Domenico poteva essere salvato
La perizia sul bambino morto dopo il trapianto al Monaldi indica un’alternativa terapeutica concreta. Il Berlin Heart, impiantato entro settantadue ore, avrebbe potuto consentire un secondo trapianto. Ma il dato del settanta per cento va letto con prudenza
Domenico Caliendo non era rimasto senza possibilità nel momento in cui il cuore trapiantato al Monaldi di Napoli si era rivelato irrimediabilmente danneggiato. Secondo la perizia disposta dal giudice per le indagini preliminari, esisteva ancora una strada: collegare il bambino, entro settantadue ore, a un dispositivo di assistenza ventricolare chiamato Berlin Heart. Quella scelta avrebbe potuto preservare gli altri organi e mantenerlo nelle condizioni necessarie per affrontare un secondo trapianto.
È questo il passaggio più importante della relazione di 553 pagine depositata dai tre periti nominati dal gip di Napoli. Una conclusione destinata a pesare nell’inchiesta sulla morte del bambino, avvenuta il 21 febbraio 2026, dopo quasi due mesi di ricovero e di assistenza extracorporea.
Domenico aveva due anni e mezzo. Soffriva di una cardiomiopatia dilatativa, una malattia che rende il cuore progressivamente incapace di pompare il sangue in modo adeguato. Era in lista d’attesa per un trapianto quando, il 23 dicembre 2025, al Monaldi arrivò un cuore prelevato all’ospedale San Maurizio di Bolzano.
Quell’organo, però, non era più nelle condizioni in cui sarebbe dovuto arrivare.
Le ricostruzioni finora disponibili indicano che il cuore era stato esposto al ghiaccio secco e a temperature incompatibili con la corretta conservazione di un organo destinato al trapianto. L’espressione “cuore bruciato”, utilizzata in questi mesi, rende l’idea della gravità del danno ma non è una definizione medica. Più precisamente, il cuore sarebbe stato lesionato dal congelamento.
Il ghiaccio secco è anidride carbonica allo stato solido e raggiunge temperature vicine a 78 gradi sotto zero. Un cuore destinato al trapianto deve essere mantenuto freddo per rallentare il metabolismo delle cellule, ma non deve congelare. Temperature eccessivamente basse possono formare cristalli e danneggiare le membrane cellulari e le fibre muscolari del miocardio. Il risultato può essere un organo incapace di contrarsi e di sostenere la circolazione.
Il trapianto eseguito il 23 dicembre non ebbe successo. Domenico fu quindi collegato all’ECMO, il sistema di ossigenazione extracorporea che può sostituire temporaneamente la funzione del cuore e dei polmoni.
L’ECMO è uno strumento fondamentale nelle emergenze. Preleva il sangue dal corpo, lo ossigena attraverso una membrana e lo reimmette nella circolazione. Può salvare la vita di un paziente in condizioni critiche, ma è pensato soprattutto come supporto temporaneo. Più a lungo viene utilizzato, maggiori diventano i rischi: emorragie, trombosi, infezioni, distruzione dei globuli rossi e progressivo deterioramento di altri organi.
Domenico rimase sostenuto dall’ECMO per circa sessanta giorni.
Secondo quanto emerge dalla perizia, dopo il fallimento del trapianto sarebbe stato possibile scegliere un supporto differente: il Berlin Heart EXCOR, un dispositivo progettato anche per neonati e bambini molto piccoli. A differenza dell’ECMO, il Berlin Heart è un’assistenza ventricolare destinata a periodi più lunghi. Aiuta uno o entrambi i ventricoli a pompare il sangue e può accompagnare il paziente per settimane o mesi mentre attende un organo compatibile.
Non è una cura e non offre garanzie. Anche questo sistema espone a complicazioni severe, tra cui sanguinamenti, trombosi, infezioni e danni neurologici. Ma nella cardiochirurgia pediatrica viene utilizzato proprio come “ponte al trapianto”: serve a guadagnare tempo senza sottoporre l’organismo ai rischi di un’ECMO eccessivamente prolungata.
I periti ritengono che il dispositivo avrebbe dovuto essere applicato entro le prime settantadue ore. In questo modo, sostengono, sarebbe stato possibile preservare la funzione degli altri organi e mantenere Domenico candidabile a un nuovo trapianto.
Un secondo cuore divenne effettivamente disponibile il 17 febbraio. A quel punto, però, il bambino venne giudicato non più trapiantabile: il suo organismo era ormai troppo compromesso. Morì quattro giorni dopo per un’insufficienza multiorgano che la perizia collega al fallimento del trapianto e al lungo decorso in ECMO.
Nelle anticipazioni della relazione compare anche un numero: oltre il settanta per cento. È la probabilità di riuscita che i periti avrebbero attribuito al secondo trapianto, qualora Domenico fosse stato sostenuto precocemente con il Berlin Heart e fosse rimasto nelle condizioni necessarie per ricevere il nuovo organo.
È un dato molto rilevante, ma deve essere raccontato senza trasformarlo in qualcosa che non è. Non significa che Domenico avesse matematicamente il settanta per cento di possibilità di restare in vita. E non significa che il Berlin Heart lo avrebbe certamente salvato. Si tratta di una valutazione controfattuale: una stima di ciò che sarebbe potuto accadere se fosse stata seguita una strada terapeutica diversa.
La medicina legale lavora anche su questo terreno difficile. Deve ricostruire non soltanto ciò che è successo, ma anche se una condotta alternativa fosse concretamente praticabile e con quale probabilità avrebbe evitato l’esito finale. Nel caso di Domenico, la perizia indica che quella possibilità non era remota o soltanto teorica.
La relazione contiene, tuttavia, anche un’altra conclusione che impedisce letture semplicistiche. I periti non avrebbero formulato censure sostanziali nei confronti dei cardiochirurghi per la cardiectomia anticipata, cioè per la rimozione del cuore malato del bambino prima della verifica definitiva delle condizioni dell’organo donato.
Secondo il collegio, quella scelta poteva essere giustificata dalla necessità di ridurre i tempi di ischemia e sarebbe stata sostanzialmente conforme alle regole dell’arte medica. Le difese dei cardiochirurghi interpretano questo passaggio come una conferma della correttezza della condotta tenuta durante l’intervento.
Ma il giudizio sulla fase operatoria non coincide con quello sulla gestione successiva. Il nodo indicato dalla perizia è ciò che avvenne quando fu ormai evidente che il cuore trapiantato non avrebbe funzionato: perché si continuò con l’ECMO e non si passò tempestivamente a un’assistenza ventricolare di lunga durata? Quando venne discussa per la prima volta l’ipotesi del Berlin Heart? Il dispositivo era immediatamente disponibile? Quali erano, nelle prime settantadue ore, le condizioni neurologiche e degli altri organi del bambino?
Sono domande alle quali la relazione completa e il confronto tra periti, consulenti e difese dovranno dare risposte precise.
L’inchiesta coinvolge sette sanitari. Essere indagati non significa essere colpevoli e la perizia non è una sentenza. Anche le contestazioni relative alla cartella clinica devono essere tenute distinte dalla valutazione sulla tecnica chirurgica e dovranno essere accertate nel procedimento.
L’esame e il controesame dei periti sono previsti per il 12 e 13 novembre. In quelle udienze le conclusioni della relazione potranno essere chiarite, contestate o integrate.
Ciò che oggi si può affermare è più limitato, ma non meno grave: secondo gli esperti nominati dal giudice, dopo il fallimento del primo trapianto esisteva ancora una possibilità terapeutica concreta. Non una certezza, non una promessa di guarigione, ma una strada che avrebbe potuto conservare per Domenico il tempo e le condizioni necessarie per ricevere un altro cuore.
Quella strada, secondo la ricostruzione peritale finora conosciuta, non venne percorsa.
Fonti e riferimenti
- Rai News, “Periti: «Un cuore artificiale avrebbe salvato Domenico». Ma il primario scagionato per l’intervento”, 11 settembre 2026.
- Dario Sautto, Corriere del Mezzogiorno, “Domenico Caliendo, la perizia: niente «censure» mediche per Oppido ma il cuore artificiale poteva salvare il piccolo”, 11 settembre 2026.
- Sky TG24, “Morte di Domenico Caliendo, depositata la super perizia sul trapianto fallito”, 10 settembre 2026.
- Fanpage.it, “La perizia sulla morte di Domenico Caliendo ha stabilito che il bambino poteva essere salvato con un cuore artificiale”, 11 settembre 2026.
- Alto Adige, “Cuore bruciato, quanti errori. «Domenico si poteva salvare»”, 4 giugno 2026.
- Charles D. Fraser Jr. e altri, “Prospective Trial of a Pediatric Ventricular Assist Device”, The New England Journal of Medicine, volume 367, 2012, pagine 532–541, DOI 10.1056/NEJMoa1014164.
- ClinicalTrials.gov, “Assess Safety and Probable Benefit of the Berlin Heart EXCOR Pediatric Ventricular Assist Device”, studio NCT00583661.
- Berlin Heart GmbH, documentazione clinica e tecnica relativa al dispositivo EXCOR Pediatric.
Nota sulla documentazione
La relazione peritale depositata nell’incidente probatorio è composta, secondo le fonti giornalistiche concordanti, da 553 pagine. Il testo integrale non risulta pubblicamente disponibile. Le conclusioni riportate nell’articolo derivano pertanto dalle parti della relazione rese note dalla stampa e dalle dichiarazioni attribuite ai legali. L’esame e il controesame dei periti sono fissati per il 12 e 13 novembre 2026.
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