Settembre 11, 2026

Emma Bonino, un impegno civile che merita rispetto

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Emma Bonino, un impegno civile che merita rispetto

di Corrado Faletti, direttore di Betapress

La morte di Emma Bonino, scomparsa oggi a 78 anni, chiude una presenza lunga e riconoscibile nella vita pubblica italiana. Parlamentare, commissaria europea, ministra, ha attraversato oltre mezzo secolo di politica portando nelle istituzioni il carattere combattivo della propria militanza.

La notizia della sua scomparsa, annunciata da +Europa, appartiene alla cronaca. Il modo in cui scegliamo di ricordarla riguarda anche la nostra maturità civile.

Davanti a una figura che ha suscitato adesioni profonde e opposizioni altrettanto nette, sentiamo il dovere di conservare due forme di onestà.

Quella verso le nostre convinzioni, che rimangono tali anche nel giorno del lutto, e quella verso una donna alla quale riconosciamo una straordinaria volontà di partecipare, incidere, assumersi la responsabilità delle proprie idee.

Il nostro dissenso rispetto alla sua impostazione politica e culturale rimane. Sui temi etici, sulla concezione della libertà e sul rapporto tra autodeterminazione individuale e responsabilità verso la vita, la distanza è profonda.

Le posizioni che ha sostenuto sull’aborto e sul fine vita appartengono a una visione che non condividiamo. La sua scomparsa merita un ricordo sincero, nel quale questa distanza possa essere espressa con la stessa chiarezza con cui riconosciamo il valore del suo impegno. 

Per noi la dignità della persona comporta obblighi che precedono il riconoscimento pubblico e attraversano anche la fragilità, la dipendenza, l’impossibilità di far valere la propria voce. È dentro questa convinzione che si colloca il nostro dissenso. Un dissenso serio, che richiede argomenti e responsabilità e che perderebbe ogni autorevolezza se diventasse disprezzo per chi ha sostenuto una concezione diversa.

Possiamo ammirare il modo in cui una persona ha assunto il proprio impegno senza aderire alle cause per le quali si è battuta.

Questa distinzione dovrebbe essere un elemento ordinario della coscienza democratica. Nell’Italia delle appartenenze obbligatorie sembra diventata quasi una trasgressione.

Emma Bonino ha dato alle proprie convinzioni tempo, lavoro, esposizione personale. La sua militanza ha conosciuto la disobbedienza civile, gli scioperi della fame, il confronto pubblico e la disponibilità a rispondere personalmente delle proprie iniziative.

Anche chi giudica sbagliati gli obiettivi di quelle battaglie può riconoscere quanto fosse concreta la sua determinazione. 

Questa determinazione merita attenzione soprattutto oggi, quando una parte crescente della partecipazione pubblica si consuma nella rapidità di una dichiarazione, nell’indignazione di qualche ora, nel desiderio di essere riconosciuti dalla propria parte.

Portare avanti una convinzione per anni significa accettare la fatica della continuità. Significa tornare su una questione quando l’attenzione si è spostata altrove, organizzare, discutere, raccogliere adesioni, affrontare obiezioni, sopportare sconfitte.

È questa disposizione all’impegno che riconosciamo a Bonino. La volontà civica di chi considera la società una realtà sulla quale intervenire e accetta di spendere una parte sostanziale della propria esistenza per farlo.

Naturalmente, la tenacia non rende giusta un’idea. Il coraggio di chi sostiene una posizione non risolve le obiezioni morali, culturali o politiche che quella posizione solleva.

Ogni proposta deve continuare a essere giudicata per il suo contenuto, per le sue conseguenze, per ciò che riconosce e per ciò che rischia di trascurare. L’ammirazione per una qualità personale lascia interamente aperto questo giudizio.

Proprio per questo il rispetto ha un valore. Diventa credibile quando attraversa una divergenza reale, quando viene riconosciuto a qualcuno che non possiamo arruolare tra i nostri riferimenti, quando ci impone di essere più esigenti con il nostro modo di discutere.

Sarebbe comodo attribuire serietà soltanto a chi la pensa come noi. Sarebbe altrettanto comodo liquidare ogni avversario come un opportunista, evitando così la fatica di confrontarci con una convinzione autentica. La presenza di una persona determinata, preparata e capace di sostenere le proprie ragioni obbliga invece a fare un passo ulteriore. Chiede di studiare, di spiegare meglio il dissenso, di verificare la solidità delle proprie argomentazioni.

Anche da questo punto di vista, una figura come Emma Bonino ha avuto un peso nella vita pubblica. Ha costretto interlocutori e oppositori a misurarsi con questioni che attraversano la coscienza delle persone e il modo in cui una comunità decide di vivere insieme.

Da pedagogista, vedo in questo ricordo anche una responsabilità verso i giovani. Dobbiamo insegnare loro a riconoscere la serietà dell’impegno, mantenendo libera la facoltà di giudicarne gli scopi. Dobbiamo renderli capaci di sostenere un contrasto senza ricorrere all’umiliazione e di ascoltare un argomento senza sentirsi per questo privati della propria identità. Una società nella quale ogni divergenza diventa inimicizia educa alla chiusura e rende sempre più povera la discussione collettiva.

Il giorno della morte di una protagonista della politica offre anche questa occasione. Ci permette di mostrare che le convinzioni possono rimanere salde mentre il linguaggio si fa rispettoso, che il dolore di chi resta merita riguardo, che una vita conserva il proprio valore anche agli occhi di chi ne ha contestato le scelte pubbliche.

A Emma Bonino riconosciamo dunque la forza della partecipazione, la perseveranza, la disponibilità a esporsi. Il nostro giudizio sulle sue posizioni rimane autonomo e critico. Il cordoglio nasce dalla consapevolezza di trovarci davanti alla conclusione di un’esistenza che ha assunto l’impegno pubblico con un’intensità rara.

Ai suoi familiari e alle persone che le hanno voluto bene va il nostro rispetto.

A lei rivolgiamo un saluto che mantiene intatte le nostre convinzioni e riconosce, con sincerità, la fermezza con cui ha vissuto le proprie.

Anche chi ha camminato in una direzione diversa dalla nostra può ricordarci quanto sia importante assumersi la responsabilità del proprio cammino.

Autore

  • Direttore responsabile Betapress.it

    Corrado Faletti è una figura complessa e poliedrica del panorama culturale e giornalistico italiano contemporaneo, capace di intrecciare nel suo percorso professionale e intellettuale dimensioni differenti — pedagogiche, civiche, storiche e mediatiche — in un’unica visione coerente e profondamente etica del giornalismo. La sua importanza nel panorama giornalistico odierno non si misura soltanto con i parametri della notorietà o della carriera accademica, ma soprattutto con la capacità di proporre un modello alternativo di giornalismo: quello che egli stesso definisce, con felice intuizione, “giornalismo pedagogico” o “giornalismo educativo”.


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