MA VAFFAN DAD …

Dad fallimento o insegnamento?

Da domani, tutti in classe, almeno per le medie.

Bene, riprendendo gli spunti di riflessione di Paolo Crepet, sul coraggio e sulla fatica di educare, sia come genitori che come docenti, dopo un anno di Dad a singhiozzo, traiamo qualche indicazione di percorso efficace.

Perché, non so voi, ma io ne posso più di perder tempo.

Se, come diceva Dante “Perder tempo, a chi più sa, più spiace”, è evidente, visto che di tempo ne abbiamo sprecato parecchio, almeno adesso, diamoci una mossa.

Dunque, proviamo a fare il punto, post Dad o Did che dir si voglia.

Primo.

L’educazione non è democratica.

I figli non contano quanto i genitori e gli studenti non sono al pari dei professori.

Genitori ed insegnanti devono svolgere il proprio ruolo, autorevole, di capitano, non sottomettersi ai ricatti dei figli e degli allievi, pensando di farli felici.

Secondo.

Nel pieno dell’epoca della digitalizzazione bisogna porsi il tema di come tenere insieme innovazione ed educazione.

Bisogna discernere ciò che rende la tecnologia e il digitale noioso e tenere ciò che è creativo e gioioso, tipo Google.

Per insegnare ad essere donne e uomini del futuro bisogna spiegare che Google è un bosco incantato, una meraviglia.

Dentro c’è tutto, molto più dell’insegnamento del maestro.

E’ un rimando alla realtà del mondo e del pianeta che ti permette di fare ricerca attraverso la tecnologia del digitale.

Ma Google non deve essere usato per fare un copia incolla dei dati, senza né selezione, né rielaborazione.

L’overdose di dati presenti nei motori di ricerca, implica analisi degli stessi, capacità di sintesi, atteggiamento critico e spirito riflessivo.

Inoltre, bisogna far capire ai minori, ai nativi digitali del terzo millennio, che Google non sono i social, i social sono una selva oscura, un pericolo per coloro che li confondono con il bosco incantato di cui parlavamo prima.

Terzo.

Uso ed abuso dei social = noia.

I social fanno vivere tutti i ragazzi in una bolla psicologica nella quale non esistono né il tempo, né lo spazio.

Ma, sono le coordinate spazio temporali, l’hic e il nunc, i parametri esistenziali.

Senza la durata del tempo trascorso insieme e lo spazio condiviso in presenza, resta la noia.

Quarto.

La Dad ha fallito perché ha scimmiottato la didattica in presenza, ma senza tensione, né novità.

Ma l’elemento della noia, si sa, porta alla nausea.

Ed ecco che la didattica a distanza ha fatto la fine che ha fatto, producendo danni in termini cognitivi comportamentali, perché si è nutrita di noia.

Quinto.

Ricordiamoci la lezione dei giovani non ascoltati dalle istituzioni.

Con i ragazzi che sono scesi in piazza per manifestare a favore di un ritorno a scuola.

Ma ci rendiamo conto? Una cosa mai vista.

Un tempo, far stare un ragazzo in casa con i genitori, era una punizione esemplare, viceversa, perdere scuola era una piacevole novità.

Adesso, per i geni della politica, abbinare queste due cose è stata una condizione necessaria e a tratti auspicabile.

Ma per i giovani non è stato così.

Passata l’euforia dei primi tempi, stare sempre a casa, senza amici, a perdere tempo, facendo una finta scuola, svuotata di senso, relazione ed umanità, è stata una punizione ad oltranza, altro che festa.

Traiamone la morale: qualsiasi cosa che viene trasformata in quotidianità, diventa evidente, ma al tempo stesso diventa scontata, perdente.

E, generalmente, quando le cose si fanno per lungo tempo, senza rinnovamento e si ripetono monotone, ne emerge sempre il loro difetto, raramente il loro pregio.

Le ripetizioni portano all’annientamento del tempo e alla perdita di senso.

Sesto.

Finale a sorpresa.

I geni della politica, non l’avevano calcolato, ma sono riusciti in un capolavoro: allontanare i giovani dagli strumenti digitali, dimostrando che la scuola di persona è un grande allenamento sensoriale.

Un ragazzo ha bisogno di socialità, di essere lodato, sgridato.

E, soprattutto i più piccoli imparano sviluppando tutti i cinque sensi, non solo le abilità visive o uditive.

Bisogna soprattutto insegnare a riabilitare i bambini alla manualità.

Perché, sempre secondo Crepet,” un bambino con il pongo é di gran lunga più fortunato di un bambino con l’iPad”.

Dunque, speriamo che la Dad, non sia stata solo un fallimento, ma che sia anche una fonte di insegnamento.

Io, da eterna adolescente e da inguaribile romantica, ci spero ancora dopo 55 anni di vita (di cui 49 passati a scuola, prima come discente e poi come docente), che l’esperienza è maestra di vita.

E, mai come questa volta, mi auguro di tornare in classe, in presenza, mettendo a frutto la lezione della Dad, perché, spesso, nella vita come nella scuola, si impara dagli errori compiuti, sempre che non li si ripetano all’infinito!…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Disastro DAD: docenti e personale ATA fanno ricorso

 




DAD, GENITORI, STATO, EDUCAZIONE, DOCENTI, ULTIMO ATTO.

Paolo Crepet e le sue parole profetiche sulla fatica ed il coraggio di educare.

Domani si torna in classe.

Ma, per favore non torniamo a fare la scuola di prima!

Che almeno covid, lockdown, ma soprattutto Dad, ci abbiano insegnato qualcosa!

Prendo spunto dalle indicazioni di Paolo Crepet, che parlando dei giovani dice: “Basta con i soldi di papà. Esiste anche l’orgoglio”.

E, a proposito della scuola, aggiunge: “Non possiamo volere una scuola che promuove il 99% dei giovani, in quanto un’istituzione di questo tipo è tecnicamente fallita.

Bisogna ricominciare a vedere i 4 in pagella, perché con le lacrime si cresce.

E per questo servono insegnanti che sorridono, non con l’unico obiettivo di andare in pensione”.

Riguardo alle famose competenze, aggiunge: “Autonomia, creatività e autostima dovrebbero essere valutate al pari delle materie tradizionali”.

E, sul ruolo degli insegnanti, sottolinea: “Gli insegnanti, poi, vanno rispettati, nel loro ruolo e nelle loro valutazioni, non aspettati fuori da scuola”.

Queste erano le parole dello psichiatra e sociologo italiano intervenuto all’Istituto Canova di Vicenza sul tema “Il coraggio di educare” in un incontro con i genitori organizzato dalle Acli Vicenza, il 15 maggio 2018.

Sono passati quasi tre anni, ma quanto sono attuali e pertinenti i suoi consigli!

Quanto sono state profetiche le sue parole!

Vediamo almeno di mettere in pratica, i suoi consigli, adesso, al ritorno in classe, in presenza, soprattutto se vogliamo imparare qualcosa dal fallimento della Dad.

“Coraggio ed educazione sono due termini di cui dobbiamo riappropriarci”.

A mio avviso, purtroppo, così non è stato, mai come in quest’ultimo anno, abbiamo rinunciato a compier scelte coraggiose in nome dell’educazione dei giovani.

A livello politico, si è preferito lasciarli chiusi in casa, con i genitori, togliendo loro il diritto di una scuola in presenza.

Ed i risultati sono stati evidenti e pessimi.

E, se, adesso che si rientra in classe, almeno per le medie, non torneremo a lavorare sull’educazione, continuerà la pericolosa involuzione vissuta con la Dad, involuzione che inciderà sul futuro della nostra comunità.

Perché, non dimentichiamolo, il futuro non sono più i nostri figli, ma i nostri nipoti.

Però, a livello educativo, prima di criticare le istituzioni, o di prendercela con i “giovani dello spritz”, facciamo un bel esame di coscienza, noi genitori!

Spesso, lo abbiamo misurato in quest’ultimo anno, siamo noi genitori che sbagliamo.

Dobbiamo far mancare qualcosa ai figli, per far maturare in loro il desiderio di andare in cerca di questo qualcosa.

Coraggio e passione hanno un effetto terapeutico, perché facendo le cose con passione non si avverte più la fatica.

Ancora una volta, secondo Crepet, la formazione sarà al centro del futuro.

“Studiare è un lavoro, quindi bisogna farlo con dedizione e profitto. I genitori non sono sponsor e neppure bancomat.

Tra i giovani di oggi – aggiunge lo psichiatra – sono sempre di più coloro che hanno solo pretese e non fanno nulla.

Noi genitori dobbiamo cominciare a non dare più tutto.

Solo così possiamo sperare che nasca in loro il desiderio, che è il motore della vita, produce le passioni, quindi un progetto di vita.

Il coraggio di educare non è dare, dare e dare, ma togliere.

Non dobbiamo avere come obiettivo un figlio fotocopia”.

Ce ne è per tutti.

Famiglia, scuola, società e politica.

Speriamo che ognuno abbia ad imparare dai propri errori, per non ripetere all’infinito gli stessi sbagli, soprattutto quelli compiuti in

nome del covid, a causa del lockdown, sotto la maschera della Dad.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

DAD e DDI, il danno per i docenti

Educatori o Dis-educatori: Genitori o Dis-genitori?

“Vulnerabili” con Paolo Crepet

 




Fisica Virtuale

Tonino Filardi un divulgatore fisico virale.

Questa è la storia di un professore che insegna fisica su you tube.

Detta così sembra una provocazione, e forse, in fondo, lo è.

Perché, siamo sinceri, come si fa ad abbinare una materia così  seria come la fisica con un canale you tube, libero e leggero di per sé?!?

Il professore Tonino Filardi, questo è il suo nome, ha dimostrato che si può spiegare la fisica in modo accattivante e virale.

In parole semplici, con esempi efficaci, coinvolgendo gli utenti/studenti fino a condurli alla scoperta della verità scientifica.

I suoi interventi hanno una matrice filosofica, ma diventano rapidi, intuitivi, divulgativi.

Conoscenze scientifiche, competenze professionali ed abilità didattiche creano dei cocktails virali.

Non ci credete?

Ecco un assaggio dei commenti postati sotto i suoi video.

Francesco Toscano, professore d’Informatica di Torino, sotto uno degli ultimi video, scrive:

 ”Un integrale ante litteram! Hai approssimato il trapezio ad un rettangolo con pazienza certosina poiché non si tratta affatto di un passaggio scontato. Il resto è pura eleganza”.

Ma attenzione, non sono solo gli addetti ai lavori a complimentarsi

Giacomo Vicentini, un ragazzo di 15 anni che si cimenta pure lui a fare video su you tube, parlando del prof. Filardi dice:

“Trovo ottimo quest’idea di familiarizzare i ragazzi di 3a con i vari concetti dell’analisi, molto ispirante: se fossi io nei panni di un avventuriero nelle magnifiche terre dell’analisi, sarei subito accorso a carta e penna per continuare questa serie di esempi da te presentati e perché no, magari esplorando nei panni dei padri fondatori.

Questa è Matematica, Libertà!

Di certo il concetto di integrale non è così complicato spiegandolo in questo modo e non vedo perché sia necessario un primo approccio rigorosissimo solito della 5a liceo, che allontana gli studenti dalla bellezza della disciplina.

Un grande pollice in su come al solito e saluti, Giacomo”

 

Ed allora, noi di betapress, abbiamo voluto capire chi è questo prof. Filardi e scoprire come sia possibile che un suo video sulla fisica stia raggiungendo le 32.000 visualizzazioni.

Betapress- Buongiorno, Professor Filardi, partiamo dai sui studi, maturità classica seguita da laurea in Fisica a pieni voti, all’Università di Messina, siamo incuriositi dalla sua tesi di laurea…

Filardi- La mia tesi di Laurea, un’indagine sulle preconoscenze degli studenti in merito alla Struttura della Materia, è stata pubblicata nel 1995 dalla rivista AIF, una delle più autorevoli in Europa nel campo della Didattica della Fisica, ottenendo subito il riconoscimento del Prof. Violino, Ordinario di Fisica generale all’Università di Torino, ed autorità riconosciuta in campo europeo nel campo della Didattica della Fisica.

Betapress- “Schema mentale in fisica”, per noi poveri mortali, che significa?

Filardi- Se proprio devo essere sincero, tra i primi ad aver parlato del concetto di “schema mentale” in Fisica sono io, con la mia tesi che, appunto, data del 1988.

Ne riparlo, ovviamente, nel mio libro PERCORSI DI DIDATTICA DELLA FISICA, pubblicato nel 2015, ma ne avevo già parlato nel 1988 e nel 1995.

Una scoperta in merito viene fatto su un libro di Didattica della Fisica e addirittura su un articolo in Micromega ma, nonostante io non venga mai citato, si tratta di date molto successive a quelle appena citate.

La mia esperienza in campo di Didattica credo sia particolare, perché, oltre ad aver fatto studi specifici in merito, ho tenuto ben tre tornate di corsi abilitanti per conto del Provveditorato di Modena, in cui ero più piccolo d’età di tutti i corsisti che vi partecipavano, essendo uno dei pochissimi ad aver vinto relativamente giovane (27 anni) il Concorso ordinario per la Cattedra di Elettronica.

Sia il mio libro, che tutte quelle video lezioni del mio canale, in effetti sono piuttosto “uniche”, perché nascono da una profonda conoscenza non solo della Disciplina in cui sono Laureato, ma anche dell’insegnamento di Elettronica e Telecomunicazioni, condotto per 15 anni prima di fare il passaggio di cattedra.

Betapress- Ha tenuto delle conferenze su questo argomento?

Filardi- Sì, ho tenuto tre conferenze pubbliche, molto frequentate e che mi hanno portato grandi soddisfazioni 

Betapress- Professore, nei suoi video compare sempre una matrice filosofica, perché?

 Filardi- La matrice filosofica dei miei interventi viene attinta, oltre che dai miei studi classici, in particolare dalle competenze specifiche in Didattica.

Infatti, come dico nel mio libro PERCORSI DI DIDATTICA DELLA FISICA, il pilastro epistemologico è uno dei pilastri fondamentali su cui si basa la Didattica, e ciò vale, ovviamente, sia per Matematica che per Fisica.

La Laurea in Fisica, con una Tesi di Didattica della Fisica, ipso facto comporta delle conoscenze, anche importanti, sia di Storia della singola Disciplina, che della Filosofia.

D’altronde sono molti i Filosofi importanti, come Newton, Hume e Kant, che hanno fornito grandissimi contributi all’epistemologia, che chi insegna Fisica non può non conoscere.

Famosissimi sono gli scritti non solo di Einstein al riguardo, ma anche Heisemberg, Planck, Born, …

 

Betapress- Quali sono le esigenze specifiche dei suoi alunni?

 

Filardi- Sono sempre stato attentissimo alle esigenze specifiche di ogni mio alunno, poiché la mia particolare carriera mi ha portato ad insegnare in molti ordini di scuola, anche molto diversi fra loro. 

Ho cominciato infatti a insegnare Matematica in un Professionale di Pavullo, paesino in montagna in Provincia di Modena.

Ricordo ancora con piacere i primi commenti di mamme che vedevano per la prima volta i figli entusiasti della Matematica,  figli di gestori di aziende agricole, che nel pomeriggio svolgevano dei lavori manuali.  

Ho insegnato poi Elettronica generale e telecomunicazioni negli Istituti tecnici, anche qui avendo soddisfazioni e complimenti di studenti con i quali, ancora, rimango in contatto.

In particolare, un ex studente, tale Corrado Borsari, Ingegnere alla Lamborghini, proprio in occasione del mio trasferimento d’ufficio, mi disse (MESSAGGIO CONSERVATO) che deve solo a me la voglia di studiare e il fatto che adesso lavora alla Lamborghini.

Nel Liceo scientifico dove insegno adesso, che ha anche lo “sportivo”, non ho avuto alcuna difficoltà a venire incontro alle esigenze dei ragazzi, che in questo caso sono atleti e non sempre possono studiare a casa.

Spesso devono assentarsi per delle competizioni, e uno dei tantissimi motivi per cui ho creato un canale youtube è proprio per loro.

Sì, un po’ immodestamente, credo proprio che, in fatto di venire incontro alle esigenze degli alunni, nessuno possa battermi.

 

Betapress- Parliamo ora della nascita del suo canale youtube…

 

Filardi- Ad onor del vero, devo proprio dire che il mio canale youtube è nato da una sollecitazione proprio della dirigente con cui purtroppo in seguito si sono rallentati i rapporti.

Una volta, in un Collegio, ella ebbe a invitare tutti a fare delle video lezioni poiché internet è il mezzo del futuro per quanto attiene all’apprendimento.

Io fui l’unico della scuola a prenderla in parola…

Era il lontano 2013, quando pubblicai la mia prima video lezione, sul concetto di seno e coseno, che ora vanta 31557 visualizzazioni fino al momento in cui scrivo.

Naturalmente, con la pandemia e la chiusura della scuola, ho deciso, in effetti da nemmeno un anno, di incrementare notevolmente le video lezioni, passando da una al mese ad una al giorno.

Anche youtube mi ha regalato grandissime soddisfazioni, poiché, in pochi mesi, con l’aumento delle video lezioni, gli iscritti al mio canale da nemmeno 100 sono ormai passati, ad oggi, a 1090, ed aumentano con una certa rapidità.

Innumerevoli sono i complimenti che ho ricevuto da tutt’Italia per le video lezioni.

ll più affettuoso è senz’altro stato Francesco Toscano, professore d’Informatica in quel di Torino.

Da gustare poi, quel che dice Giacomo Vicentini, un bravissimo ragazzo che pure lui si cimenta a fare video lezioni su you tube .

Ed allora andiamo a sbirciare tra i commenti sotto i video e vediamo che non mancano giudizi entusiastici di altri che fanno video lezioni, che senza la minima invidia o gelosia si profondono in parole di lode verso il prof. Filardi

 

Ciaoidea poche settimane fa ha postato un lungo commento entusiasta sul legame trasversale ed interdisciplinare tra scienza e filosofia

“L’introduzione del concetto di integrale definito per via fisica è molto interessante professore ed ha radici indiscutibilmente profonde ed importanti.

Una domanda si materializza qui tra noi da sempre: la matematica è un prodotto dell’ingegno umano o è una scoperta?

La mia mi creda non è una provocazione ma una profonda e sincera ammirazione sul tema trattato e verso chi osa trattarlo anche solo per metterne le basi nelle giovani menti.

Grazie.

Per chi pensa che la matematica sia un’invenzione dell’uomo, non c’è correlazione alcuna tra l’evento fisico e la legge matematica che lo descrive.

Per chi pensa invece che la matematica sia una scoperta, matematica e fisica sono due facce della stessa medaglia.

O forse come nella saggezza latina “In medio stat virtus”: che la matematica sia dunque un’invenzione parziale?

La mente cerca un ordine evidente là dove già c’è in forma nascosta… il caos (o caso) apparente è già ordine intrinseco?

Ordine e caos sono quindi stati sovrapposti di una realtà osservabile? Chi dunque o cosa determina davvero questa dicotomìa?

Dobbiamo ammettere un principio naturale di consapevolezza della realtà?

Dobbiamo ammettere che non siamo osservatori univoci ma noi stessi oggetti osservabili?

Complimenti e ancora grazie”

 

Ma tra i followers del prof. Filardi non mancano persone comuni, magari pensionate, entusiaste:

 Roberto Parolin, scrive “Sono sinceramente entusiasta di riscoprire (o forse scoprire) questi argomenti.

Di certo, l’entusiasmo con cui lei espone gli argomenti, induce a seguire fino alla fine i suoi video.

Continuo a seguirla anche se, per taluni argomenti, non ho le basi necessarie per comprendere appieno quanto espone

 Stefano Febei aggiunge” Lezioni piacevolissime anche per chi come me si interessa della materia per diletto. E poi quando arriva quel “CHIARO?” i miei neuroni fremono di gioia”

 

Stefano Cardile, non più di un mese fa ha scritto

“Complimenti! Ottima spiegazione e veramente interessante interpretazione e esposizione. Per caso ha intenzione di discutere su questioni: spazi vettoriali, applicazioni lineari, vettori e matrici, in sostanza Algebra Lineare?”

 

Antonio Concas aggiunge

“Grazie professore!

Il titolo di questa video lezione lascerebbe intuire una trattazione generalizzata, invece grande sorpresa: molto densa di importanti riferimenti allo studio delle funzioni, più comprensibili e molto più concettuali.

Si ha una chiarificazione anticipata rispetto al linguaggio adoperato facendo uso dell’insiemistica, la tensione di esprimerla nuoce gravemente alla comprensione finale, non escludo che non si possa, ma, meglio, utilizzabile in un secondo momento, come specializzazione (a me non piace)”

Beh, che dire, è proprio bello constatare quanto e come il prof. Filardi riesce a coinvolgere i suoi adepti nel “magico” mondo della fisica.

E poi aggiunge “Ovviamente, di commenti entusiastici, ce ne sono tantissimi! Ah, dimenticavo. E’ proprio di ieri un messaggio di un mio ex studente, Giuseppe Postorino, che si trovava proprio in una classe del “Da Vinci” ed ora studia Ingegneria all’Università, al 3° anno:

Salve professore, non so se si ricorda mi me, adesso frequento il terzo anno di ingegneria e mentre studiavo il calcolo della trasformata di laplace mi è uscito su YouTube il vostro video con la spiegazione…

 

E da lì una raffica di messaggi scambiati tra l’ex- alunno, ora studente di ingegneria ed il prof. Filardi, che si ricorda tutto di lui (classe 3F, anno 2015/2016), a conferma della grande umanità oltre che professionalità del professore in questione.

Ed allora, ad Maiora, caro PROF.FILARDI!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 




GDPR: esiste?

Come redazione di betapress, continuiamo il nostro itinerario di formazione/informazione sull’impiego delle piattaforme digitali, sempre più consapevoli che, in Italia, vige una sorta di analfabetismo informatico.

L’intento è quello di dare delle indicazioni di percorso alla gente comune, offrire strategie di sopravvivenza a chi non se ne intende, ma, comunque, è in balia del cambiamento…

Ritorniamo a parlare con un professionista del campo, Paolo Marson, che in precedenza, nel nostro ultimo articolo, ci ha aiutato a districarci tra What App, Telegram, Signal e via dicendo.

Per chi non lo sapesse, ricordiamo ai nostri lettori chi è Paolo Marson e quali sono le sue competenze professionali ed esperienze lavorative in ambito informatico.

Paolo Marson, è auditor per il rispetto della compliance delle norme cogenti e di quelle volontarie.

In modo più specifico, si occupa di tutte quelle norme riguardanti il trattamento dati personali (ovvero quello che è conosciuto come GDPR) sulla parte di natura tecnica, operativa, informatica, Iso 27001.

Paolo Marson collabora come consulente da anni con la società Top Management Consulting di Vicenza ( www.tmcnet.it ), seguendo Clienti da società Multinazionali, Nazionali e delle più diversificate categorie produttive o di servizi.

Basti dire che il suo background nell’ambito informatico, parte dal lontano 1982.

In quegli, Paolo Marson, è diventato uno dei primi agenti della Commodore Computer, quella del famoso Vic 20 Commodore 64.

Poi, Paolo Marson, ha continuato per decenni a lavorare in ambito informatico, sviluppando business in ambiti diversi, occupandosi, prevalentemente, di parte tecnica ed informatica.

Dunque, cerchiamo di approfondire con lui, il tema PRIVACY e tutte le varie normative, più o meno vigenti, oggi, in Italia

Betapress-  Marson, partiamo dal regolamento UE 2016/679 GDPR.

Secondo lei, esso è applicato realmente o formalmente in Italia?

Paolo Marson- Il Regolamento Europeo deve essere applicato in maniera sia reale che formale.

Talvolta l’impressione che riceviamo da chi lo deve mettere in attuazione (il regolamento è un obbligo e non una facoltà), è che sia sufficiente produrre dei documenti, pubblicare nel sito qualche informativa e null’altro.

Il Regolamento è composto sicuramente da una parte documentale che viene definita “parte legale” in quanto deve definire a chi vanno i dati e come vengono gestiti, in particolare la tipologia del dato che viene ceduto nei confronti dei terzi,

Ma, soprattutto, da una parte organizzativa interna all’azienda, che è sia procedurale, in quanto ci devono essere delle procedure chiare e definite, sia di tutta quella che è la parte informatica, che deve garantire l’integrità del dato e la disponibilità in qualsiasi momento nei confronti dell’interessato.

Betapress-  Marson, possiamo dire che il regolamento UE 2016/679 GDPR, è applicabile su una sostanziale incompetenza/inadeguatezza del sistema italiano? 

Oppure, in Italia, va tutto bene, il problema privacy non esiste?

Purtroppo, in Italia, sono evidenti le incompetenze e le inadeguatezze di molti operatori (attivi e passivi) del sistema informatico italiano.

Le carenze, nel nostro paese, sono enormi, lo possiamo constatare ogni giorno.

Come ho già detto, l’informatica è un qualcosa che si usa perché si deve, perché diverte, perché è utile ma che finché va, va bene…Manca un concetto di approccio assolutamente diverso.

Bisogna che gli utenti informatici, tutti, dal primo all’ultimo, sappiano che l’uso degli strumenti informatici nelle sue varianti, dalla più semplice alla più complessa, è un processo irreversibile, e che “a quella” spina / cavo è attaccata la VITA di una Azienda.

Questo è il presupposto fondamentale che deve essere alla base di ogni approccio informatico.

Oggi, in Italia, si fa ancora molto, ma molto poco per la SICUREZZA informatica.

Siamo tra i paesi più industrializzati, siamo il primo per “strumenti in uso”, ma tra gli ultimi per la SICUREZZA.

Riguardo al sistema Paese, è da anni che si sente parlare di Digital Trasformation.

Ma, siamo onesti, non è mai successo nulla, anche perché molte volte, le persone che sono nei luoghi decisionali o cruciali non hanno le competenze per affrontare questa evoluzione.

Staremo a vedere cosa succede, ma di sicuro, qualcosa deve cambiare ed in fretta.

Betapress- Riguardo al codice privacy (D.Lgs. 196/2003), secondo Lei, è adeguato al mondo attuale?

Cyberbullismo, smart working, dad, sono una conferma o una smentita dello scollamento tra la teoria e la pratica?

Paolo Marson- Della vecchia normativa privacy 196/2003 è rimasto ben poco. Essa è stata per lo più assorbita dal GDPR. 

Cyberbullismo, smart working, dad come tutte le altre operatività che riguardano il traffico di dati, sono la prova del nove del sistema informatico, della sua sicurezza e della tutela della privacy.

Non sono più concetti di norma, sono applicazioni concrete.  

E qui torniamo agli aspetti della consapevolezza di chi li usa e della sicurezza applicata agli strumenti con cui si accede a queste tipologie.

Ed allora, chiudiamo il nostro discorso con le stesse parole con cui, Paolo Marson, ha iniziato la nostra intervista.

” Beh, innanzitutto, la gente comune dovrebbe iniziare a capire come funzionano le cose, ad essere informata ed informarsi su come funziona anche il lato B, cioè quali possono essere i rischi connessi all’utilizzo poco consapevole o poco avveduto.

E’ essenziale quindi partecipare a corsi ed aggiornamenti, consultarsi con degli esperti e non con i famosi laureati su Google con un master su YouTube.

Più volte la cronaca ha dimostrato che quello che viene definito smartphone, molte volte, si è dimostrato essere un’arma letale nel vero senso della parola”. 

Noi di betapress, ci abbiamo provato ad informarci e formarci, e voi, cari lettori, cosa ne pensate di quest’evoluzione digitale in atto?

Chi la vive? Chi la capisce? Chi la subisce?

Fatecelo sapere, formulateci i vostri dubbi e proveremo, grazie ad i nostri esperti, a fare un po’ di luce in questa “selva oscura” digitale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Calma, Calma, è tutto a posto

 




Emotività Bruciata…

Si fa presto a dire” BEATA GIOVENTU’”

Parlo dei giovani, degli adolescenti e dei preadolescenti della nostra epoca, nati tutti nel terzo millennio avanzato.

Sinceramente, come mamma, provo tanta pena nei loro confronti.

Come insegnante, provo preoccupazione per come stanno crescendo male.

E come cittadina, provo rabbia per come le istituzioni si stiano dimenticando di loro.

Siamo sinceri, soprattutto, quelli abbandonati da un anno al loro destino, soggetti ritenuti “forti” e quindi non degni di attenzione, piuttosto criminalizzati come untori e menefreghisti, frivoli e deficienti non appena mettono il naso fuori casa, laddove è consentito.

Mai che qualcuno rifletta davvero su quanto sia stato loro tolto, mai che ci si renda conto, almeno per un attimo, che le uniche parole neutre e senza critica nei loro confronti riguardino solo dati e statistiche sui contagi.

Altro che comunicazione verbale, con un linguaggio assertivo, propositivo ed inclusivo!

Altro che comunicazione non verbale, fatta di contatto visivo, tattile, olfattivo vissuto con la vicinanza corporea!

Ogni giorno, più volte al giorno, sentono una sequela di numeri e percentuali, accompagnati da commenti e previsioni per lo più nefasti, utili a giustificare la deprivazione dei loro sogni, dei desideri di una intera generazione.

Si è riusciti a togliere loro anche la dignità di rimanere studenti per questo ultimo scorcio di anno scolastico, dall’inizio già ondivago di suo, un po’ dentro, un po’ fuori…

Grazie a uno “studio” recente, uno dei tanti, che certifica l’impatto dei contagi nelle scuole, si è finalmente trovata la leva giusta cui affidare “quella” decisione rimandata da mesi, ma sempre lì, sulla graticola, in attesa di essere ben cotta.

Una decisione per togliere di mezzo un problema scottante, appunto, piuttosto che affrontarlo.

Dopo Pasqua, la Dad proseguirà ancora dalla seconda media in poi, ma soprattutto per le superiori, ancora una volta, niente scuola, in presenza, per l’intero gruppo classe.

E non voglio qui ripetere la solita litania dei milioni spesi sui banchi a rotelle, finiti in qualche magazzino di stato, ammaccati e impolverati.

Ne abbiamo le tasche piene.

Tornando allo “studio”, invece, il quadro ora è chiaro, e dopo un anno esso soccorre una narrazione giunta alla perfetta definizione dell’adolescente medio, che si comporta in modo “scomposto” a scuola, ma anche prima e dopo la scuola.

Irrispettoso delle regole, causa di assembramenti, schiamazzi, insomma, cose tipiche della sua età che ora sono diventate oltremodo sconvenienti e riprovevoli.

Da mesi, ad una intera generazione, vengono negati sport, cinema, luoghi di svago, di cultura e di socializzazione…

Da un anno tutto è diventato virtuale, più virtuale di ciò che già era in uso nei loro strumenti quotidiani.

Nel buco nero del “virtuale & smart” sono precipitati valori come l’istruzione, l’amicizia, e anche lo sport.

E ciò che precipita in un buco nero non fa mai una bella fine. Perché come natura insegna, il buco nero annienta e distrugge ciò che ingoia.

L’unica via salvifica del “virtuale & smart” è quella rappresentata da alcune pubblicità buoniste che dipingono il fenomeno come una sorta di magia, un mondo nuovo e soprattutto figo, quindi molto attrattivo per i giovani.

Si studia a distanza, ci si chiama in chat, si mangia con il delivery, si fa sport in cucina… 

Ma davvero?!? Dai, non prendiamoci in giro!

Questa “magia” presenta man mano il suo conto salato.

Non dimentichiamo che Aristotele, già nel IV secolo a.C., aveva definito l’uomo animale sociale, che tende per sua natura ad aggregarsi con altri individui, a costituirsi in società.

Dunque, l’adattamento virtuale che mal si addice alla natura umana diventa noia insopportabile, allarga le distanze, distorce i rapporti, acuisce odio con un semplice click, provocando una spirale di malessere che corre e dilaga di più del maledetto virus.

Da qui le risse in strada, quale unico squallido momento di incontro/scontro, il venire al “dunque” di mondi distanziati e svuotati, che altro non sono che l’ultimo stadio di una rabbia che non può più essere contenuta virtualmente.

Ma, come si agisce e reagisce a questo scempio educativo e relazionale?

Semplice, evitando di trovare una soluzione alternativa alla chiusura di tutto, soprattutto delle scuole, prima comunità educante di una società civile e democratica.

Perché, certi fatti di cronaca che coinvolgono i giovani in forme di aggressività incontrollata, oltre a riempire per qualche secondo le cronache dei tg ed a trovare spazio in qualche trafiletto di giornale, rimangono lì, irrisolti e non gestiti.

Nei fatti, più che creare clamore, indignazione, per i “soliti” giovani disadattati per i quali pare non ci sia una “cura”, nulla viene fatto.

Quello che è paradossale, è omologare i loro comportamenti, mettendoli sullo stesso piano.

Che si ritrovino per uno spritz in maniera civile, o che si incontrino e scontrino per una rissa in maniera incivile, sono sempre loro la pietra dello scandalo, la causa della degenerazione sanitaria di questo paese martoriato,

Quando sento parlare certi cervelloni della politica e della stampa, mi sembra proprio che siano sempre e solo i giovani i soggetti delle loro invettive di corte e i destinatari delle loro purghe di regime.

Mai per loro parole di comprensione, di tolleranza, vista la deprivazione e l’apatia dilagante, di “speranza”, se questa oggi ha ancora un senso, e, soprattutto, mai una parola di rispetto.

E pensare che proprio da quest’anno scolastico è tornato obbligatorio l’insegnante dell’educazione civica a scuola.

Ma, come ben sappiamo, si impara prima con gli occhi che con le orecchie, dando il buon esempi piuttosto che facendo tante prediche.

Che rispetto vedono applicato i giovani del terzo millennio?

E’ rispetto quello che vivono, sulla loro pelle, i nostri giovani?!?

E’ rispetto quello delle chiacchiere da salotto di molti pseudo-scienziati che vanno in tv, e che con aria superba, dispensano sermoni tanto temibili quanto vuoti e inconcludenti, utili solo al loro cinico narcisismo?!?

E’ rispetto quello dei proclami da comizio di molti politici, pronti a strumentalizzare il disagio dei giovani per aumentare il loro consenso elettorale?!?

E’ rispetto quello di certi organi di stampa che vanno alla caccia all’untore, per caricare di ancor più aggressività questa nostra povera società malata di finta democrazia più che vittima di pandemia?!?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il mondo delle chat come espressione di vero dramma della solitudine

Messina contro Google, la disfatta del colosso americano.

 




D.a.D. disastro senza fine…

Almeno si vedesse la fine di quest’incubo, invece, no, si va avanti ad oltranza.

Di cosa sto parlando?

Della Dad, della solitudine dei genitori, delle difficoltà degli insegnanti.

Della preoccupazione per i ragazzi “speciali”, ma, soprattutto del disagio degli altri ragazzi, di quelli che sembravano “normali”, ed invece mai così a rischio di “sbarellare”, di dare il peggio di sé, come in questo periodo.

La Dad…Questa nuova metodologia fa alquanto discutere, perché si pone come un ostacolo enorme per i genitori di bambini e ragazzi “speciali”, quelli che esplicitamente necessitano di fisicità, di comunicazione non verbale, di emozione ed interazione.

Ma, quello che nessuno può negare è lo scempio perpetrato sugli altri, su quelli che sembravano i ragazzi meno a rischio, perché, in apparenza più forti.

Siamo onesti, la Dad è sempre più limitazione all’apprendimento e coercizione alla relazione per i ragazzi definiti “normali”.

Sono proprio loro quelli che, nei fatti, giorno dopo giorno, stanno regredendo, stanno perdendo entusiasmo, curiosità, tensione, novità, ma anche responsabilità e motivazione, correttezza ed educazione.

Il loro mondo è il microcosmo di una camera dove implode la loro crescita ed esplode la loro rabbia.

Sono, nel loro quotidiano, soli, senza gli altri, veri, in carne ed ossa.

Sopravvivono, da un anno, in astinenza di rapporti interpersonali.

Si trascinano lungo giorni eterni, digiuni della socialità di una scuola, della curiosità di un gruppo, della creatività di un singolo.

Manca la comunità che, per i bambini ed i ragazzi è la linfa per crescere, per imparare a vivere.

Ma, io mi dico, è così difficile capire che pagheremo carissima questa scelta assurda di sacrificare la scuola?!?

Per quanto ancora si può pensare di lasciare sole le famiglie, genitori e figli in balia della dad, con i suoi fatti e misfatti?!?

Per quanto ancora si può immaginare che dei preadolescenti possano gestire, in solitudine, delle giornate senza senso?!?

Come possiamo pensare che, proprio i minori, nella loro vuota quotidianità trovino un senso e rispettino una scansione spazio/temporale ancora sconosciuta per molti adulti?!?

Da insegnante sento forte il desiderio di denunciare l’incremento di malessere dilagante, di disturbi psicologici, di comportamenti violenti, al limite della devianza, di molti ragazzi, lasciati, nella migliore delle ipotesi, con i nonni o con le mamme (che sono impegnate in un Smartworking difficile da gestire), nella peggiore delle ipotesi, soli, con davanti un pc ed in mano uno smarphone.

Tutti i giorni faccio lezione in Dad, insegno francese, ho 9 classi distribuite su due scuole medie.

Bene, ogni giorno vivo, sulla mia pelle, il disastro della DAD, imposta ai miei alunni ed inflitta alle loro famiglie.

Percepisco la loro enorme sofferenza, e proprio perché, questi alunni, sono un poco anche miei figli, non riesco a stare zitta.

Respiro la fatica di seguire di alcuni di loro, l’enorme sforzo di imparare tramite uno schermo.

Sento che riconoscono la fatica degli insegnanti.

Che, come alcuni dei loro prof. più resilienti, resistono e si adattano.

Alcuni ragazzi, è vero, apprezzano ed ammirano le nuove proposte e strategie didattiche, ed hanno alle spalle dei genitori che fanno squadra con gli insegnanti.

Ma, per altri, non è così, sono soli, in balìa di sé stessi e del loro disagio.

E noto quanta maleducazione si concretizzi nell’azione di questi ragazzi, soli, davanti al computer.

Segnalo come sia una costante, per questi ragazzi in dad il non rispettare i tempi ed i modi di interagire.

Quanto la chat diventi sempre più una giungla ed il mondo virtuale un selvaggio west di violenza, ingiuria, cyberbullismo.

E la cosa ancor più grave, è che, quest’escalation di violenza, si manifesta non solo tra di loro, cioè tra pari, ma addirittura verso gli adulti, verso i professori.

A questo punto mi chiedo se anche in presenza dei genitori sarebbero arrivati a tanto.

Mi chiedo, se i genitori immaginino quello che fanno i loro figli durante la dad, se i genitori verifichino questi atteggiamenti.

E, dopo essere stati informati con fatti documentati, mi chiedo come facciano a lasciar correre, come possa essere tollerata questa strafottenza nei confronti di figure che dovrebbero aiutare i genitori nella crescita dei loro figli.

Voglio pensare che i molti genitori che si vantano di genitorialità non ne siano al corrente.

Non spetta a me giudicare, non è il mio intento, voglio invece suscitare un confronto interiore in ognuno di noi ed una discussione personale sul dove stiamo andando.

È indispensabile, secondo il mio modesto parere, accettare consigli e condividerli per fare gioco-forza contro le varie problematiche che stringono alla gola i nostri alunni, i vostri figli quali il bullismo, la perdita di interesse, l’apatia, la mancanza di voglia di conoscere e di crescere.

Se è vero che i pensatori pensanti sono un ostacolo a chi ci vuole sottomessi al potere e alla paura, allora cari lettori, vi chiedo di reagire, di alzare il capo, di riconoscervi come menti aperte, pronti ad accogliere discussioni costruttive per fare vostri pensieri che vanno oltre la semplice banalità del sentito dire.

Vi chiedo, di scegliere da che parte stare, perché non è più tempo di aspettare che le cose si sistemino da sole.

Che se la dad continua, possiamo fare comunque la differenza, nella vita di quei ragazzi che sembravano nati fortunati, ma, in realtà, stanno peggio degli altri, perché sono proprio loro i nostri figli, i nostri alunni, il nostro oggi, il nostro domani.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Disastro DAD: docenti e personale ATA fanno ricorso

Il Diritto di Scegliere! Manifestazione dei Dirigenti Scolastici Fuori Regione

 




Enormi numeri di adesione per la manifestazione del comitato DS fuori regione

OLTRE 4500 PARTECIPANTI ALLA MANIFESTAZIONE VIRTUALE ORGANIZZATA DAI DIRIGENTI SCOLASTICI FUORI REGIONE 

Ieri, con una modalità innovativa, nel rispetto della situazione emergenziale, si è svolta una manifestazione creativa e originale che ha visto uniti circa 1200 Dirigenti Scolastici fuori regione e una platea di oltre 4500 partecipanti sui vari canali digitali.

Dalle ore 11:00 alle ore 17:00 dirigenti scolastici di tutta Italia, politici di ogni schieramento, organizzazioni sindacali di area e di categoria si sono alternati alle performances di diversi artisti nella “piazza” virtuale messa a disposizione dalla webtv Betapress con la conduzione della giornalista Chiara Sparacio (registrazione disponibile BetapressTV), per confrontarsi sulla problematica condizione dei Dirigenti Scolastici fuori regione, vincitori dell’ultimo concorso.

I numeri della manifestazione sono stati entusiasmanti con oltre 4000 visualizzazioni sui più popolari canali social in diretta streaming, superando i 2500 interventi in chat su YouTube. Scopo della manifestazione, la richiesta alle forze politiche e sindacali di trovare una soluzione rapida e concreta al problema dei Dirigenti fuori regione.

Nell’agorà virtuale i Dirigenti Scolastici hanno trattato le tematiche relative alle storture legate alla procedura concorsuale del 2017, ripercorso le interlocuzioni con sindacati e politici, le azioni messe in campo, nonché le storie personali in tempo di Covid-19, lontani dagli affetti. Le forze politiche e sindacali intervenute hanno riconosciuto la gravità della situazione rappresentata e si sono dichiarate disponibili ad una fattiva collaborazione per la ricerca di una reale e immediata soluzione.

Hanno partecipato nell’ordine: gli onorevoli Vito De Filippo, Dario Damiani, Mario Pittoni, Carmela Bucalo, Tiziana Drago, Riccardo Nencini, Rina Valeria De Lorenzo, Paola Della Santina per l’On. Nicola Fratoianni, il Consigliere regionale della Calabria Marcello Anastasi, l’Assessore alla Cultura Comune di Roma Lorenza Fruci, il Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano; per le Organizzazioni Sindacali Marcello Pacifico, Antonello Giannelli, Attilio Fratta, Roberta Fanfarillo, Rosa Cirillo, Paola Serafin, Giovanni De Rosa. Contributi musicali di Matteo Trimigno, Officine Popolari Lucane di Pietro Cirillo, Compagnia teatrale LiberaImago.

 

Il Comitato Dirigenti Scolastici fuori regione

 

Il Diritto di Scegliere! Manifestazione dei Dirigenti Scolastici Fuori Regione

 




Piove sempre sul bagnato…

Non bastavano le scuole chiuse con l’incubo della Dad, ci voleva pure il carosello dei vaccini per mandare in tilt l’anno scolastico.

Prosegue a ritmo serrato la campagna di vaccinazione degli operatori scolastici.

In queste settimane, tra docenti e Ata, sono oltre 880 mila i vaccinati.

Responsabilità personale ed etica professionale o semplicemente pressione collettiva ed opportunità sanitaria hanno portato il personale scolastico ad aderire alla vaccinazione di massa.

Ma, adesso, si pone un problema, che occorre conoscere e sapere affrontare: chi farà il vaccino in queste e nelle prossime settimane si troverà chiamato alla seconda dose nel mese di giugno, periodo estremamente importante per le attività conclusive dell’anno scolastico, nel quale il personale scolastico si troverà impegnato in scrutini finali, esami di idoneità, esami conclusivi di primo grado ed esami di stato.

E visto che, in tanti docenti, dopo la prima dose, si sono manifestate le previste “reazioni avverse”, le scuole dovranno gestire l’assenza per uno o più giorni di diversi docenti.

Ne abbiamo parlato con il Prof. Rosolino Cicero, di A.N.Co.Di.S. Associazione Nazionale Collaboratori Dirigenti Scolastici.

Betapress- Prof. Cicero, buongiorno. Come sta procedendo la campagna vaccinale del personale scolastico?

Cicero- Bene. Siamo molto soddisfatti per la sensibilità che tutto il personale scolastico ha mostrato nell’aderire alla vaccinazione di massa. E questo conferma il forte senso di responsabilità e la coerente etica professionale dei docenti e del personale Ata.

Betapress- Come è possibile conciliare la campagna vaccinale di massa con la regolare attività scolastica?

Cicero- Questo è il problema, ci aspettiamo ulteriori criticità per la fine dell’anno scolastico.

Betapress- Per esempio?

Cicero- In considerazione dell’allungamento dei tempi di vaccinazione del personale docente, poiché tutti dovranno fare la seconda dose, che per molti avverrà nel mese di giugno, Ancodis lancia l’allarme sulle possibili criticità che le scuole si troveranno ad affrontare nell’organizzazione degli scrutini e degli esami.

Betapress- Praticamente, non sarà possibile garantire la presenza del personale scolastico in un momento clou dell’anno…

Cicero- Proprio così!

Come A.N.Co.Di.S. non possiamo non fare rilevare che, alla complessa e annuale gestione della pianificazione dei calendari dei quali si occupano i Collaboratori dei DS (non dimentichiamo quanto lavoro di confronto e di condivisione ogni anno per organizzare gli appuntamenti anche per la gestione della presenza dei docenti in COE!), si dovrà, in questo anno scolastico, tenere conto anche(se non soprattutto!)delle assenze per la vaccinazione e delle, certamente non prevedibili, assenze post vaccino.

Betapress- Praticamente, cosa succederà?

Cicero- Sarà un bel problema, perché, tra i tanti fattori esterni occorrerà avere chiaro il quadro delle prenotazioni dei docenti per poter definire i giorni nei quali prevedere gli incontri.

Betapress- Questo perché? Cosa dice la legge?

Cicero- A normativa vigente – occorre avere la presenza di tutti i componenti del consiglio di classe o della commissione d’esame.

Betapress- Come ANCoDiS, avete una proposta per tentare di risolvere il problema?

Conoscendo bene la complessità del tema unitamente agli ordinari elementi di criticità, i Collaboratori dei DS di ANCoDiS sono molto preoccupati e lanciano un allarme che certamente metterà ancora una volta la governance scolastica a dura prova.

Per queste ragioni, chiediamo al Ministro, alle OO.SS. ed alle Associazioni di categoria di porre attenzione al tema e – in deroga al vincolo del collegio perfetto – proponiamo di valutare la possibilità di prevedere la validità della seduta negli scrutini o nella commissione di esame in caso di assenza di un giorno di un suo componente.

Betapress- Questa sì che potrebbe essere una reale soluzione per portare a termine un anno scolastico particolarmente difficile. Altrimenti?

Cicero- Altrimenti, in caso contrario, significherà che la conclusione serena dell’anno scolastico sarà soltanto un ennesimo auspicio.

E noi, come betapress, non possiamo che condividere la posizione di ANCoDiS e supportare la sua proposta.

Chissà mai che sia la volta buona che, finalmente, si ascolti chi la scuola la conosce per davvero e, nella scuola, ci vive ogni giorno, da parecchi anni ormai…

Speriamo in bene, Prof. Rosolino Cicero…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rosolino Cicero: la DAD non è di sistema…

Vicepresidi forse una tutela in più…

Vaccino SI, Vaccino NO, Vaccino BOOM!




L’ANNO (scolastico) CHE VERRÀ

 

Era il 5 marzo 2020 e le scuole chiudevano per l’emergenza da coronavirus. D’allora abbiamo dovuto ripensare la nostra quotidianità.

Abbiamo dovuto rivedere consuetudini che, nell’arco di pochi giorni, sono venute a mancare, ma anche esperienze portanti della nostra esistenza.

Intorno alla scuola molto si è discusso, molto si è riflettuto; mentre si continua ad adoperarsi per riorganizzarla e cercare di farla vivere, comunque.

Abbiamo anche sperato che il dramma vissuto potesse servire almeno ad aggiustare alcune problematicità che, da anni, non sono ben chiare. Invece stiamo lavorando già per il nuovo anno scolastico, ma la nebbia è ancora molto fitta.

Che sarà per l’anno (scolastico) che verrà?

A distanza di un anno, non si può più parlare di emergenza, ma di pandemia “strutturale” ed è necessario trovare rimedi strutturali per risolvere problemi da anni nel dimenticatoio.

I problemi erano e sono: elevato numero di studenti per classe e aule troppo piccole.

Abbassare il numero degli studenti per classe presuppone aumenti di organico del personale ed inoltre occorre dimensionare in maniera ottimale le aule attraverso urgenti investimenti in edilizia scolastica.

Per garantire la scuola in presenza e in sicurezza, oltre al completamento del piano vaccinale, è necessario “lavorare” sulle due variabili ricordate.

Il Covid-19 è un virus respiratorio che si diffonde principalmente attraverso le goccioline del respiro delle persone infette (droplets) quando starnutiscono o tossiscono o si soffiano il naso, e attraverso anche l’atto del parlare.

Quando si parla migliaia di goccioline possono rimanere sospese nell’aria tra gli 8 e i 14 minuti.

Questi stessi droplet, per la forza di gravità, cadono e possono atterrare sulle più varie superfici su cui hanno tempi di sopravvivenza variabili.

Le particelle virali possono resistere fino a mezz’ora su carta da stampa, fino a 24 ore su legno e tessuto, fino a due giorni su banconote e vetro; fino a 4 giorni su acciaio inox, plastica e superfici interne delle mascherine e fino a una settimana sulla superficie esterna delle mascherine.

Quindi è necessario che le aule didattiche siano giornalmente sanificate e soprattutto siano dotate di apparecchi per il ricambio d’aria.

E allora? Quest’anno scolastico iniziato “in presenza” si approssima a chiudersi “a distanza” e l’anno che verrà?

Intanto le scuole hanno fatto le proposte di organico docenti e alunni/classi senza che fosse pubblicato il decreto interministeriale sugli organici per l’a.s. 2021/22,
quindi ancora non si sa se ci saranno classi di 30 alunni che presuppongono per il D. I. 18/12/1975 classi di 60 metri quadrati.

Ad avercele! Ma con 30 alunni in classe sottodimensionate il distanziamento con i banchi monoposto servirebbe a ben poco.

Occorre più personale per sanificare ogni giorno tutti gli ambienti e servono dispositivi per favorire un rapido e completo ricambio d’aria. Forse c’è ancora tempo per pensarci e intervenire, altrimenti anche l’anno (scolastico) che verrà si svolgerà a ritmo psichedelico “apri” e “chiudi”.

Aerazione e sanificazione sono argomenti presenti nel dibattito scientifico ed accademico ormai da tempo e se davvero si vogliono le scuole aperte ed in sicurezza, non si perda tempo.

 

Pio Mirra

DIRIGENTE SCOLASTICO




Vaccino SI, Vaccino NO, Vaccino BOOM!

 

Giovedì scorso, il 18 marzo, il Presidente del Consiglio Mario Draghi, ha affermato: “Il Governo italiano accoglie con soddisfazione il pronunciamento dell’Ema sul vaccino di Astrazeneca.

La somministrazione del vaccino riprenderà già da domani.

La priorità del Governo rimane quella di realizzare il maggior numero di vaccinazioni nel più breve tempo possibile”.

E sottolineiamo che, il via libera in Italia alla ripresa delle vaccinazioni con il siero anglo-svedese, dopo la sospensione precauzionale di 4 giorni, è arrivato a poco più di un’ora di distanza da quello dell’Ema, l’agenzia europea per il farmaco.

Neanche a farlo apposta, venerdì 19, sera, l’ASL Novara mi manda un sms: sono convocata per la somministrazione del vaccino anti-covid per l’indomani.

Preciso che sono un’insegnante di 55 anni che, su base volontaria, ha aderito alla campagna vaccinazione covid della regione Piemonte, con preadesione del 21 febbraio.

Bene, come indicato nel link il piemontetivaccina.it, mi presento in anticipo all’ appuntamento con

  • tessera sanitaria,
  • documentazione attestante l’effettiva appartenenza alla categoria (personale scolastico/personale volontario della protezione civile),
  • modulo di consenso precompilato (14 pagine)

Prima anomalia, l’unico modulo di consenso disponibile sul sito della regione è per il Pfizer, lo compilo comunque, perché queste sono le indicazioni ricevute al triage.

Seconda anomalia, nessun operatore sanitario, né medico, né infermiere che incontro, porta una targhetta che lo identifichi, viceversa tutti i volontari della Protezione Civile portano un tesserino di riconoscimento.

Terza anomalia, il primo camice bianco che incontro, controlla i miei dati e su mia segnalazione constata che il modulo di consenso è per il Pfizer.

“Non c’è problema” dice, straccia l’ultimo foglio, quello con la mia firma, e mi invita a porre la mia firma sotto il nome vaccino ASTRAZENECA.

Del resto, che problema c’è, se prima mi avevano promesso un vaccino e adesso me ne fanno un altro?!?

Segnalo che sono allergica alla penicillina, “lo dica al medico”, mi risponde.

“Avanti il prossimo” si apre la porta ed è il mio turno.

Entro nell’ambulatorio, sono un po’ in apprensione, in questi ultimi giorni si è letto e scritto tutto ed il contrario di tutto sui vaccini.

Però, mi fido e, in fondo, mi sento fortunata a potermi vaccinare.

E poi le parole di Draghi con il responso dell’Ema mi risuonano in testa.

Il medico che mi riceve esamina il mio modulo e si informa su che tipo di reazioni allergiche ho avuto all’antibiotico in questione.

Spiego che una volta mi è venuta l’orticaria, ma nessun choc anafilattico.

Mi chiede “Sta bene?” Sì.

“Ha fatto il covid?” No.

“Ha fatto un tampone?” No.

“Mai nessuno?” No.

“E ALLORA? CHI GLIELO FA FARE DI FARE IL VACCINO? HA IDEA DEI RISCHI CHE CORRE?”

Rispondo “Sono un ‘insegnante, a scuola ci hanno invitato a vaccinarci…”

“NON CREDO CHE IL SUO PRESIDE L’ABBIA OBBLIGATA; NON VORRA’ FARMI CREDERE CHE RISCHIA IL POSTO DI LAVORO?!?”

Inizia a crescermi l’ansia, gli dico, “Ma lei chi è?” Risposta “Uno psichiatra”.

Incalza” CI PENSI BENE, IO GLIEL’HO DETTO”

Allora, gli segnalo che i miei genitori hanno avuto entrambi un infarto, che dei miei 4 nonni, tre sono morti per problemi cardiovascolari…

Lui continua a ripetere: “APPUNTO, ADESSO LEI STA BENE; CHI GLIELO FA FARE DI CORRERE DEI RISCHI?!?”

Sono agitata e confusa, penso quasi ad uno scherzo, guardo l’infermiera sperando che mi rassicuri.

Niente.

Vorrei scappare, ma mi sento inchiodata alla sedia.

“Braccio destro” mi dice e l’ago entra nel mio braccio.

Raccolgo le mie cose ed esco, in mano due moduli, precisamente:

  • un foglio/questionario per i pazienti da inviare all’email a.car@asl.novara.it per la segnalazione di reazioni avverse (dove hanno indicato ASTRAZENECA; FEMMINA; 1° DOSE ORA E DATA di somministrazione; SPALLA DESTRA) con graffettato un foglio/scheda di raccordo anamstetico senza nessun dato anagrafico e niente firma.
  • un foglio con il giorno e l’ora per la somministrazione della 2°dose con il mio nome ed indirizzo, ma ancora niente firma.

Ripeto.

Su entrambi i moduli non c’è nessuna firma, né qualifica.

Primo modulo SEDUTA VACCINALE del…NON COMPILATO.

MEDICO VACCINATORE, NIENTE FIRMA.

INFERMIERE VACCINATORE, NIENTE FIRMA.

Secondo modulo, IL MEDICO RESPONSABILE, NIENTE FIRMA.

Perché? Cosa sta succedendo?

Mi informo, anche gli altri, come me, non hanno neppure uno straccio di scarabocchio di firma.

Che strano…

Allora, non appena torno a casa, faccio un’indagine tra gli altri colleghi, già vaccinati da tempo, anche loro, o non hanno in mano nessun modulo o non hanno firme leggibili o qualifiche a cui appellarsi.

Bene, no anzi male.

Se il medico ha fatto di tutto per dissuadermi (mi rammarico non averlo registrato, lo so è la mia parola contro la sua) e se in generale è una prassi, verificabile dai documenti, quella di non firmare, come faccio io libero cittadino a sentirmi sicura?!?

O forse quel medico negazionista ha agito bene, in scienza e coscienza per mettermi in guardia, spiegandomi in “lingua comprensibile”, come recita il modulo che ho firmato, quali sono i rischi?

Cosa significa in questo momento essere medico?

Ed essere insegnante?

Che cosa possiamo fare per non trasgredire la legge, tutelando al contempo la nostra e l’altrui salute?

Ok, possiamo rifiutarci di vaccinarci, ma se davvero il personale medico e quello scolastico rifiutasse in blocco la somministrazione del vaccino, cosa succederebbe?

Se uno si è deliberatamente rifiutato di vaccinarsi e poi si ammala di covid, l’Inps risponde?

Ed infine, se uno è un medico no vax, fa bene o fa male ad allertare il paziente?

Come concilia il suo obbligo legale di somministrazione del vaccino con il suo scetticismo medico?

Che cosa sanno in più i medici che noi non sappiamo?

Se, per legge, un medico deve procedere alla somministrazione del vaccino, è deontologicamente corretto, da parte sua, insistere ad allertare il paziente a priori, senza che questi gli abbia chiesto un parere?

Ha esercitato una forma gratuita di terrorismo psicologico o ha coraggiosamente e lecitamente espresso il suo dissenso?

Qualcuno mi ha detto di denunciarlo.

Perché?!? Dico io.

In fondo lui ha fatto il suo dovere, il vaccino me l’ha fatto.

Avrebbe fatto bene a tacere, a tenersi per lui le sue perplessità?

Per me no.

Primo, perché siamo ancora, fino a prova contraria, in un paese libero e democratico, dove vige il diritto di parola.

Secondo, perché sia lui, medico, che io, paziente, siamo gli ultimi anelli di una catena, un sistema statale, che comunque non sta funzionando.

Lui nella sanità, io nella scuola.

Sfido chiunque a dimostrarmi il contrario.

Le scuole sono chiuse e la Dad non funziona.

Le terapie intensive sono ancora al collasso ed il personale medico sanitario ha pagato a caro prezzo il suo ruolo, sia sul piano personale che legale.

Niente e nessuno ci sta garantendo che il vaccino ci metta al riparo dal rischio di ammalarci e ci dia  un’immunità permanente.

Prima sotto il governo Conte e poi adesso nel governo Draghi, i politici si rimangiano la parola, dicono una cosa e poi ne fanno un’altra.

Alzi la mano chi si sente protetto dalla politica e rassicurato dalla stampa.

Siamo onesti, ogni giorno, chiunque di noi, semplice cittadino, da un anno a questa parte, è in balia di un ennesimo bollettino medico, di un altro d.c.p.m, di una nuova zona rossa…

Uno dice, “mi informo”.

Ma dove sono i dati scientifici, se, ogni giorno gli esperti che vanno in televisione, giocano a confondere la gente, cambiando l’informazione scientifica in disinformazione mediatica ed in strumentalizzazione politica?!?

Ringrazio quel medico che mi ha obbligato a riflettere che siamo anelli di un sistema che non tiene.

E come io, docente, so che non c’è né Azzolina, né Bianchi che tenga, la scuola si sta trascinando verso la fine del secondo anno scolastico a rotoli, così, quel medico, sa che è ora di finirla di raccontare palle sulla sicurezza dei vaccini.

Stiamo andando incontro a mani nude alla pandemia, e chi vivrà, vedrà.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I Vaccini Panacea di tutti i mali… ma ricordiamoci che da poveri ci si ammala di più…

LE MELODIE DEI CANTORI DEL VIRUS

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