Settembre 14, 2026

Caro caffè? Gli italiani non rinunciano

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Caro caffè? Gli italiani non rinunciano

Aumenta il costo del caffè ma non ne diminuiscono i consumi.

In alcune città italiane al bar la tazzina è arrivata a costare due euro.

Nel 2025 il caffè rientra tra i beni che hanno registrato i maggiori aumenti.

La tazzina è arrivata a costare fino al 20 per cento in più e, in alcune città, il rituale dell’espresso ha sfiorato il prezzo dei due euro.

Ciononostante, gli italiani non rinunciano al piacere di una buona tazzina. Come dare loro torto?

L’origine in Etiopia

La storia del caffè inizia in Etiopia, in una regione chiamata Kaffa, nome che secondo molti avrebbe dato origine proprio al termine “caffè”.

Secondo la leggenda, fu un pastore di nome Kaldi a scoprire le proprietà della pianta. Notò che le sue capre erano insolitamente energiche dopo aver mangiato delle bacche rosse.

E così, incuriosito, provò lui stesso i quei frutti e ne percepì immediatamente l’effetto stimolante.

Da quel momento, il caffè iniziò ad essere consumato come cibo soprattutto in periodi di carestia alimentare.

Dall’Etiopia la coltivazione del caffè si diffuse nello Yemen, dove i monaci sufi lo utilizzavano, sotto forma di infuso grezzo, per restare svegli durante le preghiere notturne.

In seguito, la bevanda raggiunse le coste del Mar Rosso e conquistò l’intero mondo arabo, diffondendosi nel XVI secolo nell’Impero Ottomano e diventando sempre più una bevanda quotidiana e sociale.

L’arrivo in Europa

Solo nel secolo successivo raggiunse Venezia e l’Europa, dove iniziarono a nascere le prime caffetterie pubbliche, da Londra a Vienna.

Caffè Florian, Venezia
Caffè Florian, Venezia

I caffè italiani  hanno fatto la storia

Nel nostro Paese il caffè ha una lunghissima tradizione.

Ed è, naturalmente, strettamente correlato con il caffè bene immobile.

Ci sono infatti caffè che sono entrati nella storia.

Nel 1690 numerosi caffè avevano già fatto la loro comparsa lungo Piazza San Marco. Il più famoso allora come adesso è il Florian, aperto nel 1720.

Venezia, la città più vicina a Costantinopoli, con la quale intratteneva solidi legali commerciali, era il luogo più logico ove il caffè potesse diffondersi in Italia.

I caffè svolsero in Italia il medesimo ruolo artistico e letterario che svolsero a Londra nel XVIII secolo o Parigi durante l’Illuminismo.

Edvard Munch (1863.1944), Al tavolo del caffè, 1883
Edvard Munch (1863.1944), Al tavolo del caffè, 1883

Basti pensare che sin dagli inizi il caffè italiano funse da livellatore sociale in un sistema gerarchico simile a quello inglese, ma maggiormente aperto a contatti tra le diverse classi.

“Grazie ai caffè”, scrive Piera Condulmer ne I caffè torinesi e il Risorgimento italiano, “l’aristocratico ha appreso a lasciare il palazzo avito e a scendere tra la gente…per sentire la vita della nuova era, e non della classe a lui propria”.

Caffè e Risorgimento

Il caffè era un crogiuolo di ideali rivoluzionari in cui tutte le classi sociali potevano mescolarsi, accomunate dal fervore rivoluzionario.

L’importanza politica dei caffè in Italia giunse l’apice nella metà del XIX secolo, durante i dibattiti e intrighi risorgimentali.

Proprio come la rivoluzione americana si dice sia nata nei caffè di Boston, New York e Filadelfia, il Risorgimento ha preso forma nei caffè di Torino, sede di Casa Savoia.

Incontri apparentemente casuali potevano infatti aver luogo nell’anonimato del caffè.

La sera del 7 settembre 1860 un famoso locale di via Toledo a Napoli si chiuse come Caffè delle Due Sicilie e riaprì il giorno dopo come Caffè d’Italia, ma i realisti continuarono a frequentarlo a fianco dei liberali.

A parte il nome, nessun cambiamento istituzionale per loro era intervenuto.

Napoli e il caffè

Il ruolo del caffè nel xx secolo si svolge invece a Napoli durante la Seconda guerra mondiale, come sede del mercato nero, l’unico posto in cui trovare caffè vero. In Caffè napoletani Emilio Scalera ricorda le “notti tormentate, le ore d’angoscia, di attesa e pericolo, tristezza e lotta” durante la guerra nei “bassi malfamati divenuti luoghi d’incontro…dove si facevano nuove amicizie senza uno spiraglio di luce o un filo d’aria”, dove tutte le facce sembravano uguali e il cibo scarseggiava, ma non il caffè.

Nei caffè improvvisti nei bassi di Napoli un’intera città viveva e comunicava, esemplificando il ruolo intimo e totale svolto dal caffè nella psiche umana.

Oggi il caffè viene coltivato in oltre 70 paesi del mondo, ma solo alcuni di questi dominano il mercato globale.

Café gourmand., il caffè di fine pasto accompagnato da una selezione di dolci in versione mignon
Café gourmand, il caffè parigino di fine pasto accompagnato da una selezione di dolci in versione mignon

Ogni nazione porta con sé un’identità sensoriale, influenzata da fattori come altitudine, clima, suolo e metodi di lavorazione.

E ormai la tazzina di caffè si gusta in ogni latitudine.

Con questa tradizione alle spalle, come si può pensare che gli italiani rinuncino alla classica tazzina di caffè?

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