Chi vuole veramente la Pace?
Guerre, Confini, Dialogo: Ipotesi concrete per costruire la pace nel disordine globale. Ma, chi vuole la pace?
Il periodo storico che il mondo sta vivendo è pericolosamente attraversato da guerre sia in essere che latenti le quali potrebbero avere conseguenze inimmaginabili.
Ancor più l’Europa, pur non essendo ufficialmente esposta, ha un drammatico ruolo che non è certamente terzo.
Per di più, la propaganda vorrebbe indurci a credere che dalla fine della seconda guerra mondiale ad oggi non vi sono state guerre all’interno dei confini europei. Forse dimenticando ciò che accadde Jugoslavia? Forse vorremmo immaginare che essa fa parte di chissà quale lontano territorio, nonostante si trovi al confine dell’Italia? O come non ricordare, nel mediterraneo, la guerra che l’Europa ha intrapreso contro la Libia dirimpettaia dell’Italia?
Eppure, a qualunque titolo, in tutti questi casi l’Europa ha avuto un ruolo belligerante.
E’ in questo scenario internazionale che si è svolto il convegno – Guerre, Confini, Dialogo, Ipotesi concrete per costruire la pace nel disordine globale – organizzato presso la Sala del Refettorio, Biblioteca della Camera dei Deputati, dall’Università Pegaso Osservatorio sulla Sicurezza Nazionale e ICPE Istituto Cooperazione Paesi Esteri, che si è svolto il 13 Febbraio 2026.
Un convegno, voluto da Elisabetta Trenta, già Ministro della Difesa, con il contributo del Deputato On. Fabio Porta, eletto nella circoscrizione Estera (America Meridionale per il Partito Democratico- Italia Democratica e Progressista) e moderato da Gianni Lattanzio.
Tre i Panel previsti.
Lo scenario globale – tra conflitti squilibri e ricerca di un nuovo ordine.
Medio Oriente e Asia – Pace imposta o Pace costruita?
Europa ed Est Europa – La guerra in ucraina e le nuove fratture del continente.
Tre temi che avrebbero richiesto un convegno per ciascuno panel, lasciando più spazio ed approfondimento ai vari accademici che hanno relazionato con grande preparazione e competenza pur se nell’essenzialità dovuta alla ristrettezza dei tempi.
Tracciare una strada che possa condurre alla ricerca di una costruzione della pace, in questo disordine globale, era lo spunto che forse sono posti gli ideatori di questo convegno.
Evidenziamo un postulato declinato nella presentazione del convegno, che asserisce che la pace non è un obiettivo astratto, ma un processo complesso che chiama in causa sicurezza, responsabilità, riconoscimento reciproco e scelte realistiche.
Rileviamo ciò che viene riportato nella presentazione: – il convegno non intende proporre una visione univoca della pace, né ridurre la complessità delle posizioni in campo. Al contrario mette a confronto prospettive diverse, anche profondamente differenti, nella consapevolezza che la pace non nasce dall’uniformità, ma dalla capacità di misurarsi con il conflitto senza rinunciare al dialogo. –
Non può certo esistere una pace univoca che non tenga in considerazione le varie complessità di ogni singola guerra, poiché pur avendo momenti di scontri anche cruenti, la guerra è sempre uno scontro terribilmente cruente, deve inevitabilmente trovare una sintesi attraverso il dialogo, una sintesi per ogni singola guerra.
Bella l’affermazione espressa nella presentazione che asserisce che la pace prende forma quando preserva la dignità dei popoli e la sovranità degli stati.
Dignità e sovranità, forse due parole usate spesso in maniera superficiale forse perché poco conosciuto il loro reale significato o usate a personali interpretazioni?
Lasciamo decidere al lettore.
E’ comunque sicuro che in questo periodo, dove la propaganda sembra essere l’attore principale, la parola pace, viene utilizzata in maniera opportunistica e, forse, senza volontà di un raggiungimento reale.
Pace, per il dizionario enciclopedico Treccani, significa: A- Condizione di normalità di rapporti, di assenza di guerre e conflitti, sia all’interno di un popolo, di uno stato, di gruppi organizzati, etnici, sociali, religiosi, ecc., sia all’esterno, con altri popoli, altri stati, altri gruppi. B- Ristabilimento, dopo un periodo di guerra, dello stato di pace.
Riteniamo ovvio quindi, che per ogni scenario di guerra, non solo quelli a noi vicini, Russia -Ucraina o nel Medio Oriente, ma anche in tutte quelle guerre e conflitti, che pur se apparentemente lontane, sono in atto, Africa, America Centrale e del Sud, bisogna lavorare per il dialogo di pace.
E’ proprio per soffermarci sul concetto di Pace che, tralasciando tutti gli importantissimi interventi se pur autorevoli, competenti e precisi, che hanno illustrato alcuni degli scenari in atto.
Rileviamo e ci focalizziamo invece su due interventi che hanno destato la nostra attenzione perché non comuni nell’affrontare il tema della pace.
Interventi che segnano un concreto percorso di pace, senza opportunismi e/o prevaricazioni di alcun genere, partendo dal principio che in ogni guerra c’è sempre un aggressore ed un aggredito e che non esiste la pace perfetta.
Che in ogni conflitto c’è sempre chi è più forte e chi è meno forte.
Inquadrare, senza retorica e con grande umiltà il significato spirituale della pace diventa fondamentale.
Diventa così assai significativo ricordare le prime parole di Papa Leone XIV, esposto alla folla di San Pietro nella sua prima apparizione, durante Annuntio vobis gaudium magnum: Habemus Papam… l’8 maggio 2025: La Pace sia con Voi. Una pace disarmata, disarmante, umile.
Il Prof. Mauro Alvisi, Accademico pontificio, autore del Manifesto Dodecalogo per la Pace nel Mondo, Membro del CTS di Assisi Strategic Forum evidenzia: Nel saluto del Cristo risorto, «la Pace sia con Voi, “Pax Tibi”», come ci sia già un’enorme rivelazione, perché quando si dice la Pace sia con Voi significa che la pace non è una condizione naturale dell’uomo, ma è una conquista, forse la più grande delle conquiste evolutive del progresso dell’umanità. Perché l’uomo non nasce pacifico, l’uomo nasce “cainico”. Per diventare “abelico” deve quindi essere portato all’educazione, deve essere guidato, ci vuole sostanzialmente una guida che parta dall’esempio. I risultati e gli effetti possono essere di varia natura, in questo momento il mondo è qualcosa che ha abbracciato la noncuranza, che è esattamente il contrario di quella che Alvisi chiama l’intelligenza sociale della “concuranza”. Si.. poveri bambini a Gaza muoiono sotto le bombe. A Kiev, si… muoiono Russi e soldati Ucraini e poi in Iran… però, sono distanti da noi, li vediamo come icone di dolore, ma icone che guardiamo dal salotto di casa facendo zapping sui canali.
Gli Stati non possono garantire la pace, perché la pace non è qualcosa che si può garantire.
La pace è qualcosa a cui tendere e una volta ottenuta, bisogna poi, sapere mantenere. Non si può avere una Giornata mondiale dell’Onu del Peace Keeping, del mantenere la pace, quando ci sono decine e decine di sanguinosi conflitti.
Bisogna cercarla la pace, facendo uno sforzo creativo, uno sforzo di andare contro lo stato naturale dell’uomo, che purtroppo è uno stato di guerra.
L’intelligenza collettiva cooperante che parte dalla consapevolezza di essere tutti frattali legati l’uno all’altro può portare alla pace qualsiasi sia la forma di governo che in quel momento impera, tranne naturalmente la forma dittatoriale. Però noi forse viviamo nella forma di “democratura”, cioè di una democrazia dittatoriale dove il popolo non ha la vera capacità di esprimere il proprio consenso, perché il sistema di voto, il sistema elettorale, è talmente blindato, è talmente necrotico, che il popolo in realtà si sta stancando di votare perché pensa di non contare più.
E siccome democrazia deriva dal termine greco “potere al popolo” siamo sicuri che il popolo possa dire la propria oggi? E allora, se il popolo non può dire la propria come si può pensare di costruire la pace se non c’è una rappresentanza larga del pensiero, se non c’è una libertà anche critica del pensiero e se non c’è sfogo a questo? Ecco che i conflitti cresceranno sempre di più.
Noi dobbiamo partire da una rivisitazione del concetto di Rinascimento che nasceva nei piccoli borghi, il Rinascimento nasceva dalle “terre di mezzo”, le aree interne del Paese che sono al nord, al centro, come naturalmente nel magnifico nostro Mezzogiorno.
Dove fiorisce l’arte, dove fiorisce la cultura, e dove fiorisce un buon governo e dove fioriscono questi prìncipi illuminati e purtroppo non abbiamo più nemmeno la nostra politica tra Italia, Europa e nel mondo, noi dobbiamo formare questa nuova generazione di gente illuminata.
La gente illuminata viene da un rapporto intimista, da un progresso che sia ancora nelle campagne, nelle montagne, non nelle grandi metropoli ormai occupate da schiere infinite di popolazioni ed etnie che non si integrano, ma disintegrano il territorio.
Un intervento, quello del Prof. Alvisi, che pone almeno una base ampia di discussione, per avvicinarci a ciò che è la pace e dove sul piatto, dopo le opportune e doverose disamine del caso, si approntano logiche assai diverse da quelle che tradizionalmente siamo abituati ad ascoltare, mai direttamente ma in maniera occulta, personalistica ed egoistica. Infatti, tutti la vogliono ma nessuno la cerca. Eppure si potrebbero indicare diverse strade percorribili per avvicinarsi, invece si preferisce parlarne solo perchè questa parola esiste nel dizionario.
Semplice, chiaro e diretto l’intervento di Padre GianMaria Polidoro, francescano residente in Assisi, sacerdote dal 1957. Dottore in Filosofia; Licenziato in S. Teologia.
Dialogo ed incontro anche durante il conflitto.
Un Padre Francescano che la pace l’ha fatta fare.
Dal 1982, si occupa particolarmente del tema della Pace e della ecologia che chiama Pace con il creato, nel 1984 confondatore del Centro Internazionale per la Pace fra i Popoli.
Un Padre francescano che sa parlare di pace, fu infatti uno dei due francescani che si recarono dal Presidente USA Ronald Reagan ed al Cremlino per indicare una via di dialogo come possibilità di superare la guerra fredda.
Su richiesta del Leader Gorbaciov ha descritto un pro-memoria sul senso e proposte del messaggio di pace portato dal Centropace; promemoria consegnato presso la Basilica di San Francesco, all’Ambasciata dell’Unione Sovietica, ha seguito i summits Reagan-Gorbaciov mantenendo buon contatto con le due Delegazioni.
Convinto assertore della necessità e convenienza della Pace, ha sentito l’esigenza di compiere passi avanti nella prospettiva di Pace, superando il concetto di non-guerra e teorizzando una “Civiltà di Pace” intesa come frutto di una visione positiva della realtà da realizzare nell’ascolto, nell’incontro, nel dialogo e nella collaborazione, operando nelle singole culture con l’ausilio delle varie competenze umane.
Dà nome “Pace con il creato” all’ecologia poiché il concetto di pace riassume tutta una visione positiva della realtà attingendo dal Vangelo e dalla interpretazione offerta da san Francesco.
Interventi, quello del Prof. Mauro Alvisi e di Padre GianMaria Polidoro, che lasciano finalmente intravedere uno spiraglio di speranza, in un mondo che parla di pace, la nomina ma non la cerca, anzi…
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