Completato il restauro del “Mare” di Pino Pascali
"Mare" di Pino Pascali, 1969, Galleria di Arte Moderna, Roma
Il restauro delle opere contemporanee. Completato il restauro del “Mare” di Pino Pascali
Il restauro delle opere contemporanee e le recenti polemiche
Il restauro e le polemiche che lo interessano riguardano anche le opere contemporanee.
Il problema del restauro dell’opera contemporanea è sempre più scottante.
Dapprima la ricognizione, poi la catalogazione, ed ora le soprintendenze devono occuparsi del restauro delle opere contemporanee.
Il restauro del contemporaneo
I restauratori di opere degli anni Sessanta e Settanta hanno avuto la fortuna di trovare la collaborazione degli artisti viventi o gli schemi di installazione dell’opera, o ancora gli operai che al tempo l’avevano montata.
Essi sono riusciti ad intervenire in modo efficace, mentre più problematico si presenta l’intervento in merito all’opera d’arte concettuale.
Il problema riguarda la difficoltà di applicare i criteri e i canoni tradizionali che guidano i restauratori nei loro interventi sulle pitture o sculture.
Si tratta di oggetti di uso comune o industriale, che l’artista utilizza in modo originale, attribuendo ad essi una idea o un significato del tutto nuovi.
Anzi, nel caso dell’arte povera o concettuale, i materiali utilizzati erano destinati dall’artista al deperimento o disfacimento naturale e quindi alla loro sostituzione con nuovi materiali.
Il “Mare” di Pino Pascali
È proprio sul recente restauro del “Mare” di Pino Pascali, rappresentato da trenta vasche di acciaio da riempire con acqua colorata, si è scatenata la polemica tra i restauratori della Galleria d’Arte moderna di Roma.
Il celebre “mare” di Pascali è un’opera soggetta a deperimento naturale a causa dei suoi componenti (metallo e liquido).
I lavori e gli interventi di restauro delle vasche sono stati fatti nel modo più corretto e filologico possibile, ma le polemiche sono comunque sorte.

Dove ammirare l’Opera
L’installazione è conservata in modo permanente presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea (GNAM) di Roma, dove viene costantemente monitorata dal suo team di conservazione.
L’arte povera di Pino Pascali
Pino Pascali (Bari, 1935–1968) è stato un artista, scultore e scenografo italiano, innovativo ed eclettico del secondo dopoguerra.
Esponente di spicco dell’Arte Povera, ha unito nelle sue opere la cultura mediterranea e l’uso di materiali non convenzionali con una straordinaria vena giocosa.
Invece dei materiali classici, utilizzava elementi industriali e naturali come lana d’acciaio, coperte, finta pelliccia, terra e acqua per creare sculture imponenti ma leggere.
L’eredità del futurismo: dall’arte di piazza del Popolo all’arte povera di Pino Pascali
La natura artificiale teorizzata dai futuristi Balla e Depero nel manifesto “Ricostruzione futurista dell’universo” è stata reinterpretata ludicamente da Pino Pascali in “32 mq di mare circa” (1967).
Si riscontra una linea evolutiva che dal Futurismo conduce all’Arte Povera, fondata sull’energia ma anche sulla caducità della materia, sull’idea di arte come azione e reazione al conformismo borghese.
Nonostante la breve vita, l’importanza di Pino Pascali è storica e internazionale.
Le 30 vasche in alluminio
Il restauro dell’opera “32 mq di mare circa” (1967) di Pino Pascali si focalizza sul ripristino delle 30 vasche in alluminio contenenti acqua e anilina.
Le complesse operazioni conservano la vivacità del colore e la brillantezza dei materiali, seguendo gli appunti e i materiali originali dell’artista.

Ecco come gli esperti intervengono per preservare l’opera di Pino Pascali.
Dettagli e fasi del restauro
I principi fondamentali dell’intervento includono:
Rifacimento del colore
Le diverse gradazioni di blu e azzurro sono ricreate dal laboratorio di restauro basandosi sugli appunti autografi di Pascali, in particolare nel testo “Il colore dell’acqua di mare intesa come plastica di liquido”.
Pulizia e manutenzione
Le vasche d’alluminio zincato vengono periodicamente svuotate, pulite e igienizzate per rimuovere muffe, calcare e residui organici che possono formarsi nell’acqua. Le fasi di svuotamento, pulizia e manutenzione periodica sono necessarie per preservare l’integrità di questa icona dell’Arte Povera.
La gestione dell’anilina
Il pigmento utilizzato tende naturalmente a scurirsi e ossidarsi nel tempo.
Gli specialisti intervengono dosando nuovamente il blu di metilene/anilina per riportare l’acqua alla tonalità esatta concepita dall’autore.
L’esempio dell’Ex Forno del Pane a Bologna
Un altro esempio è fornito dall’esperienza bolognese in merito all’ex forno del pane nel comparto “Manifattura Tabacchi”.
Il Comune di Bologna nel 2003 ha predisposto un piano di Recupero Urbano dell’Area dell’Ex Manifattura Tabacchi, area di circa 10 ettari situata nel centro cittadino e caratterizzata da decenni di abbandono ma anche da importanti emergenze architettoniche, ricordo di un passato che affonda le sue radici nel secolo XVI.

Tale piano prevedeva, tramite il recupero e la rifunzionalizzazione di edifici ed aree esistenti e l’inserimento di nuovi interventi edilizi, il recupero dell’edificio denominato Ex Forno del pane, risalente ai primi decenni del secolo XX.
Nasce la Galleria di Arte Moderna a Bologna (MAMBO)
Lo scopo era quello di insediare la Galleria d’arte Moderna di Bologna (MAMBO).
Gli spazi espositivi si sviluppano per circa 1.100 m/2 di superficie seguendo la struttura tipologica del salone principale del Forno del Pane.
Il piano di recupero intende, dunque, restaurare l’edificio che, nel 1917 fu costruito come panificio comunale.
Successivamente la struttura fu ampliata, nelle attuali forme, nell’anno 1929, e divenne sede fino a metà degli anni 30, dell’ente autonomo dei consumi di Bologna.
Si tratta di una istituzione voluta dal sindaco Zanardi negli anni della Prima guerra mondiale, a tutela del livello di vita della popolazione bolognese.
Il progetto prevede la eliminazione di tutte le superfetazioni operate nel corso della vita dell’edificio.
Riduce al minimo i nuovi interventi di tipo murario onde rispettare l’originale impostazione edilizia dell’edificio.
Il restauro e il risanamento, infatti, tendono a realizzare un ripristino conservativo, finalizzato alla conservazione delle caratteristiche morfologiche e al mantenimento dei materiali originari.
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