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Evento Apple Keynote 2021

Ebbene si, ieri 14 settembre c’è stato un nuovo evento Apple nella quale hanno presentato i nuovi modelli.

Iphone 13 e 13mini, Iphone 13 Pro e ProMax, Ipad, Ipad Mini, Apple Watch 7

 

iPAD 9

 

il nuovo iPad esteticamente non cambia dai modelli precedenti ma monta il chip A13 Bionic, il quale secondo Apple sia 20% più veloce del modello  precedente e tre volte più veloce dei chromebook e addirittura sei volte più potente dei tablet Android.

il nuovo iPad monta una fotocamera frontale da 12 mp ultrawilde dotata del Center Stage un’intelligenza artificiale che ti permette, durante le videochiamate, di rimanere sempre al centro dello schermo.

Il display rimane sempre da 10,2″ ma ottiene il TrueTone una tecnologia che utilizza sensori avanzati per regolare il colore e l’intensità del display in base alla luce ambientale, in modo che le immagini appaiano più naturali.

Oltre all’estetica ormai “vecchiotta” l’iPad 9 sarà compatibile solo con l’Apple Pencil di prima generazione.

I prezzi come per i colori dei nuovi iPad restano invariati ma con una capacità superiore al modello precedente, da 64GB e 256GB.

I prezzi partono da:

iPad  64GB modello WI-FI  € 389 (iva incl.)

iPad  64GB modello WI-FI + Cellular  € 529 (iva incl.)

 

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iPAD Mini

 

La vera sorpresa , il vero scoop dell’evento è stato il nuovo iPad Mini 6, che ora oltre a ereditare il design a mattonella dei suoi fratelli maggiori iPad Air e Pro, riceve anche la porta USB-C il quale lo rende più veloce nel trasferimento di dati e lo porta a diventare compatibile con l’Apple Pencil di seconda generazione.

Un formato piccolo ma con un grande display  Liquid Reina da 8.3″ con TrueTone. Il tasto di accensione superiore integra il Touch ID in modo tale da porte sbloccare con sicurezza il vostro dispositivo e per effettuare pagamenti.

il nuovo chip A15 montato sull’iPad Mini lo rende un piccolo ma potente dispositivo, ben 40% di performance con il modello precedente e 80%in più per quanto riguarda la grafica.

Il piccolo dispositivo ha due fotocamere da 12MP, quella frontale ha 122 gradi di campo visivo il quale permette la funzione di zoom adattivo come il suo fratello maggiore Ipad Pro, una funziona molto adatta per le videochiamate.

il nuovo iPad Mini si può avere in quattro colorazioni: grigio siderale, rosa, viola e galassia con una capacità da 64GB o 256GB.

I prezzi partono da:

iPad Mini 64GB modello WI-FI  € 559 (iva incl.)

iPad Mini  64GB modello WI-FI + Cellular  € 729 (iva incl.)

 

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Apple Watch 7

 

Apple ha annunciato anche il nuovo Apple Watch serie 7 , il nuovo wearable di casa Apple è il più resistente mai prodotto con certificazione IP6X ovvero resistente alla polvere, urti e all’acqua fino a 50m.

Il design resta lo stesso del modello precedente ma con il le cornici più sottili (soli 1.7 mm) rispetto al Apple Watch 6.

Il sistema operativo aggiornato sfrutterà nuovo display più grande con una nuova interfaccia e si potrà usufruire la tastiera QWERTY completa.

Il nuovo dispositivo avrà la stessa batteria del modello precedente ma con una ricarica più veloce, del 33% secondo Apple, grazie al suo nuovo caricabatterie rapido USB-C.

Per ora i prezzi del nuovo Watch 7, in Italia, non sono stati ancora annunciati.

 

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Iphone 13 e 13mini

 

L’attesa di tutti è finita, il nuovo Iphone 13, il quale mantiene il design squadrato del modello precedente, ma con la disposizione delle camere posteriore sfalsate, adesso posizionate in diagonale.

La famosa tacca dell’iphone, il NOTCH si riduce del 20% questo è dovuto allo spostamento dello speaker frontale rimpicciolendola e spostandola ancora più in alto ma mantenendo i sensori per il faceID.

Iphone 13 monta il nuovo processore A15 Bionic, CPU 50% più veloce e GPU30% più veloce rispetto ai competitor.

Come nell’iPad Mini, iPhone 13 monta le nuove camere da 12MP ultra wibe.

La capacità di memoria sono 128GB, 256GB e 512GB.

I prezzi partono da:

iPhone 13 Mini 128GB   € 839 (iva incl.)

iPhone 13  128GB    € 939 (iva incl.)

 

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Iphone 13 Pro e Pro Max

 

E alla fine Apple ha presentato Iphone 13 Pro e Pro Max , anche loro come il loro fratellino più piccolo hanno il NOTCH ridotto del 20% e montano il nuovo chip A15, ma la vera differenza sta nel display Pro Motion a 120Hz.

Per quanto riguarda le camere monta una camera principale con apertura f/1.5, una ultra-grandangolare f/1.8 e un teleobiettivo con zoom ottico 3x.

Degli obiettivi in grado di girare video con qualità a livello cinematografici.

I tagli dell’iPhone 13 Pro 128GB, 256GB, 512GB e 1TB.

I prezzi partono da:

iPhone 13 Pro 128GB   € 1189 (iva incl.)

iPhone 13 Pro Max  128GB    € 1289 (iva incl.)

                            <figure><img src="https://betapress.it/wp-content/uploads/2021/09/pro1-768x431.png" alt="pro1" /></figure><figure><img src="https://betapress.it/wp-content/uploads/2021/09/pro-768x430.png" alt="pro" /></figure><figure><img src="https://betapress.it/wp-content/uploads/2021/09/pro2-768x425.png" alt="pro2" /></figure><figure><img src="https://betapress.it/wp-content/uploads/2021/09/pro4-768x431.png" alt="pro4" /></figure><figure><img src="https://betapress.it/wp-content/uploads/2021/09/pro5-768x432.png" alt="pro5" /></figure><figure><img src="https://betapress.it/wp-content/uploads/2021/09/pro6-768x431.png" alt="pro6" /></figure><figure><img src="https://betapress.it/wp-content/uploads/2021/09/pro7-768x512.png" alt="pro7" /></figure><figure><img src="https://betapress.it/wp-content/uploads/2021/09/pro3-768x433.png" alt="pro3" /></figure><figure><img src="https://betapress.it/wp-content/uploads/2021/09/pro0-768x430.png" alt="pro0" /></figure><figure><img src="https://betapress.it/wp-content/uploads/2021/09/pro8-768x433.png" alt="pro8" /></figure>         
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Windows 11

Microsoft lancia il nuovo Windows11

    Senza giri di parole, Microsoft con il nuovo sistema operativo, semplifica l’interfaccia avvicinandosi al MacOs e a Chrome OS.

Notiamo subito il nuovo menu di start, aggiornato e in centro sulla barra delle applicazioni (tranquilli si potrà posizionare nuovamente a sinistra) identico al progetto Windows 10X, un sistema operativo per i dispositivi multischermi appena abbandonato.

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Addio ai Live Titles introdotto con Windows 8 per un menu start simile a Chrome Os; un menu più semplice e fluido separato dall’applicazione search. Tutto questo con le finestre con angoli arrotondati, una piccolezza che moderna la grafica.

Win 11 avrà integrato Teams direttamente nelle barre delle applicazioni permettendo l’interazione di messaggi, chat e video con chiunque anche su diversi dispositivi (Windows, Android, iOS).

Snap Layout è il nuovo multitasking di Microsoft che permette di lavorare con più schermate contemporaneamente in modo rapido. In caso di multischermo, questa nuova modalità riconoscerà automaticamente dividendo per ogni schermo le app.

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Uno sviluppo importante è stato fatto sul Microsoft store grazie alla collaborazione con Intel e Amazon, i quali hanno sviluppato una tecnologia chiama Intel Bridge. Questo nuovo store oltre ad essere più affidabile porta con sé anche le app proveniente dal mondo Android e dà accesso a tutti gli sviluppatori e creator.

Per il mondo gaming Microsoft regala la migliore esperienza di gioco per pc offrendo Auto HDR, direct storage e per i possessori di Xbox Game pass, potranno utilizzare l’app Xbox. Ebbene sì, Xbox e pc si fondano per il mondo game.

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In conclusione, windows 11 ottimizza e velocizza tutte le applicazioni; è un update che aspettavamo da tanto, un aggiornamento che svecchia l’attuale sistema operativo.

La data di rilascio non è stata ancora annunciata ma sappiamo che in arrivo a fine anno.

Tranquilli l’aggiornamento a 11 sarà gratuito per tutti i dispositivi dotati di Windows.




Surface Laptop4

Microsoft beffa Apple con il nuovo Surface Laptop4

    Una nuova presentazione del Surface Laptop4 beffa il MacBook Air mostrando la disponibilità di un display touch screen, una disponibilità di una porta USB standard e USB C e un miglior supporto al gaming; mentre il MacBook Air ne è sprovvisto di tutto ciò come viene sottolineato nel video.

Il nuovo Surface Laptop4 è disponibile sia con i processori Intel che AMD con un display da 13.5” e 15” con diverse finiture e colori ed è disponibile con la superficie della tastiera in Alcantara.

La contro parte utilizza il processore proprietario Apple Silicon M1 con architettura ARM.

I prezzi per il nuovo Microsoft Surface Laptop 4 partono dal 1.149€ per il modello da 13,5” AMD Ryzen5 4680u 8gb di ram e un ssd da 256 GB, mentre per il 15” AMD Ryzen7 4980u 8GB di Ram e 256 ssd parte da 1499

SPECIFICHE TECNICHE

  • OS: Windows 10 Home 20H2
  • dimensioni e peso: 
    • 13,5″: 308x223x14,5mm per 1,265 grammi (Platinum e Ice Blue) o 1,288 grammi (Matte Black e Sandstone)
    • 15″: 339,5x244x14,7mm per 1,542 grammi (Platinum e Matte Black)
  • scocca: alluminio
  • colorazioni:
    • 13,5″: Platinum o Ice Blue (solo in versione Alcantara), Matte Black o Sandstone (solo in versione in metallo)
    • 15″: Matte Black, Platinum
  • display: 
    • 13,5″: PixelSense Display 2256×1504, 201ppi, 3:2, supporto Surface Pen, multi-touch a 10 punti
    • 15″: PixelSense Display 2496×1664, 201ppi, 3:2, supporto Surface Pen, multi-touch a 10 punti
  • CPU: 
    • 13,5″:
      • Intel Core i5-1135G7 quad-core
      • Intel Core i5-1145G7 quad-core (solo uso commerciale)
      • Intel Core i7-1185G7 quad-core
      • AMD Ryzen 5 4680U Mobile con Radeon Graphics Microsoft Surface Edition exa-core
      • AMD Ryzen 74980U Mobile con Radeon Graphics Microsoft Surface Edition octa-core (solo uso commerciale)
    • 15″:
      • Intel Core i7-1185G7 quad-core
      • AMD Ryzen 7 4980U Mobile con Radeon Graphics Microsoft Surface Edition octa-core
  • tastiera e trackpad: 
    • 13,5″: trackpad 115×76,6mm in vetro, gesture a 5 dita, tastiera full size backlit con soft touch, corsa 1,3mm
    • 15″: trackpad 115×76,66mm in vetro, gesture a 5 dita, tastiera full size backlit, corsa 1,3mm
  • grafica:
    • Intel Core 11a gen: Intel Iris Xe
    • AMD Ryzen: AMD Radeon
  • memoria: 
    • 13,5″: 8/16/32GB LPDDR4X, 3733MHz
    • 15″:
      • Intel: 8/16/32GB LPDDR4X, 3733MHz
      • AMD: 8/16/32GB DDR4, 2400MHz
  • storage: 13,5″: 256/512GB o 1TB M.2 NVME SSD rimovibile
  • sicurezza: chip TPM 2.0 e supporto BitLocker, Windows Hello
  • rete: WiFi 6, Bluetooth 5,0
  • autonomia: 
    • 13,5″:
      • AMD Ryzen 5: fino a 19 ore
      • Intel Core i5: fino a 17 ore
      • supporto ricarica rapida
    • 15″:
      • AMD Ryzen 7: fino a 17,5 ore
      • Intel Core i7: finoa 16,5 ore
      • supporto ricarica rapida
  • cam: Windows Hello per autenticazione facciale, fotocamera frontale 720p f/2,0
  • audio: Studio Mic Dual far-field, speaker Omnisonic con Dolby Atmos 9
  • porte: 1x USB-C, 1x USB-A, jackda 3,5mm, 1x Surface Connect
  • sensori: luce ambientale
  •  alimentazione: 60W + 5w



GDPR: esiste?

Come redazione di betapress, continuiamo il nostro itinerario di formazione/informazione sull’impiego delle piattaforme digitali, sempre più consapevoli che, in Italia, vige una sorta di analfabetismo informatico.

L’intento è quello di dare delle indicazioni di percorso alla gente comune, offrire strategie di sopravvivenza a chi non se ne intende, ma, comunque, è in balia del cambiamento…

Ritorniamo a parlare con un professionista del campo, Paolo Marson, che in precedenza, nel nostro ultimo articolo, ci ha aiutato a districarci tra What App, Telegram, Signal e via dicendo.

Per chi non lo sapesse, ricordiamo ai nostri lettori chi è Paolo Marson e quali sono le sue competenze professionali ed esperienze lavorative in ambito informatico.

Paolo Marson, è auditor per il rispetto della compliance delle norme cogenti e di quelle volontarie.

In modo più specifico, si occupa di tutte quelle norme riguardanti il trattamento dati personali (ovvero quello che è conosciuto come GDPR) sulla parte di natura tecnica, operativa, informatica, Iso 27001.

Paolo Marson collabora come consulente da anni con la società Top Management Consulting di Vicenza ( www.tmcnet.it ), seguendo Clienti da società Multinazionali, Nazionali e delle più diversificate categorie produttive o di servizi.

Basti dire che il suo background nell’ambito informatico, parte dal lontano 1982.

In quegli, Paolo Marson, è diventato uno dei primi agenti della Commodore Computer, quella del famoso Vic 20 Commodore 64.

Poi, Paolo Marson, ha continuato per decenni a lavorare in ambito informatico, sviluppando business in ambiti diversi, occupandosi, prevalentemente, di parte tecnica ed informatica.

Dunque, cerchiamo di approfondire con lui, il tema PRIVACY e tutte le varie normative, più o meno vigenti, oggi, in Italia

Betapress-  Marson, partiamo dal regolamento UE 2016/679 GDPR.

Secondo lei, esso è applicato realmente o formalmente in Italia?

Paolo Marson- Il Regolamento Europeo deve essere applicato in maniera sia reale che formale.

Talvolta l’impressione che riceviamo da chi lo deve mettere in attuazione (il regolamento è un obbligo e non una facoltà), è che sia sufficiente produrre dei documenti, pubblicare nel sito qualche informativa e null’altro.

Il Regolamento è composto sicuramente da una parte documentale che viene definita “parte legale” in quanto deve definire a chi vanno i dati e come vengono gestiti, in particolare la tipologia del dato che viene ceduto nei confronti dei terzi,

Ma, soprattutto, da una parte organizzativa interna all’azienda, che è sia procedurale, in quanto ci devono essere delle procedure chiare e definite, sia di tutta quella che è la parte informatica, che deve garantire l’integrità del dato e la disponibilità in qualsiasi momento nei confronti dell’interessato.

Betapress-  Marson, possiamo dire che il regolamento UE 2016/679 GDPR, è applicabile su una sostanziale incompetenza/inadeguatezza del sistema italiano? 

Oppure, in Italia, va tutto bene, il problema privacy non esiste?

Purtroppo, in Italia, sono evidenti le incompetenze e le inadeguatezze di molti operatori (attivi e passivi) del sistema informatico italiano.

Le carenze, nel nostro paese, sono enormi, lo possiamo constatare ogni giorno.

Come ho già detto, l’informatica è un qualcosa che si usa perché si deve, perché diverte, perché è utile ma che finché va, va bene…Manca un concetto di approccio assolutamente diverso.

Bisogna che gli utenti informatici, tutti, dal primo all’ultimo, sappiano che l’uso degli strumenti informatici nelle sue varianti, dalla più semplice alla più complessa, è un processo irreversibile, e che “a quella” spina / cavo è attaccata la VITA di una Azienda.

Questo è il presupposto fondamentale che deve essere alla base di ogni approccio informatico.

Oggi, in Italia, si fa ancora molto, ma molto poco per la SICUREZZA informatica.

Siamo tra i paesi più industrializzati, siamo il primo per “strumenti in uso”, ma tra gli ultimi per la SICUREZZA.

Riguardo al sistema Paese, è da anni che si sente parlare di Digital Trasformation.

Ma, siamo onesti, non è mai successo nulla, anche perché molte volte, le persone che sono nei luoghi decisionali o cruciali non hanno le competenze per affrontare questa evoluzione.

Staremo a vedere cosa succede, ma di sicuro, qualcosa deve cambiare ed in fretta.

Betapress- Riguardo al codice privacy (D.Lgs. 196/2003), secondo Lei, è adeguato al mondo attuale?

Cyberbullismo, smart working, dad, sono una conferma o una smentita dello scollamento tra la teoria e la pratica?

Paolo Marson- Della vecchia normativa privacy 196/2003 è rimasto ben poco. Essa è stata per lo più assorbita dal GDPR. 

Cyberbullismo, smart working, dad come tutte le altre operatività che riguardano il traffico di dati, sono la prova del nove del sistema informatico, della sua sicurezza e della tutela della privacy.

Non sono più concetti di norma, sono applicazioni concrete.  

E qui torniamo agli aspetti della consapevolezza di chi li usa e della sicurezza applicata agli strumenti con cui si accede a queste tipologie.

Ed allora, chiudiamo il nostro discorso con le stesse parole con cui, Paolo Marson, ha iniziato la nostra intervista.

” Beh, innanzitutto, la gente comune dovrebbe iniziare a capire come funzionano le cose, ad essere informata ed informarsi su come funziona anche il lato B, cioè quali possono essere i rischi connessi all’utilizzo poco consapevole o poco avveduto.

E’ essenziale quindi partecipare a corsi ed aggiornamenti, consultarsi con degli esperti e non con i famosi laureati su Google con un master su YouTube.

Più volte la cronaca ha dimostrato che quello che viene definito smartphone, molte volte, si è dimostrato essere un’arma letale nel vero senso della parola”. 

Noi di betapress, ci abbiamo provato ad informarci e formarci, e voi, cari lettori, cosa ne pensate di quest’evoluzione digitale in atto?

Chi la vive? Chi la capisce? Chi la subisce?

Fatecelo sapere, formulateci i vostri dubbi e proveremo, grazie ad i nostri esperti, a fare un po’ di luce in questa “selva oscura” digitale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Calma, Calma, è tutto a posto

 




Calma, Calma, è tutto a posto

Fuga da Whats App, passaggio a Telegram ed approdo a Signal.

Perché? Chi l’ha detto? E’ una cosa intelligente, provata, documentata? O, piuttosto è una suggestione collettiva, una moda dei nostri giorni, un movimento migratorio ad effetto domino?

Come redazione di betapress, vorremmo dare delle indicazioni di percorso per la gente comune, delle strategie di sopravvivenza per chi non se ne intende, ma è in balia del cambiamento.

Perché, informarsi e formarsi dovrebbe essere un karma nella vita, per tutte le cose che si fanno.

Inoltre, di fronte a un cambiamento, o ti adegui o ti estingui.

Dunque, in questa continua evoluzione digitale, la gente comune dovrebbe iniziare a capire come funzionano le cose, ad essere informata ed informarsi su come funziona anche il lato B, cioè quali possono essere i rischi connessi all’utilizzo poco consapevole o poco avveduto di un servizio informatico.

Dunque, per fare la nostra parte, abbiamo intervistato un professionista nel campo, Paolo Marson, per avere gli strumenti per capire e non per subire il cambiamento.

Betapress- Paolo Marson, per i nostri lettori, quali competenze professionali ed esperienze lavorative possiede in ambito informatico?

Paolo Marson- Mi occupo di diverse cose che possono essere riassunte in auditor per il rispetto della compliance delle norme cogenti e di quelle volontarie, in modo più specifico riguardanti il trattamento dati personali (ovvero quello che è conosciuto come GDPR), sulla parte di natura tecnica, operativa, informatica, Iso 27001.

Collaboro come consulente, da anni, con la società Top Management Consulting di Vicenza ( www.tmcnet.it ), seguendo Clienti da società Multinazionali, Nazionali e delle più diversificate categorie produttive o di servizi.

Il mio background nell’ambito informatico parte dal lontano 1982.

In quegli anni, sono diventato uno dei primi agenti della Commodore Computer, quella del famoso Vic 20 Commodore 64, e poi, da lì, ho sviluppato business in ambiti diversi, occupandomi prevalentemente di parte tecnica ed informatica.

Betapress- Whats app /Telegram/Signal…In cosa si assomigliano? In cosa si differenziano?

Paolo Marson- Queste applicazioni sono nate per la stessa identica funzione, ovvero quella di mettere in comunicazione, in tempo reale, singole persone (o gruppi di persone), tramite messaggistica istantanea con modalità accessorie leggermente differenti, come, ad esempio, la possibilità di poter cancellare immediatamente i messaggi o di dare un tempo limite, oppure di fare le video chiamate.

Quindi, la sostanza è praticamente identica, solo che viene fornita da produttori diversi che, ovviamente, si combattono con differenze minimali nell’uso.

Certo, il fatto che siano gratuite, implica che abbiano l’interesse nel recuperare la maggior quantità di dati relativi alle persone che utilizzano le loro APP.

Ricordiamoci sempre che, quando un qualcosa o un servizio è gratis, il prodotto sei tu.

Nulla è gratis, solo che molto facilmente le persone si dimenticano di questo aspetto e quindi sono propense a condividere di tutto e di più, anche ciò che sarebbe meglio evitare.

Betapress- Nella similitudine di servizi, offrono differenze di privacy? Garantiscono maggiore o minore sicurezza nell’utilizzo dei dati?

Paolo Marson- Premesso che i vari gestori /proprietari delle piattaforme di chat / messaggistica / social devono rispettare le normative europee in materia di privacy e tutela dei dati personali (e in questo contesto c’è anche una nuova estensione di quello che noi conosciamo come GDPR che è la EDPB), il contesto di sicurezza più che delle piattaforme stesse, sta nella bassa coscienza di sicurezza da parte dell’utilizzatore stesso. 

Ciò non toglie che le piattaforme più diffuse, proprio per il fatto di raccogliere un gran numero di utenti, siano sicuramente più attraenti per i malintenzionati del crimine informatico rispetto a quelle meno trafficate / utilizzate o con un minor numero di utenti, per il semplice fatto che, “dove c’è di più”, è più facile trovare ciò che interessa; è la solita legge dei grandi numeri. 

Il più delle volte, gli utenti, anziché limitarsi a scambi di messaggi con una rilevanza poco significativa, cominciano ad interscambiare tutta una serie di elementi che sono estremamente delicati, o sono addirittura circostanziati riguardo le proprie abitudini, di qualsiasi tipo.

Purtroppo, queste piattaforme vengono utilizzate da certi utenti come vettori di informazioni estremamente riservate, sia di carattere personale che di carattere di business.

Molti utenti confidano sul fatto che il sistema utilizza il sistema crittografico “end to end”.

Non posso escludere che, talvolta, siano tratti in inganno da questa famosa dicitura.

Ma, bisogna sapere che questo funziona egregiamente solo in determinate condizioni e a patto che poi non si utilizzi un cloud dove “archiviare” le proprie chat… 

Betapress- Cookie Tecnici/Cookie di profilazione.

A cosa servono? Perchè adesso, all’improvviso, la gente li teme?

Paolo Marson- I cookies non sono una novità, sono un po’ la moneta di scambio per avere l’utilizzo di determinate possibilità che il sito offre.

Essi permettono al titolare del dominio di ricavare tutta una serie di indicatori utili a “profilare” l’utente in modo poi da poter scambiare questa profilazione con altri sistemi.

Praticamente, i cookie di profilazione permettono che, a quell’utente, proprio a lui e non ad un altro, venga poi offerto ciò che gli è più congeniale (dalle scarpe agli articoli sportivi alle vacanze e tutto il resto). 

I cookies tecnici sono, come dice la parola, degli aspetti prettamente tecnici, che servono ai vari provider come “moneta di interscambio”, per non pagarsi in economia, ma pagarsi in quantità di dati interscambiati. 

Sono abbastanza certo che la gente oggi si stupisca di tutto questo, ma penso che ciò sia dovuto al fatto che la conoscenza dell’informatica sia una cosa ancora lontana.

Mi spiego, l’approccio che le persone hanno con i dispositivi e l’informatica, in genere, è “lo uso perché mi piace, l’uso perché mi diverte, lo uso perché devo, ma non so assolutamente come funziona e finché funziona va tutto bene… quando ci sarà un problema chiamerò qualcuno”. 

Quindi, alla base, c’è un sostanziale analfabetismo sul funzionamento dell’informatica.

Ovviamente, nel momento in cui viene portata in risalto una determinata funzionalità, perché diventa un elemento obbligatorio, ecco che c’è un po’ di agitazione.

Questo accade ogni qualvolta viene esposta al pubblico una serie di cose che esistevano anche prima.

Pensiamo, ad esempio, all’annuncio riportato sul pacchetto delle sigarette “il fumo fa male”.

Non era necessario che fosse scritto per saperlo, però quando è apparso ha creato comunque clamore e qualcuno probabilmente si sarà domandato se, effettivamente, il fumo faceva male.

Secondo me, è essenziale quindi partecipare a corsi, ad aggiornamenti, consultarsi con degli esperti, e non con i famosi laureati su Google con un master su YouTube!!!

Non dimentichiamoci che, più volte, la cronaca ha dimostrato che quello che viene definito smartphone, si è dimostrato essere un’arma letale nel vero senso della parola.

Allora, consapevoli che il discorso si fa lungo ed articolato, decidiamo di affrontare il problema privacy, sempre con il nostro esperto, Paolo Marson.

Ma per non stancare troppo i nostri lettori, vi rimandiamo al nostro prossimo articolo sul regolamento UE 2016/679 GDPR, in cui cercheremo di scoprire se esso è applicato realmente o solo formalmente, se esso è applicabile su una sostanziale incompetenza/inadeguatezza del sistema italiano, oppure se in Italia, il problema privacy è a norma di legge…

E, vi anticipiamo, non mancheranno le sorprese…

 




Sostenibilità ecologica,

Il Governo Draghi alla fine è nato e tra la fila dei principali ministeri vi è quello della Transizione Ecologica che esiste già in Francia e Spagna dove centralizza le funzioni dei ministeri dello sviluppo economico, ambiente e trasporti.

Il comico Grillo, improvvisamente riapparso a capo della delegazione grillina ricevuta da Draghi nei colloqui di rito di alcuni giorni fa, ne ha rivendicato il successo per se ed il movimento da lui creato qualche anno fa.

In realtà, il tema della sostenibilità ecologica, fino al tormentone della “decrescita felice”, per dirla con le parole dell’economista Serge Latouche, è un tema caro al Movimento 5 stelle.

Se si tratti di vera sensibilità o di incapacità a gestire il rilancio delle grandi opere civili ed industriali ferme da anni non è argomento che affronteremo in questa sede.

Sembra più centrale, infatti, il nodo sulla portata della transizione ecologica.

Ciò che deve essere compreso è che non si tratta di creare un modello di decrescita quantitativa a vantaggio esclusivo, quindi, di un modello di economia circolare, ecologica e solidale qualitativamente efficente.

L’idea che dovrebbe essere perseguita risiede, infatti, nell’obiettivo di conciliare, attraverso un unica regia, il rilancio di una stagione di crescita economica e la tutela dell’ambiente.

Il punto è che i due obiettivi non sono facili da conciliare a meno che non si accetti di buon grado di rinunciare a modelli di consumo che ognuno di noi considera ormai come acquisiti.

In questo senso non vogliamo riferirci ad opzioni consumistiche più morigerate ma a vere e proprie rivoluzioni sociali.

Pensiamo ai temi del co-housing e del car sharing o piuttosto alla riduzione del tempo del lavoro ed alla conseguente riduzione di redditi che ne derivano.

Una valutazione che non risparmia i paradigmi del mercato del lavoro che dovrebbe assicurare ambiti d’inserimento a qualifiche artigianali che la rivoluzione industriale ha cancellato da oltre 100 anni.

Siamo pronti, in conclusione, a spiegare ai nostri figli che un auto in famiglia sarà più che sufficiente, che in 100 metri quadri possono stare anche 2 nuclei familiari e che dovremo tornare a formare artigiani e non solo ingegneri e manager?

La tutela del pianeta e la svolta green sono ormai opzioni non negoziabili.

La nostra speranza è che i necessari obiettivi di rilancio economico si svolgano in un ambito di sostenibilità ambientale senza divenirne, tuttavia, ostaggio per il gioco dell’una o dell’altra parte politica.

La recente nomina di Roberto Cingolani alla guida del nuovo dicastero del Governo Draghi appare molto di più che una scommessa.

Le competenze consolidate del nuovo ministro anche nei settori della robotica e dell’ intelligenza artificiale  offrono un’importante garanzia e rappresentano molto più di un semplice punto di partenza.

 

La redazione di Betapress

 

Rispetto dell’Ecosistema e lineamenti di ecosofia

 




Far West digitale

Ma non prendiamoci in giro…

Il Safe Internet Day, la teoria e la realtà.

Sono insegnante referente cyberbullismo in un I.C. di Novara.

Ieri, in occasione della Giornata Mondiale del Bullismo e del Safe Internet Day, le mie classi hanno partecipato al Convegno on line

“I Giovani e i social network” coi ragazzi della CPS Novara.

La teoria.

Il coordinamento e la progettazione curati dalla prof ssa Gabriella Colla, referente Cyberbullismo e Bullismo dell’Ambito Territoriale di Novara, con presenti, on line, la Dott ssa Rosanna Lavezzaro Questore di Novara, il Prof Andrea Crivelli Consigliere per l’Istruzione della Provincia di Novara, la Dott ssa Patrizia Grossi ASL Novara e la Prof ssa Elena Ferrara, USR Piemonte.

La crème della crème, per dirla alla francese.

La pratica.

Alle ore 11, in classe, con presente i miei alunni, mi collego al link.

Così fanno i miei colleghi, ciascuno controlla i propri studenti, presenti a scuola. Siamo impazienti di vedere cosa succede.

Si collegano tutti gli alunni delle scuole medie e superiori che hanno aderito al progetto ed è subito evidente che il link è stato condiviso con alunni responsabili e corretti, o per lo meno controllati, perché in classe con il prof. presente e, soprattutto, senza in mano uno smartphone per fare danni.

Ma che il link è stato condiviso anche con ragazzi scorretti, per niente responsabili, di sicuro non controllati, perché in classe da soli (almeno spero che non fosse presente un insegnante mentre facevano quello che sto per raccontarvi), o perché a casa, da soli, davanti al computer.

In questo periodo, a Novara, la didattica è in presenza al 100% per le medie e al 50% per le superiori.

Bene, anzi no, male.

Alcuni dei ragazzi che si sono collegati da casa, soli, senza controllo, oppure, può anche essere, qualche ragazzo a scuola, che si è sottratto ad ogni controllo, ha dato il meglio, anzi no, il peggio di sé.

Ma andiamo con ordine.

Subito, sin dall’inizio, è stato evidente, non sono state rispettate le elementari forme di netiquette digitale.

Per chi ancora non lo sapesse, quando ci si collega bisogna tenere il microfono spento e la telecamera attivata.

Non solo, chi da mesi, come la sottoscritta, cerca di confrontarsi con le trappole della DAD, sa benissimo che è assolutamente necessario il controllo delle impostazioni da parte dell’insegnante, per impedire che un alunno possa giocare a silenziare il microfono della prof che parla o a spegnere la telecamera quando si è interrogati.

Dunque, mi chiedo, possibile che gli organizzatori dell’evento non abbiano pensato che prevenire è meglio che curare, dando in mano a degli esperti digitali la gestione informatica del convegno?!?

Ieri, invece, era tutto un grande show, microfoni accesi con un inventario di rumori in diretta, alunni che accendevano e spegnevano le telecamere nelle loro stanze, studenti che riapparivano mascherati, che ridevano, scherzavano, e che poi interagivano tra di loro scrivendo in diretta delle grandi stupidaggini sulla chat della piattaforma.

Ma soprattutto, studenti, abili disturbatori dell’evento che strategicamente, a tavolino, direi, ne boicottavano la riuscita.

Come?

Semplice, applicando quello che imparano nei video di Scuola Zoo, un inventario di giochi informatici per “congelare” l’immagine di chi sta parlando, oppure per disturbare con apparenti problemi di interferenza audio, la connessione di chi parla.

E così gli interventi di tutto rispetto di questo enorme impegno collettivo e sforzo sociale si è disperso in un mare magnum di anarchia e mancanza di rispetto in diretta.

Ma per correttezza li riportiamo:

Noi Nativi Digitali di Luciano Fiorenza Politecnico di Milano Facoltà Cybersecurity; I pericoli dei Social Networks di Andrea Pensotti ITIS “Fauser” Novara-CPS Novara; Social Networks e Internet : come tutelarsi dal punto di vista giuridico di Viola Albertinazzi – Luiss Roma Facoltà di Giurisprudenza; L’Importanza del Relazionarsi in Presenza e a Distanza della Dott Barbara Camilli Associazione Psicologia Utile; l’Importanza della Comunicazione e dell’Ascolto Peer to Peer delle Prof sse Ida Angiulli e Valentina Martes referenti Cyberbullismo ITI “Omar” Novara; Comunicare ai bambini ai ragazzi i pericoli della Rete con Bruno Testa fumettista ed infine Il Battello del Rispetto con Vittoria Lorenzetti fotografa.

L’acme è stato raggiunto quando, in tempo reale, sulla chat della piattaforma, mentre i relatori parlavano, venivano postati giudizi irrispettosi, commenti volgari e persino bestemmie in un’escalation di violenza digitale.

I miei alunni, prima divertiti, poi stupiti ed attoniti, erano inchiodati alla lim per vedere in tempo reale, fino a che punto gli altri, i bulli, potevano arrivare.

Erano persino eccitati dallo spettacolo, finché, ho deciso di spegnere il computer ed ho cercato di gestire l’emergenza.

Ho detto loro che gli irresponsabili verranno individuati e puniti, che fare in diretta su una piattaforma digitale delle cose simili, significa firmare la propria condanna, che l’evento era registrato e che rimane traccia di tutto quanto scritto in chat.

Che la polizia postale rintraccerà i bulli e punirà a dovere.

Che ci sarà una sanzione disciplinare per gli alunni coinvolti.

Che è previsto un coinvolgimento penale dei ragazzi o dei loro genitori, qualora fossero minori…

Ma manco mi ascoltavano.

Se volevamo verificare in diretta a che punto siamo arrivati, bene, ci siamo riusciti.

Credetemi, non avrei voluto scrivere quest’articolo.

Ma come insegnante referente cyberbullismo ho il dovere morale di prendere posizione.

E come giornalista, il diritto di cronaca e di critica mi obbliga a dire quanto siamo in pieno FAR WEST digitale.


Nota del Direttore: resta evidente che indipendentemente dall’ambiente oggi i ragazzi sono maleducati, cafoni e pure un poco (tanto) ignoranti, e questo non dipende dal digitale.


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Antonella Ferrari

 

Bullismo e Cyberbullismo sempre attuali.

Il Digital Divide

 




Safer Internet Day

Dal 2004 il 9 febbraio di ogni anno si celebra in Europa il Safer Internet Day (SID), evento nato con il Safer Internet Action Plan che fu elaborato per il periodo 1999-2004.

Il piano aveva l’obiettivo di incoraggiare la creazione di un ambiente favorevole allo sviluppo dell’industria connessa ad Internet promuovendo l’uso sicuro di Internet e lottando contro i contenuti illegali e nocivi.

Il programma (1999) si articolava su tre piani:

  • creazione di un ambiente più sicuro mediante l’istituzione di una rete europea di linee dirette (hotline), incoraggiamento dell’autoregolamentazione e dell’elaborazione di codici di condotta;
  • sviluppo di sistemi di filtraggio e di classificazione;
  • iniziative di sensibilizzazione.

Nel corso degli anni, l’Europa ha comunque continuato a promuovere iniziative (Safer Internet Plus) con la finalità di realizzare Internet come un luogo sicuro per i ragazzi.

Anche quest’anno, quindi, il 9 febbraio si celebra il Safer Internet Day 2021, giunto alla sua 18ma edizione, e il tema è “Together for a better internet” (insieme per un internet migliore).

L’iniziativa è gestita dai Safer Internet Centres esistenti in ciascuno Stato membro.

L’iniziativa è finanziata dall’Unione Europea e la giornata viene celebrata online in più di 170 paesi del mondo.

Mariya Gabriel, Commissario europeo per l’innovazione, la ricerca, la cultura, l’istruzione e la gioventù, ha dichiarato: “I giovani hanno bisogno di sentirsi sicuri e responsabilizzati quando navigano nel mondo online per poter godere appieno del mondo digitale. Con il Piano d’azione europeo per l’alfabetizzazione digitale, mettiamo l’alfabetizzazione digitale al centro del panorama educativo europeo, promuovendo l’alfabetizzazione digitale per combattere la disinformazione online, sostenendo educatori e insegnanti e assicurando un e-learning di qualità“.

Il Commissario europeo per il mercato interno Thierry Breton ha dichiarato: “La crisi del coronavirus ci ha costretti a spostare la maggior parte delle nostre attività quotidiane online e quando lasciamo i nostri figli navigare in internet, vogliamo che siano protetti. Siamo determinati a garantire che la trasformazione digitale porti benefici a tutti in modo sicuro. Ciò che è illegale offline dovrebbe essere illegale online. Ora ci aspettiamo che l’industria tecnologica faccia la sua parte nel rendere internet più sicuro senza indugio e in linea con le regole dell’UE“.

La Commissione europea con il comunicato stampa dell’8/2/2021 precisa che la Direttiva sui servizi di media audiovisivi (Audiovisual Media Services Directive – AVMSD) richiede alle piattaforme di condivisione video online di limitare l’accesso dei bambini a contenuti dannosi e le regole per le piattaforme digitali.

Inoltre, la legge sui servizi digitali e la legge sui mercati digitali, proposte nel dicembre 2020, includono obblighi specifici per le grandi piattaforme per affrontare rischi significativi per il benessere dei minori.

Il Safer Internet Day, comunque, è l’occasione per evidenziare quanto la protezione dei dati personali e la privacy siano importanti unitamente, ovviamente, agli aspetti di sicurezza informatica.

Le piattaforme digitali online, quali titolari del trattamento, sono obbligate al rispetto delle norme in materia di protezione dei dati personali e precisamente del Regolamento UE 2016/679 e del codice privacy italiano (D.Lgs. 196/2003, così come modificato dal D.lgs. 101/2018).

Per la Repubblica di San Marino la disciplina in materia di protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali è la L. 171/2018 che è in vigore dal 5/1/2019.

Tuttavia, quando si parla di minori non si può fare riferimento unicamente alle norme.

La famiglia è il nucleo primario della società e resta il principale contesto all’interno del quale i minori si relazionano con i propri genitori.

I genitori, da parte loro, esercitano la responsabilità genitoriale sui figli minori e sono tenuti a svolgere il controllo sebbene senza una profonda interferenza sulla loro sfera personale.

Tale controllo dovrebbe essere esteso anche alle attività che i minori compiono online.

Del resto, ciò è espressamente indicato nel citato GDPR, ove si fa riferimento al consenso “prestato o autorizzato dal titolare della responsabilità genitoriale” sul minore di anni 13 (questa l’età minima per quanto riguarda l’offerta diretta di servizi della società dell’informazione, ma dipende dal singolo Paese; in Italia è fissata a 14 anni).

La questione può apparire semplice, ma in realtà non lo è affatto in quanto è molto difficile controllare l’età effettiva e, ancora di più, la vera identità di colui che chiede l’accesso ad una risorsa online.

Sarebbe necessario un intervento legislativo sulla identità digitale che – al di là dello SPID italiano – sia valida quanto meno a livello europeo e anche interoperabile tra gli Stati membri.

Sono allo studio alcune proposte sulla identità digitale, ma il problema, comunque, per i minorenni resta.

Il discorso è ampio e meriterebbe maggiori spazi di approfondimento.

Bisogna investire su campagne di informazione e sensibilizzazione per accrescere nei minori la consapevolezza del valore che hanno dati personali.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nicola Fabiano




Fuga da whatsApp

Un messaggio sibillino di WhatsApp e un tweet di Elon Musk: et voilà, in tantissimi hanno deciso di passare a Signal, abbandonando la più famosa app di messaggistica.

Ma attenzione: è o non è una bufala?

WhatsApp negli scorsi giorni ha diramato un messaggio di avviso sull’aggiornamento privacy per il 2021.

Questo ha seminato il panico tra molti utenti, complice anche un tweet di Elon Musk che telegraficamente ha scritto: “Use Signal” (usate Signal).

La convinzione (vera o sbagliata?) di molti utenti è che Signal non richiederà un aggiornamento sulla privacy e nuovi termini entro l’8 febbraio, diversamente da quanto impone WhatsApp.

In tutta questa vicenda, anche WhatsApp ci ha messo del suo, va detto: il messaggio arrivato agli utenti era tutto fuorché chiaro e il team si è mosso davvero tardi per cercare di riparare all’errore.  Numerosi giornali, tra cui anche The Indipendent, hanno rassicurato che la nuova privacy WhatsApp 2021 non influirà in alcun modo sull’utilizzo dell’app in Italia e nel resto d’Europa.

Ma intanto continuano i download di Signal che, per inciso, lavorano con gli stessi standard di sicurezza e con la stessa crittografia end-to-end.

Di tutta questa confusione sta approfittando Signal, che in questi giorni sta registrando un boom di download, al punto che si stanno registrando numerosi ritardi sull’invio del codice di verifica.

A questo punto sia chiaro che ognuno è libero di usare l’app di messaggistica che preferisce, ma quello che è bene sottolineare è che alla base della situazione scoppiata negli scorsi giorni c’è disinformazione e strumentalizzazione.

Basta dire che, come ha precisato anche Facebook, che possiede WhatsApp, i protocolli di privacy a cui le due piattaforme devono attenersi sono gli stessi, essendo imposti dalla normativa europea.

Ma, giusto per capirci un po’ di più, incominciamo a documentarci ed andiamo a vedere cosa dicono gli esperti, per esempio, Luca Accomazzi, programmatore, divulgatore, insegnante, ma soprattutto esperto di  GDPR (General Data Protection Regulation). 

Ha letto e commentato il GDPR per la prima volta nel 2014.

(Luca Accomazzi, tanto per dirne una, ha messo le mani su un calcolatore (Apple) nel 1980. Ha insegnato informatica prima alle superiori e poi all’università tra il 1988 e il 2014. Su Internet dal 1992, da fine 1997 con la sua Accomazzi.net si dedica principalmente alla creazione di commerci elettronici sul web e, di recente, soprattutto a portare su Amazon le medio-grandi imprese italiane. Ha pubblicato circa trenta libri di divulgazione, principalmente per Feltrinelli ma il più recente con crowdfunding su Kickstarter).

Ecco quanto scrive su QUORA, Luca Accomazzi, rispondendo alle perplessità della gente comune, come me…

Perché Elon Musk ha proposto Signal come alternativa di WhatsApp? Cosa c’è dietro?

Non è una questione tecnica e neppure tanto di sicurezza (anche se Signal è più sicuro di WhatsApp e questo si dimostra facilmente: se io chiamo Pinco Pallo su Signal non lo sa nessuno tranne me e Pinco Pallo. Se lo chiamo con WhatsApp lo sa anche Mark Zuckerberg — e tutti quelli a cui Mark Zuckerberg lo dice).

È una questione di privacy.

Mark Zuckerberg ha comprato apposta WhatsApp e lo usa per profilarmi, scoprire chi sono i miei amici, quando li chiamo, per quanto li chiamo… Non cosa gli dico — questo no.

Quali sono le applicazioni per smartphone poco conosciute che usate giornalmente?

Il mondo è pieno di ingenui che per chattare usano WhatsApp (il programma che è stato usato per violare lo smartphone dell’uomo più ricco del mondo[1] ).

E anche di altrettanti ingenui che usano Telegram, una app sulla cui sicurezza gli esperti hanno forti dubbi da diversi anni[2].

In pochissimi invece per le chat e le chiamate in voce usiamo Signal, un programma sicuro e protetto al punto che che un sacco di governi di destra a cominciare dall’amministrazione Trump stanno facendo pressione per vietarne l’uso[3] .

 

[1] Guardian: Saudi prince’s account used to hack Jeff Bezos via WhatsApp

[2] https://pdfs.semanticscholar.org/93fe/3a5e70d64964e775ea77dcfaee218b8e62e1.pdf

[3] The broken record: Why Barr’s call against end-to-end encryption is nuts

 

Queste le FAQ.

“Ma senti, io sono una persona onesta e non ho segreti, perché devo preoccuparmi della sicurezza”.

Ah, va bene, se non hai mai scritto in vita tua un messaggio del tipo “stasera usciamo?” (il che informa gli svaligiatori di case che hanno campo libero), se tutte le volte che scrivi un messaggio ti fermi per cinque minuti a pensare come un malvivente potrebbe usarlo contro di te, non ho altre obiezioni.

“Ma sono una suora di clausura, non possiedo niente, non ho attività sessuale, mando un messaggio all’anno in chat per augurare buon santo natale di resurrezione a mio fratello”.

Usa Signal per farlo e sarà opera buona. Se anche i messaggi più innocenti viaggiano in Signal, il volume di messaggi Signal sarà così grande che delinquenti, ficcanaso e dittature troveranno impossibile trovare i segreti che vorrebbero violare in mezzo a questo mare di comunicazioni cifrate.

“Ma Accomazzi, tutte le mie amiche del club della canasta usano WhatsApp!”

Convincile a cambiare, visto che non costa niente. Ma qualcuno dovrà pur cominciare.

“Ma chi lo dice che è davvero sicuro?”

Lo fanno i migliori crittanalisti dell’accademia di tutto il mondo.

Ma siccome i loro discorsi sono estremamente tecnici e li capiscono solo quelli che ne masticano, fatti bastare questa citazione.

Usate Signal e qualsiasi cosa venga prodotta dalla casa Open Whisper Systems. — Edward Snowden.

Perché per vedere un sito si è obbligati ad accettare i cookies, se è in tutela della mia privacy, non dovrei deciderlo io?

Come dicono i poliziotti, tutte le volte che non capisci una cosa concentrati sul flusso dei soldi.

Ma innanzitutto diciamo che esiste una cosa chiamata “cookie tecnico” dalla normativa che è quello che mi permette di riconoscere un visitatore registrato.

Un ipotetico sito senza cookie tecnici è un sito dove non puoi fare login.

O, per dirla in altre parole, è un sito dove ogni volta che vuoi fare una operazione che lascia traccia (come mettere un prodotto in un carrello, o vedere cosa c’è in quel carrello) devi contestualmente rimettere username e password — il che sarebbe ovviamente scomodissimo.

Ma questi cookie non danno fastidio né destano preoccupazione.

Nel resto di questa risposta ci concentriamo invece sugli altri cookie, a volte chiamati “cookie di profilazione”.

Su tutto quello che paghi, ovviamente, decidi tu.

Quando entro sul sito di Amazon Prime Video per guardarmi un filmetto, una volta che mi sono autenticato come cliente pagante non ho nessun problema.

E ti garantisco che se entri come cliente pagante sul sito della mia azienda per commissionarmi una cosa qualsiasi non c’è mezzo cookie di profilazione.

Se però pensi ai sistemi informatici dove ottieni servizi ma non paghi quattrini (per esempio Facebook, Instagram, motore di ricerca Google, Google Docs, e mille altri…) allora devi renderti conto che, non essendo cliente pagante, tu sei invece merce.

Quei siti sono cibo per pesci — nessuno pensa che il pesce paghi il mangime che il pescatore butta in acqua per attirare le prede. E come un salmone vieni pescato, pesato, misurato e venduto a tranci.

L’avviso “stiamo per profilarti” è una pallida protezione che i legislatori europei hanno costretto gli autori del sito a mettere, per difendere un po’ l’elettore.

Siamo ancora, non averne dubbi, in tempi di Far West, dove gli sceriffi sono pochi e presidiano come meglio possono poche grandi città, ma ricchi possidenti, bandidos e ladri di bestiame la fanno da padrone quasi dappertutto.

Quell’avviso di cui ti lamenti dice “stiamo per vendere la tua anima ai pubblicitari, e non c’è nulla che tu possa fare per impedircelo, ma purtroppo l’Unione Europea ci obbliga ad offrirti di non venire pesato e misurato in ogni più minuscolo orifizio.

Ti offriamo dunque il sistema più scomodo possibile, il minimo per rientrare nel lecito, per farlo.

Se lo farai, a malincuore ti venderemo come pesce generico e non come esemplare della tua razza, sesso, età, dimensione eccetera”.

Non sei convinto? Guarda allora qui, dal primo gennaio 2021 Apple ha introdotto l’obbligo per gli autori di app di dichiarare se catturano i dati degli utenti, e se si quali; e cosa ne fanno.

 

Facebook sta litigando con Apple — hanno comprato a loro spese milioni di dollari di paginoni sui quotidiani per protestare contro l’iniziativa appena descritta[1] [2] — perché a far così si spaventano i pesci che poi non abboccano più. 

Oh, hanno usato parole diverse: “Apple è contro l’internet free (parola che in inglese significa anche “libera” ma stavolta nel contesto significa “gratis”).

E “i siti saranno costretti a introdurre forme di pagamento”!

Ma il senso è quello.

Note a piè di pagina

[1] Facebook criticizes Apple’s iOS privacy changes with full-page newspaper ads

[2] Facebook hits back at Apple with second critical newspaper ad

Lo so, l’articolo era lungo, ma la questione è spinosa, ed io per prima voglio essere consapevole di quello che faccio, e ve lo dico già, vi assicuro non finisce qui…

 

 




DAD e DDI, il danno per i docenti

Non ne posso più, di Dad e di falsità.

Tutti a parlare dei danni provocati dalla DAD nella didattica e nella psicologia degli studenti.

Tutti a preoccuparsi dei minori e dei loro genitori.

Quasi nessuno si preoccupa del disagio degli insegnanti.

In questi giorni, ha fatto notizia la protesta di diversi studenti (ma di pochi insegnanti) contro la chiusura effettiva delle scuole e il ricorso obbligatorio ai “device” per fare lezioni doppiamente faticose e minimamente efficaci.

La televisione e gli organi di stampa si compiacciono a divulgare l’immagine di una Scuola che, malgrado tutto, funziona, grazie alle meraviglie della tecnica. 

Ma per favore!!!

Venite a scuola e vedete con i vostri occhi!!!

Solo i docenti e gli studenti sanno davvero come stanno andando le cose.

Anzi, come NON STANNO ANDANDO.

Basti ricordare il tempo perduto ad ogni ora di lezione per fare l’appello, cioè per verificare che tutti gli alunni siano presenti in audio, collegati in video (“spegni il microfono, attiva la telecamera”, è diventato un mantra quotidiano).

Una volta verificato che tutti gli alunni sono fuori dal letto e, possibilmente, non ancora in pigiama, inizia il “toto scommesse” in attenzione, concentrazione, motivazione…

Eh, sì, perché se uno è attento, non è concentrato, se uno è concentrato, non è motivato.

Ogni docente continua a ripetere infinite volte le stesse parole, magari alzando la voce, per poi farsi ripetere altrettante volte le parole dai discenti.

Certi alunni, sinceramente, ci mettono l’anima per farsi capire, ti girano il libro contro la telecamera per farti vedere che i compiti li hanno fatti, ma, spesso, “non riescono a rendere” a causa delle inadeguatezze delle medesime tecnologie.

Tecnologie arretrate, altro che adeguate.

Supporti e strumenti digitali legati a fibre regionali o connessioni locali.

Che sia ben chiaro, oggi, in Italia, ai tempi del Covid, la DAD, va e viene a corrente alternata, a seconda di dove ti trovi.

Altro che bel paese, l’Italia!!!

E in Italia, ti conviene pure non dire che fai l’insegnante, perché, per ben che ti vada, sei compatito, se non denigrato.

I docenti, lo si sa, in Italia, da un trentennio, non vengono considerati come meriterebbero, né rispettati e stimati per il loro lavoro.

L’ Italia non appartiene a quei Paesi, civili e civilizzati, in cui, chi educa e istruisce le giovani generazioni, è onorato e ben pagato!!!

Qui, da noi, dietro le dichiarazioni ufficiali dettate dal BON TON/GOSSIP MEDIATICO, si cela spesso un profondo disprezzo verso chi insegna.

Anzi, siamo onesti, la professione di un insegnante, non è neppure considerata un lavoro da buona parte dell’opinione pubblica.

È questo il frutto avvelenato di 30 anni di campagne mediatiche diffamatorie.

30 anni di politiche scolastiche miranti all’aziendalizzazione delle istituzioni scolastiche.

30 anni dedicati all’impiegatizzazione e proletarizzazione (anche economica) degli insegnanti.

Decenni di autentiche calunnie ai danni della categoria, pronunciate con leggerezza, anche da politici importanti.

A volte, ci si mettono pure i Ministri dell’Istruzione a far perdere di prestigio la categoria degli insegnanti!!!

Ecco perché dello STRESS dei docenti — adesso costretti (anche grazie all’accordo contrattuale siglato da CISL, ANIEF e CGIL) a insegnare attraverso uno schermo — nessuno si preoccupa.

Tutto è dovuto, da parte di professionisti “invisibili”.

Eroi e martiri che il sentire comune non considera nemmeno veri lavoratori.

Nella scorsa primavera, almeno, nelle scuole, si permetteva ai docenti di scegliere tra didattica sincrona e asincrona, limitando il numero di lezioni “in diretta” davanti al videoterminale.

Ora, col pretesto dell’emergenza ormai istituzionalizzata, si pretende da loro una DAD che fotocopi la vita di classe (con risultati tra il comico e il tragico).

Voglio solo aggiungere due parole, per chi crede di conoscere il lavoro del docente.

Manca il contatto umano: è questo il primo motivo di stress.

Insegnare non è mettersi in modalità “macchina da fiato” e ripetere a memoria le proprie conoscenze. 

Se fosse così, si potrebbe far lezione anche al citofono, e la potrebbe fare chiunque.

Insegnare è entrare in relazione col discente, con OGNI DISCENTE (e per questo le classi dovrebbero essere di 15 alunni).

Ogni alunno andrebbe motivato, coinvolto.

Sarebbe bello, farlo ridere o, almeno sorridere, mentre impara.

Un insegnante che si rispetti, sa cosa vuol dire ACCENDERE UN ALUNNO, iniziarlo al piacere del dialogo conoscitivo, renderlo partecipe di una scoperta reciproca.

Ditemi voi, come si può realizzare tutto questo, mediante uno schermo che non ti permette nemmeno di guardare una persona negli occhi?!?

L’insegnante in Dad fa la fatica di Sisifo (raddoppiata dalle “nuove tecnologie”)

La fatica è fisica e psichica.

Stare quattro o cinque ore seduti davanti al p.c. la mattina, e altrettante il pomeriggio — peraltro in un momento in cui palestre e piscine sono chiuse — espone l’apparato muscoloscheletrico (e non solo) degli attempati prof a patologie gravi e croniche, che nessuna amministrazione si sogna nemmeno di risarcire.

La mente si affatica il doppio che in aula, inducendo alla depressione, alla rabbia, al senso di inadeguatezza.

Nessuno parla dell’incremento del burnout degli insegnanti in DAD.

Anzi ti senti dire” Ma di cosa ti lamenti, che le scuole sono chiuse, che è da febbraio che non fai niente!!!”

Coordinare il lavoro sugli allievi è difficile, faticoso, avaro di soddisfazioni.

Cercar di motivare alunni già solitamente distratti (ed ora più assenti e annoiati che mai) è una fatica di Sisifo, quale nessun’altra professione conosce.

Si aggiunga lo sforzo immane che molti docenti hanno improvvisamente dovuto sostenere per acquisire le competenze digitali necessarie all’utilizzo di piattaforme mai viste prima.

Si riconosca il disagio di molti insegnanti obbligati a gestire problemi di telematica che nulla hanno a che fare con la loro cultura e con la loro didattica.

Il tutto nell’improvviso oscurarsi di qualsiasi rapporto affettivo, sia con gli alunni, sia con i colleghi.

Ogni comunicazione passa ormai per lo schermo: e persino nei Collegi dei Docenti è impossibile parlar liberamente, giacché, col pretesto di far parlare tutti, ognuno deve limitarsi a dichiarazioni brevi, senza incrociare gli sguardi altrui, senza interazione umana.

Tanto che varrebbe la pena di interrogarsi sulla effettiva legittimità di organi collegiali ridotti così. 

Il linguaggio non verbale (ossia il 90% della comunicazione umana) si perde irrimediabilmente per strada.

In conclusione, il digitale può aiutare la Scuola: però non deve, mai e poi mai, sostituirla. Dovrebbe saperlo chi da otto mesi inonda i docenti di leggi, norme, circolari, regolamenti per regolamentare, normare, circoscrivere, irreggimentare la “nuova” didattica digitale.

E’ ora di finirla di creare nei docenti ancor più stress e incertezza per il futuro.

Ed è davvero incredibile che qualcuno sia contento dei “passi avanti” fatti dalla Scuola grazie alla pandemia che rappresenta un’opportunità per innovare e rinnovare la didattica!!!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Disastro DAD: docenti e personale ATA fanno ricorso

Chi ha paura del DPCM?

Digiscuola negata.