad intervenire con le vostre domande a cui il nostro ospite risponderà in diretta

 




CCEditore supporta Al Zawija per la formazione dipendenti

Sì è conclusa la bella esperienza di due dipendenti della società petrolifera libica Al Zawija venuti in Italia per seguire un corso di specializzazione in Gas Processing and Conditioning.

Si tratta del primo di una serie di corsi che i dipendenti della società petrolifera libica verranno a seguire in Italia.

Tra il 2021 e il 2022 si attendono già più di 200 studenti.

consegna attestati
gli studenti con il presidente di CCEditore prof. Corrado Faletti e la tutor dott.ssa Stefania Pagani

Il merito dell’avviamento di questo percorso va riconosciuto anche all’onorevole Ambasciatore dell’ambasciata di italiana a Tripoli ed a tutti i suoi collaboratori  che nei lunghi mesi di organizzazione hanno seguito le richieste di visto e hanno sempre vigilato e verificato con responsabilità.

Il progetto è il frutto dell’accordo tra il gruppo editoriale CCEditore e la Società Petrolifera libica Al Zawija.

La società petrolifera mette a disposizione dei propri dipendenti  cicli periodici di formazione e aggiornamento presso enti di formazione accreditati in Europa ed in tutto il mondo.

Il corso si è svolto a Milano presso i locali di UniTre.

CCEditore grazie alla sua ventennale esperienza ha potuto mettere a disposizione della compagnia un catalogo con oltre 100 corsi professionalizzanti ed un nutrito gruppo di istituti tecnici con i laboratori di riferimento. 

I prossimi corsi si svolgeranno in diverse regioni italiane e vedranno coinvolte aziende e centri di formazione.




Finalmente il CSPI riconosce il ruolo dei DSGA facenti funzione!

Il Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione ha sentenziato nel suo parere che tutta l’ipotesi di concorso per i DSGA è valida solo se:

In questo quadro, a parere del CSPI, si rende necessario:
• bandire prioritariamente il concorso riservato agli assistenti amministrativi attualmente facenti funzione
di DSGA con almeno tre anni di servizio, ai sensi del DL 29 ottobre 2019 n. 126, convertito nella legge
159 del 20 dicembre 2019. Prevedere l’accesso ad una procedura concorsuale anche di coloro che sono
sprovvisti di titolo di studio specifico modificando quanto previsto dall’art. 22, comma 15 della
L. 75/2017;
• bandire successivamente il concorso ordinario, superando le attuali conseguenze dell’ultimo concorso
che ha lasciato innumerevoli posti scoperti pur se messi a bando.

E finalmente diremmo Noi!!!!

Un’ingiustizia assurda, da Betapress già stigmatizzata più e più volte, viene oggi quantomeno evidenziata in maniera precisa e puntuale dal CSPI.

Era ora che qualcuno osservasse che lo stato non può far lavorare per anni in una funzione delle persone perché gli fa comodo e poi all’improvviso li caccia via e li sostituisce con persone con zero competenza solo perché questi ultimi hanno un titolo di studio!

Come abbiamo sempre osservato, lo Stato non è in grado di valutare le competenze e l’esperienza delle persone, attaccandosi solo ai titoli, senza rendersi conto che ci sono in giro un sacco di laureati ignoranti ed incompetenti, senza alcuna esperienza e, malamente, sono proprio questi che alla fine lo stato assume.

Bravo quindi il CSPI che ha ribaltato questo convincimento che aveva il ministero dell’Istruzione, ovvero che valessero più dei laureati rispetto a persone che da oltre cinque anni svolgono un ruolo importante con passione, ottimi risultati e tante competenze, insostituibili.

Speriamo vivamente che questa indicazione del CSPI venga utilizzata da Ministero, se così non avvenisse noi di Betapress siamo pronti ad utilizzare i nostri avvocati per andare contro ad una decisione che rasenterebbe la stupidità più manifesta.

Tanto si doveva.

Il Direttore Corrado Faletti.

 

Concorso DSGA: diritti negati!!

CONCORSO DSGA, COME SEMPRE UNA VERGOGNA ASSURDA!!!!




“Vita da Re”

“Vita da Re”

Correva l’anno 1990 quando trasmettevo a Radio Treviso Alfa e, tra una canzone e l’altra, inserivo lo spot di un’azienda che insegnava tecniche di memorizzazione veloce.

Tre decenni più tardi avrei saputo che nel Team di formatori del Corso dedicato al potenziamento della memoria c’era anche lui: Roberto Re.

All’epoca Roberto muoveva i primi passi nel mondo del Coaching e della Crescita Personale.

Decisivo fu il suo incontro, qualche anno più tardi, con Anthony Robbins, il Life Coach americano più famoso del mondo.

Da allora Roberto Re, direttamente formato da Robbins, ha fatto dello Sviluppo Personale la propria Mission.

Nel tempo, la sua carriera è stata un susseguirsi di successi come business, life e mental coach di noti manager, imprenditori, atleti e calciatori, allenatori di squadre di calcio, personaggi dello spettacolo, ma anche persone comuni.

Oggi è uno dei numeri uno della formazione europea.

In quasi trent’anni di attività ha al suo attivo centinaia di ore di personal coaching e migliaia di giornate in aula.

Ha creato una società specializzata in formazione e, ad oggi, detiene il primato nella realizzazione di audio, videocorsi e corsi multimediali online.

Re è anche autore di best seller e ideatore di eventi che vedono la partecipazione di Manager e Leader di importanti Aziende, in diverse città italiane.

Questa è la seconda volta che ho il piacere di intervistarlo.

A distanza di tre anni dal nostro primo incontro ci siamo presi la libertà di esplorare, aldilà dei numeri che lo hanno reso l’indiscusso punto di riferimento europeo dello Sviluppo Personale, l’anima dell’uomo: all’ombra dei riflettori, tra le pareti domestiche, nella vita di ogni giorno.

La scoperta che ho fatto è molto interessante. Vi piacerà! La video intervista è qui. 

Buon ascolto!

Ondina Wavelet (Jasmine Laurenti)

(Foto di Umberto Santos)

 

 




Le maestre che non hanno paura dei libri

Come sarebbe se i nostri figli potessero studiare su dei libri di testo fatti apposta per loro?

Dei libri di testo che rispettino le loro inclinazioni, la loro territorialità, la loro cultura e il loro modo di imparare.

Come sarebbe se i professori, le persone che conoscono gli studenti e sanno di cosa hanno davvero bisogno e come, scrivessero i libri per i propri studenti?

In effetti, da qualche anno, le scuole più all’avanguardia hanno aderito ad un progetto dedicato e si sono trasformate in case editrici per pubblicare i propri libri di testo.

E così ragazzi delle scuole secondarie e superiori hanno scoperto, con profitto, quanto sia diverso e migliore studiare su dei libri scritti apposta per loro; le famiglie, non dovendo pagare tutta la filiera dei libri di testo pubblicati dalle case editrici commerciali, hanno risparmiato fino al 200% delle spese per i libri; i docenti hanno accresciuto le proprie competenze grazie al riconoscimento dei punteggi dovuti alla pubblicazione di un libro e le scuole hanno avuto una ulteriore crescita di prestigio agli occhi della comunità.

La pubblicazione dei propri libri di testo è oggi per molte scuole una svolta positiva e fruttuosa nel proprio percorso formativo e didattico.

Mancava ancora un passo: nessuno aveva avuto l’ardire di scrivere un libro per le scuole primarie.

La principale perplessità era dovuta allo sforzo che le maestre avrebbero dovuto fare per trovare il sistema comunicativo più adatto.

Quest’anno, due maestre dell’Istituto comprensivo “Ildovaldo Ridolfi” – Tuscania (VT) diretto dalla DS Paola Adami, hanno superato loro stesse e i timori di chi non osava e hanno scritto e pubblicato all’interno della collana della propria scuola Bentornati a Scuola, il libro di testo per gli studenti della scuola primaria.

Le due pioniere sono le maestre Elisabetta Corona e  Elisa Buzzi e noi le abbiamo incontrate.

Intervista alle maestre Elisabetta Corona e  Elisa Buzzi

Maestre Elisabetta Corona e Elisa Buzzi
Maestre Elisabetta Corona e Elisa Buzzi

Maestre, qual è il vantaggio di scrivere in prima persona il libro per i propri studenti?

Scrivere un libro di testo rappresenta una sfida che ci ha aiutate a crescere professionalmente, mettendoci in gioco e pensando ad una modalità di fare scuola che ci potesse aprire alla sperimentazione e al continuo confronto.

Il nostro augurio è quello di creare un ambiente (l’Istituto Comprensivo di Tuscania) dove sia possibile sperimentare e “creare cultura” così da essere resiliente verso gli alunni, le famiglie ed il paese tutto.

Il libro ideale a cui abbiamo pensato fin da subito non è un prodotto chiuso e finito, ma una sorta di filo rosso che possa legare diversi argomenti. Rappresenta per docenti e alunni un punto di riferimento e al tempo stesso un punto di partenza.

Non può essere esaustivo, pur contenendo le conoscenze fondamentali (quelle previste dalle ​Indicazioni nazionali​).

È un canovaccio che si scrive con e per gli studenti ed è un modo per comunicare con loro. È un contenitore di informazioni, processi, linguaggi, relazioni; una base modellabile, espandibile; una rete, una piattaforma, un processo di scrittura e di apprendimento.

Inoltre, rispetto al libro cartaceo, permetterà una serie di interazioni e conterrà espansioni costituite da contenuti digitali.

Aderire a quest’idea per noi ha significato credere nella possibilità di ‘scrivere’ assieme ai bambini una parte di quella conoscenza che si apprende nei libri e renderli attivi nella rielaborazione dei contenuti, superando la didattica trasmissiva.

E’ così possibile lavorare sulle competenze e non solo sull’acquisizione di conoscenze con una marcia in più: attualizzare i contenuti, con la trattazione di temi legati al territorio, alla sua storia e alle sue tradizioni, ma anche personalizzarli con temi legati ai bisogni di approfondimento della classe.

Quali elementi ha tenuto in considerazione scrivendolo il libro?

Abbiamo ritenuto opportuno elaborare percorsi didattici che, discostandosi dalla linea interpretativa del singolo libro di testo, offrissero approfondimenti più calibrati sui bisogni degli alunni, al contempo valorizzando la professione docente e la personalizzazione dei percorsi di apprendimento, sulla base delle specifiche del contesto in cui operiamo.

Abbiamo cercato così di superare il limite dei manuali scolastici, che spesso vanno bene per una parte della classe, ma che ovviamente non possono tener conto del contesto sociale e culturale in cui vengono utilizzati.

Perché i libri già pubblicati non soddisfavano le vostre esigenze?

Nello scorso anno scolastico abbiamo applicato, tra gli altri, il Metodo Venturelli coniugato con il metodo sillabico per l’apprendimento della letto-scrittura e il Metodo Analogico ideato da Camillo Bortolato per imparare i numeri e il calcolo.

Dato che il libro di testo per la classe prima proponeva differenti metodologie, a volte contrastanti con le linee seguite, lo scorso giugno abbiamo portato in Collegio dei docenti la proposta di adozione per la classe seconda di un testo  più aderente alle nostre esigenze; il Collegio non ha approvato la richiesta, così siamo ricorse alla facoltà (cfr. ​Nota protocollare MIUR n. 2581 del 9 aprile 2014), in virtù della libertà di insegnamento, di adottare un libro autoprodotto in sostituzione dei volumi delle case editrici, in formato sia cartaceo che digitale (art. 6, c. 1, legge n. 128/2013​).

Cosa le è piaciuto del progetto Gutenberg?

Grazie alla collaborazione tra il nostro Istituto Comprensivo e il Gruppo Editoriale Currenti Calamo, Ente di formazione accreditato Ministero dell’Istruzione, Ministero dell’Università e della Ricerca, abbiamo potuto realizzare il testo didattico autoprodotto e ci è stato possibile fornire alle famiglie un manuale economicamente accessibile e funzionale all’apprendimento.

Con il Progetto Gutenberg abbiamo potuto promuovere la progettazione e la sperimentazione di un percorso formativo centrato sulle competenze, favorire comportamenti proattivi, introdurre gli alunni all’uso del Digitale, motivarli utilizzando una molteplicità di linguaggi, attualizzare i contenuti con la trattazione di temi legati al territorio e alla realtà che li circonda, nonché promuovere un approccio metodologico dell’insegnamento di tipo laboratoriale, che metta al centro dell’attenzione il bambino.

Un ringraziamento particolare va alla nostra Dirigente Scolastica, Prof.ssa Paola Adami, che ci ha sempre sostenute, consigliate ed accompagnate in questo impegnativo ed entusiasmante percorso.

 

 

Agrario Pavoncelli Cerignola: libri alla portata di tutte le famiglie

 

Eccellenza e primati per la scuola IC Ridolfi di Tuscania

 

Pio Mirra, DS Pavoncelli Cerignola: come noi sempre più scuole pubblicano i propri libri

 

La scuola pugliese che pubblica i suoi libri di testo e fa risparmiare le famiglie

 

 




Eccellenza e primati per la scuola IC Ridolfi di Tuscania

 

È di Tuscania la prima scuola che scrive i libri per i propri studenti della scuola primaria.

Ogni anno ogni famiglia spende per ogni figlio in età scolare tra i 300 e i 400 euro per i soli libri di testo.

Con l’arrivo dell’autonomia scolastica, alcune scuole si sono organizzate tramite appositi progetti e si sono “trasformate” in vere e proprie case editrici pubblicando i propri libri di testo.

Questa scelta ha portato notevoli vantaggi per chi la ha adottata.

Chi ha aderito al progetto Gutenberg ha fatto risparmiare alle famiglie fino al 200% della spesa per i libri di testo, ha permesso ai docenti autori dei libri di tesaurizzare punteggi utili per le graduatorie, ha consentito agli studenti di studiare su programmi e metodologie completamente dedicati.

Studenti di scuole medie e licei, istituti tecnici e specialistici hanno goduto dei benefici di questa attività di eccellenza della scuola.

Fino ad oggi, accertato che la scelta di pubblicare i propri libri di testo è la più conveniente per famiglie, docenti, scuola, studenti e comunità, era rimasta una unica perplessità:

è possibile utilizzare questo sistema anche per la primaria?

La risposta è sì e l’ha data l’istituto Comprensivo Statale Ildovaldo Ridolfi di Tuscania (VT) grazie allo spirito di intraprendenza della DS Paola Adami e della dedizione delle maestre Elisabetta Corona e Elisa Buzzi a cui abbiamo chiesto di raccontare la loro scelta.

Il racconto della DS

DS Paola Adami
DS Paola Adami

Dirigente, come è nata la decisione di creare e pubblicare i propri libri di testo?

Grazie alla rete degli istituti ITA senza frontiere sono venuta a conoscenza del progetto Gutenberg: il collega Pio Mirra ha realizzato un’intera collana di libri di testo per le classi del biennio dell’istituto tecnico agrario ed ha condiviso con tutte le altre scuole della rete nazionale.

Mi sono incuriosita e ho iniziato a pensare se non potessimo fare anche noi qualcosa del genere.

Da DS, cosa si prova a pubblicare un libro scritto dai propri docenti?

Da Ds pubblicare un libro scritto dai propri docenti è una vera emozione: comprendi che stai lavorando con professionisti seri che hanno il desiderio ed il coraggio di mettersi in gioco, senza contare il vantaggio di avere un vero valore aggiunto all’interno dell’istituto che dirigi.

Come hanno accolto i docenti l’idea di pubblicare un libro per I propri studenti?

Le docenti coinvolte hanno accolto con vero entusiasmo l’idea di pubblicare un libro che servisse veramente ai loro studenti.

Cosa augura ai suoi studenti per il nuovo anno scolastico?

A tutti gli studenti auguro di iniziare un  bellissimo viaggio alla scoperta della conoscenza  all’insegna della fantasia!

La dirigente scolastica Paola Adami non è nuova all’innovazione, infatti nella sua scuola, l’Agrario F.lli Agosti di Bagnoregio ha avviato progetti importanti come le coltivazioni innovative, i negozi bio-qualitativi, i progetti di scrittura creativa e via dicendo; un vero e proprio vulcano di innovazione.

La DS Paola Adami è inoltre presidente di una delle più importanti reti di scuole italiane, ovvero quella degli istituti agrari, la rete Itasenzafrontiere.

 

 

Bagnoregio e la scrittura creativa

 

Pio Mirra, DS Pavoncelli Cerignola: come noi sempre più scuole pubblicano i propri libri

 

Agrario Pavoncelli Cerignola: libri alla portata di tutte le famiglie

 

Agrario Pavoncelli Cerignola: libri alla portata di tutte le famiglie

 

 

 

 




L’Italiano che non capisce …

Un italiano su tre è analfabeta funzionale, ovvero non capisce quello che legge.

Siamo i peggiori in Europa, ça va sans dire.

Però non ci dobbiamo meravigliare, questa è una conseguenza di un percorso socio-educativo che dura da 50 anni; non diamo la colpa ai social perché quelli esistono in tutti i paesi, compresi quelli in cima alla graduatoria.

E allora? come abbiamo fatto ad arrivare a questo bel risultato?

Beh, una ragione c’è, e si chiama la via più breve.

La via più breve assieme a abbiamo sempre fatto così sono le locuzioni verbali più dannose ed infettive che il nostro paese abbia mai subito, dal dopoguerra ad oggi.

La prima è una mortale tendenza elucubrativa che è stata inculcata nella testa degli italiani sull’altare della cosa più veloce.

Anni di televisione ci hanno insegnato che la cosa più veloce è la migliore, ma non solo la tv, tutto il nostro modo di vivere dell’ultimo trentennio ha visto nel risparmio di tempo una sorta di premio divino, quasi che a risparmiare tempo si facesse la strada verso il paradiso.

Che poi, ma cosa ci abbiamo fatto con tutto il tempo che avremmo risparmiato?

Se siamo, come siamo, i più stupidi d’Europa il tempo risparmiato lo abbiamo proprio buttato.

Dove è il Vulnus educativo?

In cosa abbiamo fallito?

Le risposte son tante, ma credo che ci sia una verità diffusa in tutte le risposte che è legata a due temi principali: l’incapacità di approfondire gli argomenti e la collegata incapacità di vederne l’utilità.

Ripercorriamo la storia del processo educativo delle nuove generazioni soffermandoci a osservare che la specializzazione è stata spostata sempre più verso il basso, ovvero prima si studiava per capire e per avere una visione completa fino almeno a 18 anni, calcolando che già da 14 si sceglieva comunque un “indirizzo”, licei o scuole tecniche (ma negli indirizzi anche tecnici c’era ancora un filone umanistico, storico e filosofico importante).

Dopo il percorso era o universitario o lavorativo, ma comunque entrambi i mondi riconoscevano e davano valore alla formazione fatta.

Oggi invece i percorsi di specializzazione entrano già nella scuola primaria, ma fatto ancor più grave nessun mondo aspetta i nostri giovani per riconoscergli il percorso fatto, infatti il valore del titolo di studio è oggi pari alla carta straccia, se non per un valore etico personale che però è anche questo ai minimi termini.

In parole povere la scuola non aiuta più i giovani a costruirsi un modello interpretativo oggettivo e personale lasciando l’esercizio della comprensione agli strumenti esterni all’individuo che diventa pertanto soggetto estremamente influenzabile.

“La scarsa considerazione che la nostra classe politica e in particolare quella più recente riserva all’istruzione, all’università e alla ricerca è la conseguenza del basso livello culturale della gran maggioranza degli eletti in Parlamento.” Margherita Hack.

Un punto significativo è anche il fatto che coltivare l’ignoranza è un sistema di controllo delle masse: ma l’ignoranza subdolamente non è non sapere le cose, ma non capirle.

Oggi siamo proprio in questa situazione, non capiamo le cose perché negli ultimi anni non ci sono stati dati gli strumenti per farlo, ed ancora di più siamo stati drogati con una droga che è la più pericolosa di tutte, perché si nasconde nella saturazione delle informazioni, ovvero la finta libertà di una democrazia che in realtà non lo è affatto.

Infatti oggi crediamo di essere liberi ma siamo nella peggiore delle prigioni, perché viviamo in un iperuranio di informazioni senza lo strumento per discernere quelle buone da quelle cattive e, in aggiunta, senza che nessuno ci abbia fatto capire la qualità degli strumenti che ci portano questa marea di informazioni e nozioni.

Ma come è potuto succedere tutto questo? possibile che nessuno abbia avuto il benché minimo sospetto?

Come dicevamo all’inizio è stata utilizzata la fregatura della via più breve.

Ma cosa è questa via più breve in realtà?

Beh, in parole povere, è la convinzione che lo stato ci ha inculcato negli anni che esistesse una via più breve per fare le cose.

L’esempio più simpatico che posso farvi è quello dei telequiz: da un rischiatutto ai pacchi.

Da: devi sapere le cose e se le sai vinci, a: se hai fortuna puoi vincere.

Ovviamente semplifico, ma tutto passa per la via più breve.

Anche nella scuola non si boccia più nessuno, la via più breve; nell’università c’è la triennale, la via più breve; vuoi fare il giornalista apriti un blog, la via più breve; votate noi perché siamo meglio degli altri, la via più breve insomma abbiamo avviato il tutto per non fare più fatica, con nulla.

Le materie umanistiche sono inutili, certo perché costringono ad un ragionamento più autonomo che quelle scientifiche, rette invece da regole ben precise, la via più breve.

Nella scuola storia, filosofia, lettere, hanno perso terreno, volutamente, mentre le materie tecniche sono state impostate molto in modo mnemonico.

Ovvero il libero pensiero, quello cioè che ci permette di ragionare sulla realtà, di confrontare quello che accade con quello che è già accaduto, è ormai morente.

Per non parlare poi della capacità di astrarre i fatti per trasformarli in valutazioni, della capacità di analizzare una notizia per verificarne la sussistenza, della capacità di valutare chi governa sulla base della verità, del comportamento, della coerenza, del bene fatto al popolo ed alla nazione.

Il vero problema è drammatico: se chi ci governa è un italiano che non capisce perché è analfabeta funzionale, non cambierà mai nulla ed allora il baratro è vicino, se invece chi ci governa ha ben presente la cosa allora è uguale, perché questa situazione è stata voluta e cercata proprio da lui, con leggi ottuse, con l’impoverimento della scuola e dei sui metodi educativi, con l’assurda mortificazione della classe docente di questo paese e di conseguenza della scuola tutta.

Solo una scintilla di consapevolezza che scoppiasse nella testa del popolo, che illuminasse anche poco la mente ottenebrate dell’italiano che non capisce, potrebbe salvarci, si perché l’italiano ha dentro di sé i germi della sua grande storia, sono solo sommersi da un mare di immondizia pseudo culturale, che forse un poco di luce spazzerebbe via.

Ecco perché continueremo a scrivere queste cose, nella speranza di una luce.

Queste parole sono dirette all’italiano che non capisce, ma anche a quello che ancora capisce qualcosa, perché in lui la colpa di tutto questo è ancora più grave!

Svegliati o popolo Bue, perché il tuo giogo oggi non serve più l’aratro della fertile terra, ma l’oscura notte dell’ignoranza!

 

 

 

 

 

 

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Pio Mirra, DS Pavoncelli Cerignola: come noi sempre più scuole pubblicano i propri libri

Ormai sono sempre di più che scuole che hanno deciso di produrre e pubblicare in autonomia i libri per i propri studenti.

Prof. Pio MirraNella storia di questo progetto, il precursore dei tempi è il Prof. Pio Mirra, notissimo Dirigente Scolastico dell’Istituto Pavoncelli di Cerignola in provincia di Foggia.

Si chiamo Progetto Gutenberg e permette alle scuole di creare una propria collana editoriale riconosciuta.

Le scuole che decidono di aderire al progetto Gutenberg sono le più all’avanguardia, quelle più attente alle proposte della modernità e che vogliono offrire ai propri studenti e alla propria comunità lo strumento di formazione più adatto a loro.

Dal nord a sud i docenti, supportati dai Dirigenti Scolastici illuminati, si impegnano per preparare i propri studenti nel modo più diretto e preciso,

Ovviamente per ogni grande tendenza ci sono sempre i precursori.

I vantaggi di una scelta di questo genere per la scuola sono molteplici:

  • gli studenti possono studiare su testi dedicati esattamente a loro
  • le famiglie risparmiano ogni anno più del 70% sulle spese sei libri di testo, i dati di tre anni di attività parlano di una riduzione da 350 euro a 80 euro a carico delle famiglie
  • i docenti guadagnano punteggio nelle graduatorie ministeriali grazie alla pubblicazione di un testo,
  • il territorio viene valorizzato nella sua storia grazie ai programmi specifici
  • la scuola che aderisce a un progetto di tale attenzione agli studenti acquisisce prestigio.

Questi sono solo alcuni dei motivi per i quali molti Dirigenti Scolastici hanno scelto di aderire al progetto Gutenberg.

L’IISS Pavoncelli nel 2016/2017 è stato il primo istituto scolastico  ad aderire al progetto Gutenberg, proposto da Currenti Calamo Editore e creando una collana  editoriale dedicata interamente al biennio.

Negli anni la scuola ha continuato a lavorare per incrementare il suo catalogo e quest’anno accoglie l’ultimo arrivato: “L’ABC di Disegno e Tecnologie” edito da CCE Currenti Calamo Editore.

Si tratta ancora di un testo in uso nel biennio obbligatorio, autoprodotto dai docenti, in formato cartaceo e digitale, curato nel progetto grafico da La Plume di Cerignola.

Il testo completa l’adozione libraria del biennio e porta a 16 volumi la collana editoriale del Pavoncelli.

I testi, in formato cartaceo e digitale, sono stati un valido aiuto per gli studenti soprattutto in un anno e mezzo di “didattica a distanza”.

Per il nuovo anno scolastico il “team ebook” di istituto sarà impegnato ai dovuti aggiornamenti dei testi in adozione in collaborazione con gli studenti, gli auguriamo, tutti in presenza.

 

La scuola pugliese che pubblica i suoi libri di testo e fa risparmiare le famiglie

http://https://youtu.be/NKrGFOrjEu8

Sdidatticamente parlando… ovviamente a distanza.

GIOVENTU’ INVISIBILE, SCUOLA E PROMESSE…




Perché studiare? Betapress coinvolge i docenti

Della scuola, per ora, si parla tanto.

Si parla di green pass, di vaccini, di convocazioni, di aule, di DAD di DIP, di INVALSI di decine di aspetti t4ecnici e burocratici.

Della scuola, per ora, si parla tanto

C’è una cosa di cui non si sta parlando molto e, se ci fermiamo a rifletterci per un attimo, sembra quasi incredibile.

Non si parla della bellezza dello studio, del motivo per il quale i ragazzi, dovrebbero andare a scuola e studiare.

Noi di Betapress abbiamo chiesto ad alcuni docenti di raccontarci il motivo per cui studiare la propria materia perché siamo convinti che la passione è un ottimo strumento di divulgazione culturale.

Fino ad ora abbiamo visto perché studiare francese, perché studiare fumetti  e perché studiare italiano.

Abbiamo raccolto altre opinioni che saranno presto on line.

 

Poiché il nostro è un giornale fortemente orientato alla scuola che si espone per i suoi diritti e ama raccontarne gli aspetti belli, ci teniamo a coinvolgere i docenti chiedendo loro un piccolo video.

Non importa che una materia è già stata argomentata: i motivi per cui studiare sono talmente tanti e talmente articolati che più contributi raccoglieremo, meglio sarà.
Per partecipare al progetto scrivi a info@betapress.it oggetto “perché studiare”

 




Ricciardi: grillo tra i pinocchi.

Estate, tempo di vacanze e di riposo, per tutti, tranne che per il virus che non si ferma mai, maledetto virus che continua a mutare, a serpeggiare nelle nostre vite, a condizionare le nostre abitudini.

Ce lo troviamo sempre accanto, dentro e fuori dagli stadi, per le strade e sulle spiagge…

Se, per un attimo, volessimo chiudere gli occhi e fare finta che, ormai, il virus non c’è più, ecco che, nelle nostre orecchie, risuonano i moniti dei “grilli parlanti” della politica e del comitato tecnico scientifico, sempre lì a dirci che questo non si fa e quello non si deve.

Per esempio, Walter Ricciardi, Il consigliere scientifico del ministro della salute Roberto Speranza, intervenuto ad ‘Agorà estate’, ha detto la sua.

Per un rientro a scuola sicuro a settembre “dobbiamo agire adesso, ma dobbiamo agire con i fatti. Il che significa evitare gli errori dello scorso anno. E non mi pare che questo stia succedendo”.

Serve “rafforzare i trasporti, migliorare la protezione delle aule scolastiche, vaccinare gli insegnanti”.

Sempre la stessa storia, un déjà vu della scorsa estate, buoni propositi, false promesse…

Poi aggiunge: Il personale scolastico ha manifestato grande sensibilità per la vaccinazione anti Covid. C’è una percentuale alta di vaccinati. Ma se ci sono persone che non si vogliono vaccinare e che lavorano con bambini sotto i 12 anni, li si sposta ad un altro lavoro. Vanno in segreteria, vanno in biblioteca. Ma il lavoro, a contatto con le persone deve essere soltanto per chi protegge sé stesso e quindi anche gli altri”.

Ecco, questa è forse l’unica novità, nel senso che è l’ultima boutade di chi a scuola non ci vive…

Perché, nel gioco delle tre carte applicato al personale scolastico, non è proprio così facile ed immediato, mettere un insegnante in segreteria, un bidello in classe e un D.S.G.A in biblioteca!!!

E poi arriva la spada di Damocle della variante Delta: “anche se si è vaccinati si può essere infetti”.

Questa variante, “buca perfino il doppio ciclo vaccinale”, perché “conferisce una certa protezione contro la malattia grave e l’ospedalizzazione, ma – continua Ricciardi – nel 30-35% dei casi determina infezione anche nei soggetti che hanno fatto la seconda dose di vaccino, figuriamoci una sola”.

Ed allora, ciak, si gira, “al via i vaccini per tutti”.

Ma, dico io, se uno non si ancora vaccinato fino ad ora, non cede certo alla tentazione di vaccinarsi adesso, in piena estate, magari al mare!

Ricciardi sottolinea ancora: Più esitiamo più lasciamo la possibilità al virus di selezionare varianti che non solo bucano il vaccino per l’infezione ma lo bucano anche per la protezione.

In questo momento stiamo guardando con grande cautela alla variante Delta Plus in India e a una variante Lambda, che è stata isolata in Perù e che ci preoccupa molto.

Per cui vacciniamo presto, in maniera tale da proteggere le persone dall’ospedalizzazione e dalla malattia. E poi prendiamo le decisioni man mano che emergono le conoscenze sulle varianti che nel mondo emergono. Perché in Europa abbiamo vaccinato il 50% della popolazione, ma in Africa l’1%, in Asia il 3%. Quindi il virus ha oggi centinaia di milioni di persone su cui si può esercitare per cercare di aggirare le nostre difese”.

Ecco, allora, forse, qui, vale la pena di fare una riflessione insieme: perché, caro Ricciardi, anziché pontificare sul ritorno a scuola a settembre, non ha detto la sua al Ministro Speranza e a tutti gli altri al governo, quando hanno deciso che è concesso andare in vacanza all’estero?

Perché, caro Ricciardi, non si è messo di mezzo, quando, i nostri altrettanto cari politici hanno concesso spostamenti ovunque, permettendo così ai nostri giovani, percentuale di popolazione meno vaccinata, di continuare a contagiarsi in viaggi low cost in giro per il mondo?!?

Forse perché è più comodo, parlare della scuola, che fermare i viaggi!

Bingo! Tutto il resto è noia, o, forse demagogia politica…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Vaccino SI, Vaccino NO, Vaccino BOOM!