Settembre 11, 2026

Addio a Raffaele Costa, il valore umano di una politica che sapeva ascoltare

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La difesa dei cittadini, l’impegno per la sicurezza stradale, l’attenzione alla sanità e la battaglia contro gli sprechi. Il ricordo di un uomo delle istituzioni attraverso il significato sociale delle sue scelte.

La morte di Raffaele Costa, a pochi giorni dal suo novantesimo compleanno, invita a riflettere sul rapporto tra la politica e la vita quotidiana delle persone. La sua lunga esperienza pubblica lascia una domanda che riguarda anche il presente. Quanto vale un incarico istituzionale se chi lo ricopre perde la capacità di ascoltare un cittadino? Nel ricordarlo, il sindaco di Mondovì e presidente della Provincia di Cuneo, Luca Robaldo, ha insistito proprio sulla disponibilità al confronto e sull’attenzione che Costa riservava alle richieste delle persone. È da questo tratto che merita di cominciare il nostro saluto. 

La misura umana di un amministratore si rivela spesso nei comportamenti meno solenni. Nel tempo dedicato a comprendere un problema, nella risposta a una richiesta, nella disponibilità a spiegare anche ciò che non si può ottenere. Chi si rivolge alle istituzioni porta con sé una necessità e, qualche volta, una sofferenza. Essere ascoltato significa ricevere un primo riconoscimento della propria dignità.

Costa aveva attraversato una parte considerevole della storia repubblicana. Deputato per più legislature, aveva ricoperto responsabilità di governo e partecipato a stagioni politiche profondamente diverse. La continuità della sua presenza nelle istituzioni è documentata dal percorso parlamentare conservato nell’archivio della Camera. Eppure, per comprendere il valore sociale di una vita pubblica, l’elenco degli incarichi deve lasciare spazio alle scelte e alle persone che quelle scelte hanno riguardato.

Fra queste, merita particolare attenzione il suo impegno per la sicurezza stradale. La Provincia di Cuneo ricorda che quella battaglia ricevette una forte spinta dall’esperienza vissuta come avvocato della famiglia di Sabrina, una studentessa diciassettenne uccisa da un automobilista in stato di ebbrezza. Durante la presidenza provinciale, dal 2004 al 2009, Costa promosse campagne di sensibilizzazione, confronti con le forze dell’ordine e incontri con gli studenti sulla guida responsabile.

In questo passaggio dal dolore di una famiglia alla responsabilità verso un’intera comunità si può riconoscere un merito umano profondo. La sofferenza incontrata nell’esercizio della professione diventò un motivo di impegno pubblico. È una lezione che conserva un valore educativo. La prevenzione richiede pazienza, presenza nelle scuole, continuità nel dialogo con i giovani. Impone di occuparsi delle tragedie prima che accadano, quando ancora si può intervenire e quando l’attenzione pubblica è più difficile da conquistare.

Anche il suo legame con Mondovì trova riscontri concreti. Robaldo gli ha riconosciuto un ruolo importante nell’ottenimento delle risorse e nella realizzazione del nuovo ospedale e della tangenziale cittadina. Sono opere che appartengono alla quotidianità di una comunità e che aiutano a comprendere il significato pratico del suo radicamento territoriale. 

Un ospedale assume il suo pieno significato nelle persone che vi cercano assistenza, nelle famiglie che accompagnano un malato, nei professionisti messi nelle condizioni di lavorare. È su questo terreno che l’amministrazione incontra la giustizia sociale. La qualità dei servizi pubblici determina quanto un diritto possa essere esercitato davvero, soprattutto da chi dispone di minori risorse e possibilità.

Alla stessa riflessione appartiene la battaglia di Costa contro gli sprechi e le inefficienze della pubblica amministrazione, ricordata dal giornalista Giampaolo Testa come un elemento riconoscibile della sua identità liberale. 

Il valore sociale di questa battaglia merita di essere compreso fino in fondo. Le risorse pubbliche provengono dal lavoro dei cittadini e devono ritornare alla collettività attraverso servizi, opportunità e protezione. Sprecarle significa ridurre quelle possibilità. Anche una procedura inutilmente complicata ha un costo umano, fatto di giornate perdute, rinunce e difficoltà che pesano soprattutto sulle persone più fragili. Pretendere efficienza significa dunque chiedere rispetto per il tempo e per la vita degli altri.

C’è poi un particolare che, per chi fa giornalismo, merita di essere custodito. Testa racconta che Costa telefonava anche ai cronisti dei piccoli giornali provinciali, chiedeva informazioni sui problemi locali e ne ascoltava le valutazioni. Un’attenzione rivolta anche a chi stava muovendo i primi passi nella professione. 

Possiamo leggere in questo comportamento una consapevolezza preziosa. La realtà di un territorio si comprende attraverso molte voci. Ascoltarle richiede curiosità e la disponibilità ad attribuire valore anche a interlocutori privi di prestigio o potere.

Nel salutare Raffaele Costa, questi meriti umani e sociali meritano di restare al centro del ricordo. L’ascolto, la cura dei servizi, l’attenzione alla vita dei giovani e la responsabilità nell’impiego delle risorse comuni costituiscono criteri con cui giudicare ogni esperienza politica, qualunque sia la sua appartenenza.

Alla famiglia va il nostro cordoglio. Alla politica rimane un compito, quello di dare continuità ai comportamenti che oggi riconosce e onora.

Perché la gratitudine diventa credibile quando si traduce nella volontà di fare altrettanto.

Autore

  • Direttore responsabile Betapress.it

    Corrado Faletti è una figura complessa e poliedrica del panorama culturale e giornalistico italiano contemporaneo, capace di intrecciare nel suo percorso professionale e intellettuale dimensioni differenti — pedagogiche, civiche, storiche e mediatiche — in un’unica visione coerente e profondamente etica del giornalismo. La sua importanza nel panorama giornalistico odierno non si misura soltanto con i parametri della notorietà o della carriera accademica, ma soprattutto con la capacità di proporre un modello alternativo di giornalismo: quello che egli stesso definisce, con felice intuizione, “giornalismo pedagogico” o “giornalismo educativo”.


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